La giovane età adulta rappresenta il momento migliore per affrontare precocemente i problemi legati al consumo eccessivo di alcol, ma convincere i giovani a prendere sul serio i comportamenti di consumo problematico che possono avere, rappresenta una questione non da poco, anche perché il bere viene vissuto come una diffusa e non problematica caratteristica della socialità.

Una nuova ricerca condotta dalla Yale University ha individuato un approccio innovativo per coinvolgere questa fascia di popolazione in attività di prevenzione di “disintossicazione” dall’alcol.
Il fattore chiave, secondo i ricercatori, risiede nel far leva sugli effetti negativi dell’alcol sulla qualità del sonno, fornendo al contempo un supporto personalizzato per aiutare i giovani a intraprendere cambiamenti salutari.
Nello studio, i ricercatori hanno coinvolto 120 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutti segnalati per un consumo eccessivo di alcol e disturbi del sonno. I partecipanti sono stati selezionati da diverse comunità del Connecticut.
«Questi strumenti non erano mai stati utilizzati in un contesto terapeutico dove si fornisce un feedback sui livelli di alcol o sugli effetti dell’alcol» ha spiegato l’autrice principale Lisa Fucito, professoressa associata di psichiatria presso la Yale School of Medicine.
«Abbiamo aggiunto un elemento in più: oltre al feedback sul consumo di alcol, abbiamo integrato anche quello sul sonno, mostrando come i due aspetti siano strettamente collegati».
Per due settimane, i partecipanti hanno indossato biosensori in grado di monitorare sia l’assunzione di alcol che la salute e la qualità del sonno. I dati raccolti da questi dispositivi, uniti a sessioni di coaching personalizzate, hanno aiutato i giovani a ridurre comportamenti a rischio legati all’alcol e a migliorare la qualità del loro riposo.
Secondo la dottoressa Fucito, lo studio – pubblicato su JAMA Network Open – rappresenta la prima volta in cui biosensori (in questo caso dispositivi applicati al polso o alla caviglia) sono stati utilizzati per monitorare il consumo di alcol insieme ad altri parametri biometrici in modo integrato.
«L’incidenza di consumo eccessivo di alcol e di disturbi da uso di alcol raggiunge il picco durante la giovane età adulta», ha affermato la dottoressa Fucito. «È un periodo particolarmente rischioso per lo sviluppo di problemi cronici legati all’alcol».
Il problema, però, è che proprio le persone più a rischio sono anche quelle meno propense a cercare aiuto.

Per raggiungere questo pubblico, i ricercatori hanno deciso di puntare su temi che suscitano maggiore interesse tra i giovani. Studi di focus group e altri sondaggi hanno evidenziato che questa fascia di età si preoccupa per altri aspetti della salute – tra cui il sonno.
«Abbiamo utilizzato il sonno e il benessere come elementi di richiamo per attrarre i giovani», ha aggiunto Fucito. «C’è spesso uno stigma associato ai problemi di salute mentale o all’uso di sostanze, che rende difficile affrontare questi temi. Parlare di come si dorme, invece, è percepito come un argomento neutro e privo di giudizio».
Nel corso dello studio, della durata di 12 settimane, i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: un gruppo ha ricevuto soltanto consigli via web su sonno e alcol; un secondo gruppo ha avuto accesso sia ai consigli web sia al monitoraggio autonomo tramite diario digitale su smartphone; infine, il gruppo biosensori/coaching ha ricevuto sia consigli che diari digitali, oltre a dati personalizzati sulla salute del sonno e sul consumo di alcol, accompagnati da sessioni di coaching.
Tutti i gruppi hanno mostrato una riduzione significativa del consumo di alcol nel tempo, ma il gruppo biosensori/coaching ha ottenuto riduzioni clinicamente rilevanti nel rischio alcolico secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre a un miglioramento della salute del sonno.
Tra gli autori dello studio figurano anche Stephanie O’Malley, professoressa di psichiatria (Elizabeth Mears and House Jameson Professor); Chiang-Shan Ray Li, professore di psichiatria e neuroscienze; Ash Garrett, assistente professore di medicina e di informatica biomedica e scienza dei dati; lo statistico Brian Pittman; Ran Wu, statistico della psichiatria; e Kelly DeMartini, ricercatrice in psichiatria. Hanno collaborato anche ricercatori della Brown University e della University of Connecticut.






