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  Il ritorno nella società al termine di un percorso penale

dalla voce dei protagonisti

nel portale Non ci sto dentro

Quanto più le famiglie vengono colpite da eventi traumatici o sono soggette a episodi di violenza domestica, tanto più probabile sarà che i bambini ne riportino cicatrici profonde, fino a toccare la struttura del loro Dna.

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“Preferirei essere negro piuttosto che gay, perché se sei negro non lo devi dire a tua madre!” scriveva ironicamente l'attore Charles Pierce. Molti adolescenti, scoprendosi omosessuali potrebbero pensarla allo stesso modo.

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Il benessere degli adolescenti può migliorare quando i conflitti con il padre vengono adeguatamente spiegati - dalla mamma, da un amico o anche dal papà stesso. Gli adolescenti che ottengono una spiegazione per il comportamento del padre o vengono aiutati a comprendere di chi sia la colpa dello scontro, si sentono meglio sia con se stessi che in relazione al padre. Questo sentimento positivo nei confronti del padre, a sua volta, risulta essere legato a una diminuzione del rischio di depressione nei giovani.

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Alcune tecniche di interrogatorio comunemente utilizzate dai dipartimenti di polizia negli Stati Uniti per ottenere confessioni dai sospettati adulti sono inappropriate e controproducenti se utilizzate con i minori, secondo uno studio in corso presso la facoltà di psicologia della Virginia University.

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Questa storia inizia con un viaggio. E una biblioteca.
È la storia di un ragazzino che scappa in Europa. Una delle ventitremila persone che ogni giorno sono costrette da persecuzioni, miserie, disavventure a lasciare la propria casa e il proprio Paese cercandone un altro dove riuscire a sopravvivere.

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Ho letto con stupore il rapporto realizzato da Save the children, secondo il quale una larga parte dei minori che al momento sta scontando una condanna penale, avrebbe alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni. La mia esperienza dice tutt'altro e voglio qui riferirla con una breve nota personale.

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Secondo il rapporto sul lavoro minorile e giustizia penale, realizzato da Save the children, una larga parte dei minori che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni. Una quota significativa di essi ha lavorato addirittura a 11-12 anni e in condizioni di grave sfruttamento e pericolo, per tante ore di seguito e di notte, fuori della cerchia familiare. Ristorazione, vendita, edilizia, agricoltura e allevamento, meccanica alcuni dei principali settori di impiego di questi giovanissimi.

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Prenatalità e nascita

S. Freud e O. Rank hanno sostenuto l’importanza dell’influenza prenatale e della nascita sullo sviluppo psichico dell’individuo. Nella sua opera pubblicata nel 1923, Il trauma della nascita, O. Rank conferisce allo shock della nascita un’importanza universale e primordiale. Egli riduce ogni comportamento umano, o all’effetto di questo trauma, o a un ricordo felice del seno materno. Egli afferma anche che “la maggior parte delle creazioni umane (…) rappresentano dei tentativi di realizzazione della situazione primitiva, cioè la repressione in un lontano inaccessibile del trauma della nascita.”i Rank mostra di seguito come alcune produzioni umane come il linguaggio e l’arte nascano da questo trauma della nascita: “la prima reazione che segue la nascita consiste in grida che diminuiscono la tensione affettiva dell’angoscia (…).

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I riferimenti sono molteplici nella psicanalisi freudiana quando si tratta di studiare o di capire, nel campo della tragedia e della pittura, il rapporto tra la creatività dell’artista e la sua opera (cf. Freud [1907 ; 1910 ; 1913]). Le opere postfreudiane che studiano il rapporto dell’opera d’arte musicale e il proprio creatore sono piuttosto rarei. Quelle che esistono consistono in studi molto generali che nascondono il problema particolare della creatività soprattutto da un punto di vista psicoanalitico. Ora, l’influenza che esercita l’opera d’arte musicale sulle persone è profonda e inquietante. Riflesso dell’affettività, linguaggio delle emozioni, la musica, che è uno strumento di comunicazione, serve anche a esprimere alcuni sentimenti come l’angoscia, la tenerezza, la tristezza, la gioia, ecc. Ecco alcuni effetti di certi generi musicali nello psichismo: la musica giapponese rilasserebbe e provocherebbe il sonno, quella di Mozart stimolerebbe le capacità intellettuali, quella di Grieg faciliterebbe l’euforia, così il jazz rinforzerebbe il sistema immunitario, la techno ecciterebbe e farebbe migliorare le performances sportive, ecc. Quindi ci potremmo stupire per le così esigue ricerche sullo studio della creatività musicale.

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Riconoscere la violenza, o negarla
A cura di Elena Buccoliero e Caterina Del Torto

In copertina: opera di De Souza Capella, foto di Andrea Casari
Immagini interne: Irene Pnardi

Il quaderno raccoglie gli atti del ciclo “Riconoscere la violenza, o negarla” proposto dalla Scuola della Nonviolenza nel maggio 2013 presso la Galleria del Carbone.

Scopo del percorso era mettere a fuoco i meccanismi di negazione della violenza maschile nelle relazioni d’intimità, meccanismi presenti in tutti gli attori coinvolti: gli uomini maltrattanti per giustificare i loro comportamenti, le donne maltrattate per rimanere nella relazione nonostante tutto, i figli per giustificare i genitori e infine questi ultimi, per non intaccare la propria immagine di “bravo papà” e “brava mamma”. 

Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti gli interessati, sono stati seguiti da un vasto pubblico di operatori dei servizi o del privato sociale e da tanti cittadini interessati.

Le immagini di copertina e presenti nel testo riprendono opere esposte alla mostra “Mozzafiato. Storie di ordinaria violenza” (Ferrara, novembre 2013).

L’iniziativa era inserita nell’ambito del progetto “Violenza di genere e rete locale” coordinato dal Comune di Ferrara, partecipato da Centro Donna Giustizia, Centro di ascolto uomini maltrattanti e Movimento Nonviolento, e realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità. 

Riconoscere la violenza o negarla - copertina

Scarica il quaderno 

“Ciò che l’artista esprime è la figura dell’inconscio”.

È da questa considerazione che comincia lo studio del Professor Samuel Same Kollè di Douala (Camerun). Partendo da una profonda osservazione della realtà giovanile che lo circonda, Egli unisce la sua passione per la storia e la psicanalisi per dare una risposta alla creazione e all’influenza della musica e del suo interesse in chi la ascolta.

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