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Ubi minorubi-minor-progetto

Giovedì 23 gennaio alle 10, all’ITC Studio (San Lazzaro di Savena BO - Via Vittoria 1) andrà in scena per la prima volta “Papà di sole e papà di tempesta”, spettacolo di teatro ragazzi adatto anche agli adulti, e a tutti coloro che a diverso titolo si interessano di: teatro, educazione, relazioni familiari, violenza di genere, tutela dei bambini.

Fin qui era solo una favola e-book edita dalla meridiana, con le favolose illustrazioni di Giulia Boari.

Vederla diventare teatro è bellissimo. Un’altra tappa di un percorso complessivo, non sempre facile, che ho il piacere di condividere con voi.

Paolo (il regista) e Biljana (l’attrice) che ci stanno lavorando insieme a Mela (la scenografa) stanno preparando davvero un bel lavoro. Mi piacerebbe che lo vedeste, per molti di voi ci sono attinenze anche professionali.

Info https://www.itcteatro.it/site/lang/it-IT/page/39/show/1055

Attenzione: lo spettacolo è di mattina perché aperto alle scuole ma c’è una sessantina di posti dedicati agli adulti. Se vi va di venire scrivetemi, ne teniamo conto. E se conoscete persone interessate per qualsiasi ragione personale o professionale, non lesinate gli inviti.

Un caro saluto
Elena Buccoliero

23 GENNAIO

Cnca e Agevolando,

sono lieti di invitarvi alla seconda Conferenza nazionale del Care Leavers Network Italia, che si svolgerà  mercoledì 29 gennaio 2020 a Roma, dalle 10 alle 15 nella Nuova Aula dei Gruppi parlamentari presso la Camera dei Deputati, Via di Campo Marzio, 78, 00186 Roma.

 In questa occasione, i ragazzi del Care Leavers Network porteranno alle istituzioni, ai decisori politici, ai professionisti, ai giornalisti e alla cittadinanza, gli esiti delle attività formative e dei laboratori svolti nell'ultimo anno che hanno dato origine a delle “Raccomandazioni” rivolte agli attori istituzionali e no sui bisogni delle ragazze e ragazzi fuori famiglia che escono dalle comunità di accoglienza. 

Saranno presenti Valerio Belotti (Università di Padova) e Diletta Mauri (Università di Trento) per presentare gli esiti della ricerca nazionale sui care leavers.

Verrà inoltre presentata in anteprima una “App” creata per permettere ai cari leavers e ai professionisti di connettersi. 

Risponderanno alle sollecitazioni dei ragazzi diversi rappresentanti istituzionali. Ha già confermato la sua presenza la deputata Emanuela Rossini, sono stati invitati i ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’università e della ricerca, delle politiche giovanili, rappresentanti degli ordini professionali e molte altre figure istituzionali che offriranno il loro contributo. 

Per iscriversi è necessario compilare il modulo a questo link: http://bit.ly/Conferenza_conclusiva_CLN.

Per l’evento è stato richiesto l’accreditamento al Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali.

L’iniziativa è realizzata con il contributo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con la partecipazione dell’Istituto degli Innocenti.

L’evento è gratuito ed è previsto un light lunch per i partecipanti.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.agevolando.org

Agevolandologo cnca

La partecipazione dei bambini e delle bambine per prevenire il maltrattamento istituzionale e costruire percorsi di tutela

La sessione del mattino è dedicata all’inquadramento e alla discussione di alcuni aspetti del maltrattamento istituzionale inteso come grave violazione dei diritti umani fondamentali dei minorenni inseriti in strutture residenziali.

La sessione pomeridiana è dedicata alla costruzione dei processi di partecipazione dei minorenni e alla loro importanza come strumento di prevenzione.

10 febbraio CAPACI DI ASCOLTARELIBERI DI DIRE

Il convegno si propone di affrontare il tema delle condotte genitoriali pregiudizievoli  in un’ottica di prospettiva evolutiva e multidisciplinare.

Le tematiche proposte saranno trattate da una duplice angolazione: da un lato, guardando all’esperienza del passato e a quanto, fino ad ora, è stato fatto; dall’altro, e di conseguenza, con una proiezione verso il futuro, nel tentativo di individuare nuove modalità di tutela e buone pratiche che dovrebbero essere seguite nella protezione dei minori da condotte genitoriali pregiudizievoli.

Con l’apporto di esperti nei settori fondamentali per la tutela dei minori e dei loro interessi in ambito familiare, tra cui: magistrati, avvocati, psicologi, neuropsichiatri, assistenti sociali e giornalisti, si darà vita ad un confronto aperto e dibattito virtuoso, nella consapevolezza della complementarità e indispensabilità delle competenze di ciascuno per rendere sempre più efficaci gli interventi di tutela.

Scheda del corso e iscrizione on line ( clicca qui per scaricare programma ed iscriverti)

12 febbraio A4b Condotte genitoriali pregiud

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L’organizzazione scout ha subito tre atti intimidatori per aver deciso di gestire un immobile confiscato alla mafia

Roma, 22 gennaio 2020 

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime solidarietà all’Agesci Sicilia, che ha subito tre atti intimidatori, in pochi mesi, contro proprie sedi a Marsala (Tp), Mineo (Ct) e Ramacca (Ct). 

Azioni vili, con cui si intende punire l’organizzazione scout per aver deciso di gestire un immobile confiscato alla mafia. Siamo vicini a un’associazione impegnata fin dalla sua fondazione nell’educare i giovani alla cura e al rispetto della natura, alla lealtà, alla legalità, valori in cui si riconosce pienamente anche la nostra Federazione.

Invitiamo tutta la società civile a stare pubblicamente al fianco dell’Agesci Sicilia e a non temere di denunciare gli atti di violenza e intimidazione compiuti da Cosa nostra nel territorio siciliano.

Info
Mariano Bottaccio – Responsabile Ufficio stampa e ComunicazioneCoordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)

tel. 06 44230395/44230403 – cell. 329 2928070 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   

logo cnca

Gent.mi,
a fronte della recente approvazione del DDLR “Allontanamento Zero” da parte della Giunta regionale (22/11/19), un gruppo di docenti dell’Università degli Studi di Torino ha elaborato il presente documento, che illustra i motivi di preoccupazione.

Il DDLR si propone di diminuire del 60% gli allontanamenti dei minori dalle famiglie biologiche in Piemonte, supponendo che gli stessi siano derivanti principalmente da cause risolvibili con un lavoro preventivo sulla famiglia biologica e/o con un contributo economico alla stessa. A fronte del fatto che già ad oggi, l’allontanamento dei minori è l’extrema ratio dopo la realizzazione di innumerevoli interventi di sostegno socio-educativo alla famiglia biologica, i motivi meramente economici non possono essere causa di un allontanamento (le ragioni sono ben più complesse) e il disegno di legge non prevede risorse aggiuntive, ci si domanda dunque se e in che modo si tuteleranno i minori.

Il DDLR prevede inoltre, in maniera rigida, l’attuazione di un progetto educativo familiare per almeno sei mesi, a favore delle famiglie in difficoltà, anche nelle situazioni più gravi, e la raccolta delle disponibilità di accoglienza presso tutti i parenti fino al quarto grado, rischiando un grande ritardo nella tutela dei minori.  Unica deroga a tale pratica risulta il riferimento alle eventuali "prescrizioni dell'autorità giudiziaria".

Ciò pare illegittimo per almeno due ordini di ragioni: contrasto con l'interesse del minore a essere protetto in situazioni in cui ci sia rischio di grave pregiudizio; violazione della riserva statale sulla disciplina dell'affidamento familiare (norme incompatibili con la legge 184). Lo Stato ha infatti il diritto/dovere di sostituirsi alla famiglia nella protezione volta a garantire i diritti fondamentali dei minori (convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, New York 1989).

Vi preghiamo di voler dedicare un po’ di tempo per prendere in esame il documento e se lo ritenete utile sottoscriverlo. Sarebbe importante anche una diffusione dell’iniziativa!


Paolo Bianchini (Docente di Storia della Pedagogia – Università di Torino)

Marilena Dellavalle (Docente di Servizio Sociale e famiglia – Università di Torino)

Diego Di Masi (Docente di Pedagogia Speciale)

Joëlle Long (Istituzioni di Diritto Privato e di Famiglia – Università di Torino)

Cecilia Marchisio (Docente di Pedagogia Speciale – Università di Torino)

Marisa Pavone (Docente di Pedagogia Speciale – Università di Torino)

Isabella Pescarmona (Docente di Progettazione educativa – Università di Torino)

Paola Ricchiardi (Docente di Pedagogia Sperimentale – Università di Torino)

Antonella Saracco (Docente – Educatore Professionale – Università di Torino)

Chiara Saraceno (già Docente di Sociologia della Famiglia – Università di Torino; Honorari Fellow - Collegio Carlo Alberto)

Emanuela Teresa Torre (Docente di Pedagogia Sperimentale – Università di Torino)


Ecco il link della petizione su Change:

http://chng.it/ZTbTSgtbrS

20191219 Petizione

29 novembre, Torino. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, a Torino, è stato presentato il volume a cura di Barbara Rosina e Alessandro Sicora "La violenza contro gli Assistenti sociali in Italia", edito da Franco Angeli e pubblicato nel luglio 2019. Nel testo si rendicontano gli esiti della ricerca nazionale sul fenomeno che ha coinvolto ben 20.112 assistenti sociali, ossia la metà dei professionisti in Italia. La ricerca è stata finanziata dal Consiglio nazionale degli assistenti sociali, dalla Fondazione nazionale assistenti sociali e dai Consigli regionali, con il Piemonte come coordinatore tecnico. I dati registrano un fenomeno esistente e preoccupante. L'88,2% degli assistenti sociali ha dichiarato di essere stato coinvolto in episodi di minacce, intimidazioni, aggressioni verbali. Il 15,4% in una qualche forma di violenza fisica (872 intervistati hanno detto che in tali eventi l'aggressore ha usato un oggetto o un'arma). Il 35,8% ha temuto per la propria sicurezza o quella di un membro della famiglia durante la propria vita professionale. E il 4% ha affermato di temere per la propria sicurezza ogni giorno.

L'indagine non si limita a descrivere il fenomeno, ma si spinge in profondità individuando dinamiche, possibili strategie di prevenzione e fronteggiamento.

Alessandro Sicora, docente presso l’Università di Trento e presidente della Società Italiana di Servizio Sociale, afferma: "Gli assistenti sociali che hanno partecipato alla ricerca sembrano sottolineare la centralità della gestione della relazione nel prevenire e gestire le aggressioni degli utenti. Sullo sfondo di tale fenomeno vi sono la necessità di adeguatezza delle organizzazioni, delle risorse e delle politiche sociali, nonché la sicurezza dei luoghi di lavoro. Il non rimanere soli e il mantenere la calma sono ritenuti i migliori antidoti per evitare o frenare eventuali aggressioni. Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalle aspettative eccessive degli utenti rispetto alla realtà di ciò che i servizi possono effettivamente dare”.

“Tra i fattori che influenzano questo fenomeno - spiegano Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistente sociali del Piemonte e coordinatrice tecnica della ricerca) e Mara Sanfelici (ricercatrice FNAS), - vi sono difficili condizioni di lavoro, mancanza di processi strutturati in grado di monitorare e controllare le situazioni di pericolo. Riteniamo però che non sia sufficiente individuare protocolli, linee guida,  piani per la sicurezza capillari per contrastare il fenomeno. L'impegno di ciascuno di noi deve essere quotidiano perché non restino sulla carta poiché la battaglia contro ogni forma di violenza è una battaglia culturale. Rosina e Sanfelici sottolineano inoltre come sia necessario contrastare un approccio di ricerca di responsabilità individuali (dell'aggressore o dell'aggredito) anziché favorire una lettura di sistema.”

Gianmario Gazzi, Presidente Consiglio nazionale assistenti sociali, sottolinea il senso della ricerca: "La violenza e le aggressioni ai professionisti, in particolare Assistenti sociali, è un problema vasto e complesso. Oggi grazie alla ricerca stiamo portando avanti iniziative che mirano alla prevenzione e alla formazione. Tutti dobbiamo essere consapevoli che un professionista minacciato o aggredito è un professionista che ha legittimamente paura e non può assicurare alle persone il miglior intervento possibile: viene a mancare un diritto di tutti”.


Carmela, Francesca Longobardi  Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media  Ordine Assistenti sociali Piemonte / tel. 333.4896751

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22 novembre, Torino. Presso l’Aula Magna del Tribunale Ordinario, l’11 novembre ha avuto luogo l’incontro di presentazione del Protocollo d’intesa sulle buone prassi per la Consulenza Tecnica d’Ufficio in materia di conflitto familiare e protezione giudiziaria dei minori. A moderare il pomeriggio Sara Commodo, coordinatrice dei lavori del Tavolo, già consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Torino. A dare voce agli aspetti innovati, tutti i partner del progetto: Giulia Facchini (Ordine Avvocati di Torino), Silvia Lorenzino (componente della Commissione Famiglia), Daniela Giannone (Presidente della Settimana Sezione Civile del Tribunale di Torino), Stefano Scovazzo (Presidente del Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle D’Aosta), Dionigi Tibone (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino),  Anna Maria Baldelli (già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino, ora presso la Procura Generale), Loredana Palaziol (Ordine degli Psicologi del Piemonte), Vincenzo Villari (Ordine provinciale del Medici Chirurghi e degli odontoiatri di Torino), Giovanna Bramante (Ordine Assistenti sociali del Piemonte).

La strada che porta alla conoscenza – ha affermato Sara Commodo (coordinatrice dei lavori del Tavolo che ha dato origine al Protocollo d’intesa) – passa attraverso buoni incontri, dice Spinoza. I partecipanti sono stati 23 e ciascuno è stato portavoce scrupoloso ed equilibrato del proprio gruppo di appartenenza. I lavori sono durati un anno esatto: dal 2 ottobre 2018 al 2 ottobre 2019. Senza dubbio l’intesa interdisciplinare è l’elemento che ha rappresentato il plus del lavoro. Ci aspettiamo un’ampia diffusione sul territorio di questa modalità di lavoro sinergica, auspichiamo una riduzione della conflittualità nella CTU e confidiamo che una CTU gestita in trasparenza e nel rispetto delle regole del giusto processo, in cui sia data voce a tutti i componenti del conflitto, possa diventare un vero atto di protezione del minore”.

Anna Maria Baldelli (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino) ha precisato: “La CTU non cura e non modifica il contesto. La CTU affronta, così come tutti gli altri componenti del processo, una materia complessa, fonte di sofferenza, dubbi, perplessità. Non si tratta di un percorso terapeutico, né di sostegno, né di mediazione. Occorre che vi sia rispetto del mandato, non è facoltà del CTU modificare la situazione familiare in atto.

Si tratta di tracciare dei perimetri – ha incalzato Giulia Facchini (Ordine Avvocati di Torino) – all’interno del quale ciascuno delle professioni può muoversi nel sistema di protezione e alla luce del giusto processo, disciplinato dall’art 111 della Costituzione. I principi del Giusto processo che prevede il contraddittorio delle parti in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale permettono di definire le modalità di svolgimento della CTU dal punto di vista procedurale. Ecco perché abbiamo insistito, ad esempio, sulle modalità di declinazione dei termini della CTU, sulla audio e video registrazione sulle modalità di acquisizione di nuovi elementi probatori di rilevanza clinica. Lo scopo finale è ovviamente quello di dare dignità alle varie posizioni in modo di comporre un puzzle, che sia il più nitido possibile diventi utile strumento per la decisione del giudice”.

Nel Protocollo d’intesa si distingue il conflitto dalla violenza.  “La Ctu interviene in ambiti delicati, – ha sottolineato Silvia Lorenzino (componente della Commissione Famiglia) – i contenuti emotivi possono influenzare tutti i soggetti coinvolti, anche inconsapevolmente. Ciò è ancor più vero se si opera in un contesto familiare in cui sono presenti conflittualità molto elevata in presenza dei figli o violenza, abuso o maltrattamento. È  spesso utile disporre una CTU quando non sia possibile decidere il regime di affidamento, collocazione e visita del minore, in base agli elementi offerti dai Servizi tutti coinvolti. La CTU non è un percorso di mediazione e proporre la mediazione in situazioni di violenza viola l’articolo 48 della Convenzione di Instanbul, con il rischio di provocare la vittimizzazione secondaria, quando si costringono le vittime a restare in presenza del loro abusante. Non bisogna considerare la violenza come aspetto secondario, minimizzandola, né confonderla con il conflitto. Il conflitto prevede simmetria di potere mentre la violenza predominio di una parte sull’altra. Usiamo correttamente il linguaggio: distinguiamo il conflitto dalla violenza.”

Daniela Giannone (Presidente della Settimana Sezione Civile del Tribunale di Torino) ha affermato: “Ritengo che la sottoscrizione di Protocolli sia sempre un buon risultato, anche per formalizzare buone prassi. In questo ambito, però, si è arrivati ad un Protocollo d’intesa per trovare un comune denominatore in grado di contaminare i vari professionisti. La Ctu esprime una sintesi di quanto accertato, con efficacia potenziata rispetto alle valutazioni dei servizi. Il giudice è così messo nelle condizioni di arrivare ad una decisione”.

Stefano Scovazzo (Presidente del Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle D’Aosta) ha dichiarato: “Si tratta di un passo in avanti. La Ctu, più spiccatamente che in altre materie, diventa nell’ambito del diritto di famiglia, sostanzialmente un vero e proprio mezzo di prova. È molto difficile contrastare l’assunto della Ctu. Un parziale rimedio a questa strutturale caratteristica sta nell’immergere l’operare  del Ctu nel rigoroso rispetto del principio del contraddittorio: circostanza, questa, che può consentire al Tribunale di trarre spunti per rivalutare la valutazione del consulente tecnico ed eventualmente, se del caso, confutare le sue conclusioni”.

Il Protocollo d’intesa è stata un’occasione per avviare un cammino di reciproca conoscenza tra le professioni. Quest’ultimo è il punto di vista di Dionigi Tibone (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino), il quale ha specificato: “Il Tavolo è stato importante per conoscersi e conoscere le rispettive professioni e i problemi che ciascuna professione affronta nel proprio ambito d’intervento. Sono molto vicino agli assistenti sociali, perché abbiamo un problema comune: abitiamo uffici a cui tutti si rivolgono se si hanno problemi e siamo in pochi ad affrontarli. È necessario riconoscere le condizioni in cui i servizi pubblici debbono operare. Molti, infatti, sono sottodimensionati. È inoltre importante la sottolineatura degli specifici ruoli per evitare il rischio che la Ctu si sostituisca al terapeuta, al mediatore o al giudice.  Se si parla di abuso, diventa centrale l’ascolto del minore”.

Gli psicologi hanno fatto una distinzione tra fede e fiducia del Giudice nei confronti della Ctu. Loredana Palaziol (Ordine degli Psicologi del Piemonte), infatti, ha precisato: “Il Protocollo che oggi si presenta costituisce un primo, importante, passo verso una visione condivisa sulle buone prassi nell’espletamento delle CTU in materia di famiglia. Un Protocollo i cui contenuti, per ciò che riguarda gli psicologi, hanno lo scopo di richiamare l’impegno che il consulente assume col giuramento quando il giudice gli conferisce un incarico peritale: portare una “verità clinica”, che possa arricchire la conoscenza del Magistrato, senza mai sostituirla; possa contribuire a costruire una armonizzazione tra scienza e diritto, nel rispetto delle reciproche autonomie. Perché ciò accada, gli psicologi hanno ribadito che sola, vera, garanzia di attendibilità delle valutazioni dei consulenti, è l’utilizzo di una metodologia rigorosa, fondata scientificamente (metodologia = la strada che si percorre), nel rispetto della deontologia professionale e delle procedure indicate dai codici di riferimento, nel contesto civile, come nel contesto penale”.

Vincenzo Villari (Ordine provinciale del Medici Chirurghi e degli odontoiatri di Torino) ha asserito: “Lavoriamo in ambiti che sono limitrofi. È stato centrale lavorare sul linguaggio, alcuni termini sono simili solo per assonanza. Ad esempio abbiamo discusso sulle differenze esistenti tra temperamento e personalità. Dopo un periodo di prova del Protocollo d’intesa, ci ritroveremo per confrontarci sulle eventuali proposte di modifica”.

Gli assistenti sociali sono gli ultimi professionisti ad entrare nel dibattito, con Giovanna Bramante (consigliere Ordine Assistente sociale nonché partecipante al Tavolo). “È stato un percorso importante – ha concluso Bramante – che ha garantito il punto di vista della professione nell’elaborazione del documento. Nel Protocollo d’intesa si ribadisce la necessità di una maggiore collaborazione e di un raccordo più efficace tra servizi sociali territoriali e gli altri soggetti del sistema di protezione dei minori. Si evidenzia anche, però, che le competenze dell’assistente sociale possono essere a pieno titolo corrispondenti a quelle del CTU in presenza di specifici quesiti peritali che attengono agli ambiti di valutazione propri della disciplina di servizio sociale.

Nelle battute finali, Daniela Giraudo (componente del CNF) ha rivelato il desiderio di trovare modalità e strategie per avviare un confronto a livello nazionale. “Ho ascoltato con attenzione i contributi di tutti i partecipanti al tavolo ed è stato un lavoro veramente straordinario. Sono del tutto intenzionata ad illustrare i risultati al CNF per promuovere il protocollo torinese come buona prassi a livello nazionale”, ha promesso.


Carmela, Francesca Longobardi – Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media – Ordine Assistenti sociali Piemonte

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In occasione del trentennale della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna esprime la propria posizione sulla tutela dei diritti dei minori.

La Convenzione ha marcato un cambiamento fondamentale per bambini e adolescenti, considerati non più come meri soggetti da tutelare e proteggere, ma come titolari di diritti, persone con proprio valore e dignità. Di notevole rilevanza i due principi ripresi da convenzioni e norme successive: il superiore interesse del bambino e il riconoscimento del diritto del minore di essere ascoltato. Ogni limitazione dei diritti genera a livello individuale e sociale profondo malessere e traumi che possono durare nel tempo, anche per generazioni. Il nostro agire professionale è quindi fondamentale per la riduzione delle conseguenze causate da ogni violazione dei diritti umani, e per la promozione dei diritti stessi.

Gli psicologi, in quanto professionisti della salute che operano nei diversi ambiti relativi all’età evolutiva, hanno il compito di proteggere e promuovere il diritto alla salute di bambini e adolescenti, diritto garantito dalla nostra Costituzione e definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”. Ciò comporta l’impegno a tutelare e promuovere le potenzialità della persona di minore età, contribuendo alla predisposizione delle condizioni necessarie per favorirne lo sviluppo nel migliore dei modi. Diritti dei minori e doveri degli adulti, in questo caso, non vanno posti in antitesi: devono essere tutelati, infatti, i “diritti relazionali”.  Il diritto di ogni bambino di essere allevato nell’ambito della propria famiglia di origine corrisponde al diritto dei genitori di realizzare la propria genitorialità in modo competente, efficace e gratificante.

Dare risposta ai bisogni psicologici di crescita garantisce la prevenzione delle diverse e pervasive forme di maltrattamento e trascuratezza a cui sono esposti, ancora oggi, molti bambini nella nostra realtà regionale.

Ascoltare il minore nelle diverse situazioni di vita ed in specifico in condizione di trascuratezza o di maltrattamento e la sua famiglia in stato di vulnerabilità è un lavoro tecnicamente molto complesso. Occorre, infatti, comprendere che cosa nascondono silenzi, paure, negligenze e inadeguatezze e far emergere elementi che aiutino a capire in modo oggettivo l’entità del malessere e se c’è vittimizzazione.

È opportuno comunque precisare che in alcuni casi di grave maltrattamento e abuso è necessario individuare, a protezione del minore, alternative all’ambiente familiare. In questi casi l’istituto dell’affido può talvolta essere lo strumento elettivo per preservare il benessere del bambino e dell’adolescente e rappresentare l’unica risposta riparativa possibile alla sofferenza.

In queste situazioni è utile che lo psicologo sostenga tutti gli attori coinvolti svolgendo, con coscienza, competenza e dedizione, valutazioni, consulenze, supporto psicologico e se necessario anche la psicoterapia.


Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna

a cura di Rizoma | Studio Giornalistico Associato
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14 novembre 2019

Dati preoccupanti dalle recenti Osservazioni del Comitato ONU per il nostro Paese: oltre 1,2 milioni di minori in povertà assoluta, l’accesso a risorse e servizi non presente su tutto il territorio  

Lo scorso febbraio il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha reso pubbliche le proprie Osservazioni Conclusive rispetto all’attuazione della CRC in Italia. Il Governo italiano è chiamato ad adoperarsi per implementare le raccomandazioni espresse, sulle quali l’Italia sarà chiamata a render conto nel prossimo incontro previsto per il 2023. Con il 10° Rapporto CRC, alla cui redazione hanno contribuito gli operatori delle 100 associazioni del Network e che dalla prossima settimana verrà anche presentato in una serie di eventi sul territorio – tra cui il 4 dicembre a Roma, alla presenza del Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti -  si apre un nuovo ciclo di monitoraggio: un percorso che prevede un confronto tra il Governo, la società civile e gli esperti che compongono il Comitato. Il 20 novembre si celebra il trentennale della CRC, ed è anche l’occasione per riaffermare la centralità della stessa nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) individuati dall’Agenda globale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile al 2030. Dei 169 Target che sostanziano i 17 Obiettivi, moltissimi possono essere ricondotti alla tutela e promozione dei diritti dell’infanzia, e proprio per questo per ogni paragrafo del Rapporto sono stati individuati i relativi target di riferimento.

Ribadendo le sue precedenti preoccupazioni il Comitato ONU ha raccomandato all’Italia “l’adozione di misure urgenti per affrontare le disparità esistenti tra le Regioni relativamente all’accesso ai servizi sanitari, allo standard di vita essenziale, ad un alloggio adeguato e all’accesso all’istruzione di tutti i minorenni in tutto il Paese”. Le disparità su base regionale possono infatti essere considerate una forma di discriminazione che incide sulle condizioni di vita delle persone di età minore in quanto maggiormente vulnerabili. In ambito sanitario, come rilevato anche nel Rapporto “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia - I dati regione per regione” (2018), anche per l’area pediatrica si rileva una erogazione dell’offerta a macchia di leopardo, con differenze significative per i dati relativi a mortalità infantile, obesità̀ e sovrappeso, numero di parti cesarei, coperture vaccinali. Appare quindi d’importanza cruciale l’avvio del “Nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria”, uno strumento in grado di consentire di misurare che tutti i cittadini ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Una recente analisi preliminare del Ministero della Salute ha evidenziato che ben il 60% delle regioni (12 su 21) non sarebbero ad oggi in grado di garantirne l’erogazione in almeno una delle tre aree di assistenza (Ospedaliera, Prevenzione e Distrettuale). Un segnale positivo è stato invece l’estensione in quasi tutte le regioni dello “screening neonatale allargato o esteso (SNE)”, che permette di identificare nei primi giorni di vita la presenza di un numero rilevante di altre malattie metaboliche, che è stato inserito ufficialmente nei nuovi LEA, con una copertura finanziaria di circa 26 milioni di euro. In ambito educativo permangono importanti differenze tra le regioni per quanto riguarda, ad esempio, i servizi per l’infanzia: nell’anno 2016/17 i posti offerti coprono il 24% della popolazione in età, ma permane un grande divario che oppone le aree del Nord e del Centro alle aree meridionali: nelle prime si sfiora l’obiettivo del 33%, anche superandolo in alcune regioni; invece nel Sud sono disponibili posti solo per l’11,5% dei bambini e la carenza dell’offerta di servizi educativi per l’infanzia si traduce per molti nell’ingresso anticipato alla scuola dell’infanzia, che è ritenuta qualitativamente inadeguata ad accogliere bambini sotto i tre anni.

Alla luce di quanto segnalato dal Comitato ONU, appare necessaria una panoramica sulle risorse stanziate per l’infanzia e l’adolescenza. Da un lato occorre notare che a partire dal 2018, e soprattutto dal 2019 con il Reddito di Cittadinanza, la quantità di risorse immesse dallo Stato per contrastare la povertà è aumentata; dall’altro però, la qualità e la coerenza delle misure e delle prestazioni a sostegno delle famiglie e delle persone di età minore sono sporadiche e selettive. Questo ha generato l’aumento dei divari territoriali. Con la Legge di Bilancio 2019 alcuni fondi rilevanti per le politiche per l’infanzia sono stati incrementati: il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è stato incrementato di 120 milioni, e ammonta ora a 400 milioni complessivi annui (con un vincolo del 40% da destinare a interventi per l’infanzia e l’adolescenza); nel Fondo Povertà sono state lasciate le risorse destinate al rafforzamento dei servizi sociali territoriali, alle quali si aggiungono anche le risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) della programmazione 2014-2020; un forte incremento si è avuto per il Fondo Politiche per la Famiglia che per le annualità 2019-2021 prevede una dotazione di 107,9 milioni di euro (da 4,5 milioni del 2018), ampliandone le finalità e dunque gli interventi. Rilevante anche l’incremento del Fondo Politiche Giovanili, che per il triennio 2019-2021 avrà a disposizione 37 milioni annui, rispetto ai 7 previsti. La Legge di Bilancio 2019 ha inoltre prorogato per gli anni 2019, 2020 e 2021 il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, anche se è stato ridotto a circa 85 milioni di euro il massimo che il Fondo potrà raccogliere annualmente per i progetti. Resta però centrale condurre valutazioni periodiche sull’impatto che gli stanziamenti di bilancio hanno sulle persone di età minore per garantire che siano efficaci, efficienti e sostenibili con un’attenzione particolare alle persone di età minore in situazioni svantaggiate o vulnerabili che potrebbero richiedere misure sociali incisive.

Molte sono le questioni irrisolte da affrontare con urgenza per il nuovo Governo, a cominciare dal contrasto alla povertà minorile. Secondo l’ISTAT, nel 2018 i minorenni in condizioni di povertà assoluta erano 1.260.000 (il 12,6% della popolazione di riferimento), oltre 50mila in più rispetto all’anno precedente. A loro corrispondono oltre 725mila famiglie in povertà assoluta. Le famiglie con minori sono più spesso povere e, se povere, lo sono più delle altre. Per quanto riguarda gli effetti del Reddito di Cittadinanza i dati resi noti dall’INPS evidenziano come su 825.349 famiglie, che beneficiano della misura, solo 339.642 hanno un minorenne al proprio interno, confermando la preoccupazione rispetto allo sbilanciamento delle risorse verso la popolazione adulta. Inoltre all’aumentare del numero di componenti e di persone di età minore, il contributo non aumenta proporzionalmente e questo potrebbe sfavorire di fatto le famiglie numerose e con minorenni, che sono proprio quelle in cui ancora oggi si annidano i principali fattori di impoverimento.

Un altro tema importante è la protezione dagli abusi e dalla violenza a danno delle persone di età minore, con particolare attenzione alla prevenzione degli stessi. Il Comitato ONU si rammarica che non sia stato istituito un sistema nazionale di raccolta, analisi e diffusione dei dati, e con esso un programma di ricerca sulla violenza e i maltrattamenti nei confronti delle persone di età minore. Come evidenziato anche dal Gruppo CRC nei precedenti Rapporti si dettaglia l’assoluta necessità di studiare il fenomeno per le sue reali dimensioni, approntando adeguati percorsi di cura e presa in carico delle vittime da parte di personale altamente specializzato e appositamente formato. Si rileva anche che non è stato reso noto il monitoraggio del Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minorenni, che era stato accolto con molto favore, e per il quale erano anche stati previsti degli stanziamenti.

Rispetto alla situazione dei minori migranti non accompagnati (MNA) l’Italia ha ricevuto ben 23 raccomandazioni. Nel 2017 sono giunti in Italia via mare 15.779 minorenni stranieri non accompagnati (MNA), nel 2018 invece 3.536, con una diminuzione pari al 77,6%. I MNA hanno rappresentato oltre il 14% degli arrivi totali. Nei primi sei mesi del 2019, i MSNA giunti in Italia sono stati appena 3291. I dati del Ministero dell’Interno non danno però riscontro né delle nazionalità, né del genere, né delle fasce d’età dei nuovi arrivi. Al 30 giugno 2019 sono stati registrati nel Sistema Informativo Minori (SIM) 4.736 MNA irreperibili, allontanatisi spontaneamente dalle strutture presso le quali erano stati accolti. Un aumento del 30% rispetto al 2018, indicativo sia della precarietà delle condizioni di accoglienza delle strutture sia del loro desiderio di portare a termine il proprio progetto migratorio, che spesso ha come obiettivo finale altri Paesi del Nord Europa dove risiedono familiari, amici e connazionali. La Legge 47/2017 “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” ha potuto rappresentare un importante argine per la tenuta del sistema di protezione dei minori stranieri non accompagnati, avendo definito una disciplina organica che rafforza gli strumenti di tutela garantiti dall’ordinamento e maggiore omogeneità nelle prassi. Tuttavia si rileva che per la sua piena attuazione devono ancora essere adottati i decreti attuativi. Si segnala in positivo l’istituto della tutela volontaria su cui è rilevante l’impegno dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e dei Garanti regionali, nonché l’entusiasmo della risposta se si pensa che al 31 dicembre 2018 5.501 privati cittadini hanno presentato domanda.

In ultimo il nuovo “sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni” si sta avviando anche grazie ai fondi previsti dal Piano di azione nazionale pluriennale che ha previsto una dotazione di 209 milioni di euro nel 2017, 224 milioni nel 2018 e, a decorrere dal 2019, 239 milioni l’anno e la compartecipazione delle Regioni con un finanziamento pari almeno al trenta per cento delle risorse assicurate dallo Stato. Ma è chiaro che se davvero si vuole portare un sistema di qualità accessibile in tutte le regioni, gli stanziamenti dovranno aumentare notevolmente. Le differenze territoriali sono infatti ancora enormi, basti pensare che la spesa dei comuni per i servizi alla prima infanzia, per ciascun bambino 0-2 anni presente sul territorio, spazia tra i 2.200 euro annui nella Provincia Autonoma di Trento ai 1.600 euro annui in Emilia-Romagna e Lazio, fino ai 285 euro pro-capite in Puglia, 219 in Campania e 90 in Calabria.

“Trent’anni per la Convenzione sono un traguardo importante, molto si è fatto, ma molto resta ancora da fare” - sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children/coordinatrice del Gruppo CRC – “è fuori di dubbio che il rafforzamento dei fondi e degli investimenti ci racconta uno scenario che prova a cambiare. Ma è altresì vero che molti sono i margini di miglioarmento e di maggior efficienza della spesa. L’approvazione di importanti riforme necessita di essere portata a compimento senza ulteriori ritardi. I giovani ed i più piccoli devono essere riconosciuti pienamente come risorsa, ed è per questo che oggi più che mai il ruolo del Gruppo CRC è centrale nel veicolare la visione comune di una rete di organizzazioni che con i bambini e ragazzi hanno a che fare quotidianamente. Occorre quindi continuare a lavorare per garantire un supporto alle famiglie, nel tentativo di ridurre le diversità presenti sul nostro territorio”.

 

Per ulteriori informazioni:
Marco De Amicis
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338 6817499

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(clicca sull'immagine per scaricare il rapporto)

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