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Stefano Laffi presenta ai lettori di Ubiminor il suo ultimo lavoro: "La congiura contro i giovani" (Feltrinelli Editore)

“Congiura” è un  termine forte. E oggi un po’ stride, perché l’accelerazione politica recente ha paradossalmente creato un’ideologia giovanilista, un mito di purezza e novità, forse ancora una volta strumentale, ennesima prova di come i giovani siano sempre stati usati. Il rischio è che scatti a breve la reazione, la controffensiva degli adulti al potere pronti a festeggiare insuccessi e impasse di chi ci prova senza avere l’età ufficiale per farlo. 

20140227 Laffi

Gli amici della Comunità di San Benedetto mi chiedono di scrivere qualche parola su cosa occorrerebbe cambiare nella normativa in tema di immigrazione. Verrebbe da rispondere, per essere sintetici: «tutto». Ma la comunità fondata da don Andrea Gallo merita un migliore sforzo di esegesi. Rileggevo in questi giorni la Dichiarazione Universale dei Diritti dell' Uomo, troppo poco festeggiata il 10 dicembre in occasione del suo anniversario. Sembra scritta dal Gallo. «Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole».

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Le riflessioni sulle implicazioni educativo – pedagogiche della situazione attuale del sistema penale minorile sono inseparabili dalle osservazioni sullo stato di procedure e snodi organizzativi e operativi. Sono infatti seminate in modo trasversale a tutti i punti che ho toccato finora.

Voglio però a questo punto sottolinearne esplicitamente due aspetti, a loro volta strettamente interconnessi: la condizione dei minori e la condizione degli adulti. I fattori di disequilibrio legati alla crisi economica saranno anche qui espediente per mettere a fuoco motivi permanenti di attenzione e urgenza.

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Per effettuare una ricognizione dello stato della Giustizia Minorile, a mio giudizio occorre distinguere due polarità di attenzione e di interrogazione. La prima è quella della dimensione organizzativa, nella quale svolgere una valutazione di quanto sta avvenendo in riferimento agli enti e alle organizzazioni attraverso le quali si esplicano i percorsi giudiziari ed educativi avviati: i servizi sociali, le strutture penitenziarie, le comunità, i servizi territoriali. L'altra dimensione è quella più strettamente pedagogica, che richiama il senso e l'efficacia di quanto messo in atto, e indirizza all'esame delle strategie educative, alla comprensione della condizione attuale dei giovani, all'individuazione dei fattori di urgenza per avviare processi di rinnovamento, e al contempo pone l'attenzione sui nodi critici, ossia tutti gli elementi che generano disallineamento tra l'eccellenza giuridica del codice minorile e la concretezza della sua applicazione, minacciando di vanificarne le disposizioni e renderne inattuato l'orientamento.

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Un bambino di tre anni, Domenico detto Cocò, viene ucciso insieme al nonno e alla fidanzata e i loro corpi lasciati nell’auto e carbonizzati in un agguato di ‘ndrangheta: cattivi giudici, perché non lo hanno allontanato dalla famiglia?

Una mamma si rivolge ai giornalisti raccontando la triste storia del bambino che le è stato portato via: cattivi giudici, perché lo hanno allontanato dalla famiglia?

A quanto pare l’opinione pubblica si esprime al meglio nella tifoseria, nelle fazioni pro o contro, spesso con poche informazioni a sostegno e in modo facilmente contraddittorio e irragionevole, a seconda di chi più le agita le viscere.

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Il confronto tra Alfio Maggiolini e Lamberto Bertolé

al Convegno Minori e Famiglia tra Crisi e Futuro - 31 gennaio 2014

Il convegno è stato realizzato con il patrocinio della Fondazione Cariplo

 “Dentro ogni uomo c’è un bambino morto.” Scriveva Curzio Malaparte.
Antonio Moresco, nel suo romanzo La lucina, ci fa incontrare un bambino suicidato, grazie alla mediazione dell’anonimo protagonista e voce narrante del racconto, il quale ci invita a seguirlo, e attraversare l’abisso che il nostro sguardo contempla ogni giorno. Dall’altra parte dell’abisso, nascosta da una vegetazione asfissiante nella sua perenne crescere e disfarsi, c’è qualcosa al cui richiamo non possiamo sottrarci.

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Per gentile concessione dell'Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento di Giustizia Minorile, pubblichiamo l'introduzione al "2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia" (II parte).

Alcune centrature

Il Rapporto apre alcuni spazi dedicati a segmenti di cui vuole marcare la peculiarità. Allcuni di essi sono stati  citati sommariamente nel corso di questa presentazione: l’analisi sulla recidiva,  la sospensione del processo e della messa alla prova, la condizione delle ragazze. Vorrei aprire uno spazio di riflessione sui cd. giovani adulti. La progressiva presenza di ragazzi nella fascia alta dell’adolescenza, in area penale esterna ed interna è un punto di particolare significatività all’interno di questo Rapporto. Infatti se abbiamo parlato della dinamicità e flessibilità dell’adolescenza in area penale non si può non prendere atto del progressivo innalzamento dell’età dei ragazzi che entrano e sostano all’interno dei Servizi minorili.

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Per gentile concessione dell'Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento di Giustizia Minorile, pubblichiamo l'introduzione al "2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia".

Tutto ciò che qualcuno può immaginare
Altri potranno trasformarlo in realtà
Jules Verne

Succede che se qualcuno può prefigurare una realtà, questa nel tempo si realizzi. Il 2° Rapportosulla Devianza Minorile a cinque anni di distanza dal primo, presenta dati che raccontano una immaginazione, per dirla con Giulio Verne,  quel desiderio dei padri della Giustizia minorile che hanno nel tempo impegnato le proprie energie culturali e professionali per difendere e promuovere l’idea che il carcere per i minori dovesse essere una soluzione sempre meno utilizzata. E così le loro idee hanno informato l’opera del Legislatore che nel 1988 con una riforma di grande respiro ha creato le premesse normative perché questo pensiero pedagogico avesse la possibilità di tradursi in realtà. Questo Rapporto che vede la luce alle soglie del 2014 sembra voler marcare il segnale che dal 1988, vale a dire in 25 anni, la Giustizia minorile, ne ha fatta di strada  e, ormai priva di padri/pensatori, ha assimilato, nella quotidianità del lavoro di magistrati ed operatori,  l’idea che educare o rieducare un minore  sia un’operazione complessa e faticosa da giocarsi nei luoghi della vita e non nei luoghi della reclusione. I dati che in questo Rapporto presentiamo segnano il passaggio ad una Giustizia minorile proiettata sul territorio, centrata sulla qualità del progetto socio-educativo , orientata a promuovere empowerment nella famiglia e  che comincia a credere nella giustizia ripartiva.

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Ennesimo battibecco, ennesima riflessione. Stavolta provo a scriverti una lettera, cara Angela, per cercare di spiegarti ciò che – come di consueto – non mi lasci dire. Leggerai queste mie parole? Magari dopo te le mando per sms: li leggi sempre e magari, infilandosi tra quelli dei tuoi compagni di rete (fb, twitter e quant’altro), lo apri.

Sei arrabbiata con noi,  ci preoccupiamo troppo di tuo fratello?

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Come si misura l’intensità di un’aggressione? Dai giorni di prognosi, dal numero degli spettatori, dall’uso di Internet come ripetitore, dalle ricadute sulla vita di chi la subisce?

L’episodio di Bollate – la ragazza picchiata davanti alla scuola da una coetanea per ragioni, si è detto inizialmente, di gelosia, tra le incitazioni dei coetanei e con qualcuno che filmava e, solerte, pubblicava in rete – è odioso e ripetitivo.

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Essere migrante nella fortezza Europa e nell’Italia dei vari “pacchetti sicurezza” già di per sé non è una buona sorte. Se poi il colore della pelle non consente di celare la propria “extracomunitarietà” il minimo che possa capitare è di essere fermati con una certa frequenza per controlli dei documenti e/o possesso del biglietto dei mezzi di trasporto, oppure essere guardati con diffidenza o scostati per evitare contatto, o peggio venire esclusi da posti di lavoro o stipule di contratti di affitto.

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