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Rendimento scolastico, riposo, mancanza di sonno adeguato. Fattori interconnessi e argomento di discussione pressoché quotidiano all’interno di molte famiglie. Per anni si è ripetuto che gli adolescenti dovrebbero semplicemente “andare a letto prima”. Ma cosa accade se il problema non è la loro volontà, bensì il loro orologio biologico?

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Un nuovo studio longitudinale condotto in Svizzera e pubblicato sul Journal of Adolescent Health affronta la questione da un punto di vista innovativo: invece di imporre a tutti un inizio posticipato delle lezioni, offre agli studenti la possibilità di scegliere quando cominciare la giornata scolastica. I risultati sono chiari e, per certi versi, sorprendenti: quando agli adolescenti viene data la possibilità di iniziare più tardi, quasi tutti la utilizzano — e ne traggono beneficio in termini di sonno, salute e rendimento scolastico.

Lo studio, intitolato The Power of Flexible School Start Times: Longitudinal Associations with Sleep, Health, and Academic Performance, è stato realizzato da Joëlle N. Albrecht e colleghi presso l’Università di Zurigo e l’Ospedale pediatrico universitario di Zurigo. Ha coinvolto due scuole secondarie del Canton San Gallo e ha seguito gli studenti prima e dopo l’introduzione di un modello scolastico flessibile.

L’adolescenza: una rivoluzione biologica silenziosa

L’adolescenza è una fase di trasformazione profonda, non solo psicologica e sociale ma anche neurobiologica, spiegano gli autori. Tra i cambiamenti più significativi vi è una modificazione del ritmo sonno-veglia. Durante questi anni, l’orologio circadiano — il sistema interno che regola i cicli biologici nell’arco delle 24 ore — tende progressivamente a spostarsi in avanti. In altre parole, il corpo degli adolescenti è programmato per addormentarsi più tardi.

Questo fenomeno non è un capriccio generazionale, secondo gli studiosi, né il risultato dell’uso eccessivo di dispositivi elettronici: è un cambiamento fisiologico documentato. Alla base vi è l’interazione tra due processi fondamentali: l’accumulo della “pressione del sonno”, che cresce con il tempo trascorso svegli, e il ritmo circadiano, che stabilisce quando l’organismo è predisposto al riposo. Nell’adolescente, la pressione del sonno si accumula più lentamente rispetto all’infanzia e la fase circadiana si ritarda. Il risultato è che addormentarsi presto diventa biologicamente difficile.

Quando la scuola inizia molto presto — in alcuni casi anche prima delle otto del mattino — si crea uno scarto tra orologio biologico e orologio sociale. Gli adolescenti non riescono ad anticipare sufficientemente l’addormentamento e, di conseguenza, accumulano un debito cronico di sonno nei giorni feriali, che cercano poi di compensare nel fine settimana. Questo squilibrio è associato a sonnolenza diurna, riduzione delle prestazioni cognitive, maggiore impulsività e un aumento dei disturbi dell’umore.

Il problema, dunque, affermano i ricercatori, non è la pigrizia: è il disallineamento tra biologia e organizzazione sociale.

Un esperimento reale: la scuola flessibile

Molti studi hanno mostrato che ritardare l’orario di inizio delle lezioni migliora la durata del sonno e diversi indicatori di benessere. Tuttavia, cambiare gli orari scolastici in modo uniforme è logisticamente complesso e spesso incontra resistenze da parte di famiglie, trasporti e impegni per attività extrascolastiche.

Le due scuole svizzere coinvolte nello studio hanno adottato una soluzione intermedia e originale: introdurre fasce orarie flessibili. Oltre alle lezioni obbligatorie in orari fissi, il nuovo modello prevedeva tre “slot” flessibili — al mattino, a mezzogiorno e nel pomeriggio — durante i quali gli studenti potevano scegliere corsi opzionali o attività di apprendimento autonomo. Scegliendo di collocare determinate attività più tardi nella giornata, gli studenti potevano di fatto posticipare l’inizio della loro giornata scolastica senza perdere lezioni.

Lo studio ha confrontato due momenti: la primavera 2022 (prima dell’introduzione del nuovo modello) e la primavera 2023 (un anno dopo l’implementazione). Hanno partecipato oltre 750 studenti, con un tasso di adesione eccezionalmente alto.

Gli studenti scelgono di dormire di più

Il dato forse più eloquente riguarda il comportamento degli studenti. Il 95% degli studenti ha utilizzato l’opzione di inizio posticipato almeno una volta, e quasi il 90% l’ha scelta per la maggior parte dei giorni scolastici. Solo il 5% non ha mai approfittato della possibilità di iniziare più tardi.

In media, l’orario di inizio è stato posticipato di 38 minuti. A prima vista può sembrare un cambiamento modesto. Ma i risultati sul sonno mostrano che questo spostamento ha avuto effetti sostanziali.

Gli orari in cui sono andati a dormire sono rimasti pressoché invariati, mentre l’orario di risveglio nei giorni scolastici è stato ritardato di circa 40 minuti. La durata del sonno nei giorni di scuola è aumentata di circa 45 minuti. Anche nei giorni liberi si è osservato un lieve aumento della durata del sonno.

Il tempo guadagnato al mattino non è stato assorbito da altre attività: è stato trasformato in sonno. Questo è un punto cruciale, perché confuta il timore che iniziare più tardi porti semplicemente a restare svegli ancora più a lungo la sera.

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Salute e qualità della vita: segnali incoraggianti

Dal punto di vista della salute, non sono emersi effetti negativi. Anzi, alcuni indicatori mostrano miglioramenti significativi. Gli studenti hanno riportato meno difficoltà ad addormentarsi e una riduzione della percentuale di coloro che presentavano livelli clinicamente bassi di qualità della vita correlata alla salute.

Anche i sintomi depressivi, pur senza una riduzione statisticamente significativa su tutti gli indicatori, hanno mostrato una tendenza al miglioramento. È importante sottolineare che si tratta di dati auto-riferiti, dicono gli autori, ma il campione ampio e il confronto longitudinale conferiscono robustezza alle osservazioni.

Non si è osservato alcun peggioramento in nessuna delle variabili considerate: un risultato tutt’altro che scontato quando si modifica l’organizzazione scolastica.

Rendimento scolastico: meglio nei test standardizzati

Un aspetto particolarmente delicato riguarda il rendimento scolastico. Spesso si teme che iniziare più tardi possa ridurre il tempo disponibile per lo studio o compromettere l’organizzazione didattica.

Nello studio svizzero, i voti scolastici tradizionali (in matematica, tedesco e inglese) non hanno mostrato differenze significative tra prima e dopo. Tuttavia, i risultati nei test standardizzati — considerati misure più oggettive delle competenze — sono migliorati in matematica e in inglese.

Questo scarto tra voti e test è interessante. I voti possono risentire di fattori soggettivi o di dinamiche relazionali, mentre i test standardizzati misurano in modo più uniforme le competenze. Il miglioramento osservato suggerisce che un sonno più adeguato può tradursi in un vantaggio cognitivo misurabile.

L’indicazione della ricerca è chiara, dicono gli autori. Quando la scuola si adatta ai ritmi biologici degli adolescenti, anziché costringerli a adattarsi a un orario rigido, emergono benefici concreti e misurabili.

Una questione culturale, non solo organizzativa

Il dibattito sugli orari scolastici non è solo tecnico ma culturale. Tocca l’idea stessa di disciplina, produttività e organizzazione sociale del tempo. Per decenni l’inizio precoce delle lezioni è stato considerato un dato di fatto, quasi una necessità naturale.

Eppure, le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni suggeriscono che si tratta di una convenzione modificabile. Lo studio svizzero aggiunge un elemento nuovo: non solo posticipare può funzionare, ma offrire flessibilità può essere una soluzione praticabile, capace di superare alcune resistenze organizzative.

In definitiva, dicono gli autori, questa ricerca ci invita a riconsiderare una domanda apparentemente semplice: a che ora dovrebbe iniziare la scuola? La risposta, forse, non è un orario fisso, ma un sistema capace di riconoscere la diversità dei ritmi individuali.

Allineare l’educazione alla biologia non è un lusso, ma un investimento nella salute e nel potenziale cognitivo delle nuove generazioni.


Riferimento bibliografico

Albrecht, J. N., Risch, A., Huber, R., & Jenni, O. G..
The Power of Flexible School Start Times: Longitudinal Associations
with Sleep, Health, and Academic Performance
.
Journal of Adolescent Health (2026).

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