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I videogiochi fanno ormai parte della quotidianità di gran parte degli adolescenti e dei giovani adulti. Studi recenti indicano un alto tasso di utilizzo dei videogiochi tra i giovani italiani. Quasi il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni gioca regolarmente, con una rilevante crescita anche nel corso dell’ultimo anno. I rischi sono quelli del gaming problematico, del gioco d’azzardo, della dipendenza. Esistono tuttavia anche conseguenze a livello fisico, come indicano ricerche in corso in molti paesi.

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In Australia, come in molti altri Paesi occidentali, giocare è un’abitudine diffusissima anche tra gli studenti universitari, una fascia d’età cruciale per la costruzione di stili di vita destinati a durare nel tempo.

Proprio per questo, un ampio studio pubblicato sulla rivista scientifica Nutrition ha cercato di capire se e come il tempo dedicato al gaming sia associato alla salute, all’alimentazione, al sonno e all’attività fisica.

La ricerca ha coinvolto 317 studenti universitari dell’Australia Occidentale, tutti maggiorenni, ai quali è stato chiesto di descrivere in modo dettagliato le proprie abitudini di gioco, la qualità della dieta, il livello di attività fisica, il sonno, lo stress percepito e alcuni comportamenti alimentari. Gli studenti sono stati poi suddivisi in base al tempo trascorso settimanalmente davanti ai videogiochi: da chi giocava poco, fino a chi superava le dieci ore a settimana.

Il quadro che emerge è chiaro e, per certi versi, preoccupante. Gli studenti che giocano più frequentemente presentano una qualità dell’alimentazione significativamente peggiore, un indice di massa corporea più elevato e una qualità del sonno inferiore rispetto a chi gioca poco. In altre parole, più aumentano le ore di gioco, più peggiorano alcuni indicatori chiave di salute.

Uno degli aspetti più solidi dello studio riguarda l’alimentazione. La qualità della dieta è stata valutata attraverso uno strumento validato che misura l’aderenza alle linee guida nutrizionali australiane. I risultati mostrano che ogni ora in più di videogiochi alla settimana è associata a un ulteriore peggioramento della qualità complessiva della dieta, anche tenendo conto di fattori come età, sesso, livello di attività fisica, consumo di alcol e stress. Questo suggerisce che il legame tra gaming e alimentazione non sia solo indiretto, ma in parte indipendente.

Le spiegazioni possibili sono molteplici. Il tempo passato a giocare può sottrarre spazio alla preparazione dei pasti, favorire il consumo di snack ad alta densità calorica e rendere più irregolari gli orari dei pasti. Inoltre, l’elevato coinvolgimento cognitivo tipico del gaming può ridurre l’attenzione ai segnali di fame e sazietà, favorendo un’alimentazione distratta e poco consapevole.

Accanto alla dieta, emerge con forza la questione del peso corporeo. Gli studenti che giocano più di dieci ore a settimana mostrano valori di BMI nettamente più alti e una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità rispetto ai giocatori occasionali. Il gaming frequente si associa quindi a un maggiore rischio di eccesso ponderale, probabilmente attraverso una combinazione di maggiore introito calorico e minore dispendio energetico.

Il sonno rappresenta un altro punto critico. I partecipanti che giocano di più riferiscono una qualità del sonno peggiore, con punteggi che indicano una condizione di riposo inadeguato. L’esposizione alla luce blu degli schermi, l’elevata attivazione mentale e l’abitudine a giocare nelle ore serali possono interferire con i ritmi circadiani e rendere più difficile addormentarsi. È interessante notare che, in generale, tutti gli studenti – anche quelli che giocano poco – mostrano una qualità del sonno non ottimale, ma il gaming frequente sembra amplificare un problema già diffuso nella popolazione universitaria.

Il rapporto con l’attività fisica appare più sfumato. Le differenze tra i gruppi non sono sempre marcate, ma le analisi di correlazione indicano che all’aumentare delle ore di gioco tende a ridursi leggermente il livello complessivo di movimento. Questo dato è coerente con l’idea che il tempo dedicato ai videogiochi possa sostituire, almeno in parte, attività più salutari, anche se il legame non è semplice né automatico.

Lo studio mette in luce anche aspetti legati al tipo di videogiochi e alle piattaforme utilizzate. I giocatori più assidui prediligono il PC e sono più esposti a contenuti violenti. Un’esposizione maggiore a videogiochi violenti è associata a livelli più elevati di stress fisiologico e a un BMI più alto, suggerendo che non conta solo quanto si gioca, ma anche che cosa si gioca.

Un elemento particolarmente interessante riguarda l’età di inizio. Chi oggi gioca molto ha spesso iniziato da bambino e riferisce di giocare più di quanto facesse cinque anni prima. Questo indica che le abitudini di gaming tendono a consolidarsi e intensificarsi nel tempo, rendendo ancora più importante intervenire precocemente per promuovere un rapporto equilibrato con il gioco.

Gli autori sottolineano con chiarezza i limiti dello studio: si tratta di una fotografia istantanea, basata su dati auto-riferiti, che non consente di stabilire rapporti di causa-effetto. Tuttavia, la coerenza dei risultati e l’uso di strumenti scientificamente validati rafforzano la credibilità delle conclusioni.

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Nel complesso, il messaggio che emerge è equilibrato ma netto. Il problema non sono i videogiochi in sé, bensì l’eccesso e il contesto in cui il gaming si inserisce nella vita quotidiana. Per le università e per la sanità pubblica, questi dati suggeriscono la necessità di affiancare alla promozione del benessere anche interventi mirati a un uso più consapevole del tempo digitale, integrando educazione alimentare, igiene del sonno e movimento. Giocare può restare un piacere e uno strumento di socialità, ma solo se non finisce per erodere, silenziosamente, le basi della salute.

"Ciò che è emerso è che gli studenti che giocavano fino a dieci ore a settimana avevano tutti un aspetto molto simile in termini di dieta, sonno e peso corporeo" ha affermato il professor Siervo.

Le vere differenze sono emerse in coloro che giocavano più di dieci ore a settimana, che mostravano una netta divergenza rispetto al resto del campione”.

Lo studio ha rilevato un calo della qualità della dieta quando si superano le 10 ore di gioco a settimana, con una maggiore prevalenza di obesità nel gruppo dei giocatori più assidui rispetto a quello dei giocatori meno assidui e moderati.

I giocatori più assidui avevano un indice di massa corporea (BMI) medio di 26,3 kg/m 2 , rispetto ai valori sani di 22,2 kg/m 2 e 22,8 kg/m 2 rispettivamente per i giocatori meno assidui e moderati.

"Ogni ora aggiuntiva di gioco a settimana è stata associata a un calo della qualità della dieta, anche dopo aver tenuto conto dello stress, dell'attività fisica e di altri fattori legati allo stile di vita", ha affermato il professor Siervo.

Tutti i gruppi hanno segnalato una qualità del sonno generalmente scarsa, ma i giocatori moderati e assidui hanno ottenuto punteggi peggiori rispetto ai giocatori deboli, con un legame significativo tra le ore di gioco e l'interruzione del sonno.

"Questo studio non dimostra che il gioco d'azzardo causi questi problemi, ma mostra chiaramente che il gioco eccessivo può essere collegato a un aumento dei fattori di rischio per la salute", ha affermato il professor Siervo.

"I nostri dati suggeriscono che giocare poco o moderatamente va generalmente bene, ma giocare eccessivamente può compromettere abitudini sane come seguire una dieta equilibrata, dormire bene e mantenersi attivi.

Poiché le abitudini universitarie spesso accompagnano le persone fino all'età adulta, abitudini più sane, come prendersi delle pause dai videogiochi, evitare di giocare a tarda notte e scegliere “spuntini” più sani, possono contribuire a migliorare il benessere generale.


Riferimento bibliografico

Thanaporn Kaewpradup, Svetlana Deric, Hannah Velure Uren, Mario Siervo et alii.
Video gaming linked to unhealthy diet,
poor sleep quality and lower physical activity levels in Australian University students
.
Nutrition (2026).