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Torino, 12 ottobre 2017. Il giorno dopo la tappa romana, la ricerca nazionale “Conoscere per agire. Violenza ed aggressioni contro gli assistenti sociali”, promossa dal Consiglio nazionale degli Assistenti Sociali, dalla Fondazione Nazionale Assistenti Sociali e da numerosi Ordini regionali, tra i quali quello del Piemonte, è stata presentata nel capoluogo regionale, presso il Campus Luigi Einaudi.

Nell’intensa mattinata hanno preso parte oltre ai ricercatori Alessandro Sicora, Mara Sanfelici, Urban Nothdurfter, anche i rappresentanti della politica e dei sindacati, come Augusto Ferrari (Assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte), Graziella Rogolino (Segreteria CGIL Piemonte),  Marco Bertoluzzo (coordinamento degli Enti gestori delle funzioni socio assistenziali della Regione Piemonte), Barbara Di Cursi (Associazione per la salute mentale “Il Bandolo”), Marilena Dellavalle (Università di Torino) e Chiara Bertone (Università del Piemonte Orientale).

«La ricerca - dichiara Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte e coordinatrice tecnica della ricerca) - è stata condotta su un campione di oltre 20 mila professionisti, quasi la metà dei 42 mila assistenti sociali italiani. I piemontesi coinvolti sono stati oltre il 62% del totale degli iscritti nella Regione, una percentuale fortemente rappresentativa della realtà locale».

«A fronte di episodi resi noti dalla cronaca giornalistica, abbiamo sentito l’urgenza di indagare un fenomeno fino ad ora perlopiù nascosto e tenuto nel segreto dei nostri uffici. Abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di parlare di cose scomode e che fanno paura. Prima della ricerca, ci domandavamo quanto l’esposizione al disagio dei professionisti facesse sì che anche gli episodi di aggressività potessero essere collocati in un contesto di normalità. E, quindi, taciuti e sottaciuti».

«I colleghi ci hanno raccontato, in passato, di automobili di servizio vandalizzate: vetri frantumati, righe sulle portiere, serrature danneggiate, autoradio rubate. In alcune occasioni abbiamo avuto modo di raccogliere narrazioni su episodi nei quali ricordavano di essere stati minacciati con la frase “prima o poi anche lei dovrà uscire dall’ufficio”, di aver visto compagni di ufficio aggrediti e di essere stati inseguiti. La violenza spesso viene utilizzata laddove il cittadino crede che gli stia stato negato un diritto esigibile, ad esempio dopo aver ricevuto un diniego ad una domanda, come quella di contributo economico»

«La conoscenza di tali situazioni ha permesso l’acquisizione di una iniziale consapevolezza dell’alta frequenza di episodi di violenza a danno degli operatori dei servizi sanitari e sociali, anche se, fortunatamente, solo in pochi casi gli esiti sono così tragici da interessare la cronaca nera. Era necessario avere conoscenza maggiore e documentata di tali situazioni e per tale motivo è stata avviata la ricerca nazionale. Questa ha permesso di comprendere quanto sia diffusa questa forma di violenza, quali siano le caratteristiche del fenomeno, le strategie utili a prevenirla e quelle per minimizzare il rischio a cui è sottoposto chi opera nei servizi alla persona, quale supporto possa essere fornito alle vittime di aggressioni, quali le conseguenze e le possibili strategie di fronteggiamento del fenomeno». 

Nel corso della propria esperienza professionale solo poco più di un assistente sociale su dieci (11,8%) non ha mai ricevuto minacce, intimidazioni o aggressioni verbali. Ben tre professionisti su venti (il 15,4%) hanno subito una qualche forma di aggressione fisica; l’88,2% è stato oggetto di violenza verbale, mentre il 61% ha assistito ad episodi di violenza verbale contro i colleghi. Ed ancora: l’11,2% ha subito danni a beni o proprietà addebitabili all’esercizio della professione; il 35,8% ha temuto per la propria incolumità o quella di un familiare a causa del lavoro.

Questi sono alcuni dei dati emersi a livello nazionale. Lo scenario descritto dalla ricerca è sconcertante, così come le testimonianze raccolte, destando forte preoccupazione in Rosina: «È indubbio che i servizi sociali abbiano forze inadeguate rispetto ai cambiamenti in atto ed alle nuove esigenze e spesso non riescono ad esercitare nel modo dovuto il ruolo di accoglienza del disagio, di accompagnamento e di supporto. Sono necessari, e non più rinviabili, interventi per sostenere l’intero sistema dei servizi: le soluzioni delle criticità non possono essere delegate agli operatori che sono privi delle necessarie risorse economiche e degli strumenti necessari senza le quali è impossibile mettere in atto azioni efficaci».

«Come ha affermato ieri Gianmario Gazzi (Presidente del Consiglio Nazionale degli Assistenti Sociali) - ricorda Rosina - occorre monitorare il fenomeno, intervenire sui protocolli di sicurezza e sulla formazione. È fondamentale agire a sostegno della professione, perché non tutelare gli assistenti sociali significa anche non tutelare i cittadini e le istituzioni rispetto ad una domanda che aumenta, ma che non trova risposta».

Carmela, Francesca Longobardi, Consigliere CROAS Piemonte – addetto stampa / Tel: 333.4896751

testata oasp 2015

 

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