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L’ultima puntata di “Presa diretta” coglie un punto cruciale: 
l’investimento per sostenere le famiglie è quasi inesistente.
Ma individua il bersaglio sbagliato: il sistema che si prende cura 
dei bambini e dei ragazzi “fuori famiglia”


Roma, 27 gennaio 2015

“La trasmissione ‘Presa diretta’, nella puntata di domenica, non ha aiutato i cittadini a comprendere la questione dei minorenni allontanati dalla propria famiglia. Anzi, ha prodotto nuovo allarme sociale, alimentando ancor più le paure di chi ha bisogno di aiuto, ma teme i servizi sociali”, dichiara Liviana Marelli, referente Infanzia, adolescenza e famiglie del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), organizzazione che da oltre trent’anni promuove comunità, servizi di sostegno alle famiglie fragili e reti di famiglie affidatarie. “Abbiamo sempre apprezzato il lavoro di Riccardo Iacona. Per questo la sua rappresentazione del tema ci ferisce e ci amareggia. È stato molto importante aver posto all’attenzione dell’opinione pubblica la questione di una necessaria politica in favore delle famiglie, quasi inesistente nel nostro paese, ma la colpa di questo problema è stata fatta ricadere, inesplicabilmente, sul sistema che si prende cura dei minorenni allontanati: giudici minorili, assistenti sociali, comunità.”

Il CNCA individua numerose criticità nel lavoro realizzato da Presa diretta:

Le fonti
Riteniamo scorretto che una contestazione gravissima, rivolta a tutto il sistema, come è quella di allontanare i minorenni dal proprio nucleo familiare per ragioni economiche (eventualità vietata esplicitamente dalla legge) e l’accusa infamante rivolta alle comunità di collusione con gli altri soggetti del sistema per proprio tornaconto economico, vengano mosse senza fare un’analisi seria e completa dei dati disponibili e appoggiandosi quasi esclusivamente su un gruppo di avvocati (soggetti di parte), un’associazione in particolare e alcune madri che stanno certo vivendo una situazione drammatica
Come è noto, i giudici e gli assistenti sociali non possono intervenire pubblicamente sui casi singoli, ma Presa diretta avrebbe potuto contattare l’Associazione italiana dei magistrati minorili o il Consiglio nazionale degli assistenti sociali. Nemmeno le associazioni impegnate nella difesa dei diritti dei minorenni hanno trovato spazio nell’inchiesta, né gli operatori delle comunità (se non per contestargli un presunto conflitto di interesse). A tal proposito, siamo rimasti stupiti dal fatto che, dell’incontro avuto da uno degli autori del programma, Giuseppe Laganà, con una nostra operatrice (due ore trascorse presso la cooperativa dell’operatrice, un’ora di videointervista), non vi sia traccia nella puntata. Né si è tenuti in alcun conto di tutti i materiali, ricchi di dati, realizzati dalla rete “#5buoneragioni per accogliere i bambini e i ragazzi che vanno protetti”, forniti in tale occasione al giornalista (sono le slide che trovate in fondo a questo comunicato), materiali che certo avrebbero aiutato il pubblico ad avere un quadro più preciso e completo della situazione. 
Ricordiamo alla redazione di Presa diretta che nessuna autorevole organizzazione, nazionale e internazionale, impegnata nella difesa dei diritti dei minorenni ha mai avvalorato le accuse riprese nella puntata (nella loro portata globale). Presa diretta ha costruito tutta la sua argomentazione basandosi sull’opinione di un gruppo molto circoscritto di persone, diverse delle quali in contatto tra loro, che da tempo attaccano indiscriminatamente giudici, assistenti sociali e operatori delle comunità.

I dati 
Non sono stati forniti, incomprensibilmente, i dati ufficiali relativi alle ragioni che portano agli allontanamenti dalle famiglie di origine. Gli unici numeri citati – da parte di un avvocato – si riferiscono sì a problemi economici e abitativi, ma sono motivazioni secondarie, cioè non vengono indicati come causa principale dell’allontanamento. Sarebbe stato doveroso precisarlo, vista la tesi su cui è costruita la trasmissione. Ricordiamo allora noi qualche dato riferito alle motivazioni principali di allontanamento:# 37% inadeguatezza genitoriale (incapacità grave di rispondere ai bisogni evolutivi dei propri figli)
# 12% maltrattamento e incuria + abuso sessuale o violenza assistita
# 9% problemi di dipendenza di uno o entrambi i genitori
# 8% problemi di relazioni all’interno della famiglia Nel 37% delle famiglie si segnala un problema di natura materiale – economico, lavorativo o abitativo – come motivazione secondaria.Inoltre, la tesi delle famiglie colpite con l’allontanamento perché povere risulta fallace anche in relazione ad altre due considerazioni:

1. I dati al 31.12.2010 dicono che:
# in Francia i minorenni fuori dalla famiglia d’origine erano 133.671 (pari al 9 per mille della popolazione 0/17 anni)
# in Germania alla stessa data erano 111.300 (pari all’8 per mille)
# nel Regno Unito erano 60.240 (pari al 6 per mille
# in Spagna erano 37.075 (pari al 4 per mille)
# in Italia erano 29.388 (pari al 3 per mille)

Dunque, non solo non è vero che in Italia si allontana molto, ma non si capisce allora perché in Germania – dove godono di un welfare per le famiglie molto più forte del nostro e di una situazione economica assai più florida – si allontana quasi il triplo che in Italia.

Se poi ci riferiamo al dato più recente disponibile per il nostro paese, i minori “fuori famiglia” (affido o comunità) al 31.12.2012 sono persino diminuiti: 28.449 (pari al 2,8 per mille), di cui 14.255 in comunità (di essi, il 30% sono stranieri, di cui la metà “non accompagnati”, e oltre 2mila in procedimento penale in quanto autori di reato). Il numero di 40mila che si sente più volte nella trasmissione è destituito di ogni fondamento. Oltretutto, non è mai stato precisato il numero dei minorenni nelle comunità, con il rischio di far intendere allo spettatore che tutti coloro che sono “fuori famiglia” sono ospitati in tali strutture.
E va ricordato, infine, che il 26% dei minori è allontanato dalla famiglia per misura di protezione urgente (art. 403 C.C. agito dal sindaco spesso in collaborazione con le Forze dell’ordine) soprattutto per grave pregiudizio, maltrattamento conclamato, abbandono.

2. Se confrontiamo, poi, il dato dei minori “fuori famiglia” al 31 dicembre 2012 con quello relativo al 31 dicembre 2007, dunque prima della crisi economica, si vede che il numero dei minorenni fuori famiglia è addirittura più basso.Per quanto riguarda, invece, le rette per le comunità, si sono sentite nella trasmissione diverse cifre. A Laganà abbiamo dato, tra l’altro, un prospetto molto chiaro delle rette offerte in molte regioni italiane: a Roma siamo a 69,75, a Milano a 78,00, in Sicilia a 76,26, nel Veneto a 118 euro (ma #5buoneragioni ha elaborato un prospetto più ampio, con un’analisi molto dettagliata dei costi per una comunità).

L’iter di allontanamento e i giudici onorari
Sarebbe stato forse il caso di precisare in modo più chiaro che né i giudici onorari né lo stesso Tribunale per i minorenni decidono in merito all’assegnazione del minore in questa o quella comunità, che viene invece stabilita dal servizio sociale.

Presa diretta ha costruito un teoremasiccome c’è la crisi economica, le famiglie hanno serie difficoltà economiche e lo stato non le sostiene, allora gli allontanamenti dei figli sono motivati da ragioni economiche. Sarebbe bastato farsi una chiacchierata con un paio di operatori di organizzazioni autorevoli impegnate nella difesa dei diritti dei bambini per capire che questa tesi non sta in piedi. Per quanto non si possa escludere del tutto che in qualche sporadico caso questa decisione – sbagliando – venga presa, il sistema di presa in carico dei minorenni non opera normalmente in questo modo.

Per questo appare inconcepibile, più che provocatoria, la proposta fatta da Iacona in trasmissione di trasferire tutti i soldi che vengono dati alle comunità ad altre forme di sostegno alle famiglie: il problema è proprio che, nei casi in questione, il figlio non può restare nella famiglia di origine nel suo superiore interesse e va dunque trasferito in comunità o in affido e queste misure non sono sostituibili con altro.

“La beffa forse maggiore”, afferma ancora Marelli, “è che proprio il CNCA, come molti altri soggetti che promuovono comunità e reti per l’affido, denuncia da anni la totale assenza, nel dibattito politico nazionale e nelle priorità della politica, del tema delle famiglie e dei minorenni. Così come abbiamo proposto in ogni sede politica e tecnica la definizione di criteri stringenti per accreditare le comunità per minori (precisi standard qualitativi e numero massimo di ospiti fissato a 10), controlli rigorosi, periodici e a sorpresa, un forte rafforzamento dell’affido dove questo è penalizzato dalle istituzioni locali.”

“Invitiamo Riccardo Iacona a venire, il 29 gennaio, a uno degli incontri promossi a Torino, Milano, Bologna, Napoli, Bari, Palermo dalla rete #5buoneragioni, conclude Marelli. “Siamo certi che ne verrebbe fuori un servizio molto diverso”.

Info:
Mariano Bottaccio – Responsabile Ufficio stampa
Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)
tel. 06 44230395/44230403 – cell. 329 2928070 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cnca.it

Sono state presentate oggi, Sabato 13 Dicembre, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna le RACCOMANDAZIONI dirette agli educatori e alle comunità, agli operatori sociali, ai decisori politici, ai giornalisti per migliorare la qualità dei percorsi di cura e di transizione all’autonomia elaborate da un gruppo di ragazzi che hanno vissuto o stanno per concludere esperienze di accoglienza “fuori famiglia” (in comunità, affido o casa-famiglia). L’iniziativa, promossa dall’Associazione Agevolando ONLUS, ha visto ampia partecipazione sia dei ragazzi che degli operatori sociali e dei rappresentanti delle istituzioni, che hanno interagito con i giovani presenti. Presente anche una rappresentanza dei ragazzi di Agevolando Napoli, Trentino e Verona

Leggi l'intero comunicato

Le 10 raccomandazionidel Care Leavers Networkdell’Emilia Romagna 2014

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Mercoledì 10 si è tenuto il convegno “Psicologia giuridica minorile, dalla violenza intra familiare al femminicidio. Profili giurisdizionali – Psicologici e Criminologici - Tecniche Investigative. Introduzione al Corso di alta formazione in psicologia giuridica minorile e delle donne vittime di violenza”, organizzato dall’Istituto Logos di Torino. La sala Maxi Aula 1 della Corte dell’Appello, presso il Tribunale, ha ospitato circa 300 professionisti, tra cui molti avvocati, psicologi, assistenti sociali, giornalisti, educatori e studenti. Tanti sono stati i temi trattati e gli autorevoli relatori intervenuti.

La violenza di genere ha superato di gran lunga i livelli di guardia. Basta gettare uno sguardo ai numeri: in Italia oltre un milione di donne ha subìto soprusi nell’ultimo anno e ogni 3 giorni una di loro viene uccisa. Purtroppo solo il 7,2% delle vittime sporge denuncia. Oltre alle donne, spesso dimenticati, ci sono i figli che assistono.

«La violenza assistita – ha asserito l’avvocato Laura Duttoè un fenomeno sottovalutato. Una delle ragioni è che il trauma emotivo è meno visibile del trauma fisico». Per fortuna, però, si stanno facendo passi avanti per proteggere sia le donne che i loro bambini. «Con la nuova legge sul femminicidio, -ha aggiunto Dutto - si è modificato l’articolo 61 del codice penale introducendo una nuova aggravante, ovvero se il fatto è stato commesso in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza la pena sarà più aspra». Ma come riconoscere l’uomo violento o potenzialmente tale? Alessandro Meluzzi, medico e psicologo, volto noto in molte trasmissioni televisive, ha detto che solo le donne hanno il potere di scegliersi il partner giusto. «Bisogna avere – ha spiegato Meluzzi – la capacità di sottrarsi ad abbagli di innamoramento». Gli uomini violenti sono sicuramente uomini fragili, incapaci di rendere le proprie compagne felici. Cosa fare per prevenire la violenza sulle donne? Educare ad una competenza emozionale-sentimentale e questo compito deve essere affidato a tutta la società, non solo a psicologi e psicoterapeuti.

Guglielmo Gulotta, psicologo ed avvocato, ha concluso il suo intervento con una considerazione che dovrebbe far riflettere. «Signore – ha affermato – per voi tutto è più difficile!» Forse banale, ma profondamente reale. 

Dall'inizio dell'anno sono approdati in Italia 12000 bambini soli e 3000 di loro sono irreperibili.

L’Associazione Agevolando, l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia,  l’Associazione Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie), l'Associazione Consulta Diocesana per le Attività a favore dei minori e delle famiglie ONLUS, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, il Coordinamento Nazionale Comunità per Minori, il Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia,  il Coordinamento regionale comunità per minori dell’Emilia Romagna, il Coordinamento regionale comunità per minori delle Marche, Federazione Progetto Famiglia ONLUS, SOS Villaggi dei Bambini ONLUS e Terra dei Piccoli ONLUS esprimono sincera preoccupazione per l’attuale situazione dell’Emergenza minori stranieri non accompagnati (MSNA) che sta coinvolgendo tutto il territorio nazionale, e per la sua gestione.

Secondo il report diffuso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dall’inizio del 2014 i minori non accompagnati arrivati in Italia dal nord Africa sono stati oltre 12mila: di questi poco più di 3mila – un quarto del totale – non si trovano più!

Una questione davvero grave perché questi 3.000 ragazzi irreperibili sono potenziali vittime di sfruttamento sessuale, lavorativo e accattonaggio forzato.

Su questo, anche in seguito alle nostre segnalazioni, la Senatrice Silvana Amati,  insieme ad altri 20 Senatori, ha predisposto e depositato in questi giorni una interrogazione parlamentare.

La situazione è sempre più drammatica e di difficile gestione: comunità di accoglienza sature o insufficienti rispetto al grande numero di arrivi di MSNA sul territorio e di conseguenza numerosi giovani che rimangono senza collocazione, spesso in strada o minorenni inseriti in strutture per adulti in condizioni precarie. 

Siamo consapevoli della portata eccezionale dei flussi in queste settimane e della estrema complessità della situazione a cui occorre far fronte, ma crediamo altresì che non sia più possibile una gestione emergenziale dell’accoglienza.

Siamo spaventati della deriva culturale ed etica rispetto al tipo di accoglienza da offrire ai minorenni stranieri che rischiano di essere considerati cittadini di "serie B", esposti a fenomeni di ghettizzazione ed emarginazione.

Occorre una più decisa assunzione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti  e un maggiore coinvolgimento a livello decisionale delle organizzazioni della società civile impegnate da anni in questo ambito.

Accogliamo quindi con favore alcune recenti proposte e tra cui il progetto di legge 1658, recentemente proposto dall’on. Zampa, l’incentivo all’utilizzo dello strumento già esistente dell’affido etero-familiare per la regolarizzazione dei MSNA e, infine, il protocollo di intesa recentemente siglato tra Save The Children e la Marina militare che prevede la presenza di operatori a bordo delle Unità Navali impiegate nel dispositivo Mare Nostrum. 

 Ma questi provvedimenti non bastano per gestire la situazione di grande precarietà e incertezza che coinvolge il nostro paese.

 Senza i necessari fondi e senza un reale coordinamento anche le intese e i provvedimenti rischiano di rimanere insufficienti e questo a scapito di migliaia di ragazzi in fuga da scenari di povertà, guerre e violenza sempre più difficili e questa emergenza riguarderà ancora di più gli anni futuri rischiando di far collassare il sistema dei servizi per i minorenni.

Le associazioni hanno sottoscritto un documento congiunto che sarà inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro Poletti e al relativo Sottosegretario Biondelli, all'Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza, alla Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza, al Garante Nazionale Infanzia e Adolescenza e al Presidente della Conferenza unificata Stato-Regioni.

Ufficio stampa Agevolando ONLUS

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347.166.00.60

Testo integrale del Documento redatto dalle Associazioni

Diamo spazio alla replica del Vice Presidente del CNCA, Riccardo De Facci, in risposta ai duri attacchi che sono stati rivolti ad Armando Zappolini  e al Cnca tutto, sul tema del gioco d’azzardo e sulla proposta di apertura di un confronto con le rappresentanze istituzionali di Confindustria Sistema Gioco Italia.

Il comunicato

Oggetto: Gioco d’azzardo: confrontiamoci davvero sulle varie posizioni e sui possibili errori, ma basta attacchi strumentali al Cnca e al suo Presidente.
Chi è in cerca di visibilità gratis la smetta di farci la morale…


Carissimi presidenti, soci, operatori e volontari dei nostri gruppi,
mi sono deciso a scrivere una spontanea lettera aperta a tutti voi in quanto Vice presidente e delegato sulle dipendenze ormai da tanti anni, mosso da sdegno emotivo ma anche da un pensiero razionale rispetto agli attacchi beceri e personali che sono stati rivolti ad Armando Zappolini e Matteo Iori e al Cnca tutto, sul tema del gioco d’azzardo e sulla proposta di apertura di un confronto con le rappresentanze istituzionali di Confindustria Sistema Gioco Italia. 
Confronto che ha come obiettivo quello di giungere all’adozione di una legge quadro che regolamenti il settore in maniera più adeguata. 
Con Sistema Gioco Italia di Confindustria non è stato stipulato alcun accordo, ma solo sancita formalmente la volontà di esplorare, su alcuni aspetti specifici, la possibilità di giungere a forme di auto regolamentazione con l’obiettivo di tutelare maggiormente le persone. 
Si è trattato di un tentativo di dialogo sociale tra “controparti” per favorire il percorso di approvazione della legge quadro sul gioco d’azzardo, che è il nostro obiettivo principale fin da quando è nata la Campagna.

Qui l'intero comunicato 

Comunicato della Commissione consultiva per la prevenzione e cura del maltrattamento sui minorenni

I sottoscritti, componenti della Commissione consultiva per la prevenzione e cura del maltrattamento sui minorenni, istituita dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, riuniti oggi per proseguire i lavori per l’elaborazione di un documento di analisi e proposte sul tema.

Non convince e desta viva preoccupazione lo schema del disegno delega al Governo recante disposizioni per istituire presso tutte le sedi di tribunale le “sezioni specializzate per la famiglia e la persona”, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 29 agosto 2014, per più di una ragione:  

  • non assicura effettivamente la specializzazione dell'organo giudiziario;
  • contrasta con gli indirizzi ripetutamente formulati dagli organismi internazionali in tema di giustizia minorile laddove determina una frattura inedita tra la funzione civile e quella penale;
  • propone un modello organizzativo che, anche per la separazione tra funzione civile e penale, risulterebbe alla prova dei fatti diseconomico nell'impiego delle risorse;
  • esclude la composizione multidisciplinare degli organi giudicanti relegando il ruolo dei giudici onorari a compiti incerti e residuali;
  • non affronta in modo concreto la disciplina del processo minorile e di quello di famiglia.

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