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Ubi minorubi-minor-progetto

CNCA: “No al profit travestito da impresa sociale”  
Si è chiusa oggi a Napoli l'Assemblea nazionale della Federazione.
Presa di posizione sulla legge di riforma del terzo settore.

Napoli, 13 giugno 2015

No al profit, e alle logiche del mercato, travestiti da impresa sociale. E' questo il messaggio lanciato dall'ultima Assemblea nazionale del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), che si è tenuta ieri e oggi a Napoli, al centro sociale La Gloriette, gestito dalla cooperativa sociale L'Orsa Maggiore in una struttura confiscata a un boss della camorra.

L'Assemblea ha avuto due momenti chiave: un approfondimento sulla legge delega di riforma del terzo settore e il convegno finale del progetto "Semi di cambiamento", dedicato all'agricoltura sociale.

La legge delega di riforma del terzo settore. Pur apprezzando alcuni obiettivi della riforma – in particolare, l'esigenza di armonizzare normative diverse e la necessità di assicurare maggiore trasparenza e vigilanza – il CNCA esprime forte preoccupazione per l'emergere di una concezione dell'impresa sociale, di derivazione anglosassone, che finirebbe per assicurare i vantaggi del non profit (vedi l'Iva al 4%) a organizzazioni che non hanno quei requisiti su cui si è sviluppato il terzo settore italiano. Il rischio, qualora questa concezione di impresa sociale dovesse affermarsi, è che nascano organizzazioni di grandi dimensioni interessate principalmente al rendimento economico, anche ricorrendo alle donazioni di privati, semmai in parallelo a una riduzione della presenza del pubblico. Imprese non interessate a favorire coesione sociale e partecipazione, ma principalmente a fornire servizi a singoli nelle fette di 'mercato sociale' più remunerative. 

A fronte di tale rischio, il CNCA ribadisce il valore del modello italiano di impresa sociale, radicata nel contesto territoriale e nella collaborazione con tutti gli attori della comunità, con il pubblico in funzione di regia e controllo e in un'ottica universalista. Proprio per rilanciare questo visione del terzo settore la Federazione auspica che si realizzi quanto prima una grande manifestazione nazionale, d'intesa con il Forum del terzo settore e le altre reti nazionali, un'occasione per chiedere anche un forte investimento pubblico nel welfare, che può contare oggi su una dotazione economica molto ridotta rispetto ai partner europei.

 

Cari soci e amici,
vi raggiungiamo con questa comunicazione per informarvi che Agevolando continua a portare avanti una serie di iniziative in favore dei neomaggiorenni "fuori famiglia" italiani.  In particolare con Terra dei Piccoli onlus e Federazione Isperantzia, abbiamo ottenuto un incontro con il sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per capire se è possibile inserire all’interno dei decreti attuativi del Jobs Act, dei riferimenti a possibilità di facilitazioni per le aziende nel momento in cui assumono i ragazzi appena usciti da questi percorsi.

Facciamo il punto sulla situazione in questo articolo pubblicato da portale "Piattaforma Infanzia" con intervista al nostro Presidente Federico Zullo:http://piattaformainfanzia.org/redazione/neo-maggiorenni-fuori-famiglia-quali-prospettive-per-il-loro-sostegno/

Naturalmente continueremo a tenervi costantemente aggiornati sugli sviluppi di questa battaglia per noi così importante. 

Vi ricordiamo inoltre che sono aperte le iscrizioni per AgevolanDay, la festa itinerante dei ragazzi "fuori famiglia", che si svolgerà quest'anno Sabato 20 Giugno p.v. a Basilicagoiano, in provincia di Parma.

Sul nostro sito a questo link trovate tutte le informazioni su questa giornata e i moduli di iscrizione: http://www.agevolando.org/eventi/2015/invito-agevolanday-2015/

Ci auguriamo davvero di ritrovarvi in tanti!
A presto
Lo staff di Agevolando

Inefficace la conduzione della Commissione bicamerale Infanzia

Le associazioni scrivono a Renzi, Grasso e Boldrini

Milano, 17 aprile 2015 - Associazione Agevolando, Arciragazzi , CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienza,  CNCM - Coordinamento Nazionale Comunità per Minori, Federazione Isperantzia, Fondazione Domus De Luna, Istituto Don Calabria, Progetto Famiglia onlus, SOS Villaggi dei Bambini onlus, Terra dei Piccoli Onlus chiedono al Governo una regia unitaria sulle politiche minorili e rilevano una inefficace conduzione della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza.

Abbiamo scritto a nome di tante associazioni e coordinamenti impegnati nella tutela dei diritti dell’Infanzia e dell'adolescenza per manifestare preoccupazione e difficoltà, nella nostra quotidiana attività, derivanti dalla frammentazione nel campo delle politiche e degli interventi minorili e familiari in Italia e, soprattutto, dall’assenza di un interlocutore di riferimento autorevole ” – affermano i firmatari della lettera. Non è la prima volta che si chiede al Governo di creare le condizioni per una regia unitaria, autorevole e competente dell’intera materia. Non sono una novità le preoccupazioni sulla scarsa attenzione riservata alle politiche minorili. 87 associazioni che fanno parte del “Gruppo CRC” (http://www.gruppocrc.net/-documenti-) le riportano ormai da qualche anno anche nel Rapporto di monitoraggio della Convenzione ONU in Italia, senza però che a ciò segua alcun cambiamento.

“La sensazione è che la tutela e la promozione dei diritti dei minorenni non siano una priorità né un obiettivo dei Ministeri competenti. Emblematica poi l’inefficacia nella conduzione della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza. La presidente Michela Brambilla detiene il triste primato di assenza dall’aula. Ci chiediamo se i diritti dell’infanzia ricevano un’adeguata attenzione e se il Parlamento riceva con cadenza annuale i risultati ottenuti dalle attività della Commissione. Abbiamo ed esprimiamo dubbi in tal senso” – continuano i firmatari. Anche il Comitato ONU nelle sue Osservazioni conclusive all’Italia, ha definito la finalità di questo organismo “una buona prassi italiana”, valida ed efficace qualora sia effettivamente operativa, veda la partecipazione attiva dei suoi componenti e faciliti iniziative nel merito dei diritti delle persone di minore età che vivono in Italia.

“Cosa chiediamo? Che questa situazione possa cambiare. Il Governo ci deve indicare una figura di riferimento autorevole e competente con cui interloquire sulle questioni relative alle politiche minorili, al fine di costruire un paese migliore per le nuove generazioni” – concludono le organizzazioni che hanno sottoscritto l’appello.

Ancora una volta uomini, donne e bambini di cui non conosceremo l’identità e la storia sono rimaste vittime del loro desiderio di libertà e della loro speranza di acquisire condizioni di vita  migliori.

Questa tragedia, che colpisce perché fa seguito ad altre analoghe stragi e per l'enorme numero di persone coinvolte, è espressione di una modalità migratoria inaccettabile, da cui scaturiranno altre sofferenze e altre morti, e che si preannuncia devastante nei mesi a venire.

Richiamando ancora una volta un impegno di cittadinanza europea responsabile non più procrastinabile, non può non sollecitarsi il ripristino dell’intervento di soccorso in mare attraverso una operazione Mare Nostrum Europea e l’avvio di seri e costruttivi contatti con le forze di pace dei Paesi di origine, in cui la vita e la libertà sono fortemente minacciate, né può tralasciarsi la possibilità di creare 'corridoi umanitari' quanto meno per la salvaguardia delle nuove generazioni.

Per la protezione dei minori di età è inoltre fondamentale la rigorosa applicazione del Regolamento UE Dublino III n. 604/2013, che già in vigore  in Italia  dal 1° gennaio 2014 non ha ancora trovato piena attuazione, così come é necessario recepire senza dilazione, considerato che il termine ultimo é il 21 luglio prossimo, la Direttiva 2013 /33 del 26 giugno 2013 sui principi essenziali cui deve uniformarsi il sistema di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati.

L'AIMMF sottolinea che lo sconforto per i fatti accaduti impone uno slancio ulteriore e la necessità che le autorità approntino le risorse qualitativamente e quantitativamente indispensabili, adoperandosi, in un sistema integrato amministrativo e giurisdizionale, per assicurare un'accoglienza dignitosa, tutelare le relazioni familiari e promuovere progetti di  inclusione sociale.

L'associazione esprime il suo sostegno a tutte le istituzioni coinvolte, e in particolare ai magistrati addetti agli uffici del giudice tutelare, alle procure minorili e ai tribunali per i minorenni prossimi ai luoghi degli sbarchi e dell’accoglienza, che sono in prima fila nel compito di garantire i diritti dei bambini e delle famiglie coinvolte.

.Roma, 20 aprile  2015

Il Segretario Generale                                                   Il Presidente

Susanna Galli                                                               Francesco Micela

 

Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia

Aderente alla"Association Internationale des Magistrats de la Jeunesse et de la Famille"

www.minoriefamiglia.it

Sono un giornalista, ho fatto lo Sve ed ora sto curando una rubrica per promuovere questo programma che – forse concorderete – non è ancora molto conosciuto tra i giovani. La rubrica sullo Sve raccoglie testimonianze di ex volontari e viene pubblicata ogni due settimane su la Repubblica degli Stagisti (RdS). L’iniziativa è stata ideata all’Evs Annual Event dello scorso novembre a Milano, al quale ho partecipato. Perché la rubrica continui a vivere, c'è bisogno di un vostro piccolo aiuto per diffonderla e avere sempre nuovi ex volontari che raccontino le proprie esperienze. La rubrica è partita a febbraio e siamo arrivati alla quarta storia, pubblicata giovedì scorso. Bellissima: Pietro, 30 anni, insegnante di Storia e filosofia, racconta come lo Sve in Bulgaria gli sia servito per imparare tecniche di educazione non formale grazie alle quali oggi si sente un insegnante migliore. Eccola:bit.ly/1CDO6BU

Per RdS ho anche scritto un articolo di informazione generale sullo Sve, con dati molto interessanti su numero di volontari e budget dedicato dalla Ue negli ultimi anni (dati aggiornati forniti dalla Commissione europea): www.danieleferro.it.

Per promuovere lo Sve, facendo conoscere questa grande opportunità ai giovani, c’è bisogno di partecipazione. C’è bisogno di voi, che lavorate nell’ambito e sapete meglio di chiunque altro quanto lo Sve possa essere una formidabile opportunità di sensibilizzazione e crescita personale e professionale per un giovane, con un effetto moltiplicatore forse imperscrutabile.Eppure, tutti sanno cosa sia l’Erasmus, pochi cosa sia lo Sve. 

Per promuovere lo Sve attraverso la rubrica basta poco, almeno per quanto vi riguarda: vi chiedo innanzitutto di diffonderla attraverso i vostri social network e mailing list. Avere vostri ex volontari che si raccontano è anche un modo per promuovere la vostra associazione: nelle storie si indica l’organizzazione di invio, con link di riferimento.  La rubrica viene pubblicata di giovedì (uno sì e uno no: la prossima sarà dunque online giovedì 2 aprile). Per essere aggiornati sulla pubblicazione basta seguirmi su twitter: il mio account è @danieleferro Un secondo aiuto che vi prego di darmi per far conoscere lo Sve, importante tanto quanto il primo, è chiedere ai vostri ex volontari di contattarmi, per raccontare le loro storie. Basta scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e spiegherò come fare. Storie di Sve brevi o lunghi, andate benissimo, bene, benino, maluccio non importa: bisogna far sapere ai giovani cos’è lo Sve, in tutti i suoi aspetti.Raccontare le storie degli ex volontari significa anche sollevare questioni per rendere lo Sve migliore: Pietro, ad esempio, dice che l’università dovrebbe riconoscere crediti formativi ai volontari, e i volontari che tornano potrebbero essere formati per andare poi a promuovere il programma nelle scuole.Confido molto nel vostro aiuto per avere ragazzi e ragazze disponibili a raccontare la loro esperienza di Sve: la mia lista inizia a terminare e senza il vostro aiuto la rubrica avrà vita breve. In particolare c’è bisogno di ragazzi. Ricordate: ex Sve, non volontari in corso (almeno per ora!).

In quanto giornalista ed ex volontario Sve ora esperto su questo programma, ne approfitto infine per rendermi disponibile a collaborare con voi per promuovere lo Sve in altre forme (articoli ad hoc, organizzazione eventi, laboratori per ragazzi, incontri di testimonianza in spazi pubblici, dibattiti); oltre allo Sve ho svolto training nell’ambito dell’educazione non formale e sarei entusiasta di utilizzare la mia esperienza per far conoscere lo Sve ai giovani. Abito in provincia di Pavia ma sono disponibile a spostarmi in tutta Italia.Spero di avere presto vostre notizie. Per ora grazie di avere letto fin qui. Buon lavoro e buona strada! Daniele Ferro

ps I link alle altre tre storie pubblicate sulla Repubblica degli Stagisti:
tinyurl.com/lvu4cso
tinyurl.com/mrll92g
tinyurl.com/kxwf8te

www.danieleferro.it

Sono stati realizzati dal Tg2 alcuni servizi più equilibrati sul tema dell'allontanamento dei minori, rispetto a quelli proposti recentemente da alcune trasmissioni televisive, tra le quali Presa Diretta. Ecco i link:

https://dl.dropboxusercontent.com/u/59815089/Tg2%20Approfondimenti%2026feb15.mp4

https://dl.dropboxusercontent.com/u/59815089/Tg2%20Approfondimenti2%2026feb15.mp4

https://dl.dropboxusercontent.com/u/59815089/Tg2%20Approfondimenti3%2026feb15.mp4

L’UNIONE NAZIONALE CAMERE MINORILI

ESPRIME

seria preoccupazione per le ripercussioni che potranno derivare dal servizio intitolato “FAMIGLIE ABBANDONATE” trasmesso nel corso del programma PRESA DIRETTA andato in onda sul canale RAI 3 il 25 gennaio u.s.,

RILEVA

come la scelta del titolo, la costruzione dei servizi, la modalità ed i contenuti delle interviste abbiano rimandato esclusivamente l'immagine di uno Stato assente, ma soprattutto di una Magistratura sommaria quando non connivente con modalità operative compromesse, creando così un forte allarme sociale e un assoluto senso di sfiducia in quelle famiglie che, proprio per la particolare fragilità che vivono, dovrebbero trovare nei servizi sociali e nella giustizia civile un prezioso alleato e non un ostile nemico da evitare

MANIFESTA

la propria ferma riprovazione per la totale assenza di qualsivoglia spiegazione sia alle diverse fasi della procedura giudiziaria che porta all'allontanamento dei minori dalle loro famiglie sia al ruolo e all'importanza che il difensore/curatore speciale del minore ricopre nelle suddette procedure;

EVIDENZIA

come la presenza di un'avvocatura motivata e specializzata nelle cause riguardanti la responsabilità genitoriale sia l'espressione di un adeguato diritto di difesa garantito alle parti, siano esse adulte o di minore età, mentre la totale assenza, nel servizio trasmesso, di qualsiasi riferimento al minore e al suo rappresentante processuale (difensore/curatore speciale del minore) conduce ad una visione adultocentrica della problematica e contribuisce a diffondere un'informazione parziale e quindi fuorviante;

SOLLECITA

i dirigenti RAI e la Redazione del Programma Presa Diretta ad intervenire per dare voce e adeguato spazio a tutti i soggetti istituzionalmente coinvolti nella tutela e nella salvaguardia dei diritti dei bambini, allo scopo di fornire un'informazione completa ed esaustiva.

Milano 2 febbraio 2015

Avv. Paola Lovati
Presidente

Avv. Stefano Ardagna
Componente consiglio direttivo

“Presadiretta”, un’occasione persa. 

Roma, 28 gennaio 2015. La puntata “Famiglie abbandonate” di Presadiretta, Rai Tre, andata in onda domenica scorsa è stata un’occasione persa, sprecata. Spiace dirlo.

E sì che gli autori erano stati avvertiti. “Badate – gli era stato detto da più parti – non fatevi ingannare. Mai si allontana un minorenne a motivo della povertà del proprio contesto familiare: lo si fa solo dopo aver messo in atto interventi educativi e sociali per evitare di giungere a questo provvedimento”.

Molto spesso, invece, i protagonisti delle vicende si convincono che ciò avvenga solo a causa della loro condizione economica disagiata. Che da sola non è mai causa di allontanamento. Essi, poi, non riescono a percepire l’importanza di tutti gli altri elementi tenuti in conto dal Tribunale per i Minorenni: trascuratezza e incuria; maltrattamenti gravi e abusi; patologie dei genitori e dipendenze; inadeguatezza o assenza di altre persone della famiglia allargata in grado di svolgere adeguatamente le veci dei genitori.

E purtroppo le narrazioni delle diverse situazioni presentate in “Famiglie abbandonate” hanno proposto un solo punto di vista, limitato, ad escludendum, spesso - spiace dirlo - lontano dalla realtà.

Ecco l’occasione persa, sprecata: non aver saputo (o voluto) dare spazio anche a quegli altri aspetti, a quelle altre motivazioni, a quei veri e reali motivi che inducono – esclusivamente per il bene del minore – alla decisione, sempre dolorosa, dell’allontanamento.

C’è, infine, un altro punto che val la pena segnalare. Ed è la tabella che – nella storia di copertina di “Famiglie abbandonate” – avrebbe dovuto rappresentare la prova regina della tesi che sottende l’intera trasmissione.

Secondo i numeri citati – dei quali non viene rivelata la fonte e che sono stati intravisti per pochi istanti su un foglio leggibile solo con un fermo immagine - i casi di allontanamento per problemi abitativi delle famiglie sarebbero il 20% del totale, quelli per problemi economici il 26%, quelli per problemi lavorativi dei genitori il 16%. Tutto vero dunque, secondo quella tabella: la tesi della puntata regge, ti tolgono i figli se sei povero.

Peccato, però, che quei numeri siano quelli relativi ai “motivi secondari” di allontanamento. Nella tabella relativa ai “motivi principali” essi praticamente si azzerano e sono a corollario di problematiche gravi e gravissime: quelli per problemi abitativi sono in realtà il 2% del totale, per motivi economici il 3%, per quelli lavorativi l’1%.

Mentre è l’inadeguatezza genitoriale a rappresentare il 37% dei casi di allontanamento come motivo principale e il 27% come motivo secondario.

Ecco, una semplice, veritiera e corretta lettura di una banale tabella avrebbe impresso a “Famiglie abbandonate” tutt’un altro sapore e non staremmo ora qui a rammaricarcene.

E non avremmo tutti, ora, un grande amaro in bocca.

Con preoccupazione abbiamo assistito alla puntata della trasmissione Presa Diretta andata in onda sulla terza rete della RAI il 25 gennaio scorso, dal titolo “Famiglie abbandonate”.
Con l’intento apprezzabile di denunciare la carenza di aiuti socioeconomici destinati ai nuclei più disagiati con figli minorenni (già oggetto di preoccupazione nell’ultimo rapporto sull’Italia del Comitato ONU sui diritti dell’Infanzia), la trasmissione ha dato però un’immagine deformata e unilaterale del funzionamento della giustizia minorile nel suo complesso, contraddicendo, di fatto, l’intenzione dichiarata del conduttore secondo cui non si debba “fare di tutta l’erba un fascio” e che “sono tantissime le sentenze dei tribunali per i minorenni che effettivamente hanno salvato i bambini dall’abbandono e dalla violenza”.
Ogni tipologia di lavoro è migliorabile e possono esserci casi di malfunzionamento che vanno certamente stigmatizzati e corretti, ma possiamo affermare che i Tribunali per i Minorenni non emettono provvedimenti di allontanamento di minori dalla famiglia per esclusive ragioni di povertà.
I provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale, proprio per la gravità delle loro conseguenze, sono dettagliatamente motivati, ma nella trasmissione non è stato riferito per intero il contenuto delle motivazioni, né è stata data notizia dell’iter processuale e in particolare della possibilità di impugnazione e del suo esito (inducendo gli spettatori a ritenere che avverso le decisioni dei Tribunali non vi sia alcun rimedio), né è stato sempre interpellato, come doveroso, il rappresentante legale e processuale dei minori (tutore o curatore speciale).
Il sistema dell’informazione riveste un ruolo prezioso e insostituibile quando, nell’esercizio del diritto di cronaca e di critica, opera in coerenza con le raccomandazioni espresse dalla Carta di Treviso, approvata da ultimo il 30 marzo 2006, che prevede, nel caso di soggetti deboli, che “l'informazione sia il più possibile approfondita con un controllo incrociato delle fonti (...) e in modo tale da assicurare un approccio al problema dell'infanzia che non si limiti all'eccezionalità dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca, con inchieste, speciali, dibattiti, la condizione del minore e le sue difficoltà, nella quotidianità”. E’ stata poi particolarmente grave e plateale la violazione dei principi affermati dalla stessa Carta che, “per tutelare l’anonimato del minore”, richiedono di evitare la pubblicazione di tutti gli elementi che consentono facilmente l’identificazione dei minori e di escludere dalla comunicazione pubblica “sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione”.
Capita spesso che trasmissioni televisive critichino l’operato della giustizia minorile, peraltro sempre sgradito a qualcuno, in modo da stimolare emozioni irrazionali, ma dispiace che lo stesso stile approssimativo sia stato tenuto in una trasmissione che, di norma, si distingue per la professionalità dei giornalisti e l’equilibrio dei contenuti. La scelta degli interventi e la qualità degli stessi ci è parsa in questa occasione assolutamente orientata a dimostrare una tesi precostituita, con il risultato, a nostro parere dannoso, di dare informazioni errate e di aumentare la già grande conflittualità.

Roma 28 gennaio 2015

Il segretario generale AIMMF                                                                                                       Il Presidente AIMMF

Susanna Galli                                                                                                                             Francesco Micela

L’ultima puntata di “Presa diretta” coglie un punto cruciale: 
l’investimento per sostenere le famiglie è quasi inesistente.
Ma individua il bersaglio sbagliato: il sistema che si prende cura 
dei bambini e dei ragazzi “fuori famiglia”


Roma, 27 gennaio 2015

“La trasmissione ‘Presa diretta’, nella puntata di domenica, non ha aiutato i cittadini a comprendere la questione dei minorenni allontanati dalla propria famiglia. Anzi, ha prodotto nuovo allarme sociale, alimentando ancor più le paure di chi ha bisogno di aiuto, ma teme i servizi sociali”, dichiara Liviana Marelli, referente Infanzia, adolescenza e famiglie del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), organizzazione che da oltre trent’anni promuove comunità, servizi di sostegno alle famiglie fragili e reti di famiglie affidatarie. “Abbiamo sempre apprezzato il lavoro di Riccardo Iacona. Per questo la sua rappresentazione del tema ci ferisce e ci amareggia. È stato molto importante aver posto all’attenzione dell’opinione pubblica la questione di una necessaria politica in favore delle famiglie, quasi inesistente nel nostro paese, ma la colpa di questo problema è stata fatta ricadere, inesplicabilmente, sul sistema che si prende cura dei minorenni allontanati: giudici minorili, assistenti sociali, comunità.”

Il CNCA individua numerose criticità nel lavoro realizzato da Presa diretta:

Le fonti
Riteniamo scorretto che una contestazione gravissima, rivolta a tutto il sistema, come è quella di allontanare i minorenni dal proprio nucleo familiare per ragioni economiche (eventualità vietata esplicitamente dalla legge) e l’accusa infamante rivolta alle comunità di collusione con gli altri soggetti del sistema per proprio tornaconto economico, vengano mosse senza fare un’analisi seria e completa dei dati disponibili e appoggiandosi quasi esclusivamente su un gruppo di avvocati (soggetti di parte), un’associazione in particolare e alcune madri che stanno certo vivendo una situazione drammatica
Come è noto, i giudici e gli assistenti sociali non possono intervenire pubblicamente sui casi singoli, ma Presa diretta avrebbe potuto contattare l’Associazione italiana dei magistrati minorili o il Consiglio nazionale degli assistenti sociali. Nemmeno le associazioni impegnate nella difesa dei diritti dei minorenni hanno trovato spazio nell’inchiesta, né gli operatori delle comunità (se non per contestargli un presunto conflitto di interesse). A tal proposito, siamo rimasti stupiti dal fatto che, dell’incontro avuto da uno degli autori del programma, Giuseppe Laganà, con una nostra operatrice (due ore trascorse presso la cooperativa dell’operatrice, un’ora di videointervista), non vi sia traccia nella puntata. Né si è tenuti in alcun conto di tutti i materiali, ricchi di dati, realizzati dalla rete “#5buoneragioni per accogliere i bambini e i ragazzi che vanno protetti”, forniti in tale occasione al giornalista (sono le slide che trovate in fondo a questo comunicato), materiali che certo avrebbero aiutato il pubblico ad avere un quadro più preciso e completo della situazione. 
Ricordiamo alla redazione di Presa diretta che nessuna autorevole organizzazione, nazionale e internazionale, impegnata nella difesa dei diritti dei minorenni ha mai avvalorato le accuse riprese nella puntata (nella loro portata globale). Presa diretta ha costruito tutta la sua argomentazione basandosi sull’opinione di un gruppo molto circoscritto di persone, diverse delle quali in contatto tra loro, che da tempo attaccano indiscriminatamente giudici, assistenti sociali e operatori delle comunità.

I dati 
Non sono stati forniti, incomprensibilmente, i dati ufficiali relativi alle ragioni che portano agli allontanamenti dalle famiglie di origine. Gli unici numeri citati – da parte di un avvocato – si riferiscono sì a problemi economici e abitativi, ma sono motivazioni secondarie, cioè non vengono indicati come causa principale dell’allontanamento. Sarebbe stato doveroso precisarlo, vista la tesi su cui è costruita la trasmissione. Ricordiamo allora noi qualche dato riferito alle motivazioni principali di allontanamento:# 37% inadeguatezza genitoriale (incapacità grave di rispondere ai bisogni evolutivi dei propri figli)
# 12% maltrattamento e incuria + abuso sessuale o violenza assistita
# 9% problemi di dipendenza di uno o entrambi i genitori
# 8% problemi di relazioni all’interno della famiglia Nel 37% delle famiglie si segnala un problema di natura materiale – economico, lavorativo o abitativo – come motivazione secondaria.Inoltre, la tesi delle famiglie colpite con l’allontanamento perché povere risulta fallace anche in relazione ad altre due considerazioni:

1. I dati al 31.12.2010 dicono che:
# in Francia i minorenni fuori dalla famiglia d’origine erano 133.671 (pari al 9 per mille della popolazione 0/17 anni)
# in Germania alla stessa data erano 111.300 (pari all’8 per mille)
# nel Regno Unito erano 60.240 (pari al 6 per mille
# in Spagna erano 37.075 (pari al 4 per mille)
# in Italia erano 29.388 (pari al 3 per mille)

Dunque, non solo non è vero che in Italia si allontana molto, ma non si capisce allora perché in Germania – dove godono di un welfare per le famiglie molto più forte del nostro e di una situazione economica assai più florida – si allontana quasi il triplo che in Italia.

Se poi ci riferiamo al dato più recente disponibile per il nostro paese, i minori “fuori famiglia” (affido o comunità) al 31.12.2012 sono persino diminuiti: 28.449 (pari al 2,8 per mille), di cui 14.255 in comunità (di essi, il 30% sono stranieri, di cui la metà “non accompagnati”, e oltre 2mila in procedimento penale in quanto autori di reato). Il numero di 40mila che si sente più volte nella trasmissione è destituito di ogni fondamento. Oltretutto, non è mai stato precisato il numero dei minorenni nelle comunità, con il rischio di far intendere allo spettatore che tutti coloro che sono “fuori famiglia” sono ospitati in tali strutture.
E va ricordato, infine, che il 26% dei minori è allontanato dalla famiglia per misura di protezione urgente (art. 403 C.C. agito dal sindaco spesso in collaborazione con le Forze dell’ordine) soprattutto per grave pregiudizio, maltrattamento conclamato, abbandono.

2. Se confrontiamo, poi, il dato dei minori “fuori famiglia” al 31 dicembre 2012 con quello relativo al 31 dicembre 2007, dunque prima della crisi economica, si vede che il numero dei minorenni fuori famiglia è addirittura più basso.Per quanto riguarda, invece, le rette per le comunità, si sono sentite nella trasmissione diverse cifre. A Laganà abbiamo dato, tra l’altro, un prospetto molto chiaro delle rette offerte in molte regioni italiane: a Roma siamo a 69,75, a Milano a 78,00, in Sicilia a 76,26, nel Veneto a 118 euro (ma #5buoneragioni ha elaborato un prospetto più ampio, con un’analisi molto dettagliata dei costi per una comunità).

L’iter di allontanamento e i giudici onorari
Sarebbe stato forse il caso di precisare in modo più chiaro che né i giudici onorari né lo stesso Tribunale per i minorenni decidono in merito all’assegnazione del minore in questa o quella comunità, che viene invece stabilita dal servizio sociale.

Presa diretta ha costruito un teoremasiccome c’è la crisi economica, le famiglie hanno serie difficoltà economiche e lo stato non le sostiene, allora gli allontanamenti dei figli sono motivati da ragioni economiche. Sarebbe bastato farsi una chiacchierata con un paio di operatori di organizzazioni autorevoli impegnate nella difesa dei diritti dei bambini per capire che questa tesi non sta in piedi. Per quanto non si possa escludere del tutto che in qualche sporadico caso questa decisione – sbagliando – venga presa, il sistema di presa in carico dei minorenni non opera normalmente in questo modo.

Per questo appare inconcepibile, più che provocatoria, la proposta fatta da Iacona in trasmissione di trasferire tutti i soldi che vengono dati alle comunità ad altre forme di sostegno alle famiglie: il problema è proprio che, nei casi in questione, il figlio non può restare nella famiglia di origine nel suo superiore interesse e va dunque trasferito in comunità o in affido e queste misure non sono sostituibili con altro.

“La beffa forse maggiore”, afferma ancora Marelli, “è che proprio il CNCA, come molti altri soggetti che promuovono comunità e reti per l’affido, denuncia da anni la totale assenza, nel dibattito politico nazionale e nelle priorità della politica, del tema delle famiglie e dei minorenni. Così come abbiamo proposto in ogni sede politica e tecnica la definizione di criteri stringenti per accreditare le comunità per minori (precisi standard qualitativi e numero massimo di ospiti fissato a 10), controlli rigorosi, periodici e a sorpresa, un forte rafforzamento dell’affido dove questo è penalizzato dalle istituzioni locali.”

“Invitiamo Riccardo Iacona a venire, il 29 gennaio, a uno degli incontri promossi a Torino, Milano, Bologna, Napoli, Bari, Palermo dalla rete #5buoneragioni, conclude Marelli. “Siamo certi che ne verrebbe fuori un servizio molto diverso”.

Info:
Mariano Bottaccio – Responsabile Ufficio stampa
Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)
tel. 06 44230395/44230403 – cell. 329 2928070 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cnca.it

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