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20190408 Onnipresenza

Mamma cosa vuol dire essere serena? Come faccio ad esserlo se Andrea quando non sta come me è online ma non scrive a me?

Si corre, ci si distrae, ci si impegna per raggiungere determinati obiettivi e, qualche volta, forse ancora troppo poco rispetto ad un tempo che corre veloce, che è ampiamente duplicato, amplificato dall’onnipresenza relazionale digitale, ci si ferma a chiedere nel tentativo di azionare pensieri e riflessioni che hanno bisogno di comprensione, ascolto, cura per emergere ed essere considerati tali.

La sperimentazione digitale dell’essere sempre in relazione con l’altro, all’interno degli schermi e fuori dagli schermi, grazie all’oggetto transazionale del device, ha alterato e sta alterando a velocità sorprendente, i meccanismi psicologici che sono alla base delle relazioni.

Amicizie, amori, che si vivono con l’acceleratore affettivo del tutto e subito, della presenza costante che, a seconda dei casi, si modella su un on-off relazionale che non ha più bisogno dell’attesa, leva motivazionale del desiderio, per cementare il legame, ma che ha trasformato l’assenza nella percezione di un vuoto da colmare istintivamente con telefonate, spia di profili, controllo di posizioni, foto, video, messaggi sull’onda del: ‘non ci sei, ma sei con me, posso raggiungerti sempre e essere con te anche senza di te’.

Quel raggiungerti sempre, che a volte, nella compensazione di una mancanza affettiva porta ad attivare, nella seduzione digitale del seguire l’altro, un controllo ossessivo e compulsivo in cui ci si perde e si fa perdere presenza effettiva sincera e leale. Presenza che viene alterata dai rimasugli iconici del controllo digitale, che fissi nella mente prolungano il controllo digitale nel controllo relazionale in vivo. Si osserva, si spia, si cercano conferme, disconferme di pensieri attivati nella peregrinazione affettiva digitale.

Si segue l’istinto e si perde esperienza generando un circuito di salti evolutivi che fanno allontanare, soprattutto le nuove generazioni, dai meccanismi nucleari delle acquisizioni di quelle competenze relazionali che sono necessarie e fondamentali per un corretto utilizzo della rete in termini relazionali.

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Il vissuto della separazione e della perdita momentanea che è alla base della comprensione, anche empirica della teoria dell’attaccamento, permette di vivere il legante relazionale nell’attesa della riunione con l’altro che attende di essere di nuovo insieme a noi nella condivisione esperienziale di un me e un tu, che diventa con il passare del tempo e la ripetizione dell’esperienza, un noi solido.

Noi genitoriale, familiare, amicale, sentimentale, lavorativo, agonistico, competitivo.

Regola chiave di tutti i rapporti affettivi lungo una traiettoria di sviluppo che dalle relazioni nucleari nella famiglia arriva alle relazioni amicali e sentimentali.

Ogni rapporto affettivo ha bisogno del viversi l’assenza temporale per rinnovarsi nell’incontro, ed è proprio nella verifica di presenza affettiva, che vengono generati quei germogli di fiducia che non hanno di certo bisogno dell’essere continuamente monitorati, in quanto vengono interiorizzati solidamente grazie al lavoro mentale che l’individuo ha attuato per far fronte ad una sofferenza interna.

Oggi si soffre meno per l’assenza, non si hanno sospensioni, perché la nostra appendice strutturale ci permette a mo’ di Barbatrucco, di prolungare la mano e connetterci con l’altro in qualsiasi momento.  

Il connubio digitale mancanza-presenza online sembra aver sedato, soprattutto i tormenti amorosi, grazie alla panacea illusoria di una continuità temporale e spaziale che non permette alla mente di attivare quei meccanismi riflessivi tesi alla verifica del legame su un terreno di condivisione affettiva con l’altro nei momenti di incontro.

Tutti uniti, connessi e accelerati nelle relazioni corriamo il rischio di andare oltre la valenza stessa dei legami che creano appartenenza, solidità, grazie al vissuto della separazione, dello stacco momentaneo che nella riunione cementa il sentimento della fiducia/sfiducia nell’altro.

In questa linea di onnipresenza costante, il flusso interattivo delle relazioni adolescenziali iperpresenti e costantemente connesse, ha da una parte amplificato l’appartenenza al gruppo giovanile, generando un totem digitale che amplifica il desiderio di svincolo dai genitori nella forza epidemica dei tanti online, e dall’altra, pone in primo piano l’impotenza di tanti genitori che, a loro volta, non riescono a fronteggiare, uno svicolo adolescenziale super accelerato, in cui la trasformazione da bruco a farfalla sembra svolgersi in un time di crescita esponenziale.

Tanti Gulliver adolescenti con genitori lilliputtiani che a volte sbigottiti, altre increduli, tentano ancora di insegnare, seguire, monitorare, ricercando nello sguardo dei loro figli quei valori trasmessi con tenacia, forza, a volte disperazione, e che sembrano essersi infranti nell’amplificazione dello specchio digitale di un gruppo giovanile che traghetta e cerca di “gettare nel cestino” insegnamenti generazionali.

Ma e c’è un MA sempre di stacco momentaneo si parla, di un momento di sospensione, di attesa, di ascolto e mai di silenzio, in cui passata l’onda della sperimentazione, si tornerà a cercare quegli occhi, a parlare e a chiedere: ‘mamma cosa vuol dire essere serena?’ E da qui il vecchio e il nuovo hanno la possibilità di incontrarsi per rinnovarsi e tenere il passo al procedere del tempo del ciclo vitale.

Attesa difficile quella generazionale tra genitori e figli che porta alla verifica della solidità dei rapporti affettivi nel vecchio, ancora attuale e oggi anche digitalmente necessario proverbio:

CHI SEMINA RACCOGLIE!

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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