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A volte è la vita che decide di farci fermare. E in un attimo in una paradossale inversione di rotta tutto cambia. Il monito di Fermarsi un attimo dai ritmi frenetici giornalieri con cui ho dato nome al mio blog, oggi è la regola principale da seguire per aiutare il nostro paese ad affrontare una malattia che toglie il respiro.

Come in tutte le catastrofi, quello che era prima dopo non è più. I momenti ritagliati nella ciclicità rassicurante dei nostri ritmi quotidiani, si sono oggi drammaticamente dilatati in un tempo per stare che deve essere affrontato anche se ci spaventa, con coraggio e determinazione, disciplina e rigore che ci permettono di rimanere saldi nella fragilità di un momento così difficile. E allora OGGI NON FERMIAMOCI PIU’. Stiamo a casa ma non facciamo travolgerci dal silenzio assordante, dal congelamento del tempo intorno a noi, e all’interno del nostro spazio domestico animiamo la nostra base sicura, di vitalità, di armonia, di pensieri positivi che serviranno a combattere la nostra battaglia contro il dolore e la malattia. Non fermiamoci più ma attiviamoci, e facciamo insieme ognuno nel proprio nucleo familiare quel fare bene che ci fa star bene.

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La mente umana reagisce agli ostacoli inizialmente con un momento di sospensione per avere il tempo di comprendere quel che accade intorno e dopo, soprattutto quando è tenuta ad affrontare eventi drammatici, può optare per la strada del malessere, della depressione, del panico, del congelamento del fare che incrementa ancora di più lo stato inerme o decide di affrontare con nuova linfa (diversa da quella di prima, quindi per favore non facciamo finta di nulla)  un nuovo adattamento vitale aprendo la strada alla resilienza. In questo percorso è l’attività che ci viene incontro e ci porta alla reazione positiva, non ci si può fermare ma occorre fare.

E allora leggiamo, scriviamo, CUCINIAMO mettiamo in ordine cassetti che conservano ricordi di tempi lontani, strutturiamo, ognuno in base all’età (bambini aiutati da genitori, adolescenti aiutati dal gruppo social che fa sentire meno la solitudine, genitori, insegnanti, anziani), un progetto da realizzare vuoi che sia un pranzo, una cena, o la stesura di un libro e nel fare ritroviamo la nostra anima.

Lo diceva già Aristotele la mano è come l’anima perché è lo strumento degli strumenti.  E allora oggi, che la nostra anima è annientata dalla paura, dall’angoscia, dalla sofferenza, dalla frenesia di star fermi di tanti adolescenti che non riescono a stare chiusi nelle loro abitazioni, dai coniugi che si ritrovano nel silenzio di uno stallo comunicativo che era stato bypassato dal lavoro, da bambini che ci guardano increduli e che anelano spiegazioni di tutto quello che non riescono a comprendere e capire nemmeno una gioia così grande di stare tutti insieme, uniamoci tutti in un fare globale che non ci fa crollare e ci fa sentire compatti in quella che è la grande famiglia di una società che è tenuta a lottare assieme con forza e determinazione. Solo non fermandoci e facendo lavorare le mani che non sono altro che la nostra forza mentale potremmo sconfiggere la paura e resistere con forza agli eventi drammatici che la vita ci pone dinnanzi.

Buon lavoro e non fermiamoci mai.

Un abbraccio a tutti

L'autore.
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015) e «Genitori Digitali» (Volpi, 2017). Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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