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Ubi minorubi-minor-progetto

Scrivere filastrocche su abusi, maltrattamenti, abbandoni per affermare che i bambini sono persone con diritti e come tali devono essere ascoltate e considerate. Le firma Elena Buccoliero, direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime di reati e, fino a pochi mesi, Giudice onorario del Tribunale dei Minorenni di Bologna.

Redattore Sociale 6mar20 1

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«Una telefonata vale come un abbraccio». È il titolo della campagna social lanciata dal Comitato promotore della #CivilWeek.

Il senso? Anche con il #Coronavirus non dobbiamo dimenticarci della solidarietà. Sappiamo bene che nel tempo del Coronavirus saranno più isolati proprio i più bisognosi: e una telefonata, appunto, può valere come un abbraccio.

Clicca qui per maggiori info > http://bit.ly/2uyE8VW con Corriere Buone Notizie

Una telefonata

Il comitato promotore della Civil Week prevista dal 5 al 8 Marzo sospende la manifestazione per ripianificarla non appena sarà possibile, in ottemperanza alle indicazioni ricevute da Regione Lombardia in accordo con il Ministero della Salute

CivilWEEK

20 febbraio 2020, Torino. L’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte celebra la Giornata mondiale della giustizia sociale.

Istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si pone l’attenzione sull’importanza della giustizia sociale come strumento di eradicazione della povertà e promozione dello sviluppo e della dignità umana. Il tema della giornata per il 2020 è “Colmare il divario delle disuguaglianze per raggiungere la giustizia sociale”.

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte) afferma: «In tempi in cui il divario delle disuguaglianze si manifesta anche attraverso episodi di razzismo, intolleranza, discriminazione che sono ritornati ad essere prepotentemente al centro della narrazione quotidiana, ci domandiamo cosa si possa fare per realizzare una società più giusta, equa, inclusiva e solidale. Se, infatti, non vi è un contesto che garantisce e tutela la libertà, l’uguaglianza, la socialità, la partecipazione e la giustizia sociale, le azioni professionali rischiano di essere inefficaci».

«I dati allarmanti di uno studio di Censis e Confcooperative diffusi ad inizio 2018 - asserisce Barbara Rosina - ci restituiscono un Paese con sempre più poveri. Tra 30 anni, molti millenials di oggi lo saranno. Si tratta di 5,7 milioni di poveri potenziali, ossia circa 3 milioni di Neet, giovani tra i 18 e 35 anni che non studiano né lavorano e 2,7 milioni di lavoratori precari e woorking poor».

 «Gli assistenti sociali - spiega Barbara Rosina - in Piemonte sono 2500. Molti di noi sono impegnati nel sistema di protezione dei minori e di supporto alle loro famiglie anche in contesti non giudiziari e consensuali, si occupano di interventi di sostegno a persone con malattia ed ai loro famigliari, ad adulti in difficoltà, a persone anziane, sono impegnati nella Giustizia. Si tratta di contesti complessi, nei quali le disuguaglianze sono profonde, i cittadini sono in difficoltà nell’individuazione dei servizi ai quali rivolgersi per interventi professionali di supporto. A ciò si aggiunga il clima di dilagante sfiducia nei servizi sociali che stiamo vivendo: la nostra grande preoccupazione è che le persone si allontanino progressivamente dai luoghi nei quali potrebbero invece essere aiutate».

«Agire nella direzione di un cambiamento delle narrazioni sul sistema dei servizi e sulla nostra professione, anche in considerazione del fatto che dopo decenni in cui gli investimenti si sono progressivamente ridotti fino a quasi azzerarsi, le strutture sono state quasi completamente svuotate dal blocco del turn over e da una esternalizzazione indiscriminata - conclude Rosina - è ineludibile e indifferibile. Delle ricadute di una informazione negativa, non veritiera, propagandistica e della generale perdita di autorevolezza delle professioni sul sistema di protezione delle persone in situazioni di vulnerabilità, parleremo anche in occasione della Giornata Mondiale del Servizio sociale che celebreremo a Torino, al Teatro Colosseo, il 23 marzo 2020. Come professionisti riflessivi, orientati cioè alla complessità e all’integrazione di conoscenze, ci interrogheremo rispetto al fare: non solo sul “come” ma anche sul “perché” e sulle difficoltà dell’azione professionale».  


Carmela, Francesca Longobardi – Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media – Ordine Assistenti sociali Piemonte / tel. 333.4896751

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“Fragile colpevole”

Una mattina di pensieri e performance teatrali per restare umani

Il CNCA Lombardia organizza un incontro-spettacolo nell'ambito della Civil Week.

Protagoniste degli interventi e delle performance sono le persone “fragili”, quelle che noi spesso, in fondo, consideriamo “colpevoli” della propria condizione. Un evento spiazzante che - in un'epoca dell'individualismo estremo - interroga ciascuno di noi e la comunità stessa.

Ne parlano il professor Ivo Lizzola, i giornalisti Stefano Lampertico e Paolo Lambruschi e l'eurodeputato Pier Francesco Majorino, con incursioni teatrali e monologhi curati dagli studenti della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. 

Milano, 16 febbraio - Venerdì 6 marzo, dalle ore 9.30 alle 12.30 all'Ambrosianeum di Milano, CNCA Lombardia presenta “Fragile colpevole”, incontro-spettacolo concepito in modo nuovo e originale che alterna gli interventi di importanti relatori e gli intermezzi di teatro curati dagli allievi della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, ispirati alle storie delle persone “fragili”. L'obiettivo è riflettere sulla “logica retributiva” che informa la società e i suoi cittadini. Chi è “fragile” infatti - persone senza dimora, migranti, detenuti, dipendenti da sostanze - è spesso considerato, in modo più o meno dichiarato, responsabile della propria vulnerabilità e quindi “colpevole”.

Con l'introduzione di Paolo Cattaneo del CNCA Lombardia e moderati da Valerio Pedroni, del Forum del terzo settore e di CNCA Lombardia, si confronteranno Ivo Lizzola docente di pedagogia dell'Università di Bergamo che mettera a confronto "ragione sicuritaria e ragione umanitaria", i giornalisti di lungo corso Stefano Lampertico (Scarp de' tenis) e Paolo Lambruschi (Avvenire) che dialogheranno tra loro e l'eurodeputato, già assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano, Pier Francesco Majorino che toccherà il tema di una visione comune per orientare le politiche sociali.

A scandire gli interventi e a costruire il senso ultimo della giornata saranno i monologhi degli allievi della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, guidati da Paolo Giorgio e Laura Tassi: gli studenti per costruire la drammaturgia hanno infatti attinto a storie emblematiche di fragilità, conosciute attraverso l''"esplorazione" realtà di CNCA Lombardia, ma racconteranno anche il lavoro degli operatori e lo sguardo della società.

Un momento di riflessione e performance che prova a scardinare il pensiero - che ha un posto nascosto nella testa di tutti, brava gente, benpensanti e persino pubblici pensatori e decisori - che chi è debole lo sia, in fondo, per propria colpa. Contro questi luoghi comuni, “Fragile Colpevole” propone un pensiero differente: tutti siamo “fragili” e la fragilità stessa -qualità riservata alle cose “preziose”- è una ricchezza che fonda la comunità e la solidarietà reciproca.

L'evento si svolge in partnership con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, Scarp de' tenis, la campagna Io Accolgo, Buone Notizie del Corriere della Sera, CSV Milano, Forum Terzo Settore Città di Milano, Forum Terzo Settore Adda Martesana, Altreconomia. Sono stati richiesti i crediti CROAS.

Per iscrizioni: Pagina FB www.facebook.com/fragilecolpevole o al link https://docs.google.com/forms/d/1GTLY1cyLXUER6OPKZgyhmgUA44yMkOnrBF1LADI-lRo/viewform? edit_requested=true&fbclid=IwAR0F-EbbFoTui6_lmTmA9szpcg6mT6lqO_DdHMx5GopwHiObyiLRAR1Q0wc

Ufficio Stampa, Altreconomia, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 329 1376380

 

Civil week

La prima edizione della Civil Week è Milano dal 5 all’8 marzo. Un progetto di Corriere della Sera- Buone Notizie, CSV Milano, i Forum del Terzo Settore, in collaborazione con Regione Lombardia, Città Metropolitana, Comune di Milano.

I relatori

Ivo Lizzola è professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo. La sua ricerca e l’attività di consulenza e di formazione nei Servizi educativi e sociosanitari hanno riguardato lo sviluppo delle politiche sociali (con attenzione ai giovani e alle marginalità) e più recentemente i temi della cura, delle vulnerabilità e della bioetica. Tra i suoi libri “L’educazione nell’ombra - educare e curare nella fragilità”, Carocci, 2009 e “Di generazione in generazione - l’esperienza educativa tra consegna e nuovo inizio”, Franco Angeli, 2009

Stefano Lampertico, giornalista professionista dal 1999, è direttore di Scarp de’ Tenis, il mensile della strada promosso da Caritas Ambrosiana e da Caritas Italiana.

Paolo Lambruschi, è giornalista professionista dal 1992. Ha diretto il mensile di strada Scarp de’ tenis e il mensile di finanza etica Valori. Come inviato di Avvenire, si è occupato prevalentemente di vicende di immigrazione, povertà e traffico di esseri umani.

Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è stato dal 2011 al 2019 assessore alle Politiche Sociali, Diritti e Salute del Comune di Milano con le giunte Pisapia e Sala. Dal 2019 è parlamentare europeo, ed è membro della direzione nazionale del Pd.

CNCA Lombardia

La federazione CNCA Lombardia, raggruppa 37 gruppi aderenti al CNCA (coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) ed operanti nel territorio della regione Lombarda. Si è costituita formalmente il 31 gennaio 2006. La Federazione ha come sue principali finalità quelle di:

  • incentivare il confronto tra i gruppi aderenti per favorire la coerenza e l’efficacia degli interventi di accoglienza e di promozione posti in atto dagli stessi;
  • elaborare i contenuti che le organizzazioni aderenti esprimono in sede di dibattito regionale e locale, sia sugli indirizzi politici, economici e sociali delle istituzioni e degli altri soggetti della comunità, sia sugli aspetti tecnici relativi alle politiche sociali e ai diversi settori di intervento;
  • favorire la collaborazione dei propri aderenti al fine di elaborare e attuare progetti comuni ad alto contenuto sperimentale per individuare modelli di intervento e buone prassi da diffondere nel proprio tessuto associativo e nella più ampia comunità locale.

L’orizzonte di riferimento di tale riflessione è la costruzione di “comunità accoglienti“, capaci di accompagnare, condividere, sostenere la vita delle persone, in particolare di quelle che più faticano. Il CNCA Lombardia ogni anno si fa carico di oltre 8000 persone ed entra in contatto con circa 120.000 cittadini nel territorio regionale.

Il Cnca si compone di 37 gruppi aderenti presenti in 10 provincie della Regione, che raccolgono circa 2000 soci, 1.800 lavoratori, 180 strutture residenziali (minorenni – persone con disabilità – dipendenze – mamme bambino – housing sociale) e 270 servizi diurni e progetti territoriali (centri diurni e servizi domiciliari per minori, disabili e anziani – unità di strada – servizi prevenzione – politiche giovanili – carcere.

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) è una Associazione di promozione sociale organizzata in 16 federazioni regionali a cui aderiscono circa 260 organizzazioni presenti in quasi tutte le regioni d'Italia, fra cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, enti religiosi. È presente in tutti i settori del disagio e dell'emarginazione, con l'intento di promuovere diritti di cittadinanza e benessere sociale. https://cncalombardia.com/

Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi fa parte della Fondazione Milano® e offre percorsi di formazione per tutte le principali figure professionali nel campo del teatro e dello spettacolo dal vivo. Dalla sua fondazione, nel 1951 a opera di Paolo Grassi e Giorgio Strehler, La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi è un punto di riferimento formativo per il mondo teatrale italiano. Collegata nei suoi primi anni di vita al Piccolo Teatro, in seguito gestita dal 1967 dal Comune di Milano presso la storica sede di Corso Magenta (Palazzo delle Stelline), entra a far parte nel 2000 della Fondazione Scuole Civiche di Milano, di cui costituisce il Dipartimento di Teatro. l'attuale sede è l'ex Fattoria Vittadini sita in via Salasco 4. https://teatro.fondazionemilano.eu/civica-scuola-teatro-paolo-grassi

Info e contatti:
CNCA Lombardia
Sede regionale: via Petrarca 145, Sesto San Giovanni (MI), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Ufficio Stampa
Massimo Acanfora - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 329 1376380

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L’organizzazione scout ha subito tre atti intimidatori per aver deciso di gestire un immobile confiscato alla mafia

Roma, 22 gennaio 2020 

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime solidarietà all’Agesci Sicilia, che ha subito tre atti intimidatori, in pochi mesi, contro proprie sedi a Marsala (Tp), Mineo (Ct) e Ramacca (Ct). 

Azioni vili, con cui si intende punire l’organizzazione scout per aver deciso di gestire un immobile confiscato alla mafia. Siamo vicini a un’associazione impegnata fin dalla sua fondazione nell’educare i giovani alla cura e al rispetto della natura, alla lealtà, alla legalità, valori in cui si riconosce pienamente anche la nostra Federazione.

Invitiamo tutta la società civile a stare pubblicamente al fianco dell’Agesci Sicilia e a non temere di denunciare gli atti di violenza e intimidazione compiuti da Cosa nostra nel territorio siciliano.

Info
Mariano Bottaccio – Responsabile Ufficio stampa e ComunicazioneCoordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)

tel. 06 44230395/44230403 – cell. 329 2928070 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   

logo cnca

Gent.mi,
a fronte della recente approvazione del DDLR “Allontanamento Zero” da parte della Giunta regionale (22/11/19), un gruppo di docenti dell’Università degli Studi di Torino ha elaborato il presente documento, che illustra i motivi di preoccupazione.

Il DDLR si propone di diminuire del 60% gli allontanamenti dei minori dalle famiglie biologiche in Piemonte, supponendo che gli stessi siano derivanti principalmente da cause risolvibili con un lavoro preventivo sulla famiglia biologica e/o con un contributo economico alla stessa. A fronte del fatto che già ad oggi, l’allontanamento dei minori è l’extrema ratio dopo la realizzazione di innumerevoli interventi di sostegno socio-educativo alla famiglia biologica, i motivi meramente economici non possono essere causa di un allontanamento (le ragioni sono ben più complesse) e il disegno di legge non prevede risorse aggiuntive, ci si domanda dunque se e in che modo si tuteleranno i minori.

Il DDLR prevede inoltre, in maniera rigida, l’attuazione di un progetto educativo familiare per almeno sei mesi, a favore delle famiglie in difficoltà, anche nelle situazioni più gravi, e la raccolta delle disponibilità di accoglienza presso tutti i parenti fino al quarto grado, rischiando un grande ritardo nella tutela dei minori.  Unica deroga a tale pratica risulta il riferimento alle eventuali "prescrizioni dell'autorità giudiziaria".

Ciò pare illegittimo per almeno due ordini di ragioni: contrasto con l'interesse del minore a essere protetto in situazioni in cui ci sia rischio di grave pregiudizio; violazione della riserva statale sulla disciplina dell'affidamento familiare (norme incompatibili con la legge 184). Lo Stato ha infatti il diritto/dovere di sostituirsi alla famiglia nella protezione volta a garantire i diritti fondamentali dei minori (convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, New York 1989).

Vi preghiamo di voler dedicare un po’ di tempo per prendere in esame il documento e se lo ritenete utile sottoscriverlo. Sarebbe importante anche una diffusione dell’iniziativa!


Paolo Bianchini (Docente di Storia della Pedagogia – Università di Torino)

Marilena Dellavalle (Docente di Servizio Sociale e famiglia – Università di Torino)

Diego Di Masi (Docente di Pedagogia Speciale)

Joëlle Long (Istituzioni di Diritto Privato e di Famiglia – Università di Torino)

Cecilia Marchisio (Docente di Pedagogia Speciale – Università di Torino)

Marisa Pavone (Docente di Pedagogia Speciale – Università di Torino)

Isabella Pescarmona (Docente di Progettazione educativa – Università di Torino)

Paola Ricchiardi (Docente di Pedagogia Sperimentale – Università di Torino)

Antonella Saracco (Docente – Educatore Professionale – Università di Torino)

Chiara Saraceno (già Docente di Sociologia della Famiglia – Università di Torino; Honorari Fellow - Collegio Carlo Alberto)

Emanuela Teresa Torre (Docente di Pedagogia Sperimentale – Università di Torino)


Ecco il link della petizione su Change:

http://chng.it/ZTbTSgtbrS

20191219 Petizione

29 novembre, Torino. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, a Torino, è stato presentato il volume a cura di Barbara Rosina e Alessandro Sicora "La violenza contro gli Assistenti sociali in Italia", edito da Franco Angeli e pubblicato nel luglio 2019. Nel testo si rendicontano gli esiti della ricerca nazionale sul fenomeno che ha coinvolto ben 20.112 assistenti sociali, ossia la metà dei professionisti in Italia. La ricerca è stata finanziata dal Consiglio nazionale degli assistenti sociali, dalla Fondazione nazionale assistenti sociali e dai Consigli regionali, con il Piemonte come coordinatore tecnico. I dati registrano un fenomeno esistente e preoccupante. L'88,2% degli assistenti sociali ha dichiarato di essere stato coinvolto in episodi di minacce, intimidazioni, aggressioni verbali. Il 15,4% in una qualche forma di violenza fisica (872 intervistati hanno detto che in tali eventi l'aggressore ha usato un oggetto o un'arma). Il 35,8% ha temuto per la propria sicurezza o quella di un membro della famiglia durante la propria vita professionale. E il 4% ha affermato di temere per la propria sicurezza ogni giorno.

L'indagine non si limita a descrivere il fenomeno, ma si spinge in profondità individuando dinamiche, possibili strategie di prevenzione e fronteggiamento.

Alessandro Sicora, docente presso l’Università di Trento e presidente della Società Italiana di Servizio Sociale, afferma: "Gli assistenti sociali che hanno partecipato alla ricerca sembrano sottolineare la centralità della gestione della relazione nel prevenire e gestire le aggressioni degli utenti. Sullo sfondo di tale fenomeno vi sono la necessità di adeguatezza delle organizzazioni, delle risorse e delle politiche sociali, nonché la sicurezza dei luoghi di lavoro. Il non rimanere soli e il mantenere la calma sono ritenuti i migliori antidoti per evitare o frenare eventuali aggressioni. Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalle aspettative eccessive degli utenti rispetto alla realtà di ciò che i servizi possono effettivamente dare”.

“Tra i fattori che influenzano questo fenomeno - spiegano Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistente sociali del Piemonte e coordinatrice tecnica della ricerca) e Mara Sanfelici (ricercatrice FNAS), - vi sono difficili condizioni di lavoro, mancanza di processi strutturati in grado di monitorare e controllare le situazioni di pericolo. Riteniamo però che non sia sufficiente individuare protocolli, linee guida,  piani per la sicurezza capillari per contrastare il fenomeno. L'impegno di ciascuno di noi deve essere quotidiano perché non restino sulla carta poiché la battaglia contro ogni forma di violenza è una battaglia culturale. Rosina e Sanfelici sottolineano inoltre come sia necessario contrastare un approccio di ricerca di responsabilità individuali (dell'aggressore o dell'aggredito) anziché favorire una lettura di sistema.”

Gianmario Gazzi, Presidente Consiglio nazionale assistenti sociali, sottolinea il senso della ricerca: "La violenza e le aggressioni ai professionisti, in particolare Assistenti sociali, è un problema vasto e complesso. Oggi grazie alla ricerca stiamo portando avanti iniziative che mirano alla prevenzione e alla formazione. Tutti dobbiamo essere consapevoli che un professionista minacciato o aggredito è un professionista che ha legittimamente paura e non può assicurare alle persone il miglior intervento possibile: viene a mancare un diritto di tutti”.


Carmela, Francesca Longobardi  Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media  Ordine Assistenti sociali Piemonte / tel. 333.4896751

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22 novembre, Torino. Presso l’Aula Magna del Tribunale Ordinario, l’11 novembre ha avuto luogo l’incontro di presentazione del Protocollo d’intesa sulle buone prassi per la Consulenza Tecnica d’Ufficio in materia di conflitto familiare e protezione giudiziaria dei minori. A moderare il pomeriggio Sara Commodo, coordinatrice dei lavori del Tavolo, già consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Torino. A dare voce agli aspetti innovati, tutti i partner del progetto: Giulia Facchini (Ordine Avvocati di Torino), Silvia Lorenzino (componente della Commissione Famiglia), Daniela Giannone (Presidente della Settimana Sezione Civile del Tribunale di Torino), Stefano Scovazzo (Presidente del Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle D’Aosta), Dionigi Tibone (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino),  Anna Maria Baldelli (già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino, ora presso la Procura Generale), Loredana Palaziol (Ordine degli Psicologi del Piemonte), Vincenzo Villari (Ordine provinciale del Medici Chirurghi e degli odontoiatri di Torino), Giovanna Bramante (Ordine Assistenti sociali del Piemonte).

La strada che porta alla conoscenza – ha affermato Sara Commodo (coordinatrice dei lavori del Tavolo che ha dato origine al Protocollo d’intesa) – passa attraverso buoni incontri, dice Spinoza. I partecipanti sono stati 23 e ciascuno è stato portavoce scrupoloso ed equilibrato del proprio gruppo di appartenenza. I lavori sono durati un anno esatto: dal 2 ottobre 2018 al 2 ottobre 2019. Senza dubbio l’intesa interdisciplinare è l’elemento che ha rappresentato il plus del lavoro. Ci aspettiamo un’ampia diffusione sul territorio di questa modalità di lavoro sinergica, auspichiamo una riduzione della conflittualità nella CTU e confidiamo che una CTU gestita in trasparenza e nel rispetto delle regole del giusto processo, in cui sia data voce a tutti i componenti del conflitto, possa diventare un vero atto di protezione del minore”.

Anna Maria Baldelli (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Torino) ha precisato: “La CTU non cura e non modifica il contesto. La CTU affronta, così come tutti gli altri componenti del processo, una materia complessa, fonte di sofferenza, dubbi, perplessità. Non si tratta di un percorso terapeutico, né di sostegno, né di mediazione. Occorre che vi sia rispetto del mandato, non è facoltà del CTU modificare la situazione familiare in atto.

Si tratta di tracciare dei perimetri – ha incalzato Giulia Facchini (Ordine Avvocati di Torino) – all’interno del quale ciascuno delle professioni può muoversi nel sistema di protezione e alla luce del giusto processo, disciplinato dall’art 111 della Costituzione. I principi del Giusto processo che prevede il contraddittorio delle parti in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale permettono di definire le modalità di svolgimento della CTU dal punto di vista procedurale. Ecco perché abbiamo insistito, ad esempio, sulle modalità di declinazione dei termini della CTU, sulla audio e video registrazione sulle modalità di acquisizione di nuovi elementi probatori di rilevanza clinica. Lo scopo finale è ovviamente quello di dare dignità alle varie posizioni in modo di comporre un puzzle, che sia il più nitido possibile diventi utile strumento per la decisione del giudice”.

Nel Protocollo d’intesa si distingue il conflitto dalla violenza.  “La Ctu interviene in ambiti delicati, – ha sottolineato Silvia Lorenzino (componente della Commissione Famiglia) – i contenuti emotivi possono influenzare tutti i soggetti coinvolti, anche inconsapevolmente. Ciò è ancor più vero se si opera in un contesto familiare in cui sono presenti conflittualità molto elevata in presenza dei figli o violenza, abuso o maltrattamento. È  spesso utile disporre una CTU quando non sia possibile decidere il regime di affidamento, collocazione e visita del minore, in base agli elementi offerti dai Servizi tutti coinvolti. La CTU non è un percorso di mediazione e proporre la mediazione in situazioni di violenza viola l’articolo 48 della Convenzione di Instanbul, con il rischio di provocare la vittimizzazione secondaria, quando si costringono le vittime a restare in presenza del loro abusante. Non bisogna considerare la violenza come aspetto secondario, minimizzandola, né confonderla con il conflitto. Il conflitto prevede simmetria di potere mentre la violenza predominio di una parte sull’altra. Usiamo correttamente il linguaggio: distinguiamo il conflitto dalla violenza.”

Daniela Giannone (Presidente della Settimana Sezione Civile del Tribunale di Torino) ha affermato: “Ritengo che la sottoscrizione di Protocolli sia sempre un buon risultato, anche per formalizzare buone prassi. In questo ambito, però, si è arrivati ad un Protocollo d’intesa per trovare un comune denominatore in grado di contaminare i vari professionisti. La Ctu esprime una sintesi di quanto accertato, con efficacia potenziata rispetto alle valutazioni dei servizi. Il giudice è così messo nelle condizioni di arrivare ad una decisione”.

Stefano Scovazzo (Presidente del Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle D’Aosta) ha dichiarato: “Si tratta di un passo in avanti. La Ctu, più spiccatamente che in altre materie, diventa nell’ambito del diritto di famiglia, sostanzialmente un vero e proprio mezzo di prova. È molto difficile contrastare l’assunto della Ctu. Un parziale rimedio a questa strutturale caratteristica sta nell’immergere l’operare  del Ctu nel rigoroso rispetto del principio del contraddittorio: circostanza, questa, che può consentire al Tribunale di trarre spunti per rivalutare la valutazione del consulente tecnico ed eventualmente, se del caso, confutare le sue conclusioni”.

Il Protocollo d’intesa è stata un’occasione per avviare un cammino di reciproca conoscenza tra le professioni. Quest’ultimo è il punto di vista di Dionigi Tibone (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino), il quale ha specificato: “Il Tavolo è stato importante per conoscersi e conoscere le rispettive professioni e i problemi che ciascuna professione affronta nel proprio ambito d’intervento. Sono molto vicino agli assistenti sociali, perché abbiamo un problema comune: abitiamo uffici a cui tutti si rivolgono se si hanno problemi e siamo in pochi ad affrontarli. È necessario riconoscere le condizioni in cui i servizi pubblici debbono operare. Molti, infatti, sono sottodimensionati. È inoltre importante la sottolineatura degli specifici ruoli per evitare il rischio che la Ctu si sostituisca al terapeuta, al mediatore o al giudice.  Se si parla di abuso, diventa centrale l’ascolto del minore”.

Gli psicologi hanno fatto una distinzione tra fede e fiducia del Giudice nei confronti della Ctu. Loredana Palaziol (Ordine degli Psicologi del Piemonte), infatti, ha precisato: “Il Protocollo che oggi si presenta costituisce un primo, importante, passo verso una visione condivisa sulle buone prassi nell’espletamento delle CTU in materia di famiglia. Un Protocollo i cui contenuti, per ciò che riguarda gli psicologi, hanno lo scopo di richiamare l’impegno che il consulente assume col giuramento quando il giudice gli conferisce un incarico peritale: portare una “verità clinica”, che possa arricchire la conoscenza del Magistrato, senza mai sostituirla; possa contribuire a costruire una armonizzazione tra scienza e diritto, nel rispetto delle reciproche autonomie. Perché ciò accada, gli psicologi hanno ribadito che sola, vera, garanzia di attendibilità delle valutazioni dei consulenti, è l’utilizzo di una metodologia rigorosa, fondata scientificamente (metodologia = la strada che si percorre), nel rispetto della deontologia professionale e delle procedure indicate dai codici di riferimento, nel contesto civile, come nel contesto penale”.

Vincenzo Villari (Ordine provinciale del Medici Chirurghi e degli odontoiatri di Torino) ha asserito: “Lavoriamo in ambiti che sono limitrofi. È stato centrale lavorare sul linguaggio, alcuni termini sono simili solo per assonanza. Ad esempio abbiamo discusso sulle differenze esistenti tra temperamento e personalità. Dopo un periodo di prova del Protocollo d’intesa, ci ritroveremo per confrontarci sulle eventuali proposte di modifica”.

Gli assistenti sociali sono gli ultimi professionisti ad entrare nel dibattito, con Giovanna Bramante (consigliere Ordine Assistente sociale nonché partecipante al Tavolo). “È stato un percorso importante – ha concluso Bramante – che ha garantito il punto di vista della professione nell’elaborazione del documento. Nel Protocollo d’intesa si ribadisce la necessità di una maggiore collaborazione e di un raccordo più efficace tra servizi sociali territoriali e gli altri soggetti del sistema di protezione dei minori. Si evidenzia anche, però, che le competenze dell’assistente sociale possono essere a pieno titolo corrispondenti a quelle del CTU in presenza di specifici quesiti peritali che attengono agli ambiti di valutazione propri della disciplina di servizio sociale.

Nelle battute finali, Daniela Giraudo (componente del CNF) ha rivelato il desiderio di trovare modalità e strategie per avviare un confronto a livello nazionale. “Ho ascoltato con attenzione i contributi di tutti i partecipanti al tavolo ed è stato un lavoro veramente straordinario. Sono del tutto intenzionata ad illustrare i risultati al CNF per promuovere il protocollo torinese come buona prassi a livello nazionale”, ha promesso.


Carmela, Francesca Longobardi – Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media – Ordine Assistenti sociali Piemonte

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