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L’incontro uomo-pc, dispositivi digitali, nuovi media, è stato progettato nella sua straordinaria potenzialità progressista, con l’obiettivo/speranza di fornire all’uomo una strumentalità ideale che gli permettesse di godere della sua genialità di essere protagonista e artefice di un avanzamento tecnologico predisposto per essere governato da lui e al suo servizio.

Una luna di miele ideale, datata oramai più di 20 anni fa, quella in cui i desideri si conformano alle aspettative, e nel momento in cui, strada facendo ci si è scoperti, conosciuti e vissuti, la scatola magica della rete ha continuato, come una compagna ideale a gratificarci e lusingarci con doni straordinari, che supplivano l’assenza lavorativa con una produttività costante, che ci permettevano di sapere senza poi conoscere più di tanto, che ci legavano l’uno all’altro da un filo telefonico invisibile, fino a che la consuetudine del vivere insieme ci ha fatto perdere di vista l’incipit della magia dell’incontro.

Andando avanti, presi dal solcare strade con il tempo diventate consuete ed abituali, per non dire noiose, abbiamo cercato di arricchire la convivenza Persona-Device, chiedendo a quest’ultimo di aiutarci, non solo a sopperire e agevolare la nostra capacità produttiva e lavorativa, ma nella considerazione della sua eterna riconoscenza di esserci debitore della sua stessa esistenza e magico risolutore di problemi e necessità, abbiamo iniziato, in un fare bramoso, a volte cieco, altre compulsivo, a desiderare, volere e chiedere di più. Se si poteva lavorare da casa, se arrivano mail, senza le lungaggini burocratiche di attese postali, se si poteva essere in contatto anche con amici nel quasi subito, allora forse la compagna/rete poteva aiutarci in altre aree, forse più complesse e/o meno rigorose, della nostra esistenza. Ed ecco qui che, come in ogni sodalizio ormai consolidato, il Device si fa partecipe di trasformare l’idea/progetto ideale della persona in strumento operativo. Nascono i social network, i giochi online, ci si distrae senza uscire e l’incastro perfetto Persona-Device sembra vivere i suoi anni migliori.

I fatti di cronaca, le testimonianze/voci urlo dei giovani, la disperazione di genitori ed insegnanti, la difficoltà di concentrazione dei bambini, le immagini/selfie istantanee della violenza in rete, ci dicono però che forse qualcosa in questo incontro perfetto, è andato storto e che probabilmente, come in ogni conflitto coniugale la colpa, se di quella vogliamo parlare, è a metà.

Il Device ha assecondato, la persona ha bypassato la sua generosità strumentale, cercando di sfruttare al massimo la sua capacità di produrre effetti simil-reali, che nel momento in cui non sono ancorati ad un’affettività sana, consapevole del qui ed ora e del momento presente della realtà esperienzialmente condivisa, possono alterare e di ritorno deformare l’incipit generativo di aiuto, supporto e collante a vissuti relazionali, ludici e ricreativi con il quale l’incastro Persona-Device ha strutturato il suo progetto cdi convivenza.

Convivenza resa difficile, da due partner che hanno perso di vista il loro legame fondante, e che si sono orientati, su fronti diversi cercando di sfruttare, ognuno dal proprio egocentrico punto di vista, il massimo beneficio di una convivenza che sta diventando confusa e nella quale si sta perdendo, a partire dal processo educativo digitale che ancora è lontano dall’essere impostato correttamente in termini di prevenzione del danno, il senso dell’orientamento.
Come ci insegna la psicologia e la sua applicazione operativa, in ogni conflitto di coppia, o situazione di stallo, occorre osservare e rilevare risorse e elementi di confusione, interpretazioni forvianti, che possano permetterci di valutare con accortezza la possibilità di riparare un percorso deviato e procedere ad un risanamento dello stesso, promuovendone la resilienza.

Nell’analisi della coppia Persona-Device, il connubio continua a reggere la prova del tempo, nel momento in cui ci si ricorda del fatto della strumentalità operativa di una tecnologia nata per essere al servizio dell’uomo, che è guidata dalla mente della persona che preme il touch e non viceversa e che si mantiene intatta, come prova confermativa dell’incastro perfetto nell’operatività nell’area lavorativa-produttiva, che oggi è indubbiamente agevolata dall’uso della tecnologia.

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Quando l’incastro funziona, le cose vanno da sole: poche regole, poche parole, poche interpretazioni, poco rumors, si fa, si produce, si realizzaIl lavoro è agevolato dall’uso della tecnologia, ognuno dal suo pc, può produrre, archiviare, tenere ordinati gli appunti, creare, confrontare, condividere, conservare, ricercare, verificare, utilizzare programmi sofisticati e conoscenze approfondite dalla messa alla prova sperimentata e appresa nel tempo.  Affinché questo possa accadere, c’è un però: ci  vuole impegno reciproco, occorre conoscere la tastiera, le regole di accensione e spegnimento dei Device, la loro capacità di autonomia, i programmi. Occorre conoscere almeno le regole base prima di poter accedere e agevolarsi della praticità di un collegamento online con i miei colleghi, archiviare e non perdere importanti documenti e anni di lavoro.

Nell’area lavorativa, la coppia Persona-Device, esce indenne perché ognuno ricorda ed è ben consapevole, di cosa l’altro può offrire, come ci si debba impegnare, come bisogna procedere. Non c’è confusione di ruoli, o aspettative disilluse (se non per poco impegno o non curanza della persona che ha dimenticato di aggiornare, salvare o prendersi cura della macchina) e ognuno, mantenendo salda la sua posizione, è al servizio e contribuisce ad assolvere le richieste dell’altro.

Gli effetti positivi e a volte, ancora sorprendenti (se si ci si trova nelle condizioni ideali dell’unione per un’idea condivisa), di questa relazione di lunga data sono evidenti nel lavoro di gruppo, nel team working teso alla realizzazione di un progetto, un prodotto creativo che si avvale dell’utilizzo della tecnologia, dove ogni persona ricopre un ruolo specifico e dove la collaborazione, il rispetto per l’altro, per le sue specifiche competenze e per uno strumento che deve essere conosciuto con accortezza per essere utilizzato e sperimentato prima di saperlo utilizzare con destrezza.

In questo caso allora la coppia Persona-Device continua a sorprenderci e memore del suo imprinting natio, del tempo che fu e nel ricordo indelebile del loro incontro perfetto continua ancora ad incastrarsi ed ingranare, a potenziarsi e soprenderci nell’unione prolifica Persone-Device.

Fermiamoci un attimo: l’area lavorativa-produttiva, potenziata dall’uso della tecnologia ci ricorda che affinché ci si possa avvalere dei benefici della tecnologia occorre sempre ricordare il suo valore strumentale a servizio e a beneficio della persona, senza richiederne utilizzi/prodigi che ne snaturino la sua essenza.  

   

BUONA MESSA ALLA PROVA -  BUON TEAM WORKING!

 

© Riproduzione Vietata

 

 

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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