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Per molti ragazzi il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria rappresenta uno dei momenti più delicati della crescita. Cambiano gli insegnanti, gli ambienti, i compagni, le richieste e l’impegno scolastico e spesso anche l’immagine che gli studenti hanno di se stessi.

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Da anni psicologi e insegnanti osservano che questo periodo coincide con un peggioramento del benessere emotivo e motivazionale degli adolescenti. Uno studio australiano pubblicato nel 2026 sulla rivista Journal of Child Psychology and Psychiatry ha cercato di capire un aspetto fondamentale: questo calo dipende semplicemente dall’età e dai cambiamenti tipici dell’adolescenza oppure è davvero la transizione scolastica a produrre effetti specifici?

La ricerca, condotta da Mi Zhou e colleghi dell’Università di Adelaide, ha seguito oltre ventimila studenti dell’Australia Meridionale per sette anni consecutivi, dal 2019 al 2025. Si tratta di uno dei più grandi studi longitudinali mai realizzati sul tema. Gli autori hanno sfruttato una particolare riforma scolastica avvenuta nel South Australia nel 2022: in quell’anno due gruppi di studenti di età diversa sono entrati contemporaneamente nella scuola secondaria. Alcuni hanno effettuato il passaggio in “Year 7”, la seconda, intorno ai 12-13 anni, mentre altri sono passati in “Year 8”, la terza, a circa 13-14 anni. Questa situazione ha creato una sorta di “esperimento naturale”, permettendo ai ricercatori di distinguere gli effetti dell’età da quelli legati al cambiamento scolastico.

I risultati sono molto chiari, spiegano gli autori. Il peggioramento del benessere non sembra essere dovuto principalmente alla crescita anagrafica, ma al passaggio stesso verso la scuola secondaria. In altre parole, non è soltanto “diventare adolescenti” a rendere più fragile il benessere psicologico: è soprattutto il cambiamento dell’ambiente scolastico e sociale.

Lo studio ha preso in considerazione otto dimensioni del benessere: felicità, ottimismo, perseveranza, coinvolgimento cognitivo nello studio, regolazione emotiva, soddisfazione per la vita, tristezza e preoccupazione. Gli studenti compilavano ogni anno questionari standardizzati, nei quali indicavano quanto si riconoscevano in affermazioni come “mi impegno nello studio”, “riesco a gestire le emozioni” oppure “mi sento spesso preoccupato”.

I dati mostrano che il calo più forte avviene nei primi due anni successivi al passaggio scolastico. In particolare diminuiscono drasticamente il coinvolgimento cognitivo e la perseveranza. Questo significa che molti ragazzi, dopo il trasferimento alla scuola secondaria, fanno più fatica a mantenere la motivazione, a impegnarsi con continuità e a persistere nei compiti difficili.

Gli autori suggeriscono diverse spiegazioni. Nella scuola primaria gli studenti si muovono in ambienti relativamente stabili: insegnanti conosciuti, classi meno frammentate, relazioni consolidate. La scuola secondaria introduce invece una struttura molto più complessa. Gli adolescenti devono adattarsi rapidamente a nuovi insegnanti, nuove aspettative, ritmi di studio più intensi e relazioni sociali spesso più instabili. Il passaggio non appare quindi come un singolo evento breve, ma come un processo di adattamento che può durare anni.

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda proprio la durata degli effetti. Molte ricerche precedenti si erano concentrate soltanto sul primo anno dopo la transizione. Qui invece emerge che il peggioramento continua anche nel secondo anno. Questo dato mette in discussione l’idea che gli studenti “si abituino” rapidamente alla nuova scuola. Al contrario, alcune difficoltà sembrano emergere proprio dopo la fase iniziale, quando l’entusiasmo o il sostegno ricevuto all’ingresso iniziano a diminuire.

Secondo i ricercatori, le scuole tendono a offrire un forte supporto agli studenti nel primo anno di inserimento, mentre nel secondo anno gli adolescenti vengono considerati ormai adattati. Tuttavia proprio in questa fase aumentano le richieste scolastiche, cambiano le dinamiche tra pari e si intensificano le pressioni sociali. È possibile quindi che alcuni ragazzi sperimentino una nuova ondata di difficoltà proprio quando il sostegno si riduce.

Lo studio ha inoltre evidenziato differenze significative tra gruppi di studenti. Le ragazze mostrano un peggioramento del benessere più marcato rispetto ai ragazzi. Questo riguarda soprattutto ansia, tristezza e riduzione della soddisfazione personale. Gli autori collegano questo dato alla maggiore importanza che, in media, le adolescenti attribuiscono alle relazioni sociali, all’appartenenza al gruppo e alla valutazione degli altri. Durante il passaggio alla scuola secondaria le amicizie cambiano rapidamente, i gruppi sociali si riorganizzano e il confronto con i coetanei diventa più intenso. Tutto ciò può aumentare la vulnerabilità emotiva.

Per molte ragazze il passaggio alla scuola secondaria sembra rappresentare un momento decisivo nell’inizio del declino del benessere psicologico. Questa osservazione non viene interpretata dagli autori come una caratteristica “naturale” del genere femminile, ma come il risultato di dinamiche sociali ed emotive specifiche che meritano maggiore attenzione educativa.

Un altro elemento interessante riguarda il luogo di residenza. Gli studenti che vivevano in aree remote o molto remote dell’Australia mostravano inizialmente livelli di benessere più elevati rispetto ai coetanei delle grandi città. Tuttavia, nei tre anni successivi alla transizione, il loro benessere diminuiva progressivamente fino a raggiungere livelli pari o inferiori agli altri gruppi. I ricercatori sottolineano che le aree rurali e remote non costituiscono una realtà uniforme: alcune comunità sono economicamente stabili e molto coese, altre soffrono invece carenze nei servizi, difficoltà economiche e isolamento geografico. Questo rende difficile individuare una spiegazione unica.

Anche il contesto familiare sembra influire sul benessere complessivo. Gli studenti con genitori più istruiti riportavano mediamente livelli più alti di benessere lungo tutto il periodo osservato. Inoltre gli studenti che parlavano a casa una lingua diversa dall’inglese mostravano, in media, un benessere superiore rispetto ai coetanei anglofoni. Gli autori non propongono interpretazioni definitive, ma suggeriscono che fattori culturali, relazionali e familiari potrebbero svolgere un ruolo protettivo.

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Dal punto di vista metodologico, la ricerca è particolarmente importante, sottolineano gli autori, perché riesce a separare gli effetti della crescita da quelli della transizione scolastica. Molti studi precedenti osservavano semplicemente che il benessere diminuisce durante l’adolescenza, senza capire quanto dipendesse dall’età e quanto dal cambiamento scolastico. Qui invece i risultati indicano che il passaggio alla secondaria costituisce un fattore autonomo e specifico.

La ricerca offre in definitiva indicazioni molto rilevanti per il mondo scolastico. Il benessere degli adolescenti non può essere considerato un semplice effetto collaterale della crescita: il modo in cui avviene la transizione scolastica può incidere profondamente sullo sviluppo emotivo e motivazionale degli studenti. Per questo gli autori sostengono la necessità di programmi di supporto che non si limitino ai primi mesi di inserimento, ma accompagnino gli studenti per almeno due anni.

Lo studio suggerisce inoltre che le scuole dovrebbero dedicare particolare attenzione allo sviluppo della perseveranza e del coinvolgimento nello studio, due aspetti che sembrano indebolirsi maggiormente dopo il passaggio. Non si tratta soltanto di migliorare il rendimento scolastico, ma di aiutare gli adolescenti a costruire fiducia nelle proprie capacità, continuità nell’impegno e strategie per affrontare compiti più complessi.

Il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria è molto più di un cambiamento organizzativo. È una fase che può ridefinire relazioni sociali, motivazione, sicurezza personale e benessere emotivo. Comprendere questi processi significa osservare la scuola non soltanto come luogo di apprendimento, ma anche come ambiente decisivo nella costruzione dell’equilibrio psicologico degli adolescenti.

Mason Zhou, ricercatore principale e dottorando presso l'Università di Adelaide, ha affermato che lo studio mette in discussione la convinzione, a lungo radicata, che un benessere inferiore sia semplicemente una parte naturale dell'adolescenza.

"Spesso si presume che il calo del benessere sia semplicemente una normale conseguenza della crescita, ma i nostri risultati suggeriscono che il passaggio alla scuola secondaria gioca un ruolo molto più importante di quanto si pensasse in precedenza" ha affermato.

"Troppo spesso, però, il cattivo benessere durante la prima adolescenza viene liquidato come parte del normale sviluppo. La nostra ricerca suggerisce che la transizione stessa sia uno dei principali fattori responsabili di questo declino del benessere."

"I risultati sono chiari: ogni aspetto del benessere degli studenti è influenzato dal passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria, e un benessere peggiore persiste ben oltre il primo anno di scuola superiore"

Il supporto alla transizione non può terminare dopo la settimana di orientamento, sottolineano i ricercatori.

"I nostri risultati dimostrano che per molti studenti le difficoltà legate al benessere non scompaiono dopo il primo trimestre o addirittura dopo il primo anno di scuola superiore. In alcuni casi, gli studenti possono continuare ad avere problemi per due anni o più dopo l'inizio della scuola secondaria."

Ciò significa che le scuole devono considerare il supporto alla transizione come un processo continuo, piuttosto che come un programma a breve termine erogato all'inizio del primo anno della scuola secondaria di primo grado.

Occorreun monitoraggio e di un supporto continui durante i primi anni della scuola secondaria, in particolare per gli studenti che potrebbero essere più vulnerabili a un declino del benessere.


Riferimento bibliografico

Zhou, M., Maher, C., Brinkman, S., Cools, J., & Dumuid, D..
Well-being decline during adolescence: school transition
as a predominant driver beyond age progression
.
Journal of Child Psychology and Psychiatry (2026).

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