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Quante volte, per far contento un nostro caro, amico, fratello, figlio, marito che sia,  abbiamo detto: "va bene stasera ti preparo il risotto alla milanese, le verdure gratinate, il pollo al curry" tanto per fornire alcuni esempi di scelte culinarie.

Quante altre invece nell'invito a cena per un evento importante ci siamo ricordati del gusto di zio Vittorio, di nonna Augusta e abbiamo predisposto un menù dettagliato per accontentare tutti, grandi e piccini. 

E ancora quante altre, abbiamo gioito personalmente o in gruppo (se in cucina eravamo tanti)  per aver soddisfatto i palati dei nostri commensali, o nel vedere realizzata la torta di compleanno che ha preso forma dal ricettario di zia Elide, che ne realizzava ogni volta una diversa per festeggiare i suoi nipotini in modo unico e speciale?

Così facendo abbiamo attinto alle magiche opportunità che l'atto del cucinare conserva gelosamente nella sua spaziosa credenza esperenziale. Prima fra tutte il dare e il ricevere il buono (cibo) ricercato, manipolato, predisposto e donato con amorevolezza all'altro. 

Dall'esperienza di tutti i giorni nasce la Cooking Therapy, un percorso di crescita personale che mette al centro la cucina nella sua valenza di realizzazione di un qualcosa di buono che cura l'anima e gli affetti.  

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La Cooking Therapy si basa sul presupposto che l'atto del cucinare, di ideare i piatti da presentare, di condividere insieme ad altre persone l'allestimento progettuale di un evento conviviale (che sia la cena a casa con la famiglia ad eventi importanti come le festività di vario genere) sia un potente e duttile strumento 'distraente e terapeutico' che permette di alleviare momenti difficili, di gestire lo stress, di incrementare l'autostima, di sviluppare la creatività, di allenare e potenziare la memoria, di re-indirizzare dinamiche di affettive distoniche, di incrementare la comunicazione e la condivisione affettiva tra genitore e figli, di favorire i rapporti sociali e familiari e di rafforzare i legami affettivi. 

Lo scopo della cucinaterapia è quello di avvalersi delle infinite potenzialità di uno strumento naturale, che rappresenta un patrimonio istintuale che da sempre possediamo, e che libero da condizionamenti doverosi e da utilizzi impropri, può rivelarsi un utile ausilio per superare momenti di crisi, di isolamento, di noia, di ansie e di paure.

In alcune università americane e centri di riabilitazione, la Cooking Therapy è già ampiamente utilizzata su pazienti affetti da disturbi ossessivo - compulsivi, disordini alimentari e depressione. 

Il cucinare, non inteso quindi come un dovere imprenscindibile e 'faticoso' in una giornata carica di impegni e scadenze, ma come un momento 'rigenerante' per la salute fisica e mentale dando forma ad un vero e proprio progetto terapeutico a portata di tutti e facilmente condivisibile.

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Un vero e proprio percorso di benessere mentale che scioglie tensioni, mantiene concentrati, allontana stress e pensieri negativi, e collegandosi al sistema 'implicito' della memoria, ci riconduce ai sapori, agli odori della nostra infanzia suggellando nella riproduzione del piatto la nostra specifica "memoria del gusto". 

La cucina diventa un potente strumento operativo che ci permette sviluppare le nostre potenzialità!

L’obiettivo della Cooking Therapy è quello di rendere la preparazione dei cibi un atto creativo dove I SENSI (olfatto, tatto, vista, gusto, udito) trovano il giusto equilibrio e il punto di incontro con la nostra memoria storica, un ricettario personale dal quale attingere per trasfomare emozioni e ricordi in RICETTE che consolidano la nostra identità personale e vengono tramesse con amore all’ altro. Mescolando la farina, manipolando i composti, assaporando le combinazioni degli ingredienti ci immergiamo in una progettualità costruttiva (scelta degli ingredienti, allestimento della cucina, realizzazione della pietanza, riordino e verifica del prodotto realizzato) che diventa un utile, duttile, distraente e pratico strumento terapeutico che consolida quel senso di autoefficacia personale che come il sale, se dosato nel giusto equilibrio, da sapore e carattere al nostro vivere quotidiano. 

La cucina si trasforma allora in un ricco percorso di crescita personale nel piacere e nella passione del cucinare con maggiore consapevolezza, limitando in questo modo l’assunzione compensatoria di cibo in modo compulsivo ed incontrollato; corollario indispensabile per una corretta alimentazione. 

Il cibo posto in tavola diventa un dono da porgere con amore a noi stessi e agli altri, nel quale ogni volta ritrovare e trasmettere l’ingrediente più importante e spesso erroneamente meno ricercato: la nostra identità culinaria, fatta di gesti, sapori, profumi, ricordi, persone, che caratterizzano l’essenza e l'unicità di ogni nostro singolo piatto.

FERMIAMOCI UN ATTIMO: CUCINIAMO E STIAMO MEGLIO ....  

La memoria nel piatto. Sul legame tra psicologia e cucina

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L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.