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Quinta Settimana dell'Accoglienza
28 settembre – 6 ottobre 2019

Solitudini
Creare legami, costruire comunità

"La solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo" (Giacomo Leopardi)

Se esiste una dimensione che sempre più marcatamente tocca tutte le fasce d'età della nostra comunità, intesa in senso locale ma soprattutto generale, questa è senza dubbio la solitudine.

Alcuni dati significativi
Chi ha sviluppato ricerche in questo senso arriva a dati molto preoccupanti. Nel Regno Unito, dove il 22% della popolazione dichiara di soffrirne, è stato istituito il ministero per la Solitudine (è una ministra, si chiama Tracey Crouch, nel suo portafoglio ci sono anche lo sport e la società civile).
Anche il nostro Paese è ormai abitato da una popolazione di persone sole.8,5 milioni sono infatti gli italiani che vivono da soli (40% vedovi, 39% celibi o nubili, 21% separati), mentre una famiglia su tre - 31,6% - è composta da una sola persona (dato del 2017 – nell'anno 1997 questa percentuale era del 20,8%).In Regione e nelle due Province di Trento e Bolzano il dato è praticamente coincidente con quello nazionale (31,8% in Regione: 31,7% in Trentino e 31,8% in Alto Adige). A Trento al 31/12/2018 le persone che vivono sole sono 21.720 su 118.288, cioè il 18% dell'intera popolazione (non delle famiglie).Secondo l'ultimo Rapporto annuale Istat 2018, inoltre, circa 3 milioni di persone dichiarano di non avere una rete di amici, né una rete di sostegno, né partecipano a una rete di volontari organizzati. La quota di persone senza reti esterne alla famiglia è più alta tra le persone che vivono da sole (7,7%) ed è massima tra gli anziani (15,6%).

Quali le cause
Le ragioni sono tante e sono tutte collegate fra loro:innanzitutto un aspetto è legato alle politiche neoliberiste che hanno determinato le condizioni per lo sgretolamento sociale. L'iperliberismo economico ha esasperato l'individualismo. "Viviamo una crisi profonda di tutti i sistemi di intermediazione sociale e l'individualismo, cioè la concentrazione sul singolo come soggetto di riferimento dei consumi e come responsabile di se stesso e del proprio destino, ha prodotto molta solitudine" (Ugo Morelli).Un secondo aspetto riguarda il nostro essere diventati soggetti planetari che ha determinato un aumento di indifferenza. Siamo diventati tutti abitanti del mondo, ma portiamo addosso un senso di distanza dai fenomeni che accadono.Il livello di empatia (cioè la capacità di «mettersi nei panni dell'altro») è sceso del 48% tra il 1979 e il 2009. E possiamo affermare e verificare come sia ulteriormente diminuito negli ultimi anni. Questo tema è stato ripreso qualche settimana fa dal Financial Times che ha lanciato l'allarme: va cercata qui la vera radice di quel «cattivismo» che vediamo spuntare da tutte le parti e che minaccia la nostra vita sociale.Il terzo fattore è il declino dei legami sociali quali le forme di vicinato, di convivenza, di socialità urbana ma anche la coscienza sindacale e sociale. Tutto questo ha comportato un forte ritiro nel privato e di conseguenza un effetto di solitudine molto potente.Un aspetto ulteriore viene messo in luce da Marta Tibaldi, docente di Psicologia interculturale a Siena, quando afferma che da vent'anni sono in aumento le richieste che vengono fatte ai singoli. "Il mondo è diventato molto "demanding", richiede performance sempre più alte e di conseguenza è aumentata a dismisura la paura del giudizio altrui e il senso di inadeguatezza che produce come conseguenza proprio l'isolamento, il rifiuto della relazione, la perdita del contatto, talvolta la chiusura fisica dentro una stanza, magari con un computer che crea attraverso i social media una sensazione fittizia di socialità". Pensiamo ai ragazzi ritirati socialmente, quel fenomeno definito Hikikomori, che conta ormai migliaia di casi.

Infine, la solitudine è anche il riflesso delle profonde trasformazioni strutturali del nostro modo di vita: nei Paesi europei la percentuale di famiglie costituite da una sola persona è raddoppiata negli ultimi 50 anni. Con problemi particolarmente acuti nelle grandi città.

Parliamone quindi, trattiamo il tema, analizziamolo, portiamolo all'attenzione di tutti perché, come scrive Cacioppo nel suo libro "Solitudine", " Una marea che sale può sollevare un insieme di barche, ma in una cultura di individui socialmente isolati, atomizzati da sconvolgimenti sociali ed economici e separati da ampie disuguaglianze, può anche provocare l'annegamento di milioni di persone".
Senza dimenticare che una società di soli e arrabbiati è un serbatoio di violenza latente che può sempre scaricarsi contro qualcuno. È questo, secondo il World Economic Forum, il rischio da non sottovalutare e che va combattuto mettendo al centro dell' agenda la ricostituzione delle reti sociali e dei corpi intermedi.

Si fa sempre più urgente quindi la necessità di ridare il giusto spazio alla collettività e ridefinire la libertà individuale partendo dall'impegno collettivo.

Come scrive Baumann è nell'antica agorà, luogo privato e pubblico al tempo stesso, che potremo tornare a interrogarci e le sofferenze private potranno essere finalmente pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici.

Cosa fare
Come CNCA noi riproponiamo la Settimana dell'Accoglienza, realizzata con l'impegno di tante realtà, operatori, volontari e cittadini, come spazio di discussione, come l'antica agorà.Ancora una volta, il compito a cui applicarsi, e al quale ci applichiamo da sempre, è promuovere sensibilità e fornire la dimensione culturale sul tema proposto.

La Settimana dell'Accoglienza come momento di costruzione di idee, progetti, iniziative, per promuovere e rafforzare reti; per trovare risposte, interpellando e sollecitando tutti i soggetti che fanno parte di una comunità di farsene carico.Singoli, associazioni, enti, classe di governo, ognuno per la sua parte, per le sue competenze, per le sue capacità. Gli eventi della Settimana sono auto-organizzati e auto-finanziati dalle realtà aderenti; unico prezioso contributo finanziario è quello della Fondazione trentina per il Volontariato Sociale che sostiene i costi della stampa del materiale promozionale.

Una Settimana dell'Accoglienza che è evento unico a dimensione regionale, che coinvolge realtà contigue ma che a volte fanno fatica a parlarsi, e che invece nella cornice della Settimana trovano i fili, le trame, per tessere una tela ricca di segni e significati e piena di colori.
Dimensione regionale e dimensione culturale, per dare spessore e rilievo al tema, per cercare di individuare e mettere a fuoco gli aspetti, i caratteri, le complessità.Con l'atteggiamento che da sempre ci caratterizza, quello dell'ascolto e della accoglienza, ricordando, ancora una volta, che CNCA non sceglie chi accogliere, ma sceglie di essere accogliente; non definisce criteri e classifiche di bisogno ma cerca di leggere e dare risposte ai bisogni dei soggetti più fragili, più in difficoltà; non costruisce graduatorie ma opera senza distinzioni, in base al criterio unico della solidarietà umana.

Quel che accade a un paese è lo specchio di quel che accade nel cuore dei suoi abitanti. Se sei solo, anche il paese è solo, o isolato.

Le settimane dell'accoglienza 
(clicca per scarica il pdf)

logo cnca

Il CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza ogni due anni propone, un momento di confronto, di partecipazione e riflessione ad ampio respiro.

L'incontro è aperto a tutti quelli che coltivano l’idea di costruire percorsi che possano generare lessici e relazioni, per alzare lo sguardo e farsi interrogare dai percorsi e dalle sfide in atto localmente e nei contesti più ampi.

“Spello” è uno sguardo, un intreccio di persone e ascolti, un’intelligenza collettiva che si mette in moto.

Il programma del 2019 prevede 3 giorni di discussione dal 10 al 12 ottobre, intorno al tema del COMPORRE.

Una parola-chiave in un tempo di grandi s-composizioni sia a livello locale, sia a livello globale.

In tanti anni di storia e nelle diverse declinazioni, come organizzazione, abbiamo composto e componiamo narrazioni, pensiero, storie e ricerchiamo azioni creative. Nei differenti territori, a partire dall'affermazione dei diritti, dei bisogni e dei sogni delle persone e delle comunità territoriali abbiamo attivato percorsi per dare possibilità di ricomporre le fratture sociali e i conflitti che li attraversano.

Una composizione dunque, in grado di aprire una moltitudine di possibilità ed anche stimolo per formulare ipotesi e domande da cui fare partire nuove riflessioni, nuovi progetti. Comporre consonanze e dissonanze per opporsi all'indifferenza.

Comporre per creare e progettare legami, organismi articolati, nello spazio, all'insegna dell’ordine e dell’armonia, per connettere non solo ciò che è omogeneo ma anche l’eterogeneo, l’inatteso e l’inespresso.

Comporre sguardi ecologici, per un’etica della terra, che portino a guardare il territorio, la città, le relazioni, i paesaggi e la comunità con un’immaginazione creativa, umana e immaginaria capace di osservare le questioni da diverse angolazioni raccogliendo idee, punti vista e punti di vita.

Ricomporre le nostre azioni sociali e le nostre storie come possibili rotte per attraversare questo difficile momento e poter ribaltare il mondo.

Vi invitiamo a partecipare all’assemblea di quest’anno! Per iscriversi compilare il modulo on line :  http://bit.ly/Spello2019

 

Programma

Giovedì 10 ottobre, Centro Polivalente, Ca’ Rapillo, Spello
13 Registrazione partecipanti e convivialità con degustazione di eccellenze enogastronomiche del territorio
14    Saluti in apertura lavori e introduzione di Riccardo De Facci presidente nazionale CNCA

14.30 – 18.30 Relazioni di scenario
 - I diversi sguardi del comporre

Sessione 1 - Comporre educazione, narrazioni e storie di vita  
Marina Santi – Università di Padova/CIREP (Centro Interdisciplinare di Ricerca Educativa sul Pensiero)
Evelina Santangelo – scrittrice e traduttrice
Coordinano Silvia dalla Rosa e Alessandra De Filippis consiglio nazionale CNCA

Pausa tè a cura di Isaaf

Sessione 2 - Comporre accoglienza – (#ioaccolgo)
Francesca Mannocchi – giornalista
Manuela de Marco* – Caritas nazionale
Intervista Alessia Pesci – esecutivo nazionale Cnca

19.30
 Cena a cura dell’Associazione Isaaf

Ore 21.15 
Visione del   film “Isis, tomorrow. The lost souls of Mosul” saranno presenti gli autori Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi.

Venerdì 11 ottobre

9.30 – 12.30 Laboratori per tema - Come comporre tierra, trabajo, techo (sedi varie)
I laboratori rientrano nelle attività del progetto ESC, Economia solidale circolare, finanziato dal Ministero del Lavoro e politiche sociali, DLGS 117, 3 luglio 2017 art. 72anno finanziario 2018

Lab-Tierra
 – la terra da abitare, la ri-generazione urbana, la terra accogliente e portatrice di diritti
Conduce: Paolo Cattaneo consiglio nazionale CNCA
Stefano Liberti – giornalista e scrittore
Pasquale Bonasora - Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà
Andrea Mormiroli – cooperativa Dedalus
Incursioni video di Gigi Nardetto – consiglio nazionale Cnca
Esperienze: Paolo Cattaneo - Niguarda 

Lab-Trabajo
 - Liberare il lavoro, il lavoro sociale e nuove prospettive del lavoro
Il laboratorio intende promuovere una riflessione che tenga insieme un ragionamento sul lavoro sociale, i diritti dei lavoratori, i percorsi di inclusione socio lavorativa per le persone in condizione di fragilità e vulnerabilità, lo sviluppo di forme innovative di impresa ispirate anche ai modelli dell’economia circolare. Molte delle sue riflessioni traggono ispirazione dalle proposte del Manifesto per l’inserimento socio lavorativo promosso da CNCA, Consorzio Sociale Abele Lavoro, Consorzio Idee in Rete (www.inserimentolavorativo.net). Il Manifesto è stato scritto nel 2018 a seguito di diversi incontri e confronti tra operatori ed è aperto alla condivisione di chiunque voglia aggregare intorno a questo tema altre persone e organizzazioni.

Lab-Techo - Le nuove forme del comporre casa (relazioni, generi e accoglienze) e comunità nei territori. Il fare casa in modi sostenibili e con l’utilizzo di materiali di riciclo.
Conduce Fabrizio Mariani – consiglio nazionale Cnca
Antonio Tosi – esperto di rapporti tra povertà e politiche abitative, già Docente di Sociologia Urbana e Politiche della casa al Politecnico di Milano.
Giovanni Laino – social planner
Esperienze: Alessandro Carta – FIO.PSD, Silvia Nessi* - Architetti senza frontiere 

14.30 – 18.30   Generare creatività compositiva, Centro Polivalente, Ca’ Rapillo, Spello

Un sapere invisibile e allo stesso tempo complesso pieno si deposita nelle storie individuali e comunitarie.  Ogni processo creativo eredita la memoria di ciò che è già avvenuto ma al tempo stesso la condizione di possibilità di ogni processo creativo è che vi sia vuoto.  Come comporre le questioni e ricomporle in modo creativo? Come stare dentro al cambiamento?

Laboratorio – conferenza
Conducono  
Marta Bonafoni giornalista e consigliera regionale Lazio
Massimo Ruggeri consiglio nazionale CNCA
Salvatore Costantino consiglio nazionale CNCA

Monologo Teatrale di Giuseppe Cederna 

Sessione 1 - Creatività per prendere parola, comporre comunità e cambiamento
Franco Lorenzoni - insegnante e scrittore
Tahar Lamri - scrittore  
Luisa Impastato – centro

Sessione 2 - Creatività per generare umanità
Mara Redeghieri – cantante
Giuseppe Cederna – attore
Eugenio Cicala - street artist

20.30 Cena a cura dell’Associazione Bhalobasa  

 

Sabato 12 ottobre, Centro Polivalente, Ca’ Rapillo, Spello

9-10.30 Plenaria
che cosa ci portiamo dai due giorni, quali rilancio in intreccio con le aree tematiche:
Liviana Marelli, Matteo Iori, Stefano Trovato dell’esecutivo nazionale Cnca
Conduce Daniela Preziosi giornalista
Incursioni video 

10.30-12.00 Comporre comunità, umanità e ricomporre il sogno di un cambiamento

Ada Colau* attivista e politica
Maurizio Landini* segretario generale della CGIL
Marco Revelli* sociologo
dialogano con Don Armando Zappolini e Marco Vincenzi consiglio nazionale CNCA

12 - 13 Chiusura Riccardo De Facci, Marina Galati, Caterina Pozzi - presidenza CNCA

*in attesa di risposta

Gruppo di studio e organizzazione: Silvia Dalla Rosa, Riccardo De Facci, Alessandra De Filippis, Salvatore Costantino, Massimo Costantini, Massimo Ruggeri, Alessia Pesci, Marco Vincenzi, Armando Zappolini, con il supporto dell’Ufficio nazionale del Cnca.
Regia: Alessia Pesci e Marco Vincenzi
Gruppi di lavoro:
lab- tierra: Federica Zambelli, Roberta Lorenzetto, Valerio Pedroni, Amalia Tata, Valeria Pecere, Silvia Ciofi, Cornelia Hunger, Daniele Damini, Fabrizio Mariani, Simone Gasparri, Stefano Trovato

lab-tiecho: Fabrizio Mariani, Francesco Mormone, Matteo Iori, Monica Ciavatta
Lab-Trabajo: Manifesto per l’inserimento socio lavorativo
Spello Ecosostenibile… stiamo cercando di minimizzare l’impatto negativo sull’ambiente di questo evento e di lasciare una eredità positiva alla comunità che lo ospita. Obiettivi: riduzione progressiva della carta e preferenza per allestimenti e materiali ecocompatibili.

Per iscriversi compilare il modulo on line :  http://bit.ly/Spello2019

Per una lista delle strutture ricettive da contattare direttamente si può fare riferimento alla lista disponibile on line al seguente link:
http://cnca.it/images/stories/ufficio-stampa/Strutture_Ricettive_Spello_COMPLETO.pdf

10 12 ottobre.Spellologo cnca

 

L’Associazione Italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia a seguito dei recenti fatti di cronaca relativi ad indagini penali in corso presso la Procura della Repubblica di Reggio Emilia, in ordine ai quali è doveroso il giusto riserbo in attesa delle decisioni del caso, pur non escludendo, in alcune situazioni, criticità e possibili comportamenti censurabili

ritiene

che, in via generale, debba riconoscersi e apprezzarsi l’attività svolta dai servizi sociali nel compito istituzionale di protezione e sostegno dell’infanzia e adolescenza e delle famiglie in difficoltà secondo la disciplina in vigore e nel rispetto dei principi costituzionali, valutato anche l’impegno frequentemente reso più gravoso dalle carenze organizzative, dalla mancanza di personale e dalle sempre minori risorse economiche sia in territori connotati da povertà educativa e ad alto rischio di devianza e criminalità, sia in territori ove la crisi della funzione genitoriale e della responsabilità adulta appare sempre più marcata

rileva

come non sia rinunciabile la costante sinergia tra i servizi pubblici territoriali e quelli sanitari al fine degli approfondimenti psicologici, dello studio della personalità, della condizione di sviluppo psico-fisico delle persone di minore età nelle situazioni di prospettato disagio, soprattutto se riconducibile a fatti di abuso o maltrattamento, fondata su tecniche di ascolto e psicodiagnostiche accurate e condivise dagli ordini professionali, correttamente predisposte mediante continuo confronto e aggiornamento scientifico,

rappresenta

che il sistema della Giustizia Minorile, improntato sui criteri di specializzazione e multidisciplinarietà, nel corso degli anni ha affinato strumenti di conoscenza delle persone e delle relazioni familiari, attraverso informazioni o accertamenti peritali condotti nell’ambito di procedimenti ispirati ai principi del giusto processo quali la garanzia di terzietà del giudice , del contradittorio , della difesa e della ragionevole durata, ricercando una costruttiva interlocuzione con le associazioni forensi dedicate alla famiglia e ai minorenni,

richiama

quanto previsto dalla recente risoluzione del CSM in data 9-9-2019 in tema di “organizzazione e buone prassi per la trattazione dei procedimenti relativi ai reati di violenza di genere e domestica” con riferimento ad un intervento integrato, non soltanto mediante forme di collaborazione interna al sistema Giustizia fra i diversi uffici giudiziari a vario titolo coinvolti, ma anche sul versante esterno al fine di un’ azione multisettoriale con enti locali, strutture sanitarie, servizi sociali e soggetti del terzo settore presenti sul territorio, in un’ottica di corresponsabilità, volta anche ad evitare ricostruzioni fuorvianti delle situazioni rilevate in un ambito di osservazione ristretto,

ricorda

che allo scopo di garantire il contradditorio processuale, con la legge n. 149 del 2001, oltre alla assistenza legale del minore, nella procedura per dichiarazione di adottabilità è stato introdotto l’obbligo di avviso ai genitori di nominare un difensore di fiducia, in mancanza del quale il giudice dovrà provvedere alla nomina di un difensore d’ufficio , e, con la medesima legge, è stato previsto all’art. 336 cod. civ. u.c. che anche nei procedimenti sulla responsabilità genitoriale “ i genitori e i minori sono assistiti da un difensore” e che attraverso questa rappresentanza processuale tutte le parti possono conoscere gli atti del procedimento e contro dedurre ovvero richiedere mezzi istruttori tipici, quale la consulenza tecnica d’ufficio,

ricorda

che l’applicazione degli istituti giuridici di protezione e salvaguardia delle persone di minore età , tra i quali l’affidamento etero-familiare, sono comunque ispirati al principio di solidarietà alle famiglie d’origine in difficoltà ( art. 30 , 2 comma , Cost. ) e rientrano tra gli “ strumenti necessari “ prescritti dalla Corte Edu al fine di consentire il recupero delle relazioni familiari e il riconoscimento del diritto del minore a essere educato e crescere nella propria famiglia , e costituiscono, molto spesso, esperienze esistenziali profondamente faticose e complesse per il cui svolgimento occorre una dedizione e una motivazione particolare,

auspica

che, al fine di garantire il principio solidaristico appena ricordato, i servizi sociali territoriali possano essere tutti dotati di un ufficio” dedicato “ alla formazione, individuazione e al monitoraggio di famiglie disponibili all’accoglienza, consensuale o giudiziale, temporanea dei minori in difficoltà anche per la garanzia di massima trasparenza di questo delicato settore di intervento pubblico,

ritiene

altamente dannoso da parte degli organi di informazione il ricorso a semplificazioni dei fatti non approfondite né contestualizzate, specie in una materia di grandissima complessità e delicatezza , la cui trattazione richiederebbe un elevato livello di specializzazione, con la conseguenza di gettare indiscriminato discredito su ampie fasce di operatori scrupolosi che perseguono, abitualmente, la lealtà, la collaborazione e la trasparenza nei confronti dei propri utenti e così cagionando, al contrario, fratture e contrapposizioni disfunzionali ad un coeso e efficace sistema di protezione dell’infanzia e di aiuto alle famiglie più fragili,

ribadisce

il proprio impegno verso la ricerca di modalità comunicative che – salvaguardando il diritto di cronaca – evitino il diffondersi di comunicazioni sugli interventi di protezione dell’infanzia non supportate dal dovuto approfondimento

Roma 01.07.2019
Il Segretario generale Susanna Galli
Il Presidente Maria Francesca Pricoco

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Il 2 luglio 1947 ci fu l’incidente di Roswell, uno schianto al suolo di un pallone sonda appartenente alla United States Air Force.

Secondo le prime notizie divulgate dai giornali, tuttora sostenute da ufologi, si pensava di trattasse dello schianto di un Ufo. Per questo il motivo oggi si “festeggia” la giornata mondiale degli Ufo, un’iniziativa nata nel 2001 finalizzata ad incoraggiare i governi a rendere pubblici i dati da loro in possesso riguardo agli oggetti non identificati.

Ci sono diversi possibili modi per celebrare il giorno dedicato agli extraterrestri: visitare luoghi caratteristici dell'ufologia, restare a casa a guardare una maratona di film riguardanti gli alieni, fare feste di benvenuto. Oppure si può pensare alla professione di Assistente Sociale esercitata in Italia da quasi 45000 persone.

Stiamo parlando - afferma Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistenti sociali del Piemonte) - di professionisti che quotidianamente affiancano persone in difficoltà, costrette a lasciare la casa, gli affetti, per salvarsi da guerre e/o da persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Sono al fianco di storie di sofferenze, di umiliazioni, di separazioni, di violenze ai danni di donne, uomini e bambini. Persone i cui diritti sembrano sgretolarsi ogni giorno di più”.

Continua Rosina, “gli ultimi giorni sono stati difficili per gli #assistentisociali e per gli operatori dei servizi. Giorni in cui tra la gente serpeggiano la sfiducia e la paura e nei professionisti grande preoccupazione. Solo ieri abbiamo ricevuto segnalazione di due gravi aggressioni ad operatori dei servizi nella nostra Regione. In uno dei due una persona "voleva indietro il figlio". A suo dire rapito dal servizio. Nell'altro parenti di una persona anziana hanno insultato, accusato, minacciato di morte e di gravi danni affermando che gli operatori erano "colpevoli di lucrare e di spartirsi i soldi della assistenza domiciliare". Risultati? Terrore, ansia e desiderio di cambiare lavoro. Altri risultati? Persone che non riescono a pensare con fiducia al sistema di protezione del nostro Paese. Altri risultati ancora? Persone in difficoltà che finiscono nel circuito penale. Ribadiamo, rispetto ai fatti emersi in Emilia che se qualcuno ha sbagliato deve pagare, come dice la legge, col metro più duro e con le pene più severe. Ma gli assistenti sociali italiani si dissociano dal tentativo di voler ricondurre quanto accaduto all’intero sistema di protezione dei bambini, delle famiglie, degli adulti e degli anziani in difficoltà”.

Antonio Attinà, Consigliere dell’Ordine del Piemonte, spiega: “nel mio lavoro mi rendo conto di poter sembrare un alieno agli occhi di tanti bambini e di tanti adulti. Dico cose che altri adulti non direbbero, mi colloco sempre dalla parte delle persone, qualunque cosa accada: è il mio mestiere. Ai bambini ed alle bambine che incontriamo serve tempo per fidarsi di noi, siamo alieni. Eppure questi extraterrestri fanno quello che devono: parlano con le mamme, con i papà, con i nonni, con le maestre. E poi con i carabinieri, proprio quelli che intervengono a casa quanto i papà e le mamme si picchiano davanti ai loro figli. E poi trovano il bandolo di intricate matasse: magari fanno stare i bambini a casa di altre famiglie per un po' e intanto convincono padri o madri a farsi seguire dai servizi per le dipendenze o per la salute mentale. Sostengono mamme e papà consigliando di andare da uno psicologo e persino nel trovare lavoro. Gli assistenti sociali spesso lavorano insieme agli educatori, agli infermieri, agli operatori socio sanitari. Quando i nostri progetti vengono compresi dalle persone e sono affiancati dalla loro motivazione, i bambini tornano a vivere a casa e la trovano diversa, pulita e imbiancata. I padri sorridono e non perdono più il lavoro e le madri invece dei lividi portano sul volto un leggero trucco che le fa più belle. In questi momenti ci sentiamo davvero degli alieni: quando i bambini non possono credere a cosa vedono, ci guardano negli occhi e pensano che si, questo è proprio suonato oppure è un extraterrestre”.

Per celebrare questa Giornata mondiale oggi invitiamo tutti a guardare con fiducia agli assistenti sociali e agli operatori del sistema dei servizi sociali e sanitari: possono essere UFO, “oggetti non identificati”. Spesso non sono riconosciuti, spesso bersaglio di attacchi ed incomprensioni, ma quotidianamente spendono la loro professionalità per sostenere con la loro storia e la loro scienza, orientati dai diritti che sono espressi nella nostra Carta Costituzionale, persone e comunità in difficoltà.

Concludono Rosina e Attinà: “per guardare dove altri non guardano, anzi dove a volte non possono o vogliono guardare, bisogna essere di un altro pianeta; per pensare che chi sbaglia non è un soggetto unicamente da condannare ma una persona a cui dare una possibilità, bisogna essere di un altro pianeta; per riuscire a pensare che i diritti siano un bene da tutelare e non uno strumento per fare sensazionalismo, bisogna essere di un altro pianeta. Per entrare in ufficio al mattino sapendo di rischiare una aggressione, minacce verso i propri cari, danneggiamenti delle proprie cose, bisogna essere di un altro pianeta.

Quel pianeta è il posto in cui vogliamo stare, è il posto in cui vogliamo costruire progetti insieme alle persone che aiutiamo, quel pianeta è un posto qui sulla terra che vogliamo contribuire a costruire.”


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751

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Appuntamento martedì 2 luglio a Casa Chiaravalle per un confronto pubblico sui temi dell'accesso legale in Italia per i richiedenti asilo. E per condividere le esperienze vissute nei centri di accoglienza gestiti dalle realtà del Cnca Lombardia, che il 30 giugno hanno cessato le loro attività

Milano, 1° luglio 2019 - Martedì 2 luglio il Cnca Lombardia, insieme a “Il Melograno Onlus” e alle cooperative federate, promuove a Casa Chiaravalle l’iniziativa pubblica “Porti chiusi, porte aperte”, per condividere con la cittadinanza le esperienze di accoglienza vissute con i richiedenti asilo sino al 30 giugno 2019. Giorno in cui sono stati chiusi i Centri di accoglienza straordinaria (CAS) gestiti dalle realtà del Cnca Lombardia, come previsto dalle convenzioni firmate con le Prefetture. 

L’incontro vuole essere una chiamata alla città di Milano, per affrontare insieme il tema, sempre più urgente, delle vie d'accesso legale in Italia e in Europa, unico strumento efficace per impedire viaggi disumani che aggiungono traumi su traumi a persone fragili e vulnerabili. Oltre ai rappresentanti delle cooperative che hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il bando della Prefettura di Milano, l’incontro vedrà il confronto sui temi della fragilità e delle politiche migratorie e d’asilo europee, a partire dai contributi di Alessandro Metz (armatore sociale di “Mediterranea Saving Humans”), di Lamberto Bartolé (presidente del consiglio Comunale di Milano), di Michele Usuelli (consigliere di Regione Lombardia, salito a bordo di “Mediterranea” nei giorni in cui le era stato imposto il divieto di attracco in Italia), di Paolo Oddi (avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione - Asgi) e Silvia Bartellini (presidente di "Passepartout") e i rappresentanti delle cooperative fuori dal sistema CAS.

“L’incontro vuole essere un’occasione per ribadire quanto il Cnca Lombardia rivendichi il proprio modello di accoglienza diffusa e umana, mettendo a disposizione piccoli centri e appartamenti, a partire dei quali abbiamo incontrato e fatto incontrare le storie dei migranti con le storie dei territori e dei cittadini che li ospitavano”, spiega Tiziana Bianchini dell’esecutivo regionale del Cnca Lombardia.

Lo scorso marzo, infatti, “Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione Onlus”, “Diapason Cooperativa Sociale”, “Passepartout Consorzio di Imprese Sociali”, “Fondazione Somaschi” (appartenenti a Cnca Lombardia) si sono rifiutate di partecipare al bando di gara pubblicato dalla Prefettura di Milano per “l’accoglienza” dei richiedenti protezione internazionale.Il rifiuto è stato dettato dal fatto che non è possibile praticare una buona accoglienza diffusa dietro il corrispettivo di appena 18 euro al giorno per persona. Perché non è possibile praticare buona accoglienza all’interno di un sistema che ha tolto tutte le misure di supporto all’inclusione, a partire dall’insegnamento della lingua italiana. Le cooperative hanno rifiutato di aderire a un modello di accoglienza che si riduce alla semplice “custodia” degli ospiti e che prevede -tra l’altro- l’uso di piatti di plastica e lenzuola monouso da buttare ogni tre giorni.

“Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto in questi quattro anni di esperienza, così come siamo orgogliosi di non essere conniventi con questo disegno politico che alimenta paura ingiustificata, ribadendo il nostro essere cooperatori e cooperatrici che coniugano il lavoro educativo con le politiche di inclusione”, conclude Tiziana Bianchini.

I richiedenti asilo finiranno così in grandi centri collettivi o nelle caserme. Suscitando il timore e le proteste dei cittadini che vedranno concentrarsi in un solo piccolo comune o in un solo quartiere centinaia di persone. Il disegno politico di continuare a creare insicurezza prosegue, alimentando una paura ingiustificata alla quale la gente crede, piegando testa e cuore.

cnca lombardia


Chi siamo
Il CNCA Lombardia ogni anno si fa carico di oltre 8000 persone ed entra in contatto con circa 120.000 cittadini nel territorio regionale.Il Cnca si compone di 37 gruppi aderenti presenti in 10 provincie della Regione, che raccolgono circa 2000 soci, 1800 lavoratori, 180 strutture residenziali (minorenni – persone con disabilità – dipendenze – mamme bambino – housing sociale) e 270 servizi diurni e progetti territoriali (centri diurni e servizi domiciliari per minori, disabili e anziani – unità di strada – servizi prevenzione – politiche giovanili - carcere)Si è costituita formalmente il 31 gennaio 2006.Info e contatti:

CNCA Lombardia
Sede regionale: – via Petrarca 145, Sesto San Giovanni (MI)
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Ufficio Stampa
Ilaria Sesana - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 333.4358485

per cancellarsi cliccare qui

Si è conclusa la conferenza regionale “L’accoglienza etero-familiare e il leaving care visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori”, promossa da Agevolando, Cnca e SOS Villaggi dei Bambini

Conferenza CLN Lombardia 2

Milano, 28 giugno 2019

Si è svolta giovedì 27 giugno dalle 9,30 alle 13,30, a Milano presso Casa dei Diritti del Comune di Milano la conferenza regionale dal titolo “L’accoglienza etero-familiare e il «leaving care» visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori”.

Un importante momento di riflessione e restituzione degli esiti di due percorsi che – in parallelo – sono stati realizzati sul territorio regionale: il “Care Leavers Network Italia” e “Leaving Care”.

Il “Care Leavers Network Italia” è un network nazionale promosso dall’associazione Agevolando in collaborazione con Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e con il contributo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali composto da ragazzi e ragazze tra i 16 e 24 anni che vivono o hanno vissuto parte della loro vita “fuori famiglia” (comunità di accoglienza, casa famiglia, affido), coinvolti in un percorso di partecipazione e cittadinanza attiva.

Attraverso il progetto “Leaving care”, co-finanziato dalla Commissione Europea, SOS Villaggi dei Bambini vuole contribuire – con un modulo formativo implementato quest’anno in tre città italiane – allo sviluppo delle competenze di professionisti che lavorano con giovani in uscita da percorsi di accoglienza fuori famiglia, affinché possano prepararli al meglio per una reale partecipazione ad una dignitosa vita adulta all’interno della società in cui vivono.

La conferenza si è aperta con i saluti di Paolo Formigoni, Dirigente U.O. Politiche di inclusione sociale e integrazione, sviluppo delle formazioni sociali, disabilità di Regione, Federico Zullo, presidente associazione Agevolando e Roberta Capella, Direttore di SOS Villaggi dei Bambini Italia.

Samantha Tedesco, Responsabile Area Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini, ha presentato il Progetto Leaving Care, grazie al quale in collaborazione con il Comune di Milano 40 operatori hanno ricevuto una formazione in accompagnamento all’autonomia. Le loro Raccomandazioni inoltre sono state raccolte e - insieme a una delle assistenti sociali che hanno partecipato al percorso formativo, Laura Fincato - portate all’attenzione delle Istituzioni presenti al fine di migliorare le politiche e le prassi a livello locale, regionale e nazionale: «All’interno dei Villaggi SOS sono molte le iniziative e i progetti che hanno l’obiettivo di accompagnare all’autonomia i care leavers. Da un lato lavoriamo con i ragazzi aiutandoli ad acquisire le competenze professionali e relazionali necessarie alla transizione alla vita indipendente. Dall’altro lavoriamo con gli operatori dell’accoglienza per consolidare le competenze che mettono al servizio dei giovani in uscita. Il nostro impegno del resto non è rivolto solo ai bambini e ai ragazzi accolti nei Villaggi SOS ma a tutti i care leavers, nessun escluso».

A seguire Diletta Mauri, Coordinatrice del Care Leavers Network Italia, con Nadia Agnello e i ragazzi e le ragazze del Care Leavers Network della Lombardia hanno portato le loro riflessioni sui percorsi di accoglienza in comunità, affido e casa-famiglia e su cosa accade al termine di questi percorsi, quando i ragazzi devono cavarsela da soli.

Sei emozionanti lettere ad altrettanti interlocutori: un giudice, un’assistente sociale, un responsabile dei servizi sociali, un’equipe di educatori, una psicologa, accompagnate dalle Raccomandazioni dei ragazzi.

I care leavers chiedono ai professionisti di essere “preparati, motivati, presenti” e di saperli ascoltare in modo autentico: “Non potete capire che cosa stiamo vivendo ma provate a mettervi nei nostri panni e provate ad aiutarci il più̀ possibile, ascoltandoci e standoci accanto. Sarebbe bello sentirvi chiedere spesso “come stai” e “come va”, è importante sapere che vi interessate a noi! Spesso siete il nostro unico punto di riferimento. Fateci sentire persone e non numeri”.

Hanno risposto alle loro sollecitazioni e si sono assunti impegni: Stefano Benzoni, Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeuta, Anna Maria Caruso, Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Milano, Liviana Marelli, Referente Cnca per Infanzia, Adolescenza e Famiglie, Francesca Codazzi e Maria Carbone, referenti del gruppo tutela minori e famiglia del Croas Lombardia, Silvia Zandrini, coordinatrice servizi sociali 2°liv. e specialistici settore politiche sociali - Area territorialità, Comune di Milano. A moderare Sara De Carli, giornalista di Vita non profit.

Conclude Federico Zullo: “È stato un evento molto ricco e denso che conferma l’importanza del lavoro che come organizzazioni stiamo facendo e quanto è importante che i ragazzi possano portare le loro riflessioni e confrontarsi in un setting dove sentirsi liberi e sereni nel condividere la propria esperienza”.

Il testo con le Raccomandazioni degli operatori e quello con le Lettere e le raccomandazioni dei ragazzi sono disponibili sul sito www.agevolando.org

L’evento è stato realizzato in collaborazione con: Fondazione Casa della Carità G. Abriani, coop. Comin, coop. La Grande Casa, associazione Gruppo di Betania, Villaggio SOS di Saronno, L’Albero della vita, coop. Diapason e con il supporto di Casa dei Diritti e Commissione Europea.


CARE LEAVERS NETWORKCARE LEAVERS NETWORKLOMBARDIA
Le nostre lettere e le nostre raccomandazioni
(clicca per scaricare il pdf)

Un decalogo per gli adulti nell’accompagnare
la transizione dei care leavers
(clicca per scaricare il pdf)

Ufficio stampa:
Silvia Sanchini – 347 1660060 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Marco Simonelli - 06 44160821 - 3735515109 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Federica Giovannetti – 06 44160841 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

***

L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “CLN Italia: sviluppo di welfare generativo attraverso l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva di giovani fuori dalla famiglia di origine”, ai sensi dell’articolo 72 del Codice del terzo settore, di cui al dl n.117/2017 – annualità 2017 finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e realizzato in ATS da Associazione Agevolando e CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza)

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Inchiesta di Reggio Emilia,
nessuna difesa di chi avrebbe operato
contro minorenni, ma evitare processi sommari
a comunità e famiglie affidatarie

Marelli: "Tanti operano con passione, responsabilità e competenza
per accompagnare bambini e ragazzi verso un futuro possibile
e nel loro superiore interesse"

Roma, 28 giugno 2019

"Apprendiamo dalla stampa", dichiara Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescenza e famiglie del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), "quanto sta avvenendo in riferimento alla vicenda che coinvolge diversi minorenni e le loro famiglie e che ha comportato numerosi arresti a carico del sindaco di Bibbiano (RE) e di professionisti e operatori collegati all'organizzazione Hansel e Gretel. Siamo certamente allarmati di fronte a quanto finora emerso dalle stampa e laddove siano stati commessi abusi e reati quali quelli contestati, i responsabili devono risponderne. Nessuna difesa per coloro che avrebbero operato a danno dei bambini e dei ragazzi negando diritti e rispetto per ogni minorenne e per ogni famiglia. La presenza di una indagine giudiziaria chiede, però, a tutti di sospendere il giudizio nell'attesa degli esiti dell'attività dei preposti organi inquirenti."

"Ciò che ci preme sottolineare", continua Marelli, "è che questa vicenda non sia utilizzata come un'ulteriore occasione per infangare il lavoro costante, quotidiano di molte comunità e di tante famiglie affidatarie che con passione, responsabilità e competenza accolgono e accompagnano bambini e ragazzi verso un futuro possibile e nel loro superiore interesse. Occorre, quindi, evitare improprie generalizzazioni e strumentalizzazioni facendo di tutta l'erba un fascio."

"Il sistema della tutela, dell'accoglienza e dell'accompagnamento dei minorenni e delle loro famiglie – con particolare riferimento alle situazioni di vulnerabilità e fragilità –", conclude Marelli, "richiede senza dubbio politiche chiare, continuative e capaci di sostenere le competenze genitoriali e prevenire l'allontanamento dei bambini e dei ragazzi dalle famiglie d'origine e contestualmente garantire la buona qualità dell'accoglienza ben utilizzando le procedure e le modalità di verifica e controllo già normativamente previste."

logo cnca

La nostra comunità professionale è profondamente scossa da quanto è emerso sui media circa l’indagine in corso nella provincia di Reggio Emilia che vedrebbe indagati colleghi psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-sanitari e amministratori pubblici. Non si conoscono ancora i dettagli di questa vicenda, ma le notizie trasmesse dai media fanno trapelare fatti che appaiono di gravità sconcertante e che, se confermati, farebbero emergere condotte gravissime e del tutto incompatibili con l’etica degli psicologi e con il nostro codice deontologico, le cui norme hanno l’obiettivo di offrire le massime al garanzie all’utenza.         
Il campo della tutela della salute famigliare e della protezione dell’infanzia e della adolescenza è un campo delicatissimo che non può essere trasformato in un’occasione per trarre profitti illeciti. Fermo restando che bisogna stare attenti a non fare di tutte le erbe un fascio e distinguere cattive prassi da buoni interventi. L’affido familiare è un istituto giuridico utile, talvolta strumento elettivo, per preservare il benessere dei bambini, per proteggerli da situazioni di pericolo, violenza e abuso. In moltissimi casi è l’unica risposta riparativa possibile alla sofferenza di tanti minori, il cui progetto coinvolge tanti nostri colleghi che svolgono con coscienza, competenza e dedizione valutazioni, consulenze, supporto psicologico e psicoterapia.    
Comunichiamo che come Consiglio dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna non mancheremo di procedere in via disciplinare nei confronti dei colleghi coinvolti nonché, qualora le indagini in corso esitino in rinvii a giudizio, di costituirci parte civile.

I presidenti e i consiglieri degli Ordini regionali e provinciali degli psicologi da sempre avvertono la massima responsabilità e profondono il proprio impegno soprattutto nei riguardi delle persone più deboli e fragili. È quindi necessario distinguere tra cattive condotte e buone prassi che hanno come scopo la tutela della salute psicofisica delle persone.              
Per noi psicologi, professionisti sanitari, operare nell’ambito della tutela delle persone di minore età significa proteggere e promuovere il diritto alla salute di bambini e adolescenti, al fine di preservarne le potenzialità e favorire le condizioni necessarie al loro miglior sviluppo. L’ascolto psicologico specialistico, come primo intervento di protezione, è fondamentale per la comprensione dei bisogni profondi, premettendo l’interesse del minore all’interesse degli adulti.          
Diritti dei minori e doveri degli adulti in questo caso non vanno posti in antitesi: nelle persone in età evolutiva, devono essere tutelati i “diritti relazionali”. Il diritto di ogni bambino di essere allevato nell’ambito della sua famiglia di origine corrisponde al diritto del genitore di essere in grado o di essere messo nelle condizioni di assolvere ai suoi doveri fondamentali nei riguardi dei figli. Garantire, perciò, i diritti dei minori - in quanto figli - significa promuovere, sostenere, affiancare le funzioni genitoriali e mettere in atto, quando possibile, tutti gli interventi necessari per superare le problematiche (interne ed esterne) che rendono disfunzionale una famiglia.  

Lo psicologo che opera nell’ambito dell’età evolutiva può venire a contatto con situazioni di maltrattamento in cui vi sono forme di violenza diretta o indiretta a opera di adulti, in particolare di quelli che dovrebbero avere compiti di protezione e cura, i genitori. Ogni forma di violenza, specialmente se sperimentata precocemente e ripetutamente nelle relazioni primarie di cura - cioè con le persone che dovrebbero garantire sicurezza, affidabilità, stabilità, contenimento affettivo ed emotivo -, in carenza o assenza di fattori protettivi nel bambino, produce traumi psichici/interpersonali, che possono esitare in condizioni psicopatologiche gravi se non intercettate. È quindi fondamentale intervenire precocemente per evitare che il danno e le sue conseguenze si strutturino. Ascoltare il minore d’età maltrattato per comprendere cosa c’è dietro ai suoi silenzi, alle sue paure e far emergere elementi che aiutino a capire in modo oggettivo se c’è vittimizzazione è un lavoro tecnicamente molto complesso che implica formazione specifica, condivisione con altri professionisti della tutela.

Operare nel campo della protezione del minore, infatti, richiede competenze professionali adeguate alla valutazione del caso e all’individuazione di strategie e modalità operative efficaci nei confronti sia dei minori che delle loro famiglie.  
Quando, a seguito di un percorso di valutazione specialistica, effettuato non solo dallo psicologo, si evidenziano situazioni di estrema gravità a elevato rischio psicofisico per bambini e adolescenti, l’allontanamento dalla famiglia biologica rappresenta una misura di protezione indispensabile. Misura che viene comunque valutata e messa in atto dall’autorità giudiziaria.


Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
a cura di Rizoma | Studio Giornalistico Associato
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Giovedì 27 giugno alla Casa dei Diritti di Milano la conferenza regionale: “L’accoglienza etero-familiare e il leaving care visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori” promossa da Agevolando, Cnca e SOS Villaggi dei Bambini

Conferenza CLN Lombardia 2

Milano, 25 giugno 2019

Si svolgerà giovedì 27 giugno dalle 9,30 alle 13,30, a Milano presso Casa dei Diritti del Comune di Milano in via Edmondo De Amicis, 10 la conferenza regionale dal titolo “L’accoglienza etero-familiare e il «leaving care» visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori”.

Sarà un importante momento di riflessione e restituzione degli esiti di due percorsi che – in parallelo – sono stati realizzati sul territorio regionale: il “Care Leavers Network Italia” e “Leaving Care”.

L’associazione Agevolando in collaborazione con Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e con il contributo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali  – attraverso il progetto Care Leavers Network Italia – si è proposta di costituire e consolidare un network nazionale di ragazzi e ragazze tra i 16 e 24 anni che vivono o hanno vissuto parte della loro vita “fuori famiglia” (comunità di accoglienza, casa famiglia, affido), coinvolgendoli in un percorso di partecipazione e cittadinanza attiva che permetta di farli incontrare con le istituzioni che a vario titolo si occupano di loro, portando il loro punto di vista sui percorsi di accoglienza. In questa occasione, i ragazzi del Care Leavers Network Lombardia porteranno alle istituzioni locali le loro riflessioni.

Attraverso il progetto “Leaving care”, co-finanziato dalla Commissione Europea, SOS Villaggi dei Bambini vuole contribuire – attraverso un modulo formativo implementato quest’anno in tre città italiane – allo sviluppo delle competenze di professionisti che lavorano con giovani in uscita da percorsi di accoglienza fuori famiglia, affinché possano prepararli al meglio per una reale partecipazione ad una dignitosa vita adulta all’interno della società in cui vivono. La proposta formativa “Preparazione all’autonomia”, al centro di questo progetto, è in questo momento in fase di realizzazione in tre città italiane. In questa occasione, SOS Villaggi dei Bambini porterà ai decisori locali le istanze degli assistenti sociali e degli educatori milanesi che hanno partecipato alla formazione “Preparazione all’autonomia” del progetto “Leaving care”, con l’obiettivo di migliorare il sistema dell’accoglienza etero-familiare con un focus specifico sulla fase di uscita.

La conferenza si aprirà alle 9,30 con i saluti di Stefano Bolognini, Assessorato alle Politiche sociali, abitative e disabilità – Regione Lombardia, Federico Zullo, Associazione Agevolando e Roberta Capella, SOS Villaggi dei Bambini Italia.

A seguire Samantha Tedesco, Responsabile Area Programmi e Advocacy, di SOS Villaggi dei Bambini presenterà il Progetto Leaving Care e le raccomandazioni degli operatori e Diletta Mauri, Coordinatrice del Care Leavers Network Italia, con Nadia Agnello e i ragazzi e le ragazze del Care Leavers Network della Lombardia presenteranno le loro riflessioni sui percorsi di accoglienza e sull’uscita.

Risponderanno alle loro sollecitazioni: Stefano Benzoni, Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeuta, Anna Maria Caruso, Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Milano, Liviana Marelli, Referente Cnca per Infanzia, Adolescenza e Famiglie, Francesca Codazzi e Maria Carbone, referenti del gruppo tutela minori e famiglia del Croas Lombardia, Silvia Zandrini, coordinatrice servizi sociali 2°liv. e specialistici settore politiche sociali - Area territorialità, Comune di Milano.

Modera Sara De Carli, giornalista di Vita non profit. 

L’evento è realizzato in collaborazione con: Fondazione Casa della Carità G. Abriani, coop. Comin, coop. La Grande Casa, associazione Gruppo di Betania, Villaggio SOS di Saronno, L’Albero della vita, coop. Diapason e con il supporto di Casa dei Diritti e Commissione Europea.

Per motivi organizzativi si prega di confermare la propria presenza compilando il form a questo link: https://forms.gle/vAenBAdfFmfoSCzw9

È stato richiesto accreditamento al Cnoas. 

Qui il programma completo.

Per informazioni:
Nadia Agnello
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

Ufficio stampa:

Silvia Sanchini – 347 1660060 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Marco Simonelli - 06 44160821 - 3735515109 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Federica Giovannetti – 06 44160841 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “CLN Italia: sviluppo di welfare generativo attraverso l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva di giovani fuori dalla famiglia di origine”, ai sensi dell’articolo 72 del Codice del terzo settore, di cui al dl n.117/2017 – annualità 2017 finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e realizzato in ATS da Associazione Agevolando e CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza)

Save the date Lombardia.001

I cittadini italiani che sono emigrati verso l'estero nel 2017 sono stati circa 115.000 (https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2018/Rapportoannuale2018.pdf, pagina 175), un numero rimasto pressoché invariato rispetto al 2016. Inoltre, dal 2013 al 2016 sono molto aumentati gli emigranti con alto livello di istruzione, ovvero almeno laureati, che sono passati da 19.000 a 25.000 unità all'anno. A dispetto della grande attenzione mediatica normalmente riservata ai flussi migratori in entrata, poca attenzione è dedicata a quelli in uscita, che raccontano una generazione in evidente difficoltà, che cerca di costruirsi un futuro al di fuori del proprio Paese. L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna vuole dare attenzione a quegli aspetti psicologici e sociali che rendono difficoltoso ripartire da zero, lontano dalle proprie origini, in particolar modo se questa è una scelta non libera, forzata dalla necessità di lavoro.

Chi lascia i luoghi di provenienza vive comunque sentimenti di perdita e abbandono: partire è un’esperienza psicologica complessa. Chi parte lascia la propria casa, intesa non solo come oggetto fisico ma anche come spazio in cui si sono costruite reti relazionali che danno alla persona senso e sostegno per la propria vita individuale.

“Per molti, una volta lasciato il proprio luogo d'origine, anche dopo essersi stabiliti altrove, rimane un senso costante di estraneità: ci si può sentire un po' stranieri faticando a comprendere fino in fondo la nuova cultura e si vivono sentimenti di ambivalenza. È possibile che la nuova esperienza trasformi la propria cultura al punto tale che non si riesca più a sentirsi a casa né nel Paese che accoglie né nel Paese da cui si viene. Il percorso di ricostruzione del senso di appartenenza, fattore di protezione fondamentale per il ben-essere della persona, è spesso lungo oltre che difficile”, commenta Anna Ancona, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.

Un altro aspetto da considerare è quello delle aspettative di chi parte: a volte ci si illude che in breve tempo si risolveranno tutti i problemi, con un'occupazione stabile e nuove amicizie. Eppure le difficoltà di vivere all'estero sono reali. Se anche il lavoro trova risposte immediate, comunque permane la difficoltà di costruire nuove reti di relazioni soddisfacenti. Le difficoltà possono essere tali che l'intero progetto esistenziale della persona può rischiare di fallire.

“Di fatto i nostri giovani migranti spesso sono acculturati, parlano la lingua del Paese in cui si trasferiscono e sono motivati dal bisogno maturo di costruire la propria vita in autonomia, anche economica, emancipandosi dalla famiglia d’origine. Ciò che può fare chi resta in Italia è continuare a dare sostegno ai propri cari, cercare di far sentire la propria presenza, mantenendo i contatti. E se dovesse accadere che il tentativo all'estero non va a buon fine - per ragioni varie: difficoltà di inserimento sociale o economico o anche solo per nostalgia - è fondamentale aiutare il ritorno”, aggiunge la Presidente.

In ogni caso, che si decida di espatriare, di tornare o di restare, un elemento che fa la differenza,  per rispondere a una situazione di disagio, è il proprio grado di resilienza, concetto psicologico che indica la capacità di far fronte a un problema reagendo in maniera positiva, provando a riorganizzarsi. La capacità di rimanere aperti alle novità e superare le difficoltà è indispensabile per riuscire a cogliere le opportunità che si presentano. Tale capacità - la resilienza, appunto - può essere acquisita e migliorata, anche con interventi di sostegno psicologico mirati. Partire, come tornare, può comportare un impegno psicologico non da poco, tuttavia una riorganizzazione personale del genere può anche produrre una crescita.


Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
a cura di Rizoma | Studio Giornalistico Associato
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