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Quante volte nella rincorsa frenetica del fare arriviamo la sera stanchi e insoddisfatti?
Quante volte dimentichiamo quello che stiamo facendo perché presi da altro spezzettiamo le azioni?
Come si fa ad essere presenti a se stessi?

La psicologia ci ha da tempo indicato la strada del benessere dandoci consigli pratici per vivere al meglio. Uno di questi è essere concentrati sul presente e sulle azioni che si stanno compiendo, cercando di limitare il passaggio da un’attività all’altra. Vivere il presente e focalizzare l’attenzione sul momento sono i due pilastri fondamentali per un percorso di consapevolezza di sé e del mondo circostante che da valore alla nostra quotidianità.

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Queste capacità possono essere strutturate ed allenate in acquisizioni giornaliere sia per grandi che per piccini e apprese insieme in famiglia. Non occorre andare molto lontano per cercare materiale di apprendimento perché abbiamo davanti a noi la possibilità di utilizzare un atto fondamentale per eccellenza per dare senso e gusto alle nostre giornate -il cucinare-. Ogni giorno in famiglia si deve mangiare, a partire dalla colazione, dal pranzo e dalla cena che sono i momenti chiave (soprattutto la cena) in cui la famiglia si riunisce e condivide le esperienze della giornata.

La cucina diventa il luogo ideale dove poter allenare l’attenzione e la concentrazione come spazio di crescita personale e sviluppo di capacità specifiche che vanno oltre l’atto e sviluppano doti fondamentali per stare bene. Mescolando acqua e farina, latte e uova, lievito e sale, si permette alla mente di assaporare un momento di evasione salutare, di allenare la pazienza, di sviluppare la creatività, tutte doti necessarie, nonché competenze specifiche dei cittadini del XXI secolo.

È questa l’anima specifica della COOKING THERAPY che fa del fare in cucina un abile coach per apprendere a stare bene, ad essere concentrati, ad attendere e ad essere creativi.

Una terapia della cucina che prende avvio dall’asset delle terapie occupazionali nate in America nei primi del 900 in cui la centralità della cura si concentra sulle attività pratiche. Dando senso al fare si attivano leve strutturanti della psiche della persona. Dalla terapia alla quotidianità, la leva motivazionale mentale ci permette di avere un utile strumento di potenziale crescita e modello di apprendimento per nutrire e far lievitare valori, condivisioni e essenze dei nostri legami familiari.

Quante donne hanno trovato nella cucina la possibilità di esprimersi, di parlare nel linguaggio dell’anima, trasmettendo nei piatti, non solo ingredienti assemblati ed amalgamati, ma il condimento affettivo che dalle loro mani è arrivato al cuore degli amati commensali. “Se non ci fosse stata la cucina sarei impazzita” mi confida Eugenia nel corso dei nostri colloqui: “ho seguito la mia passione, e facendolo ho capito che era la mia unica via duscita per evadere dalle preoccupazioni della mia vita. Cucinando ho ritrovato parti di me e sono andata avanti”.

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Non solo passione come Eugenia, ma anche senso del dovere per Maria Pia: “ho cucinato sempre per dovere, perché solo io potevo farlo e anzi dovevo farlo. Allora mi sono concentrata sulla tecnica e da lì inaspettatamente mi sono sentita creativa e capace per la prima volta”.

Si opera con le mani e si libera la mente. Una moderna mindfulness che fa della cucina, luogo domestico per eccellenza (Forino, 2019) un vero e proprio setting terapeutico nel quale insieme al profumo fragrante del pane che cresce in forno, lievitano parti consapevoli di sé. Come ogni setting occorre seguire dei passi procedurali che rendono la cucina un vero e proprio laboratorio per l’anima. Si parte dall’allestimento dello spazio, dalla mise en place della postazione in cui vengono ordinati in linea utensili ed ingredienti e ci si pone nella condizione di apprendere e sviluppare connessioni mentali concentrando il pensiero sulla ricetta da realizzare. Insieme o in famiglia, la cucina diventa spazio di osservazione, riflessione, condivisione e crescita.  

L’atto del cucinare in questa prospettiva diventa creativo, rigenerante, accresce l’autostima, ci permette di superare momenti di tristezza e dolore come fu per Isabel Allende che dopo la morte della figlia, non riuscendo a scrivere più romanzi, si mise a cucinare realizzando un ricettario – Afrodita.

Che lo stare ai fornelli sia una palestra per le qualità sopite e per una cura dell’anima non sorprende in quanto il nutrire è il primo gesto d’amore. È il primo atto di cura che il bambino conosce quando viene allattato dalla madre. Primo contatto epidermico e trasmissivo che rimane impresso nella memoria in modo indelebile. Nutrire e crescere, dare cibo e trasmettere affetto anche se in modo moderno e ristrutturato come Masthanamma, cuoca indiana che a 105 anni ha iniziato a girare videoricette della tradizione grazie al pronipote, mentre fa sfrigolare il pollo in padella, o passa al mortaio spezie e cocco, sostenendo che il segreto del gusto superlativo dei suoi manicaretti si trovi nella calma. Quella pazienza necessaria al vivere il momento nell’hic et nunc dell’azione.

Cucinare, quindi, può essere un mezzo per esercitare parti di sé e rendere il gesto ancora più attento verso gli altri. Più ricco di senso, oltre che di gusto.

Si cucina con amore, si trasmette amore, si condivide amore per noi stessi e per le nostre famiglie e con sorpresa si sviluppano competenze fondamentali per vivere bene.


Bibliografia:
I. Forino (2019), La cucina. Storia culturale di un luogo domestico, Einaudi.

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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