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Ubi minorubi-minor-progetto

Il convegno intende promuovere la necessità di innovazione nell’ambito della tutela per favorire un approccio creativo alla promozione e alla difesa
dei diritti dell’infanzia.

L’obiettivo è quello di riposizionare la figura del bambino e del suo sistema al centro degli interventi per passare da un modello riparativo a uno costruttivo (o trasformativo).

Difendere l’idea che ogni fanciullo possa diventare un adulto avendo a disposizione molteplici opzioni di scelta per costruire il proprio futuro è molto più  che intervenire per interrompere la dimensione di pregiudizio.

Il sistema della tutela necessita della costruzione di uno spazio di crescita finalizzato alla definizione di un ulteriore sviluppo che affronti in maniera radicalmente  nuova, per adeguarlo alla mutata realtà, l’approccio al sistema sociale.

20 novembre

I dettagli organizzativi e il programma

Si può insegnare la partecipazione? Come si impara a vivere insieme? Come crescere da cittadini?

Riparte dall’educazione civile e dalle sue sfide la terza edizione del Cantiereducare, in programma dal 20 al 23 novembre a Parma.

L’evento, a cura della LUdE – Libera Università dell’Educare con il contributo della Fondazione Cariparma, dal 2015 analizza le principali questioni educative, intrecciando esperti ed esperienze per formulare proposte.

Quest'anno la location si sdoppia: tutti gli appuntamenti mattutini [lectio magistralis] e pomeridiani [razmataz, ovvero laboratori formativi e tavoli rielaborativi] si svolgeranno al Workout Pasubio (Via Palermo 6), mentre quelli serali [dintorni] troveranno spazio nel cuore della città, nel Palazzo del Governatore (Piazza Garibaldi 2).

Per celebrare i settant’anni della Costituzione della Repubblica Italiana, il CE proverà a rispondere alle urgenze educative connesse alla costruzione del senso di comunità con il contributo di educatori, famiglie, ricercatori e di tutti coloro che condividono responsabilità educative. Perché se è innegabile che siamo per nascita e al tempo stesso diventiamo con la crescita cittadini, non è altrettanto chiaro a chi spetta il lavoro educativo perché il soggetto possa farsi cittadino e fare cittadinanza: alla famiglia, alla scuola, alla comunità, a ciascuno di noi? Ma soprattutto quando, dove, in quali occasioni? È un compito di tutti ma pare di nessuno: sembra essere sparito dai programmi e dai progetti educativi in un momento storico in cui la partecipazione è generalmente ridotta al semplice gesto del voto o alla solitaria lamentela.

Come sempre, ogni giornata del CE sarà dedicata a un tema portante

20.11 - Il POTERE, un di più d responsabilità, al servizio ella città

21.11 - La GIUSTIZIA, a ciascuno il suo, nel rispetto dell'altro

22.11 - La SOLIDARIETÀ, la comunità di tutti

23.11 - La PATRIA, un luogo comune

IL PROGRAMMA DEL CE18 EDUCAZIONE CIVILE

ISCRIVITI PER PARTECIPARE AI LABORATORI

cantiereducare

La V.I.G. (www.videointeractionguidance.net) è un modello d’intervento finalizzato a fare evolvere in senso positivo “relazioni significative” (genitore-figlio, partner-partner, caregiver-utente, insegnante-allievo) utilizzando sessioni di ripresa e video feedback.

Attraverso la video analisi delle “interazioni di successo” i clienti vengono supportati nel risolvere le loro difficoltà attuali e ad aumentare la loro sensibilità e capacità di entrare in sintonia con l’altro.

Quando è utilizzata da professionisti per riflettere sulla propria comunicazione con gli utenti presi in carico si chiama VERP, “pratica riflessiva facilitata dal video”.

28 novembre

I dettagli organizzativi e il programma

L’aggressività e la violenza nella nostra società si possono presentare in varie forme, alcune più evidenti, altre più nascoste. Molte di queste nascono dall'incapacità della persona di accettare il rifiuto e distaccarsi da una vita affettiva spesso immaginata perfetta; uno dei fenomeni patologici più diffusi, in queste situazioni, è quello dello stalking. Tra i reati commessi contro le donne in Emilia-Romagna, infatti, le denunce di stalking sono il 23% del totale (anni dal 2013 al 2016, http://www.assemblea.emr.it/lassemblea/commissioni/comm-par/comunicati-stampa-commissione-par/@@comunicatodettaglio_view?codComunicato=73311). In occasione del 25 novembre, "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne", l'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna analizza il fenomeno, evidenziandone alcuni aspetti ricorrenti e fornendo indicazioni su come comportarsi per minimizzare i rischi legati al crescendo di violenza che è spesso correlato allo stalking.

Lo stalking è una forma di aggressione psicologica e fisica finalizzata ad annientare la volontà della vittima, esaurendo la sua capacità di resistenza attraverso uno stillicidio incessante, in un crescendo persecutorio. Vi sono in particolare due ragioni che possono indurre ad atti di stalking: da una parte la volontà di creare una relazione con un’altra persona o di ristabilire un rapporto precedente, dall’altra quella di vendicarsi per un vissuto di ingiustizia subita. Il persecutore può manifestare un’evidente problematica nell’area affettivo-relazionale e comunicativa che però non sempre corrisponde a un preciso quadro psicopatologico, può vivere un disturbo psichico di cui spesso non è consapevole e che non sa gestire.

Dal punto di vista psicologico, lo stalker attua dei comportamenti molto simili a quelli messi in atto da chi manifesta una significativa dipendenza affettiva. Può mostrarsi intrusivo, insistente, incapace di sopportare la distanza fisica e il rifiuto, può negare la realtà perché per lui troppo dolorosa e rifiutarsi di riconoscere la mancanza d’amore dell’altro. Desidera a ogni costo avere un contatto con la persona che ritiene oggetto d’amore, la sua vittima, che può essere una persona con la quale ha intrattenuto una relazione sentimentale, anche breve e spesso già finita, oppure non corrisposta.

Solitamente - ma non necessariamente - la vittima è una donna, protagonista della vita affettiva anche illusoria dello stalker, che è stata oggetto d’amore sia ricambiato che presunto, senza mai davvero sfociare in una relazione. Oppure la futura vittima può aver manifestato il desiderio di interrompere la relazione o ha posto fine al rapporto, ritenendolo terminato o nocivo. Lo stalker è il soggetto che con maggiore frequenza trova correlazione con l’autore del femminicidio. Le sue minacce sono spesso la premessa a violenze più gravi che non devono essere sottovalutate.

"Bisogna sempre resistere alla tentazione di convincere il proprio persecutore a fermarsi. Soprattutto se si tratta di una persona che ha bisogno di cure, le risposte possono essere interpretate come un preciso interesse e rinforzare il suo agire: divengono segnali di attenzione. Anche la restituzione di un regalo, una risposta negativa a una telefonata o a una lettera vanno evitati. I contatti dovrebbero essere interrotti immediatamente dalla vittima, perché altrimenti potrebbero alimentare il comportamento persecutorio, favorendone un crescendo devastante." Commenta Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna.

La vittima viene violata nella sua dimensione privata, la paura per quello che sta accadendo favorisce l’isolamento e, di conseguenza, per lei può essere più difficile chiedere aiuto. Può manifestare forti emozioni che da un iniziale stato di stress psicologico possono evolvere in una intensa sintomatologia psicopatologica. In seguito, la vittima può essere portata a evitare qualunque situazione che possa ricordare il trauma e a rifuggire ogni attività sociale: il rischio in questi casi è l’insorgenza di un distacco emotivo dall’ambiente, una affettività ridotta e una visione negativa del futuro. Questa sintomatologia può essere transitoria e in ogni caso dipende dalla resilienza della persona.

La Presidente Anna Ancona sottolinea come sia indispensabile che l’azione terapeutica avvenga parallelamente alla messa in atto di strategie pratiche anti-molestie e associata a operazioni utili a mantenere o ristabilire la vita sociale. Talvolta, per riuscire a chiedere l’intervento e la tutela da parte delle forze dell’ordine può essere necessario il sostegno psicologico che renda la vittima più forte e capace di chiedere aiuto.

Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
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OPER LOGO

Tocca tutte le regioni, dal Nord al Sud dell’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, con sit in, cortei, incontri pubblici, presidi in oltre 50 città, la mobilitazione contro il disegno di legge Pillon su separazioni e affido, mentre la petizione lanciata su Change.org da D.i.Re, Donne in rete contro la violenza, ha raggiunto quasi le 100.000 firme.

Una mobilitazione imponente, che vede uniti centri antiviolenza e associazioni donne, organizzazioni sindacali e del terzo settore, il movimento Non una di meno, associazioni professionali, comitati cittadini formatasi ad hoc, associazioni che si occupano di infanzia, e alla quale ha aderito anche il Partito Democratico.

Tutti uniti nel chiedere il ritiro del Disegno di legge Pillon e degli altri 3 disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, che rischiano di trasformare la separazione e l’affido in un campo di battaglia permanente.

L’appuntamento a Roma è STATO SPOSATO IN PIAZZA MADONNA DI LORETO sabato 10 novembre alle ore 11.  

Gli appuntamenti nelle altre città: 

  • Alessandria, incontro con la cittadinanza, Istituto scienze giuridiche ed economiche dell’Università del Piemonte Orientale, via Mondovì 8, ore 10.30
  • Ancona, piazza Roma, dalle 10
  • Bari, piazza Madonnella, ore 17
  • Bergamo, piazza Matteotti, davanti al Municipio, ore 10
  • Bologna, piazza Re Enzo, dalle 15 alle 18
  • Bolzano, incontro pubblico con proiezione del film L’affido, Liceo Carducci, ore 20
  • Brescia, corso Zanardelli, ore 16. A seguire il 12 novembre, assemblea pubblica alla Sala Civica Pasquali a partire dalle ore 17.30
  • Brindisi, incontro pubblico, Palazzo Nervegna, sala Università, via Duomo 20, ore 17,30
  • Cagliari, piazza Garibaldi, ore 16
  • Caserta, piazza Vanvitelli, ore 17
  • Catania, via Etnea, angolo Prefettura, dalle 17
  • Catanzaro, piazza della Prefettura, ore 17
  • Crema, piazza Duomo, dalle 10 alle 12. E l’8 novembre dibattitto preparatorio con proiezione del film L’affido al Cinema multisala Portanova, ore 21
  • Cosenza, cinema S. Nicola, ore 18: proiezione de L’affido e dibattito
  • Faenza, piazza del Popolo, dalle 9 alle 12 e incontro pubblico presso centro antiviolenza SOS Donna, via Laderchi 3, ore 9-12
  • Ferrara, piazza Savonarola, ore 15.30
  • Firenze, assemblea pubblica c/o ARCI, piazza dei Ciompi 11, ore 10
  • Follonica: 9 novembre Parco Centrale, Mercato del venerdì, ore 10.30-12.30 e 10 novembre, via Chirici (davanti al Supermercato), ore 10.30-12.30
  • Forlì, piazza Saffi, ore 15
  • Genova, Giardini Luzzati, dalle 15 e passeggiata femminista da Piazza Matteotti alle 17.30
  • Grosseto, piazza Baccarini (centro storico), dalle 16 alle 19.30
  • Imola, viale Amendola 8, davanti al Consultorio familiare, ore 10, flashmod itinerante
  • Lecce, incontro pubblico, via Santa Maria del Paradiso 12, ore 10.30. A seguire incontri pubblici a Diso (Lecce), il 13 novembre, piazza dei Cappuccini alle 16, e Squinzano (Lecce), il 14 novembre, via del Crocifisso 12, ore 17
  • Lucca, piazza San Michele, dalle 10 alle 17
  • Lugo, 7 novembre, Mercato di Lugo, ore 9-12 e 10 novembre, incontro porte aperte, Centro antiviolenza Demetra Donne in aiuto, corso Garibaldi 116, ore 10-12
  • Milano, piazza della Scala, dalle 15
  • Modena, piazza delle Torri, dalle 17 alle 18.30
  • Napoli, piazza Salvo D’Aquisto, dalle 10
  • Orbetello, mercato settimanale del sabato, dalle ore 10 alle 12
  • Orvieto, Torre del Moro nel centro storico, ore 10-19 e 12 novembre, dibattito con proiezione del film L’affido, Nuovo Cinema Corso, ore 20.45
  • Padova, sul Liston, via VII Febbraio di fronte a Palazzo Moroni, sit ore 15, a seguire passeggiata femminista dalle 16.30
  • Palermo, manifestazione regionale con corteo da Piazza Croci a Piazza Verdi, partenza ore 15.30
  • Parma, via Mazzini, dalle 10 alle 13
  • Perugia, piazza Italia, ore 15
  • Pescara, incontro di approfondimenti presso Libreria Feltrinelli, via Milano, ore 11-12.30, a seguire presidio in piazza Unione dalle ore 17
  • Piacenza, piazza Cavalli, ore 10.30. Il 16 novembre dibattito pubblico con proiezione del film L’affido, sala
  • Pisa, Largo Ciro Menotti, ore 16, corteo a partire dalle 17.30
  • Pizzo Marina, incontro pubblico Centro La Tonnara, ore 17
  • Prato, 12 novembre, dibattito con proiezione del film L’affido, Cinema Eden, ore 20.30
  • Potenza, piazza Mario Pagano dalle 11 alle 13
  • Ragusa, piazza San Giovanni, ore 16
  • Ravenna, piazza Unità d’Italia, ore ???
  • Reggio Calabria, Scalinata Teatro Cilea, dalle 16 alle 19.30
  • Scicli, piazza Municipio, ore 18
  • Terni, piazza della Repubblica, ore 17.30
  • Torino, piazza Carignano, ore 15.30
  • Trento, il 13 novembre alle 20, Cinema Astra, dibattito pubblico con proiezione del film L’affido
  • Valdichiana, staffetta nei 10 comuni con proiezione del film L’affido dal 1 al 10 novembre
  • Varese, presidio, piazza da confermare, ore 17
  • Venezia, Campo San Giacomo di Rialto, ore 11.30
  • Viareggio, piazza Mazzini, dalle 15.30 alle 18.30
  • Vicenza, corteo dall’Esedra di Campo Marzio a piazza Matteotti, con partenza alle ore 10
  • Viterbo, volantinaggio performativo in varie piazze, vari orari

La mobilitazione vede unite D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la rete nazionale dei centri antiviolenza, UDI Unione donne in Italia, Fondazione Pangea, Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa, Maschile Plurale, CGIL, CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti, UIL, Casa Internazionale delle donne, Rebel Network, il movimento Non una di meno, CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia, ARCI e Arcidonna nazionale, Arcigay, Rete Relive, Educare alle Differenze, BeFree, Fondazione Federico nel Cuore, il Movimento per l’Infanzia, Le Nove, Terre des hommes, Associazione Manden, CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, Rete per la parità, Associazione Parte Civile, DonnaChiamaDonna, One Billion Rising, Futura, UDU Unione degli universitari, LAIGA

Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della L. 194, Palermo Pride, e tante altre realtà, e si svolgerà con presidi e interventi pubblici in moltissime città.

No Pillon 10 novembre 2018 845x321

Il Fight Club dei giovani piacentini: l'esibizione della violenza per colmare il vuoto.
Il commento della Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna

Il nuovo e preoccupante fenomeno delle risse in strada tra giovanissimi, scoppiato a Piacenza nelle ultime settimane, allarma l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. 

La Presidente Anna Ancona chiarisce:

“È innanzitutto di fondamentale importanza, per arginare il fenomeno, comprendere i meccanismi che vi sono alla base, per rispondere nel modo più adeguato. Gli autori e spettatori dei combattimenti sono probabilmente frustrati dall’assenza di valori e di legami affettivi significativi, per cui vivono sentimenti di vuoto che subiscono passivamente. Sono alla ricerca di qualcosa di eccezionale che possa suscitare stati di eccitazione, che li faccia sentire ‘vivi’, colmando quel senso di vuoto interiore e trasformando lo stato passivo in attivo”.

E aggiunge:

“Spesso questi gesti rappresentano dei modi attraverso cui emergere oppure sono dei rituali interni al gruppo che vengono vissuti come fossero prove di coraggio, in cui l'atto deve essere plateale, ben visibile al gruppo o ai passanti, come dimostrato dal fatto che il tutto si sia svolto in pieno centro e non in un luogo 'nascosto': la visibilità è un elemento essenziale. L'esibizionismo si esprime poi anche attraverso i social network come Instagram, dove, ad esempio, uno dei ragazzi interrogati dai carabinieri - leggo sui giornali - aveva pubblicato la propria foto (rimossa poco dopo) sorridente davanti a un'auto delle forze dell'ordine”.

E conclude:

"Più in generale, problemi di questo tipo sono sintomatici di una intera costruzione sociale che in alcune sue parti è patologica e ha bisogno di uno sforzo dell'intera comunità per essere curata."                               

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OPER LOGO

Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori ci porta indietro di 50 anni e trasforma le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso a ostacoli.

A parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare. L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo NO alla mediazione obbligatoria

perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori

che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

Diciamo NO al mantenimento diretto

perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo NO al piano genitoriale

perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

Diciamo NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Saremo per questo in piazza in tante città del paese il 10 novembre

per una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ordini professionali e sindacati, tutti i cittadini che ritengono urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.

#FermatePillon. #FermiamoPillon

Promosso da:

  • D.i.Re Donne in rete contro la violenza
  • Udi Unione donne in Italia
  • Pangea
  • Telefono Rosa
  • Maschile Plurale
  • CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti
  • CGIL Confederazione generale italiana del lavoro
  • UIL Unione italiana del lavoro
  • Rebel Network
  • NUDM Non una di meno
  • CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia
  • ARCI
  • Arcidonna Nazionale
  • Rete Relive
  • Educare alle Differenze
  • BeFree
  • Federico nel Cuore
  • Movimento per l’Infanzia
  • Le Nove
  • Terre des hommes
  • Associazione Manden
  • CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza

Cnca

L’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte aderisce alla ‘Giornata Internazionale per l’eradicazione della povertà’, che ricorre ogni anno il 17 ottobre.

Le stime diffuse dal report dell’ISTAT, relative alla povertà in Italia nel 2017, vedono dal 2005 confermare il trend di continua e inarrestabile crescita del fenomeno. Nel 2017 si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui.

Anche la povertà relativa aumenta rispetto al 2016. Nel 2017 riguarda 3 milioni 171 mila famiglie residenti (12,3%, contro 10,6% nel 2016), e 9 milioni 368 mila individui (15,6% contro 14,0% dell’anno precedente).

L’Ordine regionale attende la presentazione del Rapporto 2018 di Caritas Italiana su povertà e politiche di contrasto dal titolo "Povertà in attesa", che verrà presentato oggi a Roma, per valutare i dati dell’ultimo periodo, La portata del fenomeno ha già indirizzato gli assistenti sociali a ripensare al proprio strategico ruolo orientato a contrastare e ridurre la povertà.

Ed è proprio Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte) a evidenziare il ruolo dell’assistente sociale: “I professionisti contribuiscono significativamente alla tutela dei diritti umani, alla costruzione di equità sociale e alla lotta contro le disuguaglianze sociali, evidenziando l’importanza dell’accoglienza, della sinergia e dell’alleanza tra professionisti, servizi, associazionismo, terzo settore, volontariato e del contributo di tutta la comunità”.

Rosina aggiunge: “La povertà è un fenomeno dai confini fluidi e mutevoli, in continua trasformazione, che disegna scenari differenti e dicotomici in una nazione che sembra ormai proiettarsi nel futuro a due differenti velocità, lasciando indietro chi non riesce ad adattarsi ai nuovi contesti o chi si trova a vivere improvvise condizioni di perdita di reddito, status e relazioni. In tutte le sue accezioni più significative (economica, strutturale, sanitaria, educativa, valoriale), la povertà è la rappresentazione odierna di un welfare incerto, di politiche poco lungimiranti, di interventi di sostegno al reddito a carattere riparativo e non generativo”.

Secondo la legge del gradiente sociale, più si scende nella scala sociale, più la salute è esposta a rischi, malattie e morte. Le disuguaglianze di salute hanno un impatto molto significativo sui carichi di sofferenza, con conseguenti ricadute anche sul benessere individuale, sulle reti di relazioni, sull’autonomia esistenziale, sull’autosufficienza, sulla produttività e sul fabbisogno assistenziale. Ne consegue che la povertà e l’esclusione sociale entrano nella scena della salute come uno dei determinanti della salute stessa.

In tal proposito, si esprime anche Sabrina Anzillotti, assistente sociale di un Servizio per le Dipendenze patologiche nonché Segretario dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte: “Il potenziale di salute di una società è minato e depotenziato proprio dalle disuguaglianze e il loro superamento è, quindi, funzionale al benessere individuale dei cittadini. Come ben delineato nel volume “L'equità nella salute in Italia. Secondo rapporto sulle disuguaglianze sociali in sanità”, povertà materiale e povertà di relazioni, reti di aiuto e solidarietà, disoccupazione, lavoro poco qualificato, basso titolo di studio sono importanti fattori di rischio per la salute. Chi è in condizioni di svantaggio si ammala di più, guarisce meno, perde autosufficienza ed è meno soddisfatto della sua salute. Essere poveri ha ricadute concrete e pesanti sul sistema sanitario; chi ha un reddito scarso o inesistente possiede difatti una minore capacità di ricorrere tempestivamente e in modo appropriato alle cure, incorre in un maggior rischio di interrompere o rinunciare del tutto ai percorsi di cura ed ha tassi più lenti di guarigione”.

Rosina conclude: “Questa situazione obbliga i professionisti dell’aiuto a contribuire fattivamente e con il proprio specifico professionale al processo di cambiamento e revisione del sistema e del processo delle cure. Gli studi relativi ai processi di trasformazione/innovazione degli assetti e dei processi organizzativi affermano che i cambiamenti non avvengono solo con processi top down per prescrizione, direttive e protocolli, ma anche attraverso interventi di contrasto che garantiscono equità nell’accesso alle strutture sanitarie e soddisfazione dei bisogni dei cittadini più vulnerabili. Questi sono soltanto alcuni dei temi e dei punti fermi sui quali proseguire e intensificare il confronto, la collaborazione, la riflessione e la costruzione di sinergie e alleanze nella direzione della lotta contro la povertà, dell’equità sociale e della tutela dei diritti umani”.


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel.: 333.4896751

Oas Piemonte

Mercoledì 10 ottobre ricorrono festeggiamenti duplici: la Giornata mondiale della Salute Mentale e la Giornata europea e mondiale contro la pena di morte.

Il 10 ottobre 2018 si celebra la “Giornata Mondiale della Salute Mentale”, sostenuta dalle Nazioni Unite,  per invitare ad una riflessione ed a una maggiore consapevolezza su malattie ad altissimo impatto e sofferenza per chi ne soffre, per le famiglie, per gli amici.

Il 26 settembre 2007, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa decise di indire una ''Giornata europea contro la pena di morte'', che da allora si tiene ogni anno il 10 ottobre. Fin dal 1997 l’Europa viene definita “spazio libero dalla pena di morte”.

E l’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte non perde l’occasione per lanciare un monito perché non siano le persone con disagio psichico ad essere condannate ad una morte in vita.

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) afferma: “Non ci sembra un caso questa doppia celebrazione se si pensa a quanto la solitudine, che spesso genera la malattia mentale, possa costringere ad esistenze di preoccupazione, di difficoltà, alla mancanza di legami affettivi, di riconoscimento di qualità e caratteristiche positive, alla compressione in un unico ruolo: quello del malato. Possiamo parlare di condanna ad una lenta e quotidiana morte?”

Rosina sottolinea: “Oggi stiamo assistendo ad una stagione politica nella quale non sembrano esserci sistemi ideologici in contrapposizione, concezioni dell’uomo e della società volte all’uguaglianza ed alla solidarietà. Al contrario, è presente la ricerca del massimo consenso basato su scelte quanto più possibili vicine ed in accordo con il senso comune su specifici e circoscritti argomenti. È necessaria, oggi più che mai, una maturazione della consapevolezza della valenza universalistica dell'affermazione dei diritti dei malati di mente e, in generale, di tutti i cittadini. Sappiamo bene che i diritti possono essere garantiti solo se vi sono le condizioni materiali per la loro fruibilità: i diritti civili e politici, in assenza di un quadro di diritti sociali, ovvero servizi, opportunità, risorse, non possono essere agiti o comunque non servono ad affrancare i loro titolari dalle condizioni di marginalità e di esclusione.” 

Le risposte della politica, se adeguate e non intermittenti, rappresentano una base da cui partire. Per i professionisti dell’aiuto, però, è compito di ogni operatore e di ogni cittadino fornire il proprio prezioso contributo contro la dilagante e letale indifferenza. 

Rosina precisa: "Possiamo ritrovare nella storia della psichiatria italiana strategie, ancora oggi adottabili dagli assistenti sociali e dagli operatori della salute mentale, per portare avanti progetti finalizzati ad attività di promozione della salute e benessere con l’obiettivo di avvicinare i luoghi di cura ai contesti di vita. Ma nulla possono le istituzioni se ciascuno di noi crede di non essere importante, nel suo piccolo e quotidiano, e non volge lo sguardo ed affianca persone che soffrono di una malattia mentale e le loro famiglie". 

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) conclude: “Un tempo quando si pensava alla malattia mentale si pensava ai manicomi. Oggi non vi sono più le mura che separavano fisicamente, gli sguardi della gente non sono più bloccati da queste barriere. Questi sguardi sono, purtroppo, spesso intrappolati nel disinteresse, nell’individualismo, nella fretta, nella paura, nella difficoltà di esprimere una vicinanza. I luoghi di cura sono visibili, ma occorre essere accompagnati a vederli. I luoghi di cura sono anche le strade, le piazze, le scuole, gli uffici, i negozi, le reti familiari e di amicizia dove ciascuno può incontrare persone con una malattia mentale. Dobbiamo chiederci tutti i giorni, nelle nostre vite, quanto la solitudine, l’indifferenza ed il disinteresse possano condannare a vite desertificate le persone con un disagio psichico. Corriamo il rischio di esporle ad una pena simile alla pena di morte che, con convinzione, si cerca di abolire in tutti i Paesi del mondo”.

L’Ordine Assistente Sociali del Piemonte, per voce della sua Presidente, richiama ad assumersi l’impegno di concorrere alla costruzione di incontro, dialogo e di rapporti attenti al bene autentico di ciascuno: come per la pena di morte occorre una mobilitazione continua, nella quotidianità, che riesca a fermare involontarie, inarrestabili lente esecuzioni.


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751

Oas Piemonte

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