Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Info: info@ubiminor.org  |  Segnalazioni: notizie@ubiminor.org  |  Proposte: redazione@ubiminor.org

Ubi minorubi-minor-progetto

carta e penna

Uno degli effetti “rimbalzo” dello tsunami virtuale, come mi piace rappresentare l’avanzamento digitale sulle nostre vite, è stato quello di trasformare la nostra capacità di scrittura e di conseguenza di lettura, generando un nuovo assioma della comunicazione in cui domina l’interpretazione soggettiva come pilastro di autenticità di un conoscere che svicola e sgomita nell’infinità delle diverse rappresentazioni/aspettative della realtà. 

 

Due facce della stessa medaglia, quella della scrittura e della lettura che camminavano all’unisono, e che nel momento in cui abbiamo posato sui nostri comodini carta e penna, dilettandoci e perdendoci nella navigazione digitale, stanno prendendo tangenziali distinte che di ritorno plasmano non solo la nostra capacità di scrivere, di leggere e di conoscere ma anche di comunicare, di apprendere, di socializzare e di essere in relazione.

Con carta e penna in mano fermavo i pensieri, siglavo il fluire del mio processo di crescita sui diari, comunicavo ad un amico le novità dell’anno, prendevo appunti ed evidenziavo le cose più importanti da ricordare, forse in modo caotico e disordinato, ma sempre e comunque con il predominio di un Me agente e conduttore grafico della traccia/calligrafia di un’autenticità personale, a volte timida e goffa, altra prepotente e ribelle: la delega mnemonica era lasciata solo alla traccia sul foglio, che rimaneva indelebile se scrupolosamente conservata nei cassetti chiusi a chiave, o nei quaderni delle elementari che mamme coscienziose conservavano in cantina. Più mi leggevano e più scrivevo, più leggevo, e più arricchivo il mio vocabolario/bagaglio personale e formativo di parole, di senso, di continuità, di coerenza e nel rispetto dello stesso, lo scorrere della penna sul foglio di carta e gli occhi sulle pagine del mio libro preferito seguivano quell’andamento lento che da sostanza e caratterizza il tempo della riflessione e dell’apprendimento.

Pensieri, che lentamente nello scorrere delle parole prendono forma nella pagina, che prende vita e si anima, grazie alla stretta di mano del pollice che abbraccia e sorregge la penna, e dà tono ad un fluire narrativo/comunicativo in cui si scrive, si cancella, si segnala, si mettono punti, si riflette, si prendono appunti e, nel coinvolgimento del corpo, la memoria rimane, il mio riconoscimento personale si consolida e la mia capacità di interpretazione della realtà si arricchisce di passepartout di comprensione e lettura da utilizzare nei momenti difficili della mia vita.

 

scrivere tablet

Nel momento in cui le nostre dita hanno iniziato ad essere fautrici della magia digitale trasmettendo il pensiero dal foglio bianco allo screen alcuni di noi, attenti supervisori della tutela delle tradizioni salutari, hanno iniziato a percepire la trasformazione inesorabile della scrittura e a coglierne gli effetti sul pensiero e sulla comunicazione, mentre altre hanno prese dall’euforia dell’equazione intelligenza = digitale hanno dato poca importanza all’abbandono di vecchi, ormai obsoleti, ma ben consolidati, strumenti di scrittura.

Si sa, e le neuroscienze lo hanno ampiamente dimostrato, i circuiti cerebrali non conoscono scorciatoie e queste possono essere prese soltanto quando si è solcata bene, con ripetizione e pazienza connettiva la strada maestra.

Con la delega alla tastiera, che ha catturato la nostra attenzione come veicolo primario di immediatezza, ordine, essenzialità, il fluire narrativo si è camaleonticamente conformato all’immediatezza comunicativa, perdendo di vista pensieri e parole, che necessitano del tempo e di una elaborazione riflessiva, capacità di scelta, di attenzione e di memorizzazione.

I dati di ricerca (Muller, Oppenheimer, 2014) hanno dimostrato che il tempo lento della scrittura con carta e penna, in cui non si delega ma si prende in mano il pensiero dando sequenzialità agli appunti nell’ascolto diretto, risulti essere vincente nella capacità di memorizzazione rispetto alla delega passiva alla tastiera. Tuttavia, al di là delle innumerevoli prove scientifiche rintracciabili in monografie specifiche (vi segnalo l’esaustivo libro di Susan Greenfield: Cambiamento Mentale. Come le tecnologie digitali stanno lasciando unimpronta sui nostri cervelli, Fioriti, 2016), mi preme evidenziare come l’abbandono della motricità fine del gesto della scrittura, sia esso stesso veicolo dello stravolgimento della comunicazione in cui si perdono parole e si acquisiscono immagini e un tempo deteriorato nella sua qualità affettiva.

Nell’onda net abbiamo acquisito un nuovo metodo di scrittura, veloce ed immediato, che per stare nel passo della velocità digitale, forse, nel momento in cui viene fatto in modo automatico e poco riflessivo ha portato le scatole digitali, ad aprirsi su altri scenari.  Nel web le regole che valgono nella vita reale sono artefatte e vengono modificate e se il punto di partenza è lo stesso, le ramificazioni e le strade/scorciatoie digitali si aprono su paesaggi nuovi mai osservati fino ad ora, che possono essere toccati con mano soltanto nel boomerang googliano sugli effetti del tour mediatico rispetto al punto di partenza.

Se il punto di partenza è lo stesso lo scrivere, per prendere appunti, per riflettere e/o per comunicare, l’arrivo digitale nella sua veste di ritorno dei risultati nella vita reale, sta mettendo in evidenza come la qualità affettiva delle nostre vite e il tempo ad essa dedicato si stia deteriorando in una ricerca interpretativa di immagini e condivisioni in cui adolescenti e non solo, stanno contribuendo ad orientare un processo di scrittura e conseguentemente di lettura nel suo corollario interpretativo,  in cui predomina la forma nell’inseguimento di una ricerca, propria ed altrui, di un significato che appare inevitabilmente e di contorno sfumato. 

Relazioni che non si interrompono nella continuità di un controllo ossessivo di immagini del profilo, in cui l’essere stato insieme dà il diritto di controllare nonché di delegare all’immagine una comunicazione intima tra me e te, ma anche, tenendo conto del processo di memorizzazione e apprendimento, delegare il pc a conservare in memoria o a ricercare per me nessi associativi che sono necessari e fondamentali nel processo di apprendimento.

Se manipolo, tocco con mano, assaporo, muovo, lancio, i miei circuiti cerebrali mapperanno una volta per tutte quell’oggetto, e quella lettera, nel momento in cui mi impegno a copiarla, trascriverla, in stampatello, in corsivo, sul mio quaderno, si fa essa stessa veicolo e strumento di forza rispetto alla mia capacità di fare che è alla base del mio avere valore e riconoscimento nel mondo, familiare in primis, sociale e soltanto dopo con gradualità, educazione, formazione e supervisione digitale. Anche se la maestra mi aiuta con l’immagine dell’Ape e io riconosco l’A di Ape sull’abecedario appeso in classe, soltanto nel momento in cui la scrivo con la mia manina sul foglio do forma ad un contenuto di pensiero nella mia testa ed imparo a formulare parole, a scrivere, a leggere: Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po...

Fermiamoci un attimo:

Nella rievocazione musicale dell’Anno che verrà di Lucio Dalla, scritta prima dell’avvento dell’onda net, arriva immediatamente e per alcuni di noi nostalgicamente, una delle essenze primordiali dell’atto della scrittura e di rimando della lettura vista a 360°, permette sia di distrarsi, di staccare la spina dalla frenesia quotidiana, sia di comunicare un vissuto emotivo personale ed autentico che si caratterizza di un’originalità personale ed è compreso ed interpretato in relazione al processo di conoscenza dell’amicizia tra te e me, tra me e me e, oltre le parole di Dalla,  di conoscere e scegliere le nozioni più importanti da ricordare se devo apprendere qualcosa.

Tutte operazioni queste che hanno bisogno di riflessione, di accortezza, pazienza, attesa, di essere concentrati sulla mia dimensione di crescita e riconoscimento personale, affinché ci si possa avvalere di un tempo di qualità affettiva e non di muta sospensione in un etere di scrittura e lettura fotografica,

spionaggi, controlli ed invidie, odio, cattiveria, in cui l’apparire cancella il senso delle parole a vantaggio di una forma vacillante che si incrina e si frantuma negli specchi digitali.

La riformulazione digitale della canzone di Lucio Dalla oggi non sorprenderebbe, occorre però fare attenzione ed evitare derive nefande: 

Caro amico ti seguo così mi distraggo un po’......,

ma se nella distrazione, non scrivo, non leggo, cancello parole e plasmo immagini, mi perdo, controllo, sfuggo, posso aprire scenari e solcare strade che mi portano lontano da quel tempo di qualità relazionale che Steve Jobs, aveva desiderato nella praticità della delega all’immediatezza digitale, e che egli stesso, nell’insegnamento che la vita ci presenta nella crudezza delle sue tragedie e che tendiamo a resettare nell’illusione di un tempo eterno, avrebbe tanto, ma tanto, voluto vivere.

Approfittando della sospensione estiva, riponiamo carta e penna sui nostri comodini, torniamo a scrivere e insegniamo a scrivere ai nostri figli con carta e penna, a leggerci e a leggere prima di passare alla tastiera e alle parole/immagini di web, ricordandoci dell’espressione di Plinio il Vecchio nulla dies sine linea!

 

 

 

Buona Scrittura e Buona Lettura!

© Riproduzione Vietata

 

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Iscriviti alla newsletter

Ho letto e accetto le regole per la Privacy e Termini di Utilizzo

Link amici

Area riservata