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Il rientro a scuola dei ragazzi, soprattutto di quelli più giovani, non comporterà solo la necessità di recuperare apprendimenti, ma anche di ristabilire un principio di equità didattica a partire dalle lacune e dalle differenze prodotte dalla sospensione in presenza, da studente a studente, per le diverse condizioni familiari ed economiche.

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Si tratterà anche di stabilire un punto di osservazione più profondo, che sappia leggere quanto abbiano inciso a livello psicologico le difficoltà vissute dai ragazzi, che si sono trovati a vivere una situazione inedita di interruzione delle relazioni scolastiche e sociali e che, in aggiunta, avranno magari assistito a problemi familiari. Lavoro dei genitori, liti, tensioni, problemi finanziari e forse anche lutti e malattia in famiglia.

Riprendere il lavoro scolastico non sarà solo questione di concentrazione, impegno, motivazione al successo, traguardi di percorso e così via, ma anche di ritrovare un equilibrio interiore, affrontando quei problemi e quella sofferenza che spesso i ragazzi tendono a nascondere o ad alleviare con in modo autolesionistico, non ultime con le sostanze.

Gli insegnanti si trovano in molte situazioni ad aver a che fare con classi di ragazzi, irrequieti, indisciplinati, refrattari alle regole, che reagiscono con la mancanza di partecipazione alle loro difficoltà personali.

I docenti vengono così ad avere come necessità prioritaria quella di riuscire a stabilire un clima di relazioni accettabili prima ancora della responsabilità di trasmettere i contenuti disciplinari.

Devono riuscire a mettersi in relazione con giovani che soffrono spesso di un malessere personale conseguente a svantaggio sociale, problemi familiari, separazione dei genitori, progressiva incapacità di stare al passo con lezioni e compiti.

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Sono tutti fattori che le difficoltà insorte con la pandemia rischiano di amplificare e rendere esplosivi.

Non si tratterà quindi solo di adottare norme sanitarie di prevenzione del contagio, si stabilire distanziamenti e di erigere barriere in plexiglass affinché la scuola possa riaprire al meglio. Bensì, di introdurre un punto di osservazione anche psicologico che sostenga il lavoro dei docenti, li aiuti a interpretare i nuovi bisogni e le nuove sofferenze dei loro studenti.

Un supporto che li agevoli nel mettersi in relazione con loro comprendendone la condizione emotiva e quanto sfugge a una prima lettura superficiale dei loro comportamenti.

Sarebbe una presenza fondamentale per creare quel clima necessario alla ripresa dei percorsi, affinché vengano colmate lacune e differenze che altrimenti porterebbero a una crescita dei tassi già alti di abbandono.

Soprattutto a creare quel fondamentale clima empatico tra i ragazzi stessi e tra studenti ed adulti, che sarà quanto mai importante in un futuro ancora tanto pieno di incognite e problemi per le nostre scuole.