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Ubi minorubi-minor-progetto

specchio

8 del mattino: un ristretto, uno schiumato, uno in tazza piccola, uno lungo con crema di zucchero, uno con latte di soia. Rumori di fondo nel chiacchiericcio giornaliero del bar, sotto casa o vicino al lavoro, dove ognuno sceglie il suo caffè personalizzato, dose start di caffeina per dare avvio al tran tran quotidiano. Nel nostro gioco di rievocazione blocchiamo il sonoro e concentriamoci sui gesti. Mario prende in mano la tazzina fumante del suo caffè, Alessia lo osserva distrattamente e fa un cenno al barista per arrivare anche lei a compiere lo stesso gesto, ma già prima ancora che possa farlo, nel suo cervello sono “illuminati” (attivati) i suoi neuroni specchio facendole provare la sensazione che sta sperimentando, dall’altra parte del bancone, Mario.

 

Andiamo più a fondo: Mario prende in mano la tazzina fumante del suo caffè-start. Sembra triste, pensieroso. Beve distrattamente il suo caffè. Alessia, dall’altra parte del bancone, ordina il suo caffè, lo beve ed esce dal bar ritrovandosi a pensare: "giornata grigia oggi, non sento che sono partita bene con il buon umore". E via a seguire…. App Io START- Tu-GO.

Gesti consueti, azioni quotidiane, che risuonano internamente nel nostro cervello, facendoci capire l’intenzione del gesto di quella determinata persona che osserviamo e ci legano, lungo un circuito elettrico di connessioni, l’uno all’altro nella programmazione neuronale che ha bisogno imprescindibile dell’altro per illuminarsi e rispecchiarsi dentro di noi. L’algoritmo dei neuroni specchio nell’ umile semplicità delle geniali intuizioni, da fondamento e rigore scientifico ad osservatori sensibili, attori, insegnanti, nonne, mamme, ragazzi e ragazze, che hanno sperimentato sulla loro pelle una delle scoperte più rilevanti degli ultimi anni: dentro ai circuiti cerebrali delle scimmie, ma anche dell’uomo si illuminano le stesse aree cerebrali di chi compie l’azione e di chi l’osserva. Attori e spettatori uniti dalla stessa risonanza elettrica, dagli stessi impulsi nervosi, che creano all’interno del cervello una sinfonia distinta e personale di note che fanno da eco l’uno all’altra, scoperte all’inizio degli anni 90 in Italia, all’Università di Parma, da un pool di scienziati capitanati dal Prof. Giacomo Rizzolatti. Bypassando il classico setting di laboratorio centrato su stimolo-rinforzo e seguendo un approccio etologico giocando con le scimmie, l’uomo ha rilevato aree motorie che si illuminavano con degli stimoli visivi: un dialogo transmodale (Stern, 1985) percettivo che ha portato Vilayanur S. Ramachandran a lanciare la profezia secondo la quale i neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia.

Si sa, le scoperte che hanno preso avvio dall’intuizione, dal captare le idee che sono nell’aria, forse già sperimentate e vissute a livello inconscio, nella verifica euforica dell’andare avanti portano ad altre rilevazioni, ad altre evidenze che in questo caso hanno messo in primo piano le emozioni, come terreno di scambio di un cervello che risuona empaticamente osservando l’altro.

L’algoritmo dei neuroni specchio, ormai ben documentato da 20 anni di sperimentazioni e rilevazioni è scandito da una serie di input sequenziali che a partire dall’osservazione arrivano all’interno delle nostre menti in un percorso di andata e ritorno che dall’esterno, dal comportamento, risuona all’interno e viceversa dall’interno influenza e coordina l’esterno. Nel suo desiderio di unire la psicologia alla neurobiologia, nel lontano 1895 Freud sarebbe stato entusiasta nell’osservare, grazie al progredire della scienza, come le aree del cervello si possano osservare e riflettere nella loro corrispondenza con ciò che viviamo all’esterno, nel contesto esperienziale di momenti M che vengono immagazzinati nelle nostre rappresentazioni interne e che a loro volta plasmeranno le nostre azioni quotidiane.

Se sorrido il cervello di chi mi osserva si attiva in una area cerebrale specifica, un pool di neuroni specchio, che rispecchiano la mia risata e sperimentano la mia emozione anche se non sono loro stessi a provarla. Io START tu GO, questo è il set primario del gioco della vita che già nel Meltzoff e Moore negli anni 70 avevano messo in evidenza toccando con mano quanto i bambini, già in fasi precoci dello sviluppo, siano perfetti imitatori nel gioco se ti faccio una linguaccia tu mi rifai la linguaccia.

Meltzoff

Frame sequenziali rilevati da rilevazioni d’esperienze vissute insieme che a partire dalla scelta-conferma del detto popolare chi si somiglia si piglia, portano nel corso degli anni gli attori della vita ad assomigliarsi come ben testimoniato da messe in scena cult come la Carica dei 101, i fidanzatini di Pynet, storie intecciate della Famiglia Bradford,e confermate, nell’era digitale, da ricercatori della Northwestern University negli Stati Uniti e dell'Università di Cambridge in Inghilterra,  in un articolo pubblicato su Psychological Science, (Youyo et.al. 2017) che prendendo in considerazione i dati relativi a 295.320 volontari, studiando i loro like e commenti sull’applicazione MyPersonality di Facebook, hanno concluso che a unire le persone sono i gusti simili e i tratti comuni nel carattere.

famiglia bradford 

Nel rispecchiamento empatico che attiva i circuiti dei neuroni specchio dobbiamo inoltre far tesoro di quanto già Paul Ekman aveva rilevato nei suoi esperimenti con selfie emozionali Darwin confermanti, in Papua Nuova Guinea sul finire degli anni 60 (1967-1968), che hanno testimoniano l’universalità delle emozioni (ovvero uguali in ogni essere umano, a prescindere dalla cultura d’appartenenza, età o ceto sociale) e che sono brillantemente e vividamente fatte agire all’interno dei circuiti cerebrali di Ryle nella messa in scena neuroscientifica-cinematografica della Pixar, Inside Out, che dà volto e fa agire in modo intensamente colorato le emozioni base: gioia, tristezza, paura, rabbia e disgusto.   

Fermiamoci un attimo:

Guardo, mi illumino, agisco e sento emotivamente quello che provi, che diffondi e condividi su Facebook, Instagram, nelle storie che animano gli stati, che tutti possiamo vedere, ripetere, comprendere emotivamente, taggare, postare, condividere e il cui algoritmo sequenziale inizia a partire dalla prima infanzia.

ALT, qualcosa non torna però.

Conviene fermarci un attimo e cercare di comprendere, grazie al progredire della scienza, che conferma quanto a livello esperienziale i nostri antenati sapevano già, dati di ricerca che mettono in evidenza una diminuzione dell’empatia come una delle conseguenze della rivoluzione digitale così come tratti di alessitimia che caratterizzano gli screenshot delle nuove generazioni che testimoniano sui social la preferenza per una comunicazione iconografica che illumina e fa agire, senza il traduttore base emotivo necessario per comprendere la risonanza interna del cervello mirror. Per coerenza e referenzialità scientifica su quanto delineato sui neuroni specchio partiamo dal gioco e da un set comportamentale nella nostra immaginaria APP Io-START –Tu-GO.

REGOLE: leggere bene le istruzioni per l’uso, insegnare, rispecchiare, apprendere e riconoscere le noti emozionali che risuonano nel mirror interno del cervello che fa vincere o perdere nel gioco più difficile, complesso e bello per eccellenza: la vita.

Massimo livello: una società migliore

DELETE-PERDO: – 1000 punti

Gaia 1 anno, cammina carponi su un prato delle colline toscane. I genitori finalmente dopo un anno di duro lavoro si sono concessi un weekend nella loro casa in Toscana. Gaia sta inseguendo una farfalla che vola, alza la testa, vede una panchina di fronte a lei, mette le manine sopra e si alza in piedi. Sorretta dalla panchina e con la forza necessaria sulle gambe, frutto di sacrifici esperienziali che le sono costati cadute su cadute e lividi di testardaggine, sceglie di fidarsi di loro lascia l’appoggio e timidamente cerca di seguire la farfalla facendo per la prima volta i suoi primi passi da sola. La mamma sorpresa ed entusiasta di una delle prime importanti conquiste della bambina vuole condividerle e trasmetterle al fratello Luca, prende il telefonino e aziona il video per riprenderla degustando già l’attivazione dopaminergica dei like e dei commenti sulle pagine del suo social. La bambina alza la testa vede la sua mamma con in mano il telefonino, assorta a riprendere una delle azioni comportamentali più importanti della sua vita nel silenzio dell’immagine che si fissa dietro uno schermo che non riflette ma ruba.

REPAIR-VINCO: + 1000 punti

Gaia 1 anno, cammina carponi su un prato delle colline toscane. I genitori finalmente dopo un anno di duro lavoro si sono concessi un weekend nella loro casa in Toscana. Gaia sta inseguendo una farfalla che vola, alza la testa, vede una panchina di fronte a lei, mette le manine sopra e si alza in piedi. Sorretta dalla panchina e con la forza necessaria sulle gambe, frutto di sacrifici esperienziali che le sono costati cadute su cadute e lividi di testardaggine, sceglie di fidarsi di loro lascia l’appoggio e timidamente cerca di seguire la farfalla facendo per la prima volta i suoi primi passi da sola. La mamma sorpresa ed entusiasta di una delle prime importanti conquiste della bambina vuole condividerle e trasmetterle al fratello Luca, prende il telefonino e aziona il video per riprenderla degustando già l’attivazione dopaminergica dei like e dei commenti sulle pagine del suo social. La bambina alza la testa vede la sua mamma che in un sibilo di gioia le dice: “brava amore della mamma, Dai, forza, coraggio, ancora un passo vieni tra le mie braccia. Sorrisi, amore, gioia, accoglienza, Luce mirror che amplia, rimane nel tempo e protegge.

 

 

Mamma, Papà, Ragazzi, Ragazze,

Proviamo a vincere?

 

© Riproduzione Vietata

 

 

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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