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Il 18 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale per i diritti dei migranti, istituita nel 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare e tenere alta l’attenzione sul rispetto dei fondamentali diritti dei migranti. Le dimensioni assunte negli ultimi anni dai fenomeni migratori, non certo nuovi nella storia dell’umanità, fanno sì che l’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte richiami sull’importanza della solidarietà e sull’imprescindibile tutela dei diritti fondamentali.

Afferma Rosina (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte): «Ci preoccupano non poco le misure contenute nel Decreto Sicurezza e Immigrazione, le cui conseguenze sulla vita di migliaia di persone appaiono già visibili e sotto gli occhi di tutti. Rappresentano un grave passo indietro per il diritto d'asilo: da un lato, si comprimono i diritti dei richiedenti asilo e rifugiati e, dall’altro, si compromette fortemente il sistema di accoglienza e integrazione in questi anni faticosamente costruito».

Come indicato anche dall’analisi della Fondazione Ismu, ci sono importanti segnali di stabilizzazione del fenomeno migratorio in Italia: acquisizioni di cittadinanza, ingressi per motivi familiari, permessi di soggiorno di lungo periodo sono in crescita. Allo stesso tempo permane una componente mobile data soprattutto dai flussi dei richiedenti asilo, ma non solo. Un dato interessante evidenziato dall’Istat è che le persone diventano cittadini del paese in cui risiedono - al 1° gennaio 2018 risultano 5.144.440 persone migranti residenti in Italia - rappresentando circa l'8,5% della popolazione. Se si scompongono ulteriormente questi dati emerge che circa 1,5 milioni sono gli stranieri di altri paesi dell’Unione Europea, mentre i cosiddetti extra-comunitari sono 3,5 milioni circa (5,8% della popolazione).

Francesca Belmonte, consigliera dell’Ordine regionale  e assistente sociale impegnata fino al 2015 nel lavoro con le persone straniere, precisa: «I richiedenti asilo, comprese le famiglie e le donne sole con bambini, non solo non avranno più accesso ad un’accoglienza dedicata, ma avranno ancora meno possibilità di ottenere un regolare titolo di soggiorno. Dovranno accettare di lavorare in nero o, spesso, di pagare per avere un contratto che consenta loro di convertire il permesso da umanitario in lavoro. Aumenterà lo sfruttamento lavorativo e, con il lavoro nero, ci esponiamo a più incidenti e a meno sicurezza. Di fatto, queste misure impatteranno largamente sulle comunità locali e sui sindaci, che si troveranno a gestire maggior disagio sui loro territori e un aumento del conflitto sociale».

Secondo i dati Unhcr, tra gennaio e novembre 2018, sono sbarcate in Italia 22.550 persone, 95 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Se si considerano gli sbarchi su tutte le coste europee, tra gennaio e novembre 2018, sono arrivati via mare in Europa circa 110 mila migranti, 29 mila sono sbarcati in Grecia e 59 mila in Spagna. Il clima di invasione e l’idea di arrivi sempre più numerosi di fatto non trovano rispondenza nei dati statistici.

Rosina conclude: «La Giornata Internazionale per i diritti dei migranti ci ricorda che non è mai possibile abbassare la guardia di fronte all’esigenza di tutela dei diritti, ne è un esempio il recente Decreto Sicurezza e Immigrazione. Il testo sancisce che i beneficiari di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria non hanno diritto all’accoglienza, nemmeno temporanea, e sappiamo bene che senza l’accompagnamento di figure professionali qualificate, tra le quali gli assistenti sociali, si mina alla base la possibilità di creare relazioni fiduciarie, rispondere alle necessità di ascolto, rielaborazione, comprensione dei nuovi contesti che sono fondamentali per il successo dei percorsi di integrazione. Si toglie quindi un tassello irrinunciabile dei percorsi di aiuto limitando, nei fatti, i diritti dei migranti».


Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751

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