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Arimo cooperativa sociale ha aperto “La Traccia”, una comunità ad alta intensità educativa per minorenni maschi, progetto selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Abbiamo chiesto alla responsabile, Giulia Pacchiarini, di parlarci di questa nuova iniziativa di Arimo.

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Perché Arimo ha deciso di aprire una comunità di Pronto intervento?

C’è un grande bisogno di strutture che intervengano tempestivamente, per contenere e tutelare i ragazzi che si trovano in una situazione di emergenza.

Arimo finora ha gestito solo comunità con progetti a lungo termine sui ragazzi. Mancava questo “tassello” alla nostra proposta. Vedevamo crescere questa urgenza e abbiamo deciso di dedicarci anche a questo progetto, facendo leva sulla nostra esperienza per creare una comunità innovativa. L’intento è di evitare l’esposizione dei minorenni a particolari fattori di rischio. Sono ragazzi in una situazione emotiva e personale molto delicata, arrestati da poco, o allontanati per proteggerli dalle famiglie, o anche ragazzi stranieri senza sostegno di figure adulte. Proponiamo una fase di accoglienza, in attesa che si definisca per loro un percorso.

Cosa intendi per innovativa?

L’aspetto innovativo è che la nostra comunità offre tutti i servizi di una comunità residenziale. Questo la contraddistingue da un “normale” pronto intervento. Non si lavora solo sull’urgenza di un collocamento dettato da un tempestivo intervento del Tribunale e dei servizi sociali, per tutelare e mettere un minore anzitutto in una condizione protetta.

Il nostro servizio mette da subito in campo tutti gli strumenti che puntano all’osservazione e alla conoscenza approfondita del ragazzo, e sono mirati, anzitutto, a non creare brusche battute di arresto nella sua vita, e penso in particolare al percorso scolastico; e avvia quei processi che sono rivolti a gettare le basi del suo progetto evolutivo, compresi quelli rivolti al lavoro e alla professionalizzazione. Iniziamo appunto a tracciare un possibile disegno per il suo futuro.

Hai detto tracciare. Parlaci del nome. Come mai l’avete chiamata “La Traccia”?

Perché l’obiettivo è quello di iniziare a tracciare un percorso possibile per il ragazzo da seguire in futuro. Uno schizzo che altri arricchiranno e faranno diventare un dipinto compiuto.

Quindi non siete sulle orme di qualcuno, non è ad esempio la traccia di un fuggiasco

No. Ci riferiamo alla prima traccia di un progetto, pensa a un pittore quando abbozza un disegno nei suoi elementi essenziali.

Quanto tempo avete a disposizione?

Non esiste un tempo minimo, come si può facilmente immaginare. Un ragazzo può scappare dopo un giorno dall’inserimento. Diciamo che entro i primi tre mesi siamo in grado di restituire un’osservazione significativa del ragazzo, sotto tutti i punti di vista: potenzialità, fragilità psicologiche, peculiarità caratteriali e relazionali, e così via. La permanenza massima è di sei mesi. Entro questo termine siamo in grado di passare il testimone a chi si occuperà di lui, sviluppando il suo progetto di vita.

La vostra comunità ospita sia ragazzi che hanno avuto problemi con la giustizia sia ragazzi che hanno avuto la “sfortuna” di nascere in una famiglia in cui hanno subito abusi, violenze o abbandono. Non è un rischio? Come fate a gestire una situazione del genere?

No, al contrario! È una grande opportunità per loro. I reati commessi da un minorenne sono un grido di aiuto, un segnale forte che vuole rompere una condizione di sofferenza e di solitudine, un segnale di assenza del mondo adulto. Lo dice la nostra legislazione e lo conferma l’esperienza fatta dai tanti anni di lavoro delle nostre comunità. I ragazzi che hanno commesso reati hanno alle spalle condizioni familiari altrettanto difficili di quelle degli altri che hanno subito abusi. A loro riguardo sono di solito in corso, oltre a quella penale, anche procedure della giustizia civile volte a proteggerli e a rimediare ai danni educativi e personali provocati dal contesto familiare e ambientale in cui sono cresciuti. Credimi, la cura e l’attenzione di cui ha bisogno un ragazzo che ha commesso reati non sono diverse da quelle che sono mancate a un ragazzo che è stato allontanato dalla famiglia per gli abusi.

Esiste poi un altro motivo, più generale.

Quale?

Una comunità di pronto intervento non è e non deve essere vissuta come un posto semplicemente alternativo al carcere. Non sarebbe una comunità. È giusto “statutariamente”, oltre che pedagogicamente efficace, che i ragazzi si “mescolino”. Noi guardiamo anzitutto alla sofferenza provocata da quello che hanno subito e alle lacune personali causate da quello che non hanno avuto. È stato violato il loro fondamentale diritto di accudimento, educazione, valorizzazione.

Quali servizi o enti possono proporre la loro accoglienza nella comunità?

Centro di Giustizia Minorile,  Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni, Questure, Servizi sociali territoriali.

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Chi sono i ragazzi che vengono accolti?

La nostra è una comunità maschile. Accoglie ragazzi che hanno commesso reati, oppure che sono stati allontanati dalla famiglia perché hanno subito abusi, sono stati maltrattati o abbandonati. Accogliamo anche minorenni stranieri non accompagnati. Dai quattordici ai diciotto anni. Abbiamo dieci posti.

Avete preclusioni rispetto, ad esempio, al consumo di sostanze, al tipo di reato?

No. Non abbiamo filtri di questo genere. Il nostro unico criterio è quello della situazione di disagio e di emergenza in cui si trovano i ragazzi. Partiamo da questa. Tutto il resto è una conseguenza di quello che hanno vissuto e su cui lavoreremo con loro.

Veniamo alla concretezza. Cosa succede quando un ragazzo entra nella vostra comunità?

Come dicevo prima, La Traccia non si occupa solo di accoglienza e di tutela, in attesa che qualcun altro intervenga e prenda il cerino acceso, se posso dire così. Il nostro lavoro è indirizzato a una valutazione del ragazzo. Entro i primi cinque giorni viene redatto un Pei osservativo, nel quale si gettano le basi per quelli che saranno gli obiettivi di una valutazione approfondita, alla quale rimanda la permanenza nella nostra comunità.

Poi attiviamo, a seconda delle necessità, una serie di attività educativo-pedagogiche e psico-sociali. Anzitutto le normali procedure di accoglienza, protezione, tutela e sostegno immediato del ragazzo.  E poi si inizia l’osservazione, l’analisi e la diagnosi educativa e psico-sociale. La valutazione psicologica, che comprende anche una valutazione psicodiagnostica, la consulenza neuropsichiatrica, se necessario. E poi ai giovani vengono proposte attività laboratoriali.

Quali sono le principali difficoltà che state incontrando?

Ci troviamo a lavorare con minorenni ancora da “conoscere”, della cui storia e personalità si sa poco o nulla. La difficoltà maggiore è questa. Può capitare che i ragazzi giungano da noi senza che il servizio inviante possa produrre e mettere a nostra disposizione una minima documentazione relativa alla storia del ragazzo. Spesso si tratta di giovani che sono stati da poco preso in carico e quindi risultano poco conosciuti allo stesso servizio sociale.

Che tipo di rapporto stabilite con il servizio inviante?

Come accennavo sopra, stendo un Pei osservativo il giorno dell’inserimento. Una “fotografia” del ragazzo. Dopo cinque giorni, viene scritto un progetto educativo osservativo. All’interno di questo si possono già inserire, al di là di quelli usuali (consapevolezza dell’essere in comunità, rispetto delle regole e della quotidianità, ecc.) obiettivi per una valutazione più approfondita del giovane, valutazione che associa all’osservazione degli educatori quella di altri professionisti esterni alla comunità.

A proposito, non ho ancora parlato del nostro servizio di orientamento scuola lavoro, dello spazio neutro e quindi dell’osservazione della relazione con i familiari.

Lo spazio neutro? Intendi il luogo in cui fate incontrare i ragazzi con i familiari? Lo gestite voi? Si trova all’interno della vostra struttura?

No, all’esterno. E l’osservazione non viene effettuata da un nostro operatore. Non sarebbe un punto di vista “neutro”. È importante avvalersi di un esperto che sia estraneo ai vissuti della comunità. Un incontro del genere, poi, fatto “dentro” non sarebbe tutelante nei confronti degli altri ospiti. Il nostro spazio neutro è un vero e proprio appartamento, un luogo “caldo” in cui le relazioni vengono facilitate.

E la scuola?

Anche la scuola viene garantita. Con questi giovani bisogna assolutamente evitare che si interrompa il percorso scolastico, che di solito è già tanto travagliato… Lavoriamo il CPIA 5, una scuola, e possiamo garantire la continuità degli studi anche senza l’obbligo di frequenza.

Anche per i ragazzi in misura cautelare?

Assolutamente sì. Possiamo tutelare l’istruzione fino al secondo anno delle superiori. Qualsiasi corso il ragazzo stia seguendo. I professori che collaborano con noi contattano quelli della scuola di provenienza e si fanno dare quanto occorre per stabilire una continuità con il percorso di studi e far sì che il ragazzo possa sostenere un esame e non perdere l’anno.

I professori vengono in comunità?

Possono venire loro oppure sono gli stessi ragazzi a recarsi presso una delle strutture del CPIA sul territorio.

Se il servizio inviante volesse occuparsi direttamente del supporto psicologico o di altro che riguardi le attività del ragazzo?

Può farlo, certo. In questo caso noi forniamo l’accompagnamento a tali interventi.

All’interno della vostra comunità, nel quotidiano, cosa fanno i vostri ragazzi? Quali opportunità trovano?

Facciamo attività di falegnameria, decoupage, sistemazione della casa, un po’ artistica. Rimettiamo a nuovo cose vecchie, cose scartate. Quello che in gergo si chiama upcycling o riuso creativo.

Bello. Sembra avere anche un valore simbolico

Certo. È un’attività molto concreta ma allude anche alla rivalorizzazione di sé.

Poi altre attività inerenti alla vita comunità. Cucinare, fare la spesa. Abbiamo anche un volontario che un pomeriggio alla settimana tiene un laboratorio di cucina. Facciamo anche parte di una squadra di calcio, la Vernatese. Ci alleniamo con loro.

Come sono i rapporti con il territorio? Come vivono i vostri vicini l’apertura di una comunità così “delicata”?

Al momento stiamo ancora facendo le prime “esplorazioni”. È un borgo molto piccolo. Abbiamo allacciato per ora rapporti con la società sportiva e con l’oratorio. Ci hanno già dato le chiavi, del campo. Il sacerdote è venuto a benedire la nostra casa.

Chi è stato il primo ospite?

Si chiama Marco (nome di fantasia) . Abbiamo aperto il 21 ottobre, con lui. Ha aderito subito alla nuova situazione. Inizierà presto il percorso scolastico, per riprendere gli studi. Ha compiuto quindici anni da noi, con già una bella “carriera” alle spalle. Con tanta fatica andava a scuola, studia da elettricista.

Da noi si è messo dato da fare molto in falegnameria. Ha rimesso a nuovo tutti i nostri sgabelli, grandi, tipo quelli dei bar: Marco li ha grattati, aggiustati, riverniciati, rimettendoli a nuovo. Un bel lavoro, alla fine era molto soddisfatto, e anche noi, devo dire.

Bene, ci hai fatto un bel quadro della nuova comunità. Grazie per la disponibilità e buon lavoro!

Grazie a voi.

 

I dettagli della comunità:
https://www.arimo.eu/servizi/comunita-educative/la-traccia.html

I contatti:
Arimo – La Traccia
Piazza San Mauro, 10 – 20080 Pasturago, frazione del Comune di Vernate (MI)
Cellulare di servizio: 3515337699  - Telefono: +39 02/47705299 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Responsabile: Giulia Pacchiarini - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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