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"La partecipazione attiva degli utenti e delle famiglie alla cura e alle decisioni rilevanti in ambito clinico è uno dei temi di maggiore attualità a livello internazionale, specie nell’ambito della salute mentale dell’infanzia e dell'adolescenza, ove maggiore è la complessità delle vicende umane e dei percorsi clinici, e più critico è l’impatto della coinvolgimento sugli esiti trasformativi.  L’adozione di strategie condivise e buone pratiche per promuovere una partecipazione è dunque una priorità, a livello istituzionale, a livello dei programmi clinici, e delle pratiche di ogni professionista. 

In questo convengo, relatori nazionali e internazionali discuteranno approfonditamente questi temi, delineando le coordinate teoriche e portando numerose esperienze pratiche di strumenti e strategie per promuovere la partecipazione nelle scelte rilevanti in salute mentale infantile e interrogandosi su queste domande: Cosa sono "buone decisioni" cliniche in questo campo? I professionisti esperti sono “buoni decisori”? Come coniugare l’adesione alle linee guida e ai criteri EBM, e l’ascolto della voce delle famiglie e degli utenti? Come coniugare “standardizzazione" delle pratiche e "individualizzazione" dei progetti e dei percorsi? Quanto è importante coinvolgere le famiglie e gli utenti nei processi decisionali? Nel convegno saranno analizzati questi temi, descritti alcuni modelli di lavoro clinico “collaborativo” e presentati i risultati dell’uso dello strumento CANS in diversi Servizi e unità di offerta del territorio regionale.

Alcuni degli interventi nazionali e internazionali (disponibile traduzione in italiano): 

- Gli strumenti della famiglia CANS: la condivisione delle decisioni  
(Prof. J. Lyons, Università di Chicago, USA)

- Prendere decisioni in modo condiviso; l’esperienza dello Shared Decision Making nel Regno Unito, sfide e strategie 
(Dr. K. Martin, Direttrice, Common Room Consulting, UK)

Pattern e priorità decisionali con CANS 
(Dr. K. Cordell, University of California, Berkeley, USA)

- La partecipazione di utenti e familiari nella salute mentale 
(Dr. Stanchina E., Edizioni Centro Studi Erickson, IT)

Il progetto P.I.P.P.I: un approccio collaborativo per bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità 
(Dr. S. Zandrini, Unità Coord. Servizi Sociali 2°Liv. e Specialistici Settore Politiche Sociali - Area Territorialità, Comune di Milano - e Dr. O. Zanon, Università di Padova, IT)

La partecipazione in ambito psicosociale 
(Prof. Altieri L., Università di Bologna, IT) 

ISCRIVITI AL CONVEGNO SU 
https://tom.policlinico.mi.it/tom_ospemami/dettaglicorso.html?idCorso=747
(occorre registrarsi)

Per ulteriori chiarimenti/contatti: http://cansforitaly.altervista.org
(qui troverai il programma del convegno)

Aula Magna Mangiagalli, via della Commenda 12 -  Milano
Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico

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Sui giovani delle ultime generazioni è stato detto di tutto: sono stati definiti  bamboccioni e indolenti, sono stati accusati di essere incapaci di giungere all’indipendenza, economica e di vita, cominciando dallo staccarsi dalla famiglia d'origine. L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, però, vuole evidenziare un aspetto spesso sottovalutato: non si è tenuto conto della reale prospettiva esistenziale che queste ragazze e questi ragazzi si trovano ad affrontare. Gli effetti, soprattutto psicologici, che si determinano quando un individuo non intravede un futuro per sé e per la propria giovane famiglia.

Vengono a cavallo della rivoluzione digitale, sono la generazione dei nati tra l'80 e il 2000, quelli che vengono chiamati Millennial: la loro epoca doveva essere quella del consolidamento economico e del benessere diffuso, e invece è stata quella della peggiore crisi dai tempi della Grande Depressione, il cui leitmotiv sembra essere la mancanza di certezze.

"Il mondo del lavoro attualmente offre poco, ma esige comunque molto in cambio. Quel che bisogna chiarire è che una condizione di precariato lavorativo non rende instabile solo la situazione economica, ma mina anche lo stato psicologico delle persone. Perché non possono emanciparsi dalla famiglia di origine e costruire una propria realtà, ma si ritrovano a vivere forzatamente in una sorta di 'adolescenza sospesa'. I giovani si trovano a volte in condizioni comparabili all'indigenza, con conseguenti frustrazione e perdita dell'identità sociale; quasi sempre, quando hanno un lavoro, sono comunque sottopagati. Tutto ciò crea incertezza anche a livello delle proprie capacità e competenze, abbassando la stima di sé", commenta Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna.

"La difficoltà di realizzarsi nel lavoro può causare un senso di impotenza e disorientare, bloccare, determinando significative ricadute in ambito affettivo-relazionale. La persona può rimanere immobilizzata nel presente e in continua negoziazione con le emergenze quotidiane, incapace di proiettarsi in un futuro esistenziale soddisfacente. Dover cercare e cambiare spesso lavoro, inoltre, può significare anche trasferirsi in luoghi diversi e abituarsi a nuovi contesti, con la necessità di ricostruire continuamente non solo le proprie abitudini, i punti di riferimento che per molte persone hanno un ruolo importante nel dare solidità, ma anche i propri legami", aggiunge Elisabetta Manfredini, Vicepresidente dell’Ordine.

Una sensazione diffusa tra i giovani precari è la costante preoccupazione per il domani, una preoccupazione che a lungo andare può avere anche conseguenze fisiche, associata a un quadro di sofferenza psicologica. Disagio e demotivazione procurati dalla precarietà di lavoro possono comportare vissuti di inadeguatezza, depressione e stati d’ansia o panico accompagnati da una sintomatologia psicosomatica.

Nonostante questo contesto di instabilità, molte persone possono comunque reagire all’incertezza cercando di gestire autonomamente la situazione di crisi, utilizzando al meglio le proprie competenze, conoscenze, abilità relazionali, cercando anche appoggio quando necessario. La capacità di far fronte in maniera positiva alla precarietà, di riorganizzarsi quando ci si trova in difficoltà, riporta al concetto psicologico di resilienza. La resilienza è una risorsa che permette di reagire alle sfide esistenziali, anche mantenendo un'apertura nei confronti delle possibili opportunità che si incontrano, andando avanti nonostante le frustrazioni. È una risorsa che tutte le persone possono acquisire e incrementare, anche con interventi di sostegno psicologico mirati.

Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
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4 aprile, Torino. L’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte apprende con forte preoccupazione il caso delle minorenni avviate alla prostituzione. La lettura delle varie testimonianze diffuse sui mezzi d’informazione provoca sconcerto e senso di impotenza per aver lasciato sole delle ragazze neppure maggiorenni.

«È la società tutta - afferma Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) - a doversi sentire responsabile di quanto accaduto. Desta forte scoramento il dilagare di una cultura e di una pratica del malaffare che avvicina minorenni con una realtà svilente e delinquenziale. I segnali, seppur deboli o celati, devono essere colti dai punti di riferimento adulti, come le figure genitoriali, gli educatori, gli insegnanti, il sistema dei servizi di cui gli assistenti sociali fanno parte. Non possono però voltare lo sguardo anche gli attori del dintorno: i vicini di casa, il panetterie all’angolo, gli amici virtuali e così via».

«Occorre investire - sottolinea Rosina - sul supporto e potenziamento delle capacità genitoriali. Il “sostegno alla genitorialità” deve diventare oggi una parola d’ordine per i decisori politici e per gli operatori del sistema di welfare, non solo per le situazioni di disagio ma anche nella normalità, consapevoli che il presente è caratterizzato da un alto grado di complessità».

«Il ruolo dei social network - dice ancora Rosina - non è marginale. È noto da anni che siano la nuova frontiera della prostituzione minorile. E il “diritto all’oblio”, come ha ricordato il Presidente Gazzi già nel 2016, è essenziale per un minorenne che non dovrebbe subire per sempre la presenza di tracce collegate al suo passato. Si tratta di un diritto rilevante in particolare per i minorenni che possono non essere pienamente consapevoli dei rischi derivanti dal trattamento dei contenuti pubblicati. Come sta avvenendo in alcuni territori della Regione, serve dedicare spazio alla formazione per genitori e figli, adulti e persone di minore età, su un uso corretto dei new media, al fine di diminuire il digital divide generazionale ed i rischi connessi ad un utilizzo inconsapevole»

Carmela, Francesca Longobardi – Consigliere CROAS Piemonte / addetto stampa Torino
Cel: 333.4896751

Oas Piemonte

 

Il 2 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell'Autismo, un disturbo del neurosviluppo che può sconvolgere la vita delle persone che ne sono affette e delle loro famiglie. La diagnosi di autismo può essere vissuta dai genitori come una rottura che frantuma il naturale svolgersi della vita. Comune è il percorso a ostacoli che devono affrontare tutti coloro che ne sono coinvolti durante la loro esistenza: coraggio, perseveranza, fiducia sono necessarie per far fronte alla complessità della quotidianità. È quindi molto importante che vengano adeguatamente sostenuti da professionisti qualificati, affinché non si abbandonino allo sconforto.

La comunicazione della diagnosi ai genitori rappresenta un momento critico nel quale la coppia genitoriale può arrivare a sperimentare un vissuto equiparabile a quello del lutto di un figlio. È  quindi  necessario che le figure professionali coinvolte sappiano comunicare la diagnosi in maniera chiara, esplicita ma al contempo sensibile, affinché le reazioni negative e i livelli di stress genitoriali possano essere in parte contenuti. Tramite un intervento psicologico mirato è possibile promuovere le capacità resilienti che molti genitori sono in grado di attivare per far fronte alla notizia di disabilità. L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna vuole anche sottolineare che diagnosticare precocemente una forma di autismo può essere di grande importanza per interventi tempestivi capaci di limitarne gli effetti ed evitare che emergano ulteriori complicazioni psicologiche.

Non tutte le forme di autismo sono uguali: possono avere una varietà di manifestazioni anche molto diverse tra loro e per tale ragione vengono definite dal DSM-5 – il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – disturbi dello spettro dell’autismo. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale, alle capacità espressive, alla cura di sé, al comportamento. Si configura come una disabilità permanente che accompagna la persona nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit sociale possono assumere un’espressività variabile nel tempo. Tale disturbo può accompagnarsi a ritardo mentale, con una compromissione intellettiva più o meno grave, o al contrario a uno sviluppo intellettivo normale. Esempi significativi di quest’ultima condizione sono le persone con autismo ad “alto funzionamento”, disordine conosciuto come “Sindrome di Asperger”, che presentano spesso alte potenzialità intellettive e a volte veri e propri talenti in alcuni specifici campi.

Tuttavia, anche se alcune persone con autismo possono arrivare a condurre una vita normale o quasi normale, solo una piccola percentuale di soggetti con autismo (15-20%) è in grado di vivere autonomamente e lavorare. Tutti, però, devono essere messi nelle condizioni di conquistare quelle abilità e competenze che permettono di realizzarsi, nella misura in cui ciò è fattibile. I giovani adulti con autismo hanno bisogno - per costruire, anche aiutati, il proprio progetto di vita - di uscire dall’ambito familiare, in cui rischiano di rimanere intrappolati. Dove sia possibile, è importante che entrino nel mondo del lavoro, cosa che li aiuterebbe a integrarsi maggiormente nella società.

Il raggiungimento della vita autonoma, quando possibile, può essere una fase particolarmente critica che lo psicologo, insieme all’équipe formata dai diversi professionisti coinvolti nel progetto di vita, deve sostenere attentamente, supportando sia la persona che la sua famiglia. Una profonda conoscenza della specificità della persona con autismo permette di evitare involontari errori relazionali o educativi che potrebbero favorire comportamenti problematici o stati di disperazione e angoscia che possono poi rendere difficile la sua inclusione sociale. Un'appropriata valutazione psicologica nel tempo, che tenga conto della persona nelle sue peculiarità funzionali e delle naturali evoluzioni, permette di elaborare un progetto terapeutico, con il coinvolgimento e il supporto della famiglia, rispondente ai suoi reali bisogni.

La prospettiva di un futuro dignitoso per il figlio, in una propria abitazione ma anche in istituzioni accoglienti e stimolanti, costituisce per i genitori una garanzia che può dare continuità alle esperienze e ai processi di inclusione che vengono promossi fin dall’infanzia e che rischiano di essere vanificati con la conclusione del percorso scolastico. Proprio la famiglia, se adeguatamente supportata, è una risorsa indispensabile alla costruzione di un progetto di vita il più autonomo possibile della persona con autismo. Come prevedono gli obiettivi della legge n. 112/2016 cosiddetta “Dopo di Noi”, la persona con autismo, avendo già vissuto un’esperienza di vita anche fuori dalla famiglia, potrà affrontare la morte dei propri genitori in modo meno traumatico.

È fondamentale, comunque, la diffusione della cultura del rispetto e dell’accoglienza: le leggi sono importanti ma non sufficienti. Va superata quella visione della persona con disabilità che insiste sulle mancanze, per sostituirla con quella che punta piuttosto sull’unicità e le abilità dell'individuo.

In questa direzione ha lavorato il gruppo tematico sull’autismo istituito dall’Ordine che ha realizzato delle cartoline – reperibili sul sito dell’Ordine al seguente link https://www.ordpsicologier.it/home.php?Lang=it&Item=cartolinematteo – che raccontano la storia di un ragazzo immaginario con autismo, Matteo, al fine di sensibilizzare  e promuovere una corretta visione dei bisogni, attuali e futuri, delle persone con autismo.


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Torino, 19 marzo 2018. Si celebra domani martedì 20 la Giornata mondiale del Servizio sociale con l’obiettivo di riflettere sul ruolo del Servizio sociale nella promozione del benessere sociale anche attraverso azioni di stimolo e produzione di contributi scientifici utili alle scelte politiche nazionali e locali. 

La Giornata è promossa dall’Associazione Internazionale delle Scuole di Servizio Sociale (IASSW), dal Consiglio Internazionale del Social Welfare (ICSW) e dalla Federazione internazionale degli assistenti sociali (IFSW).

 Il Consiglio regionale dell’Ordine degli assistenti sociali ha organizzato un'iniziativa in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e l’Università del Piemonte Orientale e con il patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali e della Società italiana di Servizio Sociale (SOCISS). La Giornata avrà luogo nella storica e prestigiosa cornice del Teatro Alfieri e vedrà la partecipazione di oltre 1400 Assistenti Sociali piemontesi.

Il titolo scelto è “Povertà e servizio sociale. Ne parliamo ancora!”, con un punto esclamativo per evidenziare ai media, alla politica, alle istituzioni, alle professioni e ai cittadini l'attualità e la rilevanza di un fenomeno multisfaccettato e complesso quale la povertà che deve essere affrontato con azioni condivise di contrasto.

«I dati allarmanti di uno studio di Censis e Confcooperative diffuso pochi giorni fa - afferma Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) - ci restituiscono un Paese con sempre più poveri. Tra 30 anni, molti millenials di oggi lo saranno. Si tratta di 5,7 milioni di poveri potenziali, ossia circa 3 milioni di Neet, giovani tra i 18 e 35 anni che non studiano né lavorano e 2,7 milioni di lavoratori precari e woorking poor».

“Come emerge da uno studio di Marilena Dellavalle, docente di Servizio Sociale all'Università di Torino, il Servizio Sociale - dice ancora Rosina - sin dalle sue origini si occupa della povertà. Occorre oggi una rinnovata attenzione alla capacità di cogliere la profondità della dimensione sociale dei problemi ed il potenziale oppressivo o escludente di determinate strutture e pratiche. La professione di Assistente Sociale, che si fonda sull’affermazione dei principi di giustizia ed equità sociale, non può esimersi dall’assumere una posizione rispetto alle trasformazioni sociali in atto, ritrovando la capacità di indignazione civica”.

“La povertà - ricorda - cambia, come il significato che se ne attribuisce, i profili, le caratteristiche. Gli Assistenti Sociali hanno un ruolo di primo piano come osservatori delle trasformazioni in atto. E sono i professionisti che più di altri possono valutare il grado di efficacia delle misure vigenti».

«Sul tema della povertà, l’Ordine nazionale e l'Ordine regionale da qualche anno hanno assunto un ruolo attivo e di dialogo con la politica portando competenze e saperi teorici e scientifici del Servizio Sociale anche nei tavoli di lavoro istituzionali».

Ai lavori della Giornata - in considerazione della multidimensionalità del fenomeno, dei diversi attori che devono essere coinvolti, della necessità che su tale ambito, strategico e centrale, sia necessario uno sforzo comune di riflessione ed azione - contribuiranno gli assessori regionali Augusto Ferrari (Politiche sociali) e Antonio Saitta (Sanità), studiosi delle Università di Torino (Sandro Busso e Marilena Dellavalle) e del Piemonte Orientale (Maria Luisa Bianco, Chiara Bertone, Elisabetta Grande), Assistenti Sociali piemontesi (Gaetano Baldacci, Deborah Attene, Sabrina Merlin e Giovanna Muscatello); Mila Spicola del DIPE (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica – Presidenza del Consiglio dei Ministri), Tiziana Ciampolini (Direttore Osservatorio Caritas), Giuseppe Faro (Presidente di FeDerSerD Piemonte e Valle d'Aosta). 

Gianmario Gazzi (Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali), che sarà presente alla Giornata, sottolinea come “i dati resi da Bankitalia sul livello raggiunto nel nostro Paese dalla povertà sono molto preoccupanti. Uniti a quelli che mostrano l’ulteriore espandersi di una diseguaglianza ormai strutturale tracciano un quadro complessivo assolutamente inaccettabile. I dati di Via Nazionale mostrano come bene abbia fatto il Governo a varare le misure che costituiscono il reddito di inclusione ma mostrano anche che è necessario rafforzare maggiormente quelle misure i cui effetti positivi, però, si potranno percepire solo tra alcuni mesi”.

«É inaccettabile - dice ancora Gazzi - che chi già ora è in condizione di povertà, o rischi di esservi trascinato, veda aumentare la probabilità di diventare povero mentre chi è ricco abbia la concreta possibilità di diventarlo ancora di più: una situazione intollerabile per un Paese che voglia dirsi civile”. 

«Agire nella direzione di un rafforzamento dei servizi - conclude il presidente degli assistenti sociali italiani - è ineludibile e indifferibile dopo decenni in cui gli investimenti si sono progressivamente ridotti fino a quasi azzerarsi, le strutture sono state quasi completamente svuotate dal blocco del turn over e da una esternalizzazione indiscriminata».

«Non ultimo motivo di interesse nella scelta del tema della celebrazione piemontese della Giornata mondiale del servizio sociale - conclude Rosina - è legato al risultato delle recenti elezioni che hanno portato alla nostra attenzione un mutato scenario politico con il quale confrontarsi come professionisti e come cittadini. Il Consiglio dell’Ordine regionale degli assistenti sociali ha tra gli obiettivi del suo mandato quello di partecipare alla costruzione di alleanze e percorsi comuni che consentano ai professionisti Assistenti Sociali di individuare percorsi e strumenti che consentano a loro stessi ed ai cittadini di cui sono portavoce di affrontare la complessità e le difficoltà caratteristiche di questo periodo della vita del nostro Paese».

Carmela, Francesca Longobardi – Consigliere CROAS Piemonte/ addetto stampa Torino Tel: 333.4896751

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