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Quasi tutti oggi, in genere senza rendersene conto, controllano il proprio cellulare centinaia di volte al giorno, e questo vale in particolare per i più giovani i quali, secondo rilevazioni recenti, trascorrono dalle tre alle sei ore della loro giornata sul loro smartphone.

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La maggior parte delle persone ammette di sentirsi “dipendente” dal proprio dispositivo. In un contesto in cui aziende tecnologiche, influencer e creatori di contenuti competono incessantemente per conquistare l’attenzione degli utenti, la disinformazione trova terreno fertile e cresce alimentata da questa economia dell’attenzione.

Di fronte a un panorama informativo così complesso e sfidante, le competenze di lettura critica risultano oggi più rilevanti e necessarie che mai, affermano gli studiosi dei processi apprendimento. Eppure, la situazione delle competenze linguistiche continua a destare preoccupazione: i punteggi relativi alla comprensione del testo sono in costante calo, la maggior parte dei genitori oggi non legge ad alta voce ai propri figli perché considera questa pratica un’incombenza, e molti studenti universitari faticano a portare a termine la lettura di un intero libro.

Secondo i dati Invalsi 2025, solo il 52% degli studenti raggiunge il livello base in italiano e molti giovani non leggono più di cinque o sei libri all’anno.

Le piattaforme social, con il loro scorrimento infinito e la facilità di ricondivisione dei contenuti, sono progettate per favorire un coinvolgimento passivo, spesso utilizzato per alleviare la noia o sfuggire allo stress. Tuttavia, ciò che appare come un semplice passatempo può avere effetti profondi sul modo di pensare di un giovane.

Scienziati cognitivi e esperti di alfabetizzazione studiano il modo in cui le persone elaborano le informazioni attraverso la lettura. Sulla base di recete ricerche, sostengono che la lettura profonda possa rappresentare uno strumento efficace per contrastare la disinformazione, oltre che per ridurre stress e solitudine.

Andare oltre una rapida occhiata superficiale non è semplice, ma esistono strategie per rafforzare le competenze di lettura più importanti.

In modo forse controintuitivo, l’uso dei social media può aumentare il senso di noia e solitudine. Smartphone e piattaforme digitali vengono utilizzati per molte ragioni: per distrarsi, cercare attenzione, creare connessioni o condividere notizie. Tuttavia, l’accesso illimitato a informazioni di ogni tipo può generare un sovraccarico cognitivo che interferisce con la capacità di attenzione e con i processi decisionali. La ricerca nelle scienze cognitive mostra come lo scorrimento continuo alleni il cervello a una modalità di pensiero passiva.

Gli algoritmi, nel tentativo di mantenere elevato il coinvolgimento, propongono contenuti simili a quelli con cui l’utente ha già interagito, rafforzando convinzioni preesistenti attraverso la ripetizione di messaggi affini. È noto, sottolineano i ricercatori, che l’esposizione ripetuta a un’informazione ne aumenta la credibilità, specialmente quando essa proviene apparentemente da fonti diverse: questo fenomeno prende il nome di “effetto della verità illusoria”. Ciò che si legge più volte tende a sembrare più vero, anche quando non lo è.

La lettura profonda si colloca agli antipodi di questo processo, spiegano gli studiosi. Essa consiste in un coinvolgimento intenzionale con le informazioni, che implica analisi critica, empatia e riflessione. Significa formulare inferenze, stabilire connessioni, confrontarsi con prospettive differenti e interrogarsi sulle possibili interpretazioni di un testo. Leggere in profondità vuol dire entrare in dialogo con il testo, non limitarsi a estrarne frammenti di informazione.

Naturalmente, questo tipo di lettura richiede impegno. Può suscitare irritazione, confusione o disagio, soprattutto in un giovane, e spesso non è un’esperienza immediatamente piacevole. Sorge quindi una domanda fondamentale e provocatoria, alla quale gli studiosi cercano di rispondere: perché scegliere la fatica della lettura profonda quando è così facile scorrere e consumare contenuti rapidamente?

Lo scorrimento distratto, infatti, comporta conseguenze inattese. L’uso intensivo di smartphone e social media è associato a un aumento della noia e della solitudine, mentre il cosiddetto “doomscrolling” (l'atto compulsivo di scorrere continuamente notizie negative, catastrofiche o angoscianti sui social media e siti web) si collega a livelli più elevati di ansia esistenziale e misantropia.

Al contrario, attenzione e sforzo, pur risultando stancanti, possono rafforzare il senso di scopo e le connessioni sociali. Ci si sente motivati a portare a termine compiti che avvicinano ai propri obiettivi personali, soprattutto quando tali impegni sono riconosciuti dagli altri.

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In questo senso, condividere libri può diventare uno strumento per promuovere la lettura profonda. Si pensi, dicono gli studiosi, all’insegnante che accompagna gli studenti nella lettura di testi lunghi, come i romanzi, sostenendo il percorso con discussioni attive che consolidano comprensione e interpretazione. Sebbene sia in corso un dibattito sull’abitudine di proporre estratti anziché opere complete nelle scuole, le evidenze suggeriscono che la lettura continuativa in contesti sociali possa alimentare un piacere duraturo per i libri.

Anche i social media, se utilizzati consapevolmente, possono trasformarsi in strumenti positivi. Comunità online di lettura mostrano come sia possibile discutere e consigliare libri in modo approfondito; i fan pubblicano analisi dettagliate di film e serie, dimostrando che l’analisi attenta e la riflessione critica hanno ancora spazio persino nel flusso incessante dei contenuti digitali. Parlare di ciò che si è letto aggiunge una dimensione sociale a un’attività spesso solitaria, sottolineano i i ricercatori, rafforzando legami e stimolando nuove prospettive.

Per impegnarsi realmente nel flusso continuo di informazioni che ci circonda, è necessario compiere scelte consapevoli. Questo processo può essere faticoso, poiché le risorse cognitive sono limitate. È dunque fondamentale riconoscere tali limiti e dirigere intenzionalmente la propria attenzione.

Anche solo fermarsi un istante può ridurre la vulnerabilità alla disinformazione. Prendersi qualche secondo in più per valutare consapevolmente un’informazione aiuta a contrastare l’effetto della verità illusoria. Rallentare deliberatamente, anche di poco, può fare la differenza, è il consiglio, valido in particolare a livello educativo.

Leggere in profondità significa saper modulare la velocità di lettura, rallentando davanti ai passaggi complessi, assaporando una prosa particolarmente efficace, valutando criticamente le informazioni e riflettendo sul significato complessivo del testo. Significa scegliere consapevolmente quando scorrere e quando soffermarsi.

Essere consapevoli non implica rinunciare del tutto allo scroll distratto alla fine di una giornata impegnativa, affermano i ricercatori. Significa piuttosto riconoscere la necessità di dedicarsi più spesso a un singolo testo e di confrontarsi con prospettive diverse.

Si può iniziare gradualmente, magari con poesie, racconti brevi o saggi, per poi passare a opere più lunghe. Stabilire un obiettivo condiviso con un amico o un familiare, come leggere un romanzo o un saggio completo, può rafforzare la motivazione. Suddividere il percorso in piccoli traguardi, ad esempio un capitolo al giorno, e discutere insieme quanto letto, rende l’esperienza più significativa.

Praticare la lettura profonda apre la mente a nuove idee e prospettive, offrendo l’opportunità di esplorarle nel dialogo con gli altri, di persona o persino attraverso piattaforme social, è la conclusione degli studiosi. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione, educare alla lentezza e alla riflessione rappresenta non solo una scelta culturale, ma un atto di responsabilità civile.


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