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Uno stato di completo ritiro sociale, così lo psichiatra giapponese Saitō (1998) caratterizzò la condizione degli hikikomori (in giapponese "stare in disparte"), quei ragazzi - per lo più adolescenti - che si isolano nella loro stanza, rinunciando a tutto e tutti. Negli anni 2000 questa manifestazione psico-sociale si è mostrata anche al di fuori della cultura giapponese. Anche in Italia il fenomeno era ancora poco conosciuto ma si è diffuso progressivamente: solo nella nostra regione l'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia-Romagna con lo studio Adolescenti “eremiti sociali” (http://istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2018/11/2018-nov-6-alunni-ritirati-in-casa-ALLEGATO.pdf) ha rilevato 346 segnalazioni (164 maschi e a 182 femmine) da parte degli istituti scolastici. L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna analizza il tema, per chiarire alcuni fraintendimenti, aiutare a individuare i primi sintomi e suggerire possibili soluzioni.

Questo fenomeno, che non deriva da un disturbo mentale preesistente e non è assimilabile ad altre situazioni apparentemente simili, potrebbe avere cause diverse - caratteriali, sociali e familiari - o essere il risultato di una serie di concause. Il denominatore comune è dato sia dall’isolamento - dovuto soprattutto alla paura del confronto con l’altro - che può durare mesi o anni, sia dal fatto che è una manifestazione che non si risolve spontaneamente.

Nel nostro Paese, l'identikit dei ragazzi hikikomori è quello di un giovane tra i 13 e i 25 anni, di famiglia benestante, spesso figlio unico di genitori separati. In molti casi si tratta di ragazzi senza problemi di rendimento scolastico, eppure tendono a chiudersi, fino a farlo completamente. Si tratta di una modalità difensiva psicologica, messa in atto volontariamente e in modo consapevole per far fronte alle eccessive aspettative sociali tipiche della società odierna, sempre più caratterizzata da un’esasperata competizione, tesa a rincorrere e superare l’altro.

Quando il divario tra la percezione di sé e le sollecitazioni di genitori, insegnanti e coetanei, avvertite come pressioni psicologiche, diventa troppo grande, i ragazzi possono sperimentare sentimenti di impotenza, perdita di controllo e di fallimento. Questi sentimenti negativi possono portare a un atteggiamento di rifiuto verso tutte le situazioni relazionali avvertite come cause di malessere, portando i ragazzi a difendersi autoescludendosi nel tentativo di proteggersi dal mondo esterno, del quale temono il giudizio.

Si rifiutano di uscire, di vedere altre persone e di avere rapporti sociali, vivono interamente nella loro stanza. La camera diventa il rifugio dove leggere, disegnare, dormire, mangiare, giocare con i videogiochi, chattare e navigare su internet e dove salvaguardarsi dal sentimento della vergogna che nasce dal timore di non essere all’altezza delle aspettative. Un hikikomori, passando molto tempo nello stesso spazio, l’ambiente-stanza, ripetendo la stessa routine quotidiana e le stesse attività, si costruisce un mondo che gli può apparire come l'unico possibile per sé.

La sindrome di hikikomori non è riconosciuta come malattia, è un disagio che se non curato può portare a una situazione patologica. Spesso viene scambiata erroneamente con altre psicopatologie come la dipendenza da internet, la depressione e fobia sociale. Queste, dopo un lungo periodo di isolamento, possono manifestarsi, ma questi stati sono l’effetto non la causa.

L’inizio e la fine delle scuole superiori sono tra i momenti di maggiore rischio per l'insorgere del problema, perché i ragazzi si trovano a confrontarsi con contesti nuovi e, contemporaneamente, l’impegno per le scelte che indirizzeranno il loro futuro sociale e lavorativo richiede un’importante messa alla prova psicologica. Il primo allarme può essere rappresentato da frequenti assenze da scuola, altri segnali possono essere, oltre alla autoreclusione nella propria stanza, l’inversione del ritmo sonno-veglia e la preferenza per le attività solitarie.

Commenta Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna: "avere un figlio hikikomori è una sfida difficile per i genitori. Richiede un impegno quotidiano, soprattutto psicologico, che spesso necessita di un supporto mirato. Sono di fatto i genitori a chiedere l’intervento che avverrà nelle forme e nei modi che ciascuno psicologo riterrà opportuno, compresa la possibilità di recarsi a domicilio. Il ragazzo non vede il motivo per chiedere aiuto allo psicologo: a suo dire sta bene, avendo eliminato all'origine le fonti del proprio disagio. La presa in carico psicologica di una persona che decide di autoescludersi, di rinchiudersi nella propria stanza, è un lavoro complesso e delicato. Condurre il ragazzo fuori casa non deve essere l’obiettivo principale della relazione 'terapeutica'; inizialmente è fondamentale poter stare insieme a lui, entrare nel suo mondo per favorire, rispettandone i tempi e attivandone le risorse, un cambiamento sia al livello del pensiero che dell’azione. L’accompagnamento verso il mondo esterno può avvenire solo successivamente, quando il giovane sarà in grado di affrontare progressive esperienze relazionali che ne favoriscano lentamente il reintegro nella società".             


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27ª Giornata Mondiale del Malato

11 febbraio, Torino. La Giornata mondiale del malato è una ricorrenza della Chiesa cattolica romana, istituita il 13 maggio 1992 da papa Giovanni Paolo II.

Andando oltre il carattere e l’origine religiosi della celebrazione, l’Ordine Assistenti sociali del Piemonte ha deciso di dire la sua per accendere i riflettori su un sistema sanitario percepito come carente e inefficace, limitato negli interventi, non capace di favorire la riduzione delle disuguaglianze.

«L’impatto negativo delle crisi economiche sulla salute delle popolazioni – afferma Barbara Rosina (presidente dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte) – è evidente: ammalarsi in tempo di crisi può diventare un problema difficile da fronteggiare e sostenere sia sul piano economico che sul quello sociale. I comportamenti messi in atto dai cittadini e dalle istituzioni tra i quali la rinuncia alle cure, il ritiro dalle strutture di cura degli anziani e il ricorso a prestazioni meno care e qualitativamente peggiori, danno origine ad una situazione allarmante in termini di salute e di prevenzione».

I dati emersi dall’indagine Istat su “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione Europea”, pubblicata nel 2017, confermano le preoccupazioni degli assistenti sociali piemontesi. Le persone di 15 anni e più con almeno un ricovero nei 12 mesi precedenti l'intervista, in Italia, sono l’8%, a fronte della media europea di 9,9 (Germania: 14.4, Austria: 14,3). Il 15.9% delle persone ha dichiarato di non aver effettuato visite mediche per ritardi o liste d’attesa. Alcuni cittadini rinunciano a curarsi per problemi prettamente economici: 7,6% a esami e cure mediche, 6,8% a visite o trattamenti dentistici, 6% a farmaci prescritti e il 12.5% ad almeno una prestazione (anche di carattere psicologico-psichiatrico)

Anna Maria Veglia, tesoriera dell’Ordine regionale nonché già assistente sociale e responsabile del Servizio sociale aziendale AOU S. Luigi Gonzaga, esprime un accorato appello unito ad un impegno concreto: «É necessario superare le dinamiche di contrazione che caratterizzano gli interventi soci sanitari e le azioni nei confronti delle persone che vivono una condizione di marginalità. Desideriamo ribadire i nostri sforzi ai tavoli politici e programmatori affinché venga adottato un approccio olistico, l’unico capace di promuovere lo sviluppo di attitudini specialistiche e modelli organizzativi volti a non “medicalizzare” la persona, ma a considerarla portatrice di bisogni complessi».

Conclude Rosina: «Occorre riconoscere sempre di più anche le fondamentali competenze delle persone e delle reti familiari e sociali: l’accompagnamento nei percorsi di cura e riabilitazione è fondamentale, la riduzione della sensazione di solitudine delle persone con una malattia e delle loro famiglie deve essere un obiettivo portante del sistema degli interventi. Per questo auspichiamo una sempre maggiore apertura, anche in termini di orari, delle strutture sanitarie e socio-sanitarie affinché i tempi e le necessità della vita quotidiana e degli affetti ed il tempo della cura possano essere conciliati».


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751

Oas Piemonte

La nave Sea Watch 3 con bordo 47 persone straniere – soccorse dinanzi alle coste libiche – dopo giorni di viaggio, a causa del maltempo e concreto rischio per l’incolumità dei passeggeri, si trova da qualche giorno al largo di SiracusaLa nave Sea Watch 3 con bordo 47 persone straniere – soccorse dinanzi alle coste libiche – dopo giorni di viaggio, a causa del maltempo e concreto rischio per l’incolumità dei passeggeri, si trova da qualche giorno al largo di Siracusa.

Sulla nave, ora in acque territoriali italiane, tra i soggetti maggiormente vulnerabili, vi sono 8 minori soli e 5 minori accompagnati da adulti di riferimento.

Il rispetto della legge e delle regole vigenti in Italia, in osservanza degli obblighi internazionali, dell’attuazione delle direttive europee in materia di accoglienza, della disciplina specifica per la tutela e protezione delle persone straniere di età minore che si trovano in territorio italiano, in applicazione del principio di uguaglianza e di non discriminazione, prevede:

- il divieto di respingimento,
- il divieto di espulsione,
- il diritto ad essere identificati ed essere informati sui loro diritti
- il diritto alla presunzione della minore età fino all’esito dell’ accertamento- il diritto all’accoglienza secondo la normativa attuativa delle direttive 2033-2032/ 2013 UE prevista dal dlvo n. 142/2015, da eseguirsi , come specificato anche nelle recente circolare del Ministero dell’Interno del 3-1-2019 nel SIPROIMI ( sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati)
- diritto alla nomina del tutore,
- diritto all’ascolto
- diritto al ricongiungimento familiare
- diritto all’affidamento familiare
- diritto all’inclusione sociale, anche se prossime alla maggiore età, ai sensi dell’art.13 della legge n. 47 del 2017.

L’AIMMF ricorda che per la condizione di vulnerabilità delle persone minorenni straniere l’applicazione della legge deve essere garantita senza ritardo nel momento di arrivo alla frontiera per non prolungarne la sofferenza e il trauma patito.

L’AIMMF chiede la dovuta immediata identificazione dei minori al fine di consentire alla Procura della Repubblica Minorile competente di richiedere al Tribunale per i minorenni i provvedimenti in tutela dei minori che si trovano in questa gravissima condizione.

L’AIMMF precisa che l’intervento urgente di accoglienza e di protezione è questione diversa dall’individuazione del luogo stabile di permanenza dei migranti minorenni e che, a questo proposito, già nel recente passato, sono stati efficaci i progetti di “ricollocamento” presso gli Stati membri dell’UE, che rispondono, peraltro, alla progettualità e al sogno di molti dei minori soli.

L’AIMMF, quindi, pur ritenendo non più procrastinabile il rispetto della legge per i minori stranieri presenti in Italia sulla nave Sea Watch per le misure urgenti di accoglienza, di salvaguardia e tutela richiama anche l’applicazione dell’art. 80 del TFUE e le politiche dell’UE ispirate al principio di solidarietà e di mutua collaborazione.

L’AIMMF si impegna, per la tutela e accoglienza dei minori stranieri soli e in condizione di vulnerabilità, a proporre allAssociation Internationale des Magistrats de la jeunesse et de la Famille un’azione congiunta di sensibilizzazione e di confronto nella speranza, quanto meno, diuna attenuazione dei processi in atto di rifiuto e opposizione a soluzioni costruttive e di rispetto deidiritti dell’Umanità.

Il Segretario generale, Susanna Galli                      Il Presidente, Maria Francesca Pricoco


Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia
c/o il Tribunale per i minorenni di Roma, Via dei Bresciani, n. 32 -00136, Roma
Tel. Presidente AIMMF: 334704569
Sito web: www.minoriefamiglia.it

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I migranti a bordo della nave Sea Watch devono sbarcare immediatamente  e  essere accolti!  tra i 47 migranti ci sono persone vulnerabili e vittime di violenza. Tra loro ci sono  anche bambini e adolescenti e il loro trattenimento è illegale e perseguibile, trattenerli è un atto grave e contrario alle norme internazionali di tutela dell’infanzia che anche il nostro paese ha ratificato.

Chiediamo quindi al governo di dare seguito a quanto richiesto dalla Procura per minorenni di Catania e far scendere tutti i minorenni a bordo.

Chiediamo inoltre che i parlamentari che chiedono di salire a bordo della nave vengano lasciati salire nell'espletamento della loro funzione pubblica.

quello che sta accadendo è l'ennesimo atto grave e cinico che il nostro governo con la complicità dell'Europa sta compiendo contro i diritti umani e contro il diritto di asilo

Noi non ci riconosciamo in queste scelte e faremo la nostra parte nel costruire percorsi di accoglienza nelle rete della nostra organizzazione per le persone a bordo della nave.

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L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna si unisce a quanti onorano, il 27 gennaio, la memoria della Shoah, sia per una vicinanza a quanti ancor oggi soffrono per quegli eventi, sia perché è fondamentale ricordare una tragedia immane e impedire che cada nell’oblio e nella negazione. Conoscere e ricordare la Shoah può permettere di comprendere le ramificazioni del pregiudizio e del razzismo ed evitare che tali tragedie si ripetano. Può consentire di imparare a identificarle nel loro nascere, dando il giusto peso ai segni premonitori, come ad esempio l’originarsi del pregiudizio e il suo diffondersi, che possono essere il primo passo verso conseguenze devastanti. Dal ricordo di quella tragedia è importante imparare a riconoscere anche le odierne espressioni violente che vengono dalla paura per chi viene considerato distante o diverso, come può accadere nel caso dei migranti.

Il pregiudizio - per definizione - non è basato sui fatti. È espressione di opinioni comuni. Appartiene a quel tipo di opinioni che tendono a resistere al cambiamento anche alla luce di nuove conoscenze. Il pregiudizio è negativo: un atteggiamento di rifiuto o di ostilità verso una persona in quanto appartenente a un gruppo. Si fonda su quelli che la psicologia definisce "stereotipi", attribuzioni di determinati tratti a un gruppo, minoritario o socialmente debole, da parte di altri.

Il pregiudizio svolge una precisa funzione psicologica all’interno di un gruppo, contribuendo a definire e rafforzare l’identità sociale dello stesso con la partecipazione emotiva legata al senso di appartenenza. Quanto più tale identità è percepita come minacciata, tanto più si tende a preservarla o a ricostituirla categorizzando e semplificando l’ambiente sociale. Si accentua il contrasto noi/altri, magnificando l’immagine di sé e denigrando quella degli altri, ora come allora.

"Tale processo psicosociale porta alla discriminazione di individui e gruppi diversi dal 'noi' e può alimentare o giustificare giudizi negativi e ostilità. Si può manifestare con comportamenti violenti 'banali', tristemente comuni, fino ad arrivare a vere proprie persecuzioni e allo sterminio come nel caso della Shoah." Commenta Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna.

La storia della Shoah è indubbiamente legata all’antisemitismo, all'odio e al pregiudizio nei confronti del popolo ebraico, basato sull’assegnazione a tutti gli ebrei di caratteristiche uguali.

"Riflettere sulla Shoah e sullo sterminio nazista è un'occasione per mettere in guardia da ignoranza, discriminazione e intolleranza etnica, soprattutto in un momento storico caratterizzato da un clima socio-culturale che favorisce un atteggiamento di chiusura, inducendo 'paure dell’altro, del diverso', come nel caso dei migranti. L’immigrazione rischia di essere identificata come la causa di insicurezza e malessere, minaccia della stabilità economico-sociale ed essere associata a un pericolo che deve essere evitato o addirittura eliminato. Messaggi che innescano la paura di essere aggrediti, la rabbia per non essere difesi e un senso di grande sfiducia verso le istituzioni, creano una situazione adatta alla nascita di avversioni e risentimenti xenofobi." Aggiunge Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna.

"Attualmente un ruolo determinante viene svolto dai mezzi di comunicazione, che spesso tendono ad amplificare eventi e situazioni che coinvolgono migranti sviluppandone una visione negativa. La portata comunicativa dei mass media fa sì che i dati di realtà, anche positivi, del fenomeno migratorio finiscano sullo sfondo dell’informazione, mentre in primo piano viene trasmesso il messaggio che è necessario avere paura degli 'stranieri' e, quindi, difendersi da loro. Vanno in questa direzione anche i social network, che hanno il potere di raggiungere milioni e milioni di persone, consentendo la diffusione anche dei pensieri più violenti." Continua la Presidente Ancona.

"Lottare contro un nemico irreale può costituire una fuga da un quotidiano difficile e permette di riversare parte della frustrazione e della rabbia verso un capro espiatorio costruito. Anche per questo un certo tipo di suggestioni ha un grande potere di penetrazione nella popolazione. Il Giorno della Memoria non deve essere solo un modo formale e rituale di ricordare la tragedia dell’Olocausto, ma un'occasione per acquisire conoscenza e consapevolezza: sapere e comprendere affinché non accada più, interiorizzando il concetto che ogni persona è unica, ha valore e dignità." Conclude Anna Ancona, Presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna.


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Il 18 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale per i diritti dei migranti, istituita nel 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare e tenere alta l’attenzione sul rispetto dei fondamentali diritti dei migranti. Le dimensioni assunte negli ultimi anni dai fenomeni migratori, non certo nuovi nella storia dell’umanità, fanno sì che l’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte richiami sull’importanza della solidarietà e sull’imprescindibile tutela dei diritti fondamentali.

Afferma Rosina (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte): «Ci preoccupano non poco le misure contenute nel Decreto Sicurezza e Immigrazione, le cui conseguenze sulla vita di migliaia di persone appaiono già visibili e sotto gli occhi di tutti. Rappresentano un grave passo indietro per il diritto d'asilo: da un lato, si comprimono i diritti dei richiedenti asilo e rifugiati e, dall’altro, si compromette fortemente il sistema di accoglienza e integrazione in questi anni faticosamente costruito».

Come indicato anche dall’analisi della Fondazione Ismu, ci sono importanti segnali di stabilizzazione del fenomeno migratorio in Italia: acquisizioni di cittadinanza, ingressi per motivi familiari, permessi di soggiorno di lungo periodo sono in crescita. Allo stesso tempo permane una componente mobile data soprattutto dai flussi dei richiedenti asilo, ma non solo. Un dato interessante evidenziato dall’Istat è che le persone diventano cittadini del paese in cui risiedono - al 1° gennaio 2018 risultano 5.144.440 persone migranti residenti in Italia - rappresentando circa l'8,5% della popolazione. Se si scompongono ulteriormente questi dati emerge che circa 1,5 milioni sono gli stranieri di altri paesi dell’Unione Europea, mentre i cosiddetti extra-comunitari sono 3,5 milioni circa (5,8% della popolazione).

Francesca Belmonte, consigliera dell’Ordine regionale  e assistente sociale impegnata fino al 2015 nel lavoro con le persone straniere, precisa: «I richiedenti asilo, comprese le famiglie e le donne sole con bambini, non solo non avranno più accesso ad un’accoglienza dedicata, ma avranno ancora meno possibilità di ottenere un regolare titolo di soggiorno. Dovranno accettare di lavorare in nero o, spesso, di pagare per avere un contratto che consenta loro di convertire il permesso da umanitario in lavoro. Aumenterà lo sfruttamento lavorativo e, con il lavoro nero, ci esponiamo a più incidenti e a meno sicurezza. Di fatto, queste misure impatteranno largamente sulle comunità locali e sui sindaci, che si troveranno a gestire maggior disagio sui loro territori e un aumento del conflitto sociale».

Secondo i dati Unhcr, tra gennaio e novembre 2018, sono sbarcate in Italia 22.550 persone, 95 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Se si considerano gli sbarchi su tutte le coste europee, tra gennaio e novembre 2018, sono arrivati via mare in Europa circa 110 mila migranti, 29 mila sono sbarcati in Grecia e 59 mila in Spagna. Il clima di invasione e l’idea di arrivi sempre più numerosi di fatto non trovano rispondenza nei dati statistici.

Rosina conclude: «La Giornata Internazionale per i diritti dei migranti ci ricorda che non è mai possibile abbassare la guardia di fronte all’esigenza di tutela dei diritti, ne è un esempio il recente Decreto Sicurezza e Immigrazione. Il testo sancisce che i beneficiari di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria non hanno diritto all’accoglienza, nemmeno temporanea, e sappiamo bene che senza l’accompagnamento di figure professionali qualificate, tra le quali gli assistenti sociali, si mina alla base la possibilità di creare relazioni fiduciarie, rispondere alle necessità di ascolto, rielaborazione, comprensione dei nuovi contesti che sono fondamentali per il successo dei percorsi di integrazione. Si toglie quindi un tassello irrinunciabile dei percorsi di aiuto limitando, nei fatti, i diritti dei migranti».


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Gli odiatori, gli “haters”, sembrano essere dappertutto. Come insegna la psicologia sociale, gli odiatori utilizzano sul web un linguaggio violento per esprimere acredine e insulti ogni volta che non sono d’accordo con qualcosa o qualcuno. Aggrediscono politici, artisti, scrittori, professionisti, star dello sport e dello spettacolo per delegittimarli e insinuare dubbi sulle cause della loro notorietà, come se non ne tollerassero il successo. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna contribuisce a illuminare un fenomeno pressoché ubiquitario e di grande attualità, che a dispetto del suo essere recente è riconducibile a meccanismi psicologici noti da tempo.

I cosiddetti “leoni da tastiera” a causa della mancanza di un contatto concreto, visivo, con l’oggetto da colpire si sentono meno responsabili delle proprie azioni e delle conseguenze psicologiche, anche dolorose, che possono procurare. Il meccanismo psicologico di deresponsabilizzazione è simile a quello presente nei casi di cyberbullismo. Dal punto di vista psicologico, l’azione di prepotenza individua un oggetto o una persona come capro espiatorio per le proprie frustrazioni, ed è finalizzata ad aumentare la stima di sé e a farsi percepire forte, mettendosi in mostra con insulti e commenti sprezzanti. L’anonimato reso possibile da internet può permettere all’odiatore di non essere riconoscibile e di agire indisturbato senza temere né denunce né critiche nel proprio contesto quotidiano.

A questo proposito è interessante il documentario realizzato lo scorso anno dal regista svedese Kyrre Lien, “The Internet Warriors”. Lien prova a interagire con gli odiatori fuori dal contesto in cui esprimono la loro violenza: li va a cercare nella vita di tutti i giorni, fuori dal web, per verificare se di persona sono capaci dello stesso odio e della stessa intolleranza manifestati sul web. Un dato che è emerso è che molte delle persone individuate da Lien – spesso di basso livello culturale – si sono rifiutate di rilasciare interviste dal vivo di fronte a una telecamera, confermando l’ipotesi che l’anonimato giochi un ruolo cruciale nel fenomeno.

Cercando di individuare le caratteristiche psicologiche e le motivazioni degli odiatori, la causa prioritaria del loro agire pare essere la paura, sia consapevole che inconsapevole. Ciò che viene percepito come diverso può generare paura e di conseguenza essere odiato e attaccato. Pare che queste persone vogliano distruggere, anche se solo virtualmente, tutto ciò che avvertono come un possibile pericolo. Secondo Vox, l’osservatorio italiano dei diritti, i principali bersagli dell’odio sono le donne, seguite da omosessuali, migranti, diversamente abili ed ebrei (http://www.voxdiritti.it/ecco-le-mappe-di-vox-contro-lintolleranza/). L’analisi di questi dati conferma che quando mutamenti e trasformazioni sociali mettono in crisi le tradizionali certezze binarie maschio/femmina, forte/debole, autonomo/dipendente e così via, l’odio può diventare una modalità di fuga da situazioni destabilizzanti vissute come pericolose.

Le minoranze portatrici di valori nuovi o diversi, mettendo in pericolo la sopravvivenza di quelli convenzionali, possono così diventare oggetto di paura e di violenza. Gli odiatori, dal punto di vista psicologico, paiono pertanto vittime della loro stessa paura e vulnerabilità, della scarsa cultura e di una incapacità critica, oltre a una limitata empatia affettiva, la capacità di sentire l’emozione dell’altro e di rispondere con un’azione consona. Per compensare le loro fragilità, spesso sembrano cercare di identificarsi con ideologie o con gruppi sociali vissuti come forti e potenti.

Purtroppo l’odio non rimane solo online, ogni anno sono tantissimi i casi di crimini causati da questo sentimento che comporta la volontà di distruggere l’oggetto detestato. È quindi urgente l’attivazione di interventi di prevenzione e di contrasto che coinvolgano soprattutto la dimensione psicologica e socio-culturale delle persone, per dar vita a un processo di delegittimazione della violenza che sempre più spesso pare manifestarsi senza argini. La responsabilizzazione dei giovani e dei meno giovani è indispensabile per creare una cultura condivisa della comunicazione online, in grado di favorire il rispetto della persona nella sua soggettività e uno scambio di idee libero da ostilità: la diversità di opinioni e pensieri è un arricchimento sociale e come tale dovrebbe essere considerata.


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La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità è stata istituita nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ogni anno sceglie di abbinare un tema diverso alla manifestazione. Quello per il 2018 è “Responsabilizzare le persone con disabilità e promuovere l’inclusione e l’uguaglianza”, intesi come elementi imprescindibili per uno sviluppo inclusivo, equo e sostenibile da realizzare come parte dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  

«L'Agenda 2030 - afferma Rosina (Presidente Ordine Assistenti sociali del Piemonte) - si impegna a "non lasciare nessuno indietro" e sostiene che le persone con disabilità non sono solo beneficiarie di interventi, ma debbono esse stesse essere agenti di cambiamento. A loro deve essere data la possibilità di essere, dunque, protagoniste attive del processo per uno sviluppo inclusivo e sostenibile della società. In questo senso, uno degli elementi di maggior efficacia in termini inclusivi ma anche di responsabilizzazione della persona disabile è sicuramente il lavoro».

I dati Istat pubblicati nel 2017 forniscono un quadro preoccupante: nel 2013, il 24,8% dei maschi disabili fra i 15 e i 44 anni si dichiara occupato, seguito dal 23% di quelli fra i 45 e i 64 anni; nel caso delle donne le stesse percentuali risultano invece pari al 20,4% e al 14%. Gli analoghi valori nelle persone senza disabilità sono da 2,3 a 3,3 volte superiori. 

Antonino Attinà, consigliere dell’Ordine regionale nonché Responsabile dei Servizi Socio Educativi del CSSV, precisa: «In un mercato dell’occupazione che si evidenzia come poco performante, la difficoltà nel reperire un impiego è diventato un problema per tutti. Lo è ancora di più per le persone con disabilità. Servono strumenti dedicati che permettano loro di trovare uno spazio di realizzazione personale e di crescita grazie al quale sentirsi parte di un meccanismo più grande, e cioè la comunità sociale, assumendosi anche la responsabilità di essere una componente attiva della società».  

La Regione Piemonte in questi anni ha prodotto degli strumenti normativi interessanti sia nell’ambito delle politiche del lavoro, in particolare sulla regolamentazione dei tirocini, sia in quello delle politiche sociali. Per quanto riguarda i tirocini vi è la recente DGR 85 del 2017, ma soprattutto della DGR 42 del 2014 e le sue successive modifiche, che hanno introdotto importanti deroghe all’impianto normativo del tirocinio rendendo questa misura più adattabile alle persone svantaggiate. Per quanto riguarda le politiche sociali, invece, la Regione Piemonte ha prodotto nel 2015 la DGR 22 che sanciva la creazione dei P.A.S.S. (Percorsi di Attivazione Sociale Sostenibile), con successive modifiche portate dalla DGR 26 del 26 luglio 2018. 

Rosina aggiunge: «L’inclusione si muove comunque su diverse dimensioni, è un processo bidirezionale dove da una parte ci sono le persone con disabilità, per le quali il lavoro dei servizi è volto a migliorarne le competenze sociali, mentre dall’altra c’è la comunità sociale. Questa spesso necessita di essere preparata, addirittura educata a volte, ad accogliere le persone con disabilità senza pregiudizi. Come Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali sosteniamo le iniziative del 3 dicembre sul territorio piemontese affinché si parli di disabilità e si sviluppi quella sensibilità utile ad accrescere le dinamiche inclusive perché nessuno deve restare indietro». 

I dati prodotti dal MIUR relativamente agli alunni con disabilità per l’anno scolastico 2016/2017 dicono che nelle scuole piemontesi i bambini con disabilità sono il 2,7% sul totale degli iscritti. Nel complesso della popolazione di almeno 15 anni, poco più di un disabile su quattro raggiunge almeno il diploma, a fronte di quasi una persona su due per il resto della popolazione. Le differenze maggiori si riscontrano soprattutto nelle classi d’età più avanzate che sono rimaste escluse dai percorsi inclusivi previsti dalle politiche degli ultimi anni. 

Rosina conclude: «Dobbiamo farci trovare pronti per offrire alla prossima generazione qualcosa di più rispetto a quanto fatto fino ad ora. Si rende necessario, ad esempio, far conoscere sul nostro territorio ancora di più la legge 112 relativa al “dopo di noi”. Se da un lato, infatti, la Regione ha messo a bando quasi 3 milioni di euro per finanziare soluzioni abitative per disabili gravi, dall’altro restano ancora poco conosciuti strumenti come il trust e i vincoli di destinazione. Inoltre, rispetto ai percorsi di presa in carico specialistica permangono delle differenze tra i progetti che possono essere elaborati per gli adulti e per i minori. Tali differenze, legate non solo alla necessità di implementare le risorse dei Dipartimenti di Psichiatria e dei servizi per la disabilità adulta delle ASL, ma anche ad aspetti culturali dei diversi servizi ed ai dispositivi normativi, possono creare sfiducia e malessere nelle persone con disabilità e le loro famiglie che devono pertanto essere accompagnate a comprendere il passaggio di contesto». 


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel.: 333.4896751

Torino, 3 dicembre 2018   

Oas Piemonte                                                                                    

In data odierna, all’esito di una articolata e spedita attività investigativa coordinata da questo Ufficio, è stata data esecuzione, dalla Squadra Mobile della Questura di Varese, a tre ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di tre dei quattro minorenni autori dei gravissimi fatti occorsi a Varese nei giorni scorsi. Un quarto minorenne, anch’esso coinvolto, era stato già sottoposto a fermo di polizia giudiziaria in data 20 novembre, alla luce di un accertato e concreto pericolo di fuga; per quest’ultimo è stata celebrata in data odierna l’udienza di convalida, al termine della quale è stata disposta dal GIP la custodia cautelare.

L’asciutto riserbo di questo Ufficio, a fronte del legittimo allarme mediatico dei giorni scorsi, è stato imposto dalla necessità di acquisire elementi probatori irrinunciabili, quali l’esame della vittima, da pochi giorni in grado di riferire quanto subito, nonché il sopralluogo presso il garage dove si sono consumati i fatti. Il compendio probatorio è stato così sottoposto al vaglio del G.I.P. presso il Tribunale per i minorenni di Milano, che ha tempestivamente valutato la sussistenza delle ipotesi delittuose prospettate e l’assoluta necessità di provvedimenti cautelari.

E’ stato, infatti, accertato che la giovanissima vittima, il 9 novembre scorso, è stata minacciosamente avvicinata da quattro coetanei e condotta presso un garage poco distante, nel quale è rimasta rinchiusa per circa tre ore e mezzo. Qui, il minore è stato sottoposto a percosse, minacce e sevizie. Per quanto acclarato allo stato delle indagini, dopo essere stato legato su una sedia con cavi di acciaio, è stato a più riprese percosso dai quattro indagati; spogliato, a torso nudo e senza scarpe, gli è stata versata addosso acqua gelida e sapone liquido sugli occhi; gli è stato mostrato un coltello, la cui lama gli è stata appoggiata sulla mano immobilizzata, minacciandolo di tagliargli un dito; alcuni colpi gli sono stati inferti, con intento minaccioso, con un bastone ferrato; uno dei sequestratori si è temporaneamente assentato, promettendo di ritornare con i pitbull di una parente, che sarebbero stati aizzati contro la vittima; gli veniva avvicinato un accendino con una bomboletta di gas minacciando di dargli fuoco; più volte il giovane sequestrato è stato minacciato di essere trattenuto nel garage ad oltranza, fino alla morte. Le invocazioni di aiuto sono state tacitate con la minaccia di sigillare la bocca del sequestrato con nastro adesivo, così rendendo difficoltosa anche la respirazione. La liberazione è stata decisa solo a fronte di ulteriori percosse e reiterate promesse di silenzio. Gli è stato, da ultimo, asportato il telefono cellulare ed un orecchino dallo stesso indossato.

I minori sottoposti alle indagini parrebbero aver fumato marijuana prima di commettere i delitti.

Il movente dell’odiosa azione criminale è da rinvenire nel saldo di un preteso credito maturato nei confronti di altro minorenne amico della vittima, sullo sfondo del piccolo spaccio. Allertante l’esiguità della cifra pretesa (appena 40,00 euro), e la pervicacia della pretesa stessa, perseguita anche nei giorni seguenti, fino al raggiungimento della soddisfazione, il 13 novembre successivo.

I minori sono tutti italiani, ad eccezione di uno di loro, di origini ivoriane. Frequentano le scuole medie inferiori o le prime classi delle scuole medie superiori, con percorsi di studio non regolari. Sono tutti giovanissimi, tra i quattordici ed i quindici anni.

I reati contestati da questo Ufficio di Procura sono: il sequestro di persona aggravato, le lesioni personali aggravate, la rapina aggravata; è stato, altresì, contestato anche il delitto di tortura, di recente introduzione nel nostro sistema normativo, alla luce del verificato e comprensibile trauma psichico cagionato nella giovane vittima.

In conclusione, va senz’altro rimarcato il solerte e discreto lavoro encomiabilmente svolto della Squadra Mobile di Varese, nonché la continenza di quanti, nel mondo mediatico, hanno inteso rispettare il riserbo richiesto da questo Ufficio, nella certezza di lavorare nel solco della conciliazione tra diritto all’informazione, garanzie processuali e difesa sociale.

Milano, 23 novembre 2018

Il Procuratore della Repubblica
Ciro Cascone

Procura Repubblica Mi

Le sottoscriventi associazioni del Gruppo CRC esprimono preoccupazione in relazione al Disegno di Legge n. 735 S. concernente la modifica delle norme riguardanti l'affidamento dei figli a seguito della disgregazione della coppia genitoriale. Questo disegno di legge, pur con una inadeguata e confusa declinazione, prende tuttavia atto della trasformazione di alcuni ruoli (i padri sono oggi molto più presenti e attenti alle esigenze quotidiane dei figli rispetto alle generazioni passate) e della necessità di degiurisdizionalizzare l’ambito delle separazioni in favore di una mediazione che vede nei genitori e non nel giudice gli artefici del proprio futuro. Esso mira, ma senza la necessaria flessibilità, ad introdurre nell'ordinamento una netta preferenza verso il regime del doppio domicilio dei figli e della loro permanenza preso ciascun genitore con tempi paritetici, con conseguente esclusione della assegnazione della casa familiare al genitore collocatario (essendo entrambi ugualmente collocatari dei figli) e del contributo al mantenimento (sul presupposto che entrambi i genitori provvedano in via diretta al mantenimento dei figli).

In base ai contenuti del disegno di legge ci sembra opportuno richiamare alcuni principi fondamentali per la tutela dei diritti delle persone di minore età.

Infatti tale proposta introduce un’eccessiva rigidità nell'individuazione del modello di affidamento e di collocazione dei figli,. È opportuno rammentare che il principio del superiore interesse del minore (art. 3 CRC) non delinea un modello predeterminato, ma impone, al contrario, di valutare i diritti, i bisogni, i desideri e le aspirazioni di ogni singola persona di età minore. Non è lecito, pertanto, prevedere automatismi o forzature, dovendo essere il giudice (se i genitori non riescono a pervenire a un accordo) ad esaminare, caso per caso, la situazione concreta, le condizioni di vita del figlio e dei suoi genitori ed ogni altro elemento utile a ricercare la migliore soluzione nel suo interesse.

La mediazione è certamente uno strumento importante, tanto che la Convenzione Europea sull’esercizio dei diritti dei minori del 1996, all’art. 13 incoraggia “il ricorso alla mediazione e a qualunque altro metodo di soluzione dei conflitti atto a concludere un accordo, ma non appare opportuno, e comunque rischia seriamente di non essere utile allo scopo prescriverne l’obbligatorietà quale condizione di procedibilità. Peraltro fermo restando il divieto di mediazione in caso di violenza e maltrattamento, così come disposto dalla Convenzione di Istanbul ratificata dall’Italia, qualora la mediazione sia utile nel superiore interesse del minorenne dovrebbe essere servizio garantito gratuitamente.

In linea con quanto sancito dalla Convenzione ONU (art.12 CRC) il bambino o il ragazzo devono essere protagonisti dei procedimenti che li riguardano e ciò significa esaminare, anche attraverso il loro diretto ascolto svolto in maniera attenta e competente, di volta in volta, il loro vissuto, le relazioni preesistenti, le capacità di cura nonché quelle economiche di entrambi i genitori, assicurando che la separazione, già di per sé dolorosa, non determini ulteriori lacerazioni fra i componenti del nucleo familiare.

A tal fine, è altresì necessario assicurare che tutti gli operatori della giustizia, dai magistrati agli avvocati, dai consulenti agli operatori dei servizi territoriali e consultoriali, siano messi in condizione di svolgere il loro lavoro in maniera efficace, celere e competente, in modo da fornire una risposta equilibrata e tempestiva alle persone che ad essi si rivolgono: è auspicabile dunque che siano messe in campo azioni concrete volte a migliorare i servizi che ruotano intorno alla famiglia, sia sul piano giurisdizionale che su quello sociale e sanitario, assicurandone la massima specializzazione e professionalità.

La competenza specialistica degli operatori, insieme all'efficienza del servizio sono strumenti indispensabili a garantire l'adozione di decisioni effettivamente rispondenti ai diritti del minore e di entrambi i genitori ed a fornire una risposta tempestiva ed efficace anche nei casi di violazione di tali diritti.

Riteniamo infine importante evidenziare come sarebbe, sotto altro profilo, auspicabile un impegno delle istituzioni nel promuovere la cultura della bigenitorialità attraverso campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza ed agli operatori del diritto, più che intervenire sul piano legislativo, quando purtroppo è ormai tardi per ricucire rapporti irrimediabilmente conflittuali. Sarebbe pertanto utile un intervento di promozione sociale, finalizzato a porre in luce i vantaggi derivanti dalla reale condivisione della responsabilità genitoriale sostenendo le coppie in crisi, ed al contempo prevenire i danni provocati ai minori dalla esasperata conflittualità fra i genitori o, in misura ancora maggiore, da atteggiamenti di strumentalizzazione dei figli.

ACP- Associazione Culturale Pediatri

Agedo

AISMI – Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile

Alama

ALI per Giocare – Ass. italiana dei Ludobus e delle Ludoteche

ALPIM

ANPE – Ass. Nazionale dei Pedagogisti

Anpef –Ass. Nazionale dei Pedagogisti Familiari

Fondazione Arché Onlus

Arciragazzi Nazionale

A.Vita - Carrobiolo

Cammino – Camera nazionale avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni

CARE – Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete

CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia.

CESVI

Cittadinanzattiva

Comitato Giù le Mani dai Bambini Onlus

CGD - Coordinamento Genitori Democratici

CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

CISMAI – Coordinamento italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia

EDI - Educazione ai Diritti dell'Infanzia

Geordie Onlus

Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia

Helpeople Foundation onlus

International Adoption

IPDM

L’Accoglienza soc. coop. soc. onlus

L'Albero della Vita

La Gabbianella ed altri animali

MAIS ong

Fondazione Mission Bambini Onlus

Fondazione Paideia

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

Fondazione Roberto Franceschi Onlus

Save the Children Italia

SOS Villaggi dei Bambini onlus

Terre des Hommes Italia

UNICEF Italia

Unione Nazionale Camere Minorili – UNCM

WeWorld

Associazione 21 luglio

Gruppo di lavoro

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