In Italia l’incidenza delle dipendenze mostra segnali contrastanti tra gli adolescenti. Da un lato, diverse ricerche europee e nazionali indicano un calo dell’uso abituale di sostanze tradizionali tra i più giovani rispetto alle generazioni precedenti; dall’altro crescono nuove dipendenze, apparentemente meno insidiose, come il tempo trascorso online e l’impatto psicologico delle interazioni virtuali.

Smartphone, social network e piattaforme video sono diventati il nuovo spazio in cui i ragazzi cercano identità, appartenenza e trasgressione. Il rischio, spiegano molti esperti, è che la ribellione adolescenziale non sia scomparsa: si sia semplicemente trasferita sul web.
Per anni l’immagine tipica dell’adolescente ribelle è stata associata a sigarette nascoste, alcool bevuto di nascosto o prime esperienze con droghe leggere. Oggi, però, qualcosa sembra essere cambiato profondamente. Secondo una recente indagine della piattaforma di ricerca Attest, solo il 20% dei ragazzi tra i 15 e i 16 anni ha provato alcolici, una percentuale drasticamente inferiore rispetto al 71% degli studenti di seconda superiore registrato nel 2000. Anche il consumo di sigarette e droghe appare in diminuzione: rispettivamente il 14% e il 6% degli adolescenti dichiara di averle sperimentate, mentre all’inizio degli anni Duemila quasi la metà dei ragazzi aveva già provato marijuana.
Gli specialisti, tuttavia, invitano a non interpretare questi dati come un segnale automatico di maggiore benessere. Molti adolescenti stanno semplicemente sostituendo i comportamenti a rischio tradizionali con nuove forme di esposizione digitale, spesso più difficili da individuare per i genitori.
La terapeuta familiare Saba Harouni Lurie spiega che la ribellione odierna è molto meno visibile rispetto al passato. Un ragazzo può sembrare tranquillo nella propria stanza, apparentemente impegnato in attività innocue, mentre in realtà partecipa a dinamiche online complesse e potenzialmente pericolose.
Social network, chat private e community virtuali diventano luoghi in cui sperimentare limiti, identità e trasgressione senza il controllo diretto degli adulti.
La trasformazione non riguarda solo gli Stati Uniti. Anche a livello internazionale emerge una tendenza generazionale precisa: molti giovani della Generazione Z e della Generazione Alpha sembrano meno interessati alle esperienze considerate “tipiche” dell’adolescenza tradizionale. Uno studio australiano condotto su oltre 23.000 persone ha rilevato che i ragazzi della Gen Z sono quasi venti volte più propensi a rifiutare l’alcol rispetto ai Baby Boomers.
Parallelamente, però, aumenta il tempo trascorso online. L’indagine Attest mostra che il 55% dei ragazzi tra i 15 e i 16 anni passa oltre tre ore al giorno sui social media come TikTok, YouTube e Snapchat. Solo una piccola minoranza limita l’utilizzo a meno di un’ora quotidiana, mentre appena il 2% evita completamente queste piattaforme. Anche il Pew Research Center ha evidenziato che circa un terzo degli adolescenti usa social e piattaforme video “quasi costantemente”.
Per alcuni giovani internet rappresenta semplicemente uno strumento di connessione e amicizia. Per altri, però, può trasformarsi in un ambiente rischioso. Gli esperti osservano che gli adolescenti, a causa dell’età e dello sviluppo emotivo ancora incompleto, risultano particolarmente vulnerabili alla pressione sociale online, all’impulsività e alla ricerca continua di approvazione.
Secondo Lurie, molti ragazzi pubblicano contenuti che i genitori troverebbero scioccanti, partecipano a discussioni aggressive sui social oppure frequentano community molto oscure. Alcuni condividono materiale sessuale o consumano contenuti non adatti alla loro maturità psicologica.
I dati raccolti da Bark Technologies mostrano infatti che nel 2024 il 63% dei preadolescenti e il 77% degli adolescenti è entrato in contatto con contenuti sessuali online, compresa la ricezione di immagini intime.
Gli specialisti sottolineano inoltre che il cervello adolescenziale è naturalmente più incline all’impulsività e alla ricerca di stimoli immediati. Notifiche continue, video infiniti e meccanismi di “doomscrolling” — lo scorrimento compulsivo dei contenuti — rendono difficile interrompere la connessione digitale. La ricerca di attenzione e approvazione sociale, tipica di questa fase della vita, trova nei social network un amplificatore potentissimo.
Ma l’effetto più preoccupante riguarda forse la vita reale. Gli esperti osservano che molti adolescenti stanno progressivamente rinunciando ad alcune esperienze considerate fondamentali per la crescita personale. Sempre più ragazzi mostrano scarso interesse per la patente, il lavoro part-time, gli appuntamenti sentimentali o le uscite con gli amici. Quella che potrebbe sembrare prudenza o maturità, in alcuni casi rischia di trasformarsi in isolamento sociale.

La contraddizione appare evidente: i giovani non sono mai stati così connessi digitalmente, eppure molti riferiscono sentimenti profondi di solitudine. Secondo Lurie, il numero di adolescenti che soffrono di ansia sociale è cresciuto in maniera impressionante. Molti ragazzi desidererebbero ridurre il tempo passato sui social, ma temono di sentirsi esclusi dal gruppo o tagliati fuori dalle relazioni con i coetanei.
Anche i dati sulla salute mentale destano preoccupazione. Un quarto dei genitori coinvolti nello studio Attest dichiara che il proprio figlio affronta frequentemente difficoltà emotive, mentre i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi riportano che il 40% degli studenti delle scuole superiori prova sentimenti persistenti di tristezza o disperazione.
Il neuropsichiatra infantile Joel Stoddard sottolinea che il desiderio adolescenziale di rischiare e sfidare i limiti non è mai scomparso. Cambiano le modalità, ma non il bisogno profondo di costruire la propria identità, cercare appartenenza e distinguersi dagli adulti. In passato questo impulso si manifestava attraverso alcol, sigarette o trasgressioni visibili; oggi prende spesso la forma di esperienze digitali meno immediate da riconoscere.
Per questo motivo gli esperti invitano i genitori a osservare alcuni segnali che potrebbero indicare un disagio crescente: isolamento progressivo, perdita di interesse per attività amate in precedenza, cambiamenti marcati dell’umore, alterazioni del sonno e tendenza a trascorrere quasi tutto il tempo libero da soli nella propria stanza davanti a uno schermo.
Gli specialisti consigliano un approccio presente ma non oppressivo. Parlare apertamente di ciò che accade online, conoscere le piattaforme frequentate dai figli e mantenere un dialogo costante diventa fondamentale. Non si tratta di controllo invasivo, ma di restare connessi a una parte enorme della vita dei ragazzi adolescenti che per molti adulti rimane invisibile.
Anche stabilire limiti chiari sul tempo trascorso davanti agli schermi può essere utile, pur sapendo che spesso genera conflitti. Allo stesso tempo, è importante favorire esperienze concrete e relazioni dal vivo: incoraggiare incontri con amici, attività sportive, momenti condivisi e spazi di socialità non strutturata che molti adolescenti oggi vivono sempre meno.
In definitiva, il fatto che molti ragazzi bevano e fumino meno rispetto al passato rappresenta certamente una buona notizia. Tuttavia, gli esperti ricordano che la vera domanda non è soltanto da quali rischi gli adolescenti si stiano allontanando, ma verso quali nuovi rischi si stiano dirigendo.






