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Fermiamoci un attimo

di Barbara Volpi

barbara volpiPsicologa, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia dinamica e clinica, scrittrice, docente, chef, ideatore cooking therapy, mamma e …
Ogni ruolo e ogni attività, svolta con passione, amore e dedizione, sono dei tasselli di emozioni, scambi affettivi, parole, suoni, colori, idee, sapori ed odori che costituiscono un caleidoscopio vitale che può essere utile condividere per fermarci un attimo e riflettere insieme su alcuni aspetti del vivere quotidiano, che a volte nella frenesia di tutti i giorni, ci sfuggono di mano ma che possono essere germogli da sdradicare o potenziare se OSSERVATI nella prospettiva della giusta consapevolezza.
La mia email: barbara.volpi@uniroma1.it

Fermo immagine

Isabella (29 anni) è in sala d’attesa del pediatra insieme alla piccola Gaia (9 mesi) per la consueta visita mensile tesa a verificare la crescita della bambina, e dove finalmente potrà rivolgere al medico i quesiti che si è appuntata, sotto suo consiglio, tra una visita di controllo e l’altra: posso inserire le fragole nell’alimentazione? La piccola si sveglia ancora durante la notte e noi siamo esausti, che possiamo fare? Ancora non sembra indicare gli oggetti, va tutto bene? È cresciuta? Mentre Isabella fa un rapido rewind della sua checklist, Gaia seduta sulle sue ginocchia rivolge lo sguardo al bambino seduto accanto a lei di circa 1 anno e mezzo, che scorre con il suo ditino le immagini colorate sullo schermo del tablet, mentre davanti a lei un’altra bambina della stessa età circa ha in mano lo smartphone della mamma e sorride al touchscreen, completamente assorta da Peppa Pig che canta una canzoncina. In sala d’attesa c’è in silenzio inconsueto per un ambiente in cui le voci dei bambini si facevano sentire con tutto il loro carico di vitalità, energia, sguardi vivaci tesi a cogliere lo sguardo dell’altro come guida orientativa di comprensione della realtà.

Oggi più che mai la mente ha bisogno di silenzio, dell’ascolto diretto di sé stessa senza lasciarsi inficiare da pensieri altrui, da suggestioni, da commenti che entrano nel nostro armamentario cognitivo senza averne consapevolezza.

20190804 silenzio 1

20190618 maturità

Domani i nativi digitali, pargoli della società del 2000, dovranno lottare per divenire grandi, quella maturità che hanno tanto sognato fin da piccoli e che hanno inseguito passo passo diventando i protagonisti principali della rivoluzione digitale.

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Chiudete la bocca, chiudete gli occhi, pensate alla vostra mamma e pronunciate la parola MAMMA. Ripetiamolo adesso con un piccolo sforzo in più. Concentriamoci sull’apertura e la chiusura della bocca e diamo enfasi alla parola nella sua suddivisione: MA-M-MA.

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Mamma perché l’hai fatto? Non dirlo che lo hai fatto per me perché saresti ipocrita e se invece lo hai fatto per me hai sbagliato perché non si può rinunciare alla tua vita per il bene dei figli?
Bene dei figli poi, che bene è stato il mio se sono cresciuta con i litigi tra te e papà fino a notte fonda?
Davvero pensavi che non sentissi, che dormissi, ma caspita come facevo?

20190408 Onnipresenza

Mamma cosa vuol dire essere serena? Come faccio ad esserlo se Andrea quando non sta come me è online ma non scrive a me?

Si corre, ci si distrae, ci si impegna per raggiungere determinati obiettivi e, qualche volta, forse ancora troppo poco rispetto ad un tempo che corre veloce, che è ampiamente duplicato, amplificato dall’onnipresenza relazionale digitale, ci si ferma a chiedere nel tentativo di azionare pensieri e riflessioni che hanno bisogno di comprensione, ascolto, cura per emergere ed essere considerati tali.

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Fermo immagine:
team di donne che lavorano in sinergia, in una musica di collaborazione in cui non traspare competizione, né invidia, né centrature narcisistiche, dove prevale il bene, quel buono, quell’odore di pane appena sfornato, simbolo di nutrimento e calore che solo le donne sanno dare, nell’umiltà del gesto del dare, del dono che permette di nutrirsi e di crescere. Questo il senso del buono che l’esperienza digitale nel piccolo paese di Montevago in Sicilia è riuscita a realizzare, nella giusta connessione che dal NOI viene trasmessa al LORO potenziale.

Dipendo 1a

Non faccio altro che pensare a lui, a quello che sta facendo, a quello che vuole dirmi, a come mi devo comportare per farlo felice. Ho sempre paura di sbagliare e che mi lasci per qualcosa che non ho capito, per una frase detta male, per un mio comportamento che lo ha fatto arrabbiare. A volte quando mi urla addosso o sparisce per giorni e giorni penso che me lo merito, che è colpa mia per non aver capito qualcosa, mentre altre, quando passano un po' di giorni di silenzio, comincio ad essere più razionale e a pensare che forse non è come dice lui. Poi però prevale la paura che non torni e allora faccio di tutto per cercarlo, per parlarci e chiedergli scusa. Fino all’ennesimo silenzio”.

Dietro ogni forma di dipendenza c’è sempre un vuoto, un silenzio a volte così profondo e assordante che la mente, nelle sue rocambolesche via di fuga si dirige verso altro.

spazioweb

Lo tsunami virtuale che ci ha colpiti in seguito alla rivoluzione digitale ha stravolto il nostro concetto di SPAZIO e di TEMPO, coordinate ben strutturate e definite nelle peregrinazioni di ciascun vivere quotidiano, conquiste adulte e sperimentazioni formative infantili.

Nel Web lo SPAZIO si allarga e si espande oltre i confini, siamo TUTTI connessi in un eterno presente in cui il segno del passato, vuoi che sia rappresentato da foto, like, post, video, ci torna sempre indietro. Passato che rimbalza dalle pagine web che hanno una memoria indelebile, garanzia di efficienza computazionale, e che agiscono autonomamente, come nel caso di Facebook che sceglie per noi quando ricordare, come farlo e in quale forma ricostruire i segmenti delle nostre esistenze che nel fluire del tempo cambiano e mutano nel cineforum frenetico delle nostre vite.

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Si sa, il sonno è salutare. Il ritmo circadiano sonno/veglia è fondamentale per il buon equilibrio psico-fisico, per essere in salute e per essere più produttivi. I grandi lo sanno bene, se non si dorme un tot di ore la produttività lavorativa ne risente, si fa fatica ad affrontare la giornata, ci si sente spenti e privi di energia. Gli adolescenti nella loro Odissea personale di lasciare la terra felice dell’infanzia per approdare in quella fumosa, e nel contempo tanto desiderata, dei grandi, hanno il bisogno primario di essere vigili, lucidi e produttivi per portare a termine con la giusta determinazione questa impresa stancante, profondamente difficile nell’incertezza deterministica di quel che si desidera e quel che sarà.

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Le pubblicazioni su Ubiminor riprenderanno il 2 settembre.
A tutti i lettori, auguriamo buone vacanze!

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