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Quinta Settimana dell'Accoglienza
28 settembre – 6 ottobre 2019

Solitudini
Creare legami e costruire comunità

"La solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo" (Giacomo Leopardi)

Se esiste una dimensione che sempre più marcatamente tocca tutte le fasce d'età della nostra comunità, intesa in senso locale ma soprattutto generale, questa è senza dubbio la solitudine.

settimana accoglienza

Alcuni dati significativi
Chi ha sviluppato ricerche in questo senso arriva a dati molto preoccupanti. Nel Regno Unito, dove il 22% della popolazione dichiara di soffrirne, è stato istituito il ministero per la Solitudine (è una ministra, si chiama Tracey Crouch, nel suo portafoglio ci sono anche lo sport e la società civile).
Anche il nostro Paese è ormai abitato da una popolazione di persone sole.8,5 milioni sono infatti gli italiani che vivono da soli (40% vedovi, 39% celibi o nubili, 21% separati), mentre una famiglia su tre - 31,6% - è composta da una sola persona (dato del 2017 – nell'anno 1997 questa percentuale era del 20,8%).In Regione e nelle due Province di Trento e Bolzano il dato è praticamente coincidente con quello nazionale (31,8% in Regione: 31,7% in Trentino e 31,8% in Alto Adige). A Trento al 31/12/2018 le persone che vivono sole sono 21.720 su 118.288, cioè il 18% dell'intera popolazione (non delle famiglie).Secondo l'ultimo Rapporto annuale Istat 2018, inoltre, circa 3 milioni di persone dichiarano di non avere una rete di amici, né una rete di sostegno, né partecipano a una rete di volontari organizzati. La quota di persone senza reti esterne alla famiglia è più alta tra le persone che vivono da sole (7,7%) ed è massima tra gli anziani (15,6%).

Quali le cause
Le ragioni sono tante e sono tutte collegate fra loro:innanzitutto un aspetto è legato alle politiche neoliberiste che hanno determinato le condizioni per lo sgretolamento sociale. L'iperliberismo economico ha esasperato l'individualismo. "Viviamo una crisi profonda di tutti i sistemi di intermediazione sociale e l'individualismo, cioè la concentrazione sul singolo come soggetto di riferimento dei consumi e come responsabile di se stesso e del proprio destino, ha prodotto molta solitudine" (Ugo Morelli).Un secondo aspetto riguarda il nostro essere diventati soggetti planetari che ha determinato un aumento di indifferenza. Siamo diventati tutti abitanti del mondo, ma portiamo addosso un senso di distanza dai fenomeni che accadono.Il livello di empatia (cioè la capacità di «mettersi nei panni dell'altro») è sceso del 48% tra il 1979 e il 2009. E possiamo affermare e verificare come sia ulteriormente diminuito negli ultimi anni. Questo tema è stato ripreso qualche settimana fa dal Financial Times che ha lanciato l'allarme: va cercata qui la vera radice di quel «cattivismo» che vediamo spuntare da tutte le parti e che minaccia la nostra vita sociale.Il terzo fattore è il declino dei legami sociali quali le forme di vicinato, di convivenza, di socialità urbana ma anche la coscienza sindacale e sociale. Tutto questo ha comportato un forte ritiro nel privato e di conseguenza un effetto di solitudine molto potente.Un aspetto ulteriore viene messo in luce da Marta Tibaldi, docente di Psicologia interculturale a Siena, quando afferma che da vent'anni sono in aumento le richieste che vengono fatte ai singoli. "Il mondo è diventato molto "demanding", richiede performance sempre più alte e di conseguenza è aumentata a dismisura la paura del giudizio altrui e il senso di inadeguatezza che produce come conseguenza proprio l'isolamento, il rifiuto della relazione, la perdita del contatto, talvolta la chiusura fisica dentro una stanza, magari con un computer che crea attraverso i social media una sensazione fittizia di socialità". Pensiamo ai ragazzi ritirati socialmente, quel fenomeno definito Hikikomori, che conta ormai migliaia di casi.

Infine, la solitudine è anche il riflesso delle profonde trasformazioni strutturali del nostro modo di vita: nei Paesi europei la percentuale di famiglie costituite da una sola persona è raddoppiata negli ultimi 50 anni. Con problemi particolarmente acuti nelle grandi città.

Parliamone quindi, trattiamo il tema, analizziamolo, portiamolo all'attenzione di tutti perché, come scrive Cacioppo nel suo libro "Solitudine", " Una marea che sale può sollevare un insieme di barche, ma in una cultura di individui socialmente isolati, atomizzati da sconvolgimenti sociali ed economici e separati da ampie disuguaglianze, può anche provocare l'annegamento di milioni di persone".
Senza dimenticare che una società di soli e arrabbiati è un serbatoio di violenza latente che può sempre scaricarsi contro qualcuno. È questo, secondo il World Economic Forum, il rischio da non sottovalutare e che va combattuto mettendo al centro dell' agenda la ricostituzione delle reti sociali e dei corpi intermedi.

Si fa sempre più urgente quindi la necessità di ridare il giusto spazio alla collettività e ridefinire la libertà individuale partendo dall'impegno collettivo.

Come scrive Baumann è nell'antica agorà, luogo privato e pubblico al tempo stesso, che potremo tornare a interrogarci e le sofferenze private potranno essere finalmente pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici.

Cosa fare
Come CNCA noi riproponiamo la Settimana dell'Accoglienza, realizzata con l'impegno di tante realtà, operatori, volontari e cittadini, come spazio di discussione, come l'antica agorà.Ancora una volta, il compito a cui applicarsi, e al quale ci applichiamo da sempre, è promuovere sensibilità e fornire la dimensione culturale sul tema proposto.

La Settimana dell'Accoglienza come momento di costruzione di idee, progetti, iniziative, per promuovere e rafforzare reti; per trovare risposte, interpellando e sollecitando tutti i soggetti che fanno parte di una comunità di farsene carico.Singoli, associazioni, enti, classe di governo, ognuno per la sua parte, per le sue competenze, per le sue capacità. Gli eventi della Settimana sono auto-organizzati e auto-finanziati dalle realtà aderenti; unico prezioso contributo finanziario è quello della Fondazione trentina per il Volontariato Sociale che sostiene i costi della stampa del materiale promozionale.

Una Settimana dell'Accoglienza che è evento unico a dimensione regionale, che coinvolge realtà contigue ma che a volte fanno fatica a parlarsi, e che invece nella cornice della Settimana trovano i fili, le trame, per tessere una tela ricca di segni e significati e piena di colori.
Dimensione regionale e dimensione culturale, per dare spessore e rilievo al tema, per cercare di individuare e mettere a fuoco gli aspetti, i caratteri, le complessità.Con l'atteggiamento che da sempre ci caratterizza, quello dell'ascolto e della accoglienza, ricordando, ancora una volta, che CNCA non sceglie chi accogliere, ma sceglie di essere accogliente; non definisce criteri e classifiche di bisogno ma cerca di leggere e dare risposte ai bisogni dei soggetti più fragili, più in difficoltà; non costruisce graduatorie ma opera senza distinzioni, in base al criterio unico della solidarietà umana.

Quel che accade a un paese è lo specchio di quel che accade nel cuore dei suoi abitanti. Se sei solo, anche il paese è solo, o isolato.

Le settimane dell'accoglienza 
(clicca per scaricare il pdf)

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