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Secondo il rapporto sul lavoro minorile e giustizia penale, realizzato da Save the children, una larga parte dei minori che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni. Una quota significativa di essi ha lavorato addirittura a 11-12 anni e in condizioni di grave sfruttamento e pericolo, per tante ore di seguito e di notte, fuori della cerchia familiare. Ristorazione, vendita, edilizia, agricoltura e allevamento, meccanica alcuni dei principali settori di impiego di questi giovanissimi.

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Prenatalità e nascita

S. Freud e O. Rank hanno sostenuto l’importanza dell’influenza prenatale e della nascita sullo sviluppo psichico dell’individuo. Nella sua opera pubblicata nel 1923, Il trauma della nascita, O. Rank conferisce allo shock della nascita un’importanza universale e primordiale. Egli riduce ogni comportamento umano, o all’effetto di questo trauma, o a un ricordo felice del seno materno. Egli afferma anche che “la maggior parte delle creazioni umane (…) rappresentano dei tentativi di realizzazione della situazione primitiva, cioè la repressione in un lontano inaccessibile del trauma della nascita.”i Rank mostra di seguito come alcune produzioni umane come il linguaggio e l’arte nascano da questo trauma della nascita: “la prima reazione che segue la nascita consiste in grida che diminuiscono la tensione affettiva dell’angoscia (…).

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I riferimenti sono molteplici nella psicanalisi freudiana quando si tratta di studiare o di capire, nel campo della tragedia e della pittura, il rapporto tra la creatività dell’artista e la sua opera (cf. Freud [1907 ; 1910 ; 1913]). Le opere postfreudiane che studiano il rapporto dell’opera d’arte musicale e il proprio creatore sono piuttosto rarei. Quelle che esistono consistono in studi molto generali che nascondono il problema particolare della creatività soprattutto da un punto di vista psicoanalitico. Ora, l’influenza che esercita l’opera d’arte musicale sulle persone è profonda e inquietante. Riflesso dell’affettività, linguaggio delle emozioni, la musica, che è uno strumento di comunicazione, serve anche a esprimere alcuni sentimenti come l’angoscia, la tenerezza, la tristezza, la gioia, ecc. Ecco alcuni effetti di certi generi musicali nello psichismo: la musica giapponese rilasserebbe e provocherebbe il sonno, quella di Mozart stimolerebbe le capacità intellettuali, quella di Grieg faciliterebbe l’euforia, così il jazz rinforzerebbe il sistema immunitario, la techno ecciterebbe e farebbe migliorare le performances sportive, ecc. Quindi ci potremmo stupire per le così esigue ricerche sullo studio della creatività musicale.

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Riconoscere la violenza, o negarla
A cura di Elena Buccoliero e Caterina Del Torto

In copertina: opera di De Souza Capella, foto di Andrea Casari
Immagini interne: Irene Pnardi

Il quaderno raccoglie gli atti del ciclo “Riconoscere la violenza, o negarla” proposto dalla Scuola della Nonviolenza nel maggio 2013 presso la Galleria del Carbone.

Scopo del percorso era mettere a fuoco i meccanismi di negazione della violenza maschile nelle relazioni d’intimità, meccanismi presenti in tutti gli attori coinvolti: gli uomini maltrattanti per giustificare i loro comportamenti, le donne maltrattate per rimanere nella relazione nonostante tutto, i figli per giustificare i genitori e infine questi ultimi, per non intaccare la propria immagine di “bravo papà” e “brava mamma”. 

Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti gli interessati, sono stati seguiti da un vasto pubblico di operatori dei servizi o del privato sociale e da tanti cittadini interessati.

Le immagini di copertina e presenti nel testo riprendono opere esposte alla mostra “Mozzafiato. Storie di ordinaria violenza” (Ferrara, novembre 2013).

L’iniziativa era inserita nell’ambito del progetto “Violenza di genere e rete locale” coordinato dal Comune di Ferrara, partecipato da Centro Donna Giustizia, Centro di ascolto uomini maltrattanti e Movimento Nonviolento, e realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità. 

Riconoscere la violenza o negarla - copertina

Scarica il quaderno 

“Ciò che l’artista esprime è la figura dell’inconscio”.

È da questa considerazione che comincia lo studio del Professor Samuel Same Kollè di Douala (Camerun). Partendo da una profonda osservazione della realtà giovanile che lo circonda, Egli unisce la sua passione per la storia e la psicanalisi per dare una risposta alla creazione e all’influenza della musica e del suo interesse in chi la ascolta.

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Vi sarebbero tassi più elevati del cosiddetto "binge drinking" (l'”abbuffata alcolica”, fatta di bevute di grandi quantità di liquore in poco tempo, finalizzata allo stordimento e alla perdita di controllo) da parte degli adolescenti lesbiche e gay  rispetto ai loro coetanei eterosessuali. Secondo un recente studio, questo dato sarebbe da riferirsi a uno stress cronico causato da una situazione sociale e relazionale più difficile rispetto agli altri ragazzi.

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Quali sono le risorse dei bambini?

Prima di tutto il desiderio di crescere, l’apertura al futuro. L’investimento nello studio nonostante tutto, l’avvio di relazioni importanti con coetanei o adulti dentro e fuori dalla famiglia o dai servizi, l’espressione artistica, la capacità di credere o costruire un proprio mondo interiore sono espressione di questa meravigliosa energia.

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 Ragazzi italiani e ragazzi stranieri

secondo i protagonisti
del portale 
Non ci sto dentro

Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Elena Buccoliero nel quaderno "Riconoscere la violenza o negarla" (maggio 2014). ll quaderno raccoglie gli atti di un ciclo di incontri proposto dalla Scuola della Nonviolenza. Scopo del percorso era mettere a fuoco i meccanismi di negazione della violenza maschile nelle relazioni d’intimità, meccanismi presenti in tutti gli attori coinvolti: gli uomini maltrattanti per giustificare i loro comportamenti, le donne maltrattate per rimanere nella relazione nonostante tutto, i figli per giustificare i genitori e infine questi ultimi, per non intaccare la propria immagine di “bravo papà” e “brava mamma”.  L’iniziativa era inserita nell’ambito del progetto “Violenza di genere e rete locale” coordinato dal Comune di Ferrara, partecipato da Centro Donna Giustizia, Centro di ascolto uomini maltrattanti e Movimento Nonviolento, e realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità. 

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Le ragazze apostrofate come troppo "grasse" da genitori, fratelli, amici, compagni di classe o da un insegnante, all'età di 10 anni, hanno più probabilità di essere obese all'età di 19 anni, come indicato da un nuovo studio realizzato dagli psicologi della University of California - Los Angeles (UCLA).

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Ho fame. Ho freddo. Ho male nelle ossa. La luce dopo tanto buio mi abbaglia. Non so dove sono. Divise e guanti di lattice mi spostano. Come fossi un fagotto infetto. Mi parlano e credo siano ordini, lo capisco dal tono ma non comprendo neppure una parola.

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Sono passati ormai venticinque anni da quando la nascita del world wide web ha cambiato la società, consentendo un libero accesso a Internet. Come questa rivoluzione tecnologica abbia influenzato lo sviluppo del cervello continua ad essere una questione aperta.

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Recensione del film "Belle et Sébastien" - Di Nicolas Vanier, "una delle rare trasposizioni al cinema di una serie animata, degna di essere vista, per la storia di amicizia, per l’ambientazione in un paesaggio che toglie il respiro, per la natura incontaminata e dominante". 

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Considerata la sua esperienza di lavoro qual è secondo lei il punto di maggiore criticità nel sistema di accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) in Italia e in Emilia Romagna?

I punti di criticità sono molti e ben individuati dal progetto Net for U. Uno di questi è la mancanza di un fondo nazionale, o quantomeno regionale, per l’accoglienza dei MSNA, che interrompa il penoso rimpallo di responsabilità tra comuni per decidere chi deve pagare la retta della comunità. Forse non è il problema principale ma dà l’idea, secondo me, di come l’accoglienza di questi ragazzi sia inteso a livello istituzionale soprattutto come un peso, e di come non possa bastare il principio del “tocca a chi l’ha trovato”, perché allora subentra la speranza di non vedere, o di poter ignorare.

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Ma cos’è in realtà un’emozione perché sia possibile questa straordinaria plasticità adattativa? Come l’emozione può indurre dei comportamenti razionali e intelligenti? È nell’area delle neuroscienze che si devono cercare queste spiegazioni, e più precisamente nei lavori di Antonio Damasio e negli sviluppi che ne sono seguiti.

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