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Ubi minorubi-minor-progetto

L’aggressività e la violenza nella nostra società si possono presentare in varie forme, alcune più evidenti, altre più nascoste. Molte di queste nascono dall'incapacità della persona di accettare il rifiuto e distaccarsi da una vita affettiva spesso immaginata perfetta; uno dei fenomeni patologici più diffusi, in queste situazioni, è quello dello stalking. Tra i reati commessi contro le donne in Emilia-Romagna, infatti, le denunce di stalking sono il 23% del totale (anni dal 2013 al 2016, http://www.assemblea.emr.it/lassemblea/commissioni/comm-par/comunicati-stampa-commissione-par/@@comunicatodettaglio_view?codComunicato=73311). In occasione del 25 novembre, "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne", l'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna analizza il fenomeno, evidenziandone alcuni aspetti ricorrenti e fornendo indicazioni su come comportarsi per minimizzare i rischi legati al crescendo di violenza che è spesso correlato allo stalking.

Lo stalking è una forma di aggressione psicologica e fisica finalizzata ad annientare la volontà della vittima, esaurendo la sua capacità di resistenza attraverso uno stillicidio incessante, in un crescendo persecutorio. Vi sono in particolare due ragioni che possono indurre ad atti di stalking: da una parte la volontà di creare una relazione con un’altra persona o di ristabilire un rapporto precedente, dall’altra quella di vendicarsi per un vissuto di ingiustizia subita. Il persecutore può manifestare un’evidente problematica nell’area affettivo-relazionale e comunicativa che però non sempre corrisponde a un preciso quadro psicopatologico, può vivere un disturbo psichico di cui spesso non è consapevole e che non sa gestire.

Dal punto di vista psicologico, lo stalker attua dei comportamenti molto simili a quelli messi in atto da chi manifesta una significativa dipendenza affettiva. Può mostrarsi intrusivo, insistente, incapace di sopportare la distanza fisica e il rifiuto, può negare la realtà perché per lui troppo dolorosa e rifiutarsi di riconoscere la mancanza d’amore dell’altro. Desidera a ogni costo avere un contatto con la persona che ritiene oggetto d’amore, la sua vittima, che può essere una persona con la quale ha intrattenuto una relazione sentimentale, anche breve e spesso già finita, oppure non corrisposta.

Solitamente - ma non necessariamente - la vittima è una donna, protagonista della vita affettiva anche illusoria dello stalker, che è stata oggetto d’amore sia ricambiato che presunto, senza mai davvero sfociare in una relazione. Oppure la futura vittima può aver manifestato il desiderio di interrompere la relazione o ha posto fine al rapporto, ritenendolo terminato o nocivo. Lo stalker è il soggetto che con maggiore frequenza trova correlazione con l’autore del femminicidio. Le sue minacce sono spesso la premessa a violenze più gravi che non devono essere sottovalutate.

"Bisogna sempre resistere alla tentazione di convincere il proprio persecutore a fermarsi. Soprattutto se si tratta di una persona che ha bisogno di cure, le risposte possono essere interpretate come un preciso interesse e rinforzare il suo agire: divengono segnali di attenzione. Anche la restituzione di un regalo, una risposta negativa a una telefonata o a una lettera vanno evitati. I contatti dovrebbero essere interrotti immediatamente dalla vittima, perché altrimenti potrebbero alimentare il comportamento persecutorio, favorendone un crescendo devastante." Commenta Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna.

La vittima viene violata nella sua dimensione privata, la paura per quello che sta accadendo favorisce l’isolamento e, di conseguenza, per lei può essere più difficile chiedere aiuto. Può manifestare forti emozioni che da un iniziale stato di stress psicologico possono evolvere in una intensa sintomatologia psicopatologica. In seguito, la vittima può essere portata a evitare qualunque situazione che possa ricordare il trauma e a rifuggire ogni attività sociale: il rischio in questi casi è l’insorgenza di un distacco emotivo dall’ambiente, una affettività ridotta e una visione negativa del futuro. Questa sintomatologia può essere transitoria e in ogni caso dipende dalla resilienza della persona.

La Presidente Anna Ancona sottolinea come sia indispensabile che l’azione terapeutica avvenga parallelamente alla messa in atto di strategie pratiche anti-molestie e associata a operazioni utili a mantenere o ristabilire la vita sociale. Talvolta, per riuscire a chiedere l’intervento e la tutela da parte delle forze dell’ordine può essere necessario il sostegno psicologico che renda la vittima più forte e capace di chiedere aiuto.

Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
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Tocca tutte le regioni, dal Nord al Sud dell’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, con sit in, cortei, incontri pubblici, presidi in oltre 50 città, la mobilitazione contro il disegno di legge Pillon su separazioni e affido, mentre la petizione lanciata su Change.org da D.i.Re, Donne in rete contro la violenza, ha raggiunto quasi le 100.000 firme.

Una mobilitazione imponente, che vede uniti centri antiviolenza e associazioni donne, organizzazioni sindacali e del terzo settore, il movimento Non una di meno, associazioni professionali, comitati cittadini formatasi ad hoc, associazioni che si occupano di infanzia, e alla quale ha aderito anche il Partito Democratico.

Tutti uniti nel chiedere il ritiro del Disegno di legge Pillon e degli altri 3 disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, che rischiano di trasformare la separazione e l’affido in un campo di battaglia permanente.

L’appuntamento a Roma è STATO SPOSATO IN PIAZZA MADONNA DI LORETO sabato 10 novembre alle ore 11.  

Gli appuntamenti nelle altre città: 

  • Alessandria, incontro con la cittadinanza, Istituto scienze giuridiche ed economiche dell’Università del Piemonte Orientale, via Mondovì 8, ore 10.30
  • Ancona, piazza Roma, dalle 10
  • Bari, piazza Madonnella, ore 17
  • Bergamo, piazza Matteotti, davanti al Municipio, ore 10
  • Bologna, piazza Re Enzo, dalle 15 alle 18
  • Bolzano, incontro pubblico con proiezione del film L’affido, Liceo Carducci, ore 20
  • Brescia, corso Zanardelli, ore 16. A seguire il 12 novembre, assemblea pubblica alla Sala Civica Pasquali a partire dalle ore 17.30
  • Brindisi, incontro pubblico, Palazzo Nervegna, sala Università, via Duomo 20, ore 17,30
  • Cagliari, piazza Garibaldi, ore 16
  • Caserta, piazza Vanvitelli, ore 17
  • Catania, via Etnea, angolo Prefettura, dalle 17
  • Catanzaro, piazza della Prefettura, ore 17
  • Crema, piazza Duomo, dalle 10 alle 12. E l’8 novembre dibattitto preparatorio con proiezione del film L’affido al Cinema multisala Portanova, ore 21
  • Cosenza, cinema S. Nicola, ore 18: proiezione de L’affido e dibattito
  • Faenza, piazza del Popolo, dalle 9 alle 12 e incontro pubblico presso centro antiviolenza SOS Donna, via Laderchi 3, ore 9-12
  • Ferrara, piazza Savonarola, ore 15.30
  • Firenze, assemblea pubblica c/o ARCI, piazza dei Ciompi 11, ore 10
  • Follonica: 9 novembre Parco Centrale, Mercato del venerdì, ore 10.30-12.30 e 10 novembre, via Chirici (davanti al Supermercato), ore 10.30-12.30
  • Forlì, piazza Saffi, ore 15
  • Genova, Giardini Luzzati, dalle 15 e passeggiata femminista da Piazza Matteotti alle 17.30
  • Grosseto, piazza Baccarini (centro storico), dalle 16 alle 19.30
  • Imola, viale Amendola 8, davanti al Consultorio familiare, ore 10, flashmod itinerante
  • Lecce, incontro pubblico, via Santa Maria del Paradiso 12, ore 10.30. A seguire incontri pubblici a Diso (Lecce), il 13 novembre, piazza dei Cappuccini alle 16, e Squinzano (Lecce), il 14 novembre, via del Crocifisso 12, ore 17
  • Lucca, piazza San Michele, dalle 10 alle 17
  • Lugo, 7 novembre, Mercato di Lugo, ore 9-12 e 10 novembre, incontro porte aperte, Centro antiviolenza Demetra Donne in aiuto, corso Garibaldi 116, ore 10-12
  • Milano, piazza della Scala, dalle 15
  • Modena, piazza delle Torri, dalle 17 alle 18.30
  • Napoli, piazza Salvo D’Aquisto, dalle 10
  • Orbetello, mercato settimanale del sabato, dalle ore 10 alle 12
  • Orvieto, Torre del Moro nel centro storico, ore 10-19 e 12 novembre, dibattito con proiezione del film L’affido, Nuovo Cinema Corso, ore 20.45
  • Padova, sul Liston, via VII Febbraio di fronte a Palazzo Moroni, sit ore 15, a seguire passeggiata femminista dalle 16.30
  • Palermo, manifestazione regionale con corteo da Piazza Croci a Piazza Verdi, partenza ore 15.30
  • Parma, via Mazzini, dalle 10 alle 13
  • Perugia, piazza Italia, ore 15
  • Pescara, incontro di approfondimenti presso Libreria Feltrinelli, via Milano, ore 11-12.30, a seguire presidio in piazza Unione dalle ore 17
  • Piacenza, piazza Cavalli, ore 10.30. Il 16 novembre dibattito pubblico con proiezione del film L’affido, sala
  • Pisa, Largo Ciro Menotti, ore 16, corteo a partire dalle 17.30
  • Pizzo Marina, incontro pubblico Centro La Tonnara, ore 17
  • Prato, 12 novembre, dibattito con proiezione del film L’affido, Cinema Eden, ore 20.30
  • Potenza, piazza Mario Pagano dalle 11 alle 13
  • Ragusa, piazza San Giovanni, ore 16
  • Ravenna, piazza Unità d’Italia, ore ???
  • Reggio Calabria, Scalinata Teatro Cilea, dalle 16 alle 19.30
  • Scicli, piazza Municipio, ore 18
  • Terni, piazza della Repubblica, ore 17.30
  • Torino, piazza Carignano, ore 15.30
  • Trento, il 13 novembre alle 20, Cinema Astra, dibattito pubblico con proiezione del film L’affido
  • Valdichiana, staffetta nei 10 comuni con proiezione del film L’affido dal 1 al 10 novembre
  • Varese, presidio, piazza da confermare, ore 17
  • Venezia, Campo San Giacomo di Rialto, ore 11.30
  • Viareggio, piazza Mazzini, dalle 15.30 alle 18.30
  • Vicenza, corteo dall’Esedra di Campo Marzio a piazza Matteotti, con partenza alle ore 10
  • Viterbo, volantinaggio performativo in varie piazze, vari orari

La mobilitazione vede unite D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la rete nazionale dei centri antiviolenza, UDI Unione donne in Italia, Fondazione Pangea, Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa, Maschile Plurale, CGIL, CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti, UIL, Casa Internazionale delle donne, Rebel Network, il movimento Non una di meno, CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia, ARCI e Arcidonna nazionale, Arcigay, Rete Relive, Educare alle Differenze, BeFree, Fondazione Federico nel Cuore, il Movimento per l’Infanzia, Le Nove, Terre des hommes, Associazione Manden, CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, Rete per la parità, Associazione Parte Civile, DonnaChiamaDonna, One Billion Rising, Futura, UDU Unione degli universitari, LAIGA

Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della L. 194, Palermo Pride, e tante altre realtà, e si svolgerà con presidi e interventi pubblici in moltissime città.

No Pillon 10 novembre 2018 845x321

Il Fight Club dei giovani piacentini: l'esibizione della violenza per colmare il vuoto.
Il commento della Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna

Il nuovo e preoccupante fenomeno delle risse in strada tra giovanissimi, scoppiato a Piacenza nelle ultime settimane, allarma l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. 

La Presidente Anna Ancona chiarisce:

“È innanzitutto di fondamentale importanza, per arginare il fenomeno, comprendere i meccanismi che vi sono alla base, per rispondere nel modo più adeguato. Gli autori e spettatori dei combattimenti sono probabilmente frustrati dall’assenza di valori e di legami affettivi significativi, per cui vivono sentimenti di vuoto che subiscono passivamente. Sono alla ricerca di qualcosa di eccezionale che possa suscitare stati di eccitazione, che li faccia sentire ‘vivi’, colmando quel senso di vuoto interiore e trasformando lo stato passivo in attivo”.

E aggiunge:

“Spesso questi gesti rappresentano dei modi attraverso cui emergere oppure sono dei rituali interni al gruppo che vengono vissuti come fossero prove di coraggio, in cui l'atto deve essere plateale, ben visibile al gruppo o ai passanti, come dimostrato dal fatto che il tutto si sia svolto in pieno centro e non in un luogo 'nascosto': la visibilità è un elemento essenziale. L'esibizionismo si esprime poi anche attraverso i social network come Instagram, dove, ad esempio, uno dei ragazzi interrogati dai carabinieri - leggo sui giornali - aveva pubblicato la propria foto (rimossa poco dopo) sorridente davanti a un'auto delle forze dell'ordine”.

E conclude:

"Più in generale, problemi di questo tipo sono sintomatici di una intera costruzione sociale che in alcune sue parti è patologica e ha bisogno di uno sforzo dell'intera comunità per essere curata."                               

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Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori ci porta indietro di 50 anni e trasforma le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso a ostacoli.

A parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare. L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo NO alla mediazione obbligatoria

perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori

che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

Diciamo NO al mantenimento diretto

perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo NO al piano genitoriale

perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

Diciamo NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Saremo per questo in piazza in tante città del paese il 10 novembre

per una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ordini professionali e sindacati, tutti i cittadini che ritengono urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.

#FermatePillon. #FermiamoPillon

Promosso da:

  • D.i.Re Donne in rete contro la violenza
  • Udi Unione donne in Italia
  • Pangea
  • Telefono Rosa
  • Maschile Plurale
  • CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti
  • CGIL Confederazione generale italiana del lavoro
  • UIL Unione italiana del lavoro
  • Rebel Network
  • NUDM Non una di meno
  • CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia
  • ARCI
  • Arcidonna Nazionale
  • Rete Relive
  • Educare alle Differenze
  • BeFree
  • Federico nel Cuore
  • Movimento per l’Infanzia
  • Le Nove
  • Terre des hommes
  • Associazione Manden
  • CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza

Cnca

L’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte aderisce alla ‘Giornata Internazionale per l’eradicazione della povertà’, che ricorre ogni anno il 17 ottobre.

Le stime diffuse dal report dell’ISTAT, relative alla povertà in Italia nel 2017, vedono dal 2005 confermare il trend di continua e inarrestabile crescita del fenomeno. Nel 2017 si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui.

Anche la povertà relativa aumenta rispetto al 2016. Nel 2017 riguarda 3 milioni 171 mila famiglie residenti (12,3%, contro 10,6% nel 2016), e 9 milioni 368 mila individui (15,6% contro 14,0% dell’anno precedente).

L’Ordine regionale attende la presentazione del Rapporto 2018 di Caritas Italiana su povertà e politiche di contrasto dal titolo "Povertà in attesa", che verrà presentato oggi a Roma, per valutare i dati dell’ultimo periodo, La portata del fenomeno ha già indirizzato gli assistenti sociali a ripensare al proprio strategico ruolo orientato a contrastare e ridurre la povertà.

Ed è proprio Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte) a evidenziare il ruolo dell’assistente sociale: “I professionisti contribuiscono significativamente alla tutela dei diritti umani, alla costruzione di equità sociale e alla lotta contro le disuguaglianze sociali, evidenziando l’importanza dell’accoglienza, della sinergia e dell’alleanza tra professionisti, servizi, associazionismo, terzo settore, volontariato e del contributo di tutta la comunità”.

Rosina aggiunge: “La povertà è un fenomeno dai confini fluidi e mutevoli, in continua trasformazione, che disegna scenari differenti e dicotomici in una nazione che sembra ormai proiettarsi nel futuro a due differenti velocità, lasciando indietro chi non riesce ad adattarsi ai nuovi contesti o chi si trova a vivere improvvise condizioni di perdita di reddito, status e relazioni. In tutte le sue accezioni più significative (economica, strutturale, sanitaria, educativa, valoriale), la povertà è la rappresentazione odierna di un welfare incerto, di politiche poco lungimiranti, di interventi di sostegno al reddito a carattere riparativo e non generativo”.

Secondo la legge del gradiente sociale, più si scende nella scala sociale, più la salute è esposta a rischi, malattie e morte. Le disuguaglianze di salute hanno un impatto molto significativo sui carichi di sofferenza, con conseguenti ricadute anche sul benessere individuale, sulle reti di relazioni, sull’autonomia esistenziale, sull’autosufficienza, sulla produttività e sul fabbisogno assistenziale. Ne consegue che la povertà e l’esclusione sociale entrano nella scena della salute come uno dei determinanti della salute stessa.

In tal proposito, si esprime anche Sabrina Anzillotti, assistente sociale di un Servizio per le Dipendenze patologiche nonché Segretario dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte: “Il potenziale di salute di una società è minato e depotenziato proprio dalle disuguaglianze e il loro superamento è, quindi, funzionale al benessere individuale dei cittadini. Come ben delineato nel volume “L'equità nella salute in Italia. Secondo rapporto sulle disuguaglianze sociali in sanità”, povertà materiale e povertà di relazioni, reti di aiuto e solidarietà, disoccupazione, lavoro poco qualificato, basso titolo di studio sono importanti fattori di rischio per la salute. Chi è in condizioni di svantaggio si ammala di più, guarisce meno, perde autosufficienza ed è meno soddisfatto della sua salute. Essere poveri ha ricadute concrete e pesanti sul sistema sanitario; chi ha un reddito scarso o inesistente possiede difatti una minore capacità di ricorrere tempestivamente e in modo appropriato alle cure, incorre in un maggior rischio di interrompere o rinunciare del tutto ai percorsi di cura ed ha tassi più lenti di guarigione”.

Rosina conclude: “Questa situazione obbliga i professionisti dell’aiuto a contribuire fattivamente e con il proprio specifico professionale al processo di cambiamento e revisione del sistema e del processo delle cure. Gli studi relativi ai processi di trasformazione/innovazione degli assetti e dei processi organizzativi affermano che i cambiamenti non avvengono solo con processi top down per prescrizione, direttive e protocolli, ma anche attraverso interventi di contrasto che garantiscono equità nell’accesso alle strutture sanitarie e soddisfazione dei bisogni dei cittadini più vulnerabili. Questi sono soltanto alcuni dei temi e dei punti fermi sui quali proseguire e intensificare il confronto, la collaborazione, la riflessione e la costruzione di sinergie e alleanze nella direzione della lotta contro la povertà, dell’equità sociale e della tutela dei diritti umani”.


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel.: 333.4896751

Oas Piemonte

Mercoledì 10 ottobre ricorrono festeggiamenti duplici: la Giornata mondiale della Salute Mentale e la Giornata europea e mondiale contro la pena di morte.

Il 10 ottobre 2018 si celebra la “Giornata Mondiale della Salute Mentale”, sostenuta dalle Nazioni Unite,  per invitare ad una riflessione ed a una maggiore consapevolezza su malattie ad altissimo impatto e sofferenza per chi ne soffre, per le famiglie, per gli amici.

Il 26 settembre 2007, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa decise di indire una ''Giornata europea contro la pena di morte'', che da allora si tiene ogni anno il 10 ottobre. Fin dal 1997 l’Europa viene definita “spazio libero dalla pena di morte”.

E l’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte non perde l’occasione per lanciare un monito perché non siano le persone con disagio psichico ad essere condannate ad una morte in vita.

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) afferma: “Non ci sembra un caso questa doppia celebrazione se si pensa a quanto la solitudine, che spesso genera la malattia mentale, possa costringere ad esistenze di preoccupazione, di difficoltà, alla mancanza di legami affettivi, di riconoscimento di qualità e caratteristiche positive, alla compressione in un unico ruolo: quello del malato. Possiamo parlare di condanna ad una lenta e quotidiana morte?”

Rosina sottolinea: “Oggi stiamo assistendo ad una stagione politica nella quale non sembrano esserci sistemi ideologici in contrapposizione, concezioni dell’uomo e della società volte all’uguaglianza ed alla solidarietà. Al contrario, è presente la ricerca del massimo consenso basato su scelte quanto più possibili vicine ed in accordo con il senso comune su specifici e circoscritti argomenti. È necessaria, oggi più che mai, una maturazione della consapevolezza della valenza universalistica dell'affermazione dei diritti dei malati di mente e, in generale, di tutti i cittadini. Sappiamo bene che i diritti possono essere garantiti solo se vi sono le condizioni materiali per la loro fruibilità: i diritti civili e politici, in assenza di un quadro di diritti sociali, ovvero servizi, opportunità, risorse, non possono essere agiti o comunque non servono ad affrancare i loro titolari dalle condizioni di marginalità e di esclusione.” 

Le risposte della politica, se adeguate e non intermittenti, rappresentano una base da cui partire. Per i professionisti dell’aiuto, però, è compito di ogni operatore e di ogni cittadino fornire il proprio prezioso contributo contro la dilagante e letale indifferenza. 

Rosina precisa: "Possiamo ritrovare nella storia della psichiatria italiana strategie, ancora oggi adottabili dagli assistenti sociali e dagli operatori della salute mentale, per portare avanti progetti finalizzati ad attività di promozione della salute e benessere con l’obiettivo di avvicinare i luoghi di cura ai contesti di vita. Ma nulla possono le istituzioni se ciascuno di noi crede di non essere importante, nel suo piccolo e quotidiano, e non volge lo sguardo ed affianca persone che soffrono di una malattia mentale e le loro famiglie". 

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) conclude: “Un tempo quando si pensava alla malattia mentale si pensava ai manicomi. Oggi non vi sono più le mura che separavano fisicamente, gli sguardi della gente non sono più bloccati da queste barriere. Questi sguardi sono, purtroppo, spesso intrappolati nel disinteresse, nell’individualismo, nella fretta, nella paura, nella difficoltà di esprimere una vicinanza. I luoghi di cura sono visibili, ma occorre essere accompagnati a vederli. I luoghi di cura sono anche le strade, le piazze, le scuole, gli uffici, i negozi, le reti familiari e di amicizia dove ciascuno può incontrare persone con una malattia mentale. Dobbiamo chiederci tutti i giorni, nelle nostre vite, quanto la solitudine, l’indifferenza ed il disinteresse possano condannare a vite desertificate le persone con un disagio psichico. Corriamo il rischio di esporle ad una pena simile alla pena di morte che, con convinzione, si cerca di abolire in tutti i Paesi del mondo”.

L’Ordine Assistente Sociali del Piemonte, per voce della sua Presidente, richiama ad assumersi l’impegno di concorrere alla costruzione di incontro, dialogo e di rapporti attenti al bene autentico di ciascuno: come per la pena di morte occorre una mobilitazione continua, nella quotidianità, che riesca a fermare involontarie, inarrestabili lente esecuzioni.


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751

Oas Piemonte

Filomena Albano ha incontrato il capo di gabinetto del Ministero della Giustizia per rinnovare quanto prima il protocollo “Carta dei figli dei genitori detenuti” 

“Sono troppo poche in Italia le strutture per madri detenute con figli piccoli: solo cinque gli istituti a custodia attenuata e addirittura solo due le case famiglia protette. Non possiamo attendere che si ripetano episodi drammatici come quello accaduto ieri a Rebibbia, né possiamo accettare l’idea che dei bambini continuino a vivere dietro le sbarre, in ambienti che non sono adatti a una crescita sana e a un armonioso sviluppo. Bisogna aprire quanto prima altre case famiglia protette: basta bambini in carcere”.

Così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, che questa mattina ha incontrato Fulvio Baldi, capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia e tra due giorni vedrà il capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini. Al centro degli incontri il rinnovo del protocollo “Carta dei figli dei genitori detenuti”.

“Le case famiglia protette – prosegue Filomena Albano – rappresentano un contesto più adatto degli istituti di detenzione ad accogliere bambini in fase di crescita. Occorre comunque investire nel sostegno delle competenze genitoriali e nell’aggiornamento professionale del personale. Vanno monitorate le situazioni di maggiore fragilità e sostenute le madri attraverso percorsi di educazione alla genitorialità: questo è più semplice in un contesto circoscritto e controllato come quello della casa famiglia”.

“In attesa di raggiungere l’obiettivo di evitare la permanenza di persone di minore età negli istituti penitenziari – conclude la Garante Albano – mettiamo al centro le esigenze specifiche dei figli di persone in stato di detenzione. In particolare, assicurando ai bambini che vivono con i genitori in una struttura detentiva libero accesso alle aree all’aperto, ai nidi, alle scuole, ad adeguate strutture educative e di assistenza, preferibilmente esterne. Il superiore interesse dei minori prima di tutto”.   

Roma, 19 settembre 2018 Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza
Stampa e comunicazione AGIAvia di Villa Ruffo, 6 - 00196 Roma;
06/6779-6551/5935/7782 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.garanteinfanzia.org   

autorità garante

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime viva preoccupazione per diverse proposte contenute nel Ddl 735 presentato dal senatore Simone Pillon, riguardante le norme in materia di affido condiviso nei casi di separazione coniugale. 

“Il testo in discussione", dichiara Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescenza e famiglie del CNCA, "rischia di ledere alcuni diritti fondamentali dei figli minorenni, che devono sempre avere la precedenza rispetto a quelli dei genitori. In particolare, la norma che prevede il diritto dei figli a trascorrere con i genitori tempi paritetici o equipollenti non tiene conto del diritto dei minorenni alla stabilità e alla protezione, per quanto possibile, dalle scissioni e dalle lacerazioni della separazione. La cosiddetta 'bigenitorialità' si esprime, a nostro avviso, in un pari grado di assunzione di responsabilità nei confronti della crescita dei figli, non nella misurazione dei tempi che questi ultimi trascorrono con i loro genitori. Non è accettabile la prefigurazione della norma che tratta i figli come fossero beni materiali e quindi divisibili a metà."

"In secondo luogo," continua Marelli, "desta forte inquietudine l'uso dell'espressione 'alienazione parentale', così controversa a livello scientifico, che rischia di favorire la messa sotto accusa di uno dei due genitori solo perché il figlio si rifiuta di incontrare l'altro genitore. Si  tratta di una questione seria che ha attraversato e attraversa da tempo  il mondo scientifico, non risolvibile con una mera  imposizione giuridica. Il minorenne può ritenere uno dei due genitori inadeguato dal punto di vista educativo o, a volte, non voler incontrare un genitore perché autore di atti di violenza domestica. Le norme del ddl Pillon appaiono inopportune e pericolose in presenza di situazioni come queste, tutt'altro che rare."

"Infine, non riteniamo che la mediazione familiare debba essere prescritta come obbligatoria in caso di separazione", conclude Marelli. "Vi sono casi, come appunto quelli in cui si registrano situazioni di violenza domestica o di fortissima conflittualità, in cui tale passaggio può non essere possibile. Per queste ragioni invitiamo il Parlamento a modificare il testo del Ddl nei punti indicati." 

Roma, 21 settembre 2018


Info:
Mariano Bottaccio – Responsabile Ufficio stampa e Comunicazione
Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)
tel. 06 44230395/44230403 – cell. 329 2928070 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.cnca.it 

Cnca

Venerdì 21 settembre ricorrono festeggiamenti triplici: la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, la Giornata internazionale della pace e la Giornata Mondiale della Gratitudine.

E non pare un caso. I temi sembrano legati da un fil rouge, ossia le relazioni tra le generazioni, il loro stato di salute e il loro livello di intensità. Si è costretti, ancora una volta, a ragionare sulla crisi dei rapporti, sulla presenza di spaccature comunicative, come il non ascolto, il distacco, il non riconoscimento tra figli – genitori, e di quanto sia necessario favorire una prospettiva culturale che metta le basi per un fattivo patto intergenerazionale.

L’Ordine Assistente Sociali del Piemonte richiama ad assumersi l’impegno di contribuire ad una dialettica intergenerazionale basata sull’incontro, il dialogo, la corresponsabilità e la costruzione di rapporti attenti al bene autentico di ciascuno.

Barbara Rosina (Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte) afferma: “Porre rimedio all’allentamento delle reti parentali, la cui drammatica conseguenza è un maggior isolamento delle famiglie, la frammentazione dei legami sociali e l’inasprirsi di condizioni di solitudine e di povertà, deve avere carattere di priorità. La frattura è irreversibile e foriera di danni enormi se non si lavora, ora e subito, per l’elaborazione di nuove leggi, indirizzi, a livello nazionale e regionale, e di modalità operative ispirati al principio di solidarietà, capaci di valorizzare le differenze generazionali e di trasmettere ‘significati’. Dobbiamo rivedere la vita sociale, rivalutando ambiti che vanno dalla costruzione degli spazi urbani, alla gestione delle risorse economiche fino all’accesso alle carriere nel mondo del lavoro".

L’aggiornamento sugli indicatori Bes, pubblicato dall’Istat l’11 luglio 2018, è chiaro: diminuisce nel 2017 la quota di persone che dichiarano di avere parenti, amici o vicini su cui contare (da 81,7% del 2016 a 80,4%). Resta molto bassa anche la quota di persone che esprimono fiducia verso gli altri (19,8% nel 2017). 

Rosina precisa: "Non si pensi che la responsabilità sia solo di altri. Ciascuno di noi deve impegnarsi per ridurre la distanza interpersonale all'interno delle proprie reti. Le persone affette dalla malattia di Alzheimer potranno non essere in grado di comprendere, su un piano razionale, potranno non essere nella condizione di esternare gratitudine, ma ciascuno di noi potrà sentirsi fiero del proprio atteggiamento. Ed in pace". 

Cinzia Spriano, consigliere dell’Ordine esperta nella violenza di genere, conclude: “Per superare il clima di disconoscimento esistente a più ampio spettro e di rancore sociale, dobbiamo rafforzare un’idea positiva del mondo, farla emergere in tutti campi e a tutti i livelli. Occorre contrapporre un'immagine alternativa, in cui l’idealità non si scontra con la realtà, ma la plasma, la orienta, la cambia. Nella realizzazione di nuovi servizi o messa a punto di regolamenti, gli amministratori, i dirigenti e i professionisti devono domandarsi con rigore a chi stiano procurando vantaggio, se l’equità e la giustizia sociale siano garantite”.


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751

Oas Piemonte

Il Cismai esprime viva preoccupazione per le proposte contenute nel DDL 735 presentato dal senatore Simone Pillon, che riguarda le norme in materia di affido condiviso nei casi di separazione coniugale.

In tutta la sua impostazione, infatti, il DDL appare fortemente orientato a tutelare gli interessi degli adulti a discapito di quelli dei bambini.

In particolare il Cismai segnala la criticità di alcuni punti:

ART. 7 punto 2: “I genitori di prole minorenni che vogliano separarsi devono -a pena di improcedibilità- iniziare un percorso di mediazione familiare…” Pur consapevole dell’utilità della mediazione familiare in alcune situazioni, il Cismai insieme alla Comunità Scientifica riconosce la sua totale inapplicabilità nei casi di alta conflittualità tra le parti e nei casi di violenza domestica (come da art. 48 punto 1 della Convenzione di Instanbul del 2011, ratificata dall’Italia nel 2013, che ne vieta l’utilizzo nei casi di violenza)

ART.11 punto 2 sul “…diritto del figlio di trascorrere con i genitori tempi paritetici o equipollenti… in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti”

L’articolo sembra rivolto ad assicurare il rispetto dei diritti di entrambi i genitori in nome del principio della bigenitorialità, attribuendo però a questo concetto un valore concreto, traducibile in azioni, quali la divisione a metà del tempo e la doppia residenza dei figli. Il Cismai ritiene che questa interpretazione del concetto di bigenitorialità, leda fortemente il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, ed alla protezione, per quanto possibile, dalle scissioni e dalle lacerazioni che inevitabilmente le separazioni portano nella vita delle famiglie. Questo articolo teorizza la possibilità applicativa della divisione a metà di un figlio, ma questo significa considerare i minori alla stregua di beni materiali. Appare molto grave che a teorizzare questa divisione sia proprio lo Stato che dovrebbe invece essere il primo garante della loro protezione.

Il Cismai ritiene che il concetto di bigenitorialità riguardi l’impegno e la responsabilità che entrambi i genitori continuano a mantenere nei confronti dei figli dopo la separazione coniugale, e non abbia a che fare con il tempo materiale che ogni genitore passa con i figli, ma con il grado di assunzione di responsabilità nei confronti della loro crescita.

Il Cismai esprime altresì viva preoccupazione riguardo l’ART. 17 del DDL che fa riferimento a quelle situazioni in cui il figlio manifesta il rifiuto di vedere un genitore, e prevede in ogni caso sanzioni all’altro genitore. Pur sapendo che situazioni di manipolazione dei minori da parte di un genitore esistono, appare altamente lesivo dei

diritti del minore supporre che il suo rifiuto di incontrare un genitore sia comunque da imputare al condizionamento dell’altro, non considerando invece il diritto del minore di rifiutarsi di mantenere un rapporto con un genitore che sia in vario modo inadeguato sul piano genitoriale o che lo abbia esposto a situazioni di violenza domestica. Il tema dell’alienazione parentale è scientificamente controverso ed ogni specifica situazione va valutata attentamente da professionisti esperti. Il rifiuto di un bambino di frequentare il proprio genitore ha sempre delle ragioni psicologiche e relazionali che richiedono attenzione e competenza clinica per essere correttamente decodificate. Le situazioni  sono spesso complesse e non si risolvono con letture semplificate,  ma il figlio ha diritto a che vengano capiti i motivi del suo rifiuto ed eventualmente curate le relazioni disfunzionali alla base di questo.

Alla luce di tutte queste considerazioni, il Cismai ritiene quindi che la trasformazione in Legge del citato DDL segnerebbe un pericoloso passo indietro nel percorso di tutela dei minori e di rispetto dei loro diritti.

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