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29 novembre, Torino. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, a Torino, è stato presentato il volume a cura di Barbara Rosina e Alessandro Sicora "La violenza contro gli Assistenti sociali in Italia", edito da Franco Angeli e pubblicato nel luglio 2019. Nel testo si rendicontano gli esiti della ricerca nazionale sul fenomeno che ha coinvolto ben 20.112 assistenti sociali, ossia la metà dei professionisti in Italia. La ricerca è stata finanziata dal Consiglio nazionale degli assistenti sociali, dalla Fondazione nazionale assistenti sociali e dai Consigli regionali, con il Piemonte come coordinatore tecnico. I dati registrano un fenomeno esistente e preoccupante. L'88,2% degli assistenti sociali ha dichiarato di essere stato coinvolto in episodi di minacce, intimidazioni, aggressioni verbali. Il 15,4% in una qualche forma di violenza fisica (872 intervistati hanno detto che in tali eventi l'aggressore ha usato un oggetto o un'arma). Il 35,8% ha temuto per la propria sicurezza o quella di un membro della famiglia durante la propria vita professionale. E il 4% ha affermato di temere per la propria sicurezza ogni giorno.

L'indagine non si limita a descrivere il fenomeno, ma si spinge in profondità individuando dinamiche, possibili strategie di prevenzione e fronteggiamento.

Alessandro Sicora, docente presso l’Università di Trento e presidente della Società Italiana di Servizio Sociale, afferma: "Gli assistenti sociali che hanno partecipato alla ricerca sembrano sottolineare la centralità della gestione della relazione nel prevenire e gestire le aggressioni degli utenti. Sullo sfondo di tale fenomeno vi sono la necessità di adeguatezza delle organizzazioni, delle risorse e delle politiche sociali, nonché la sicurezza dei luoghi di lavoro. Il non rimanere soli e il mantenere la calma sono ritenuti i migliori antidoti per evitare o frenare eventuali aggressioni. Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalle aspettative eccessive degli utenti rispetto alla realtà di ciò che i servizi possono effettivamente dare”.

“Tra i fattori che influenzano questo fenomeno - spiegano Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistente sociali del Piemonte e coordinatrice tecnica della ricerca) e Mara Sanfelici (ricercatrice FNAS), - vi sono difficili condizioni di lavoro, mancanza di processi strutturati in grado di monitorare e controllare le situazioni di pericolo. Riteniamo però che non sia sufficiente individuare protocolli, linee guida,  piani per la sicurezza capillari per contrastare il fenomeno. L'impegno di ciascuno di noi deve essere quotidiano perché non restino sulla carta poiché la battaglia contro ogni forma di violenza è una battaglia culturale. Rosina e Sanfelici sottolineano inoltre come sia necessario contrastare un approccio di ricerca di responsabilità individuali (dell'aggressore o dell'aggredito) anziché favorire una lettura di sistema.”

Gianmario Gazzi, Presidente Consiglio nazionale assistenti sociali, sottolinea il senso della ricerca: "La violenza e le aggressioni ai professionisti, in particolare Assistenti sociali, è un problema vasto e complesso. Oggi grazie alla ricerca stiamo portando avanti iniziative che mirano alla prevenzione e alla formazione. Tutti dobbiamo essere consapevoli che un professionista minacciato o aggredito è un professionista che ha legittimamente paura e non può assicurare alle persone il miglior intervento possibile: viene a mancare un diritto di tutti”.


Carmela, Francesca Longobardi  Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media  Ordine Assistenti sociali Piemonte / tel. 333.4896751

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