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Per rendere l'arte accessibile a tutti i giovani, non basta aprire le porte di un museo. La percezione delle opere è sostenuta da un insieme di codici che è indispensabile padroneggiare per poter vivere al meglio l’esperienza, in modo che nasca desiderio di rinnovarla, di approfondimenti. E, chissà, magari anche la passione per la pittura troverà in quella visita un piccolo seme che con il tempo potrà crescere. La scuola svolge un ruolo essenziale in questa educazione dello sguardo e, di riflesso, in tutto quello che ne può conseguire.

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Le ultime ricerche sulla frequentazione dei musei attestano una progressione continua della partecipazione dei giovani, sostenuta da politiche tariffarie dedicate, da un'offerta pedagogica arricchita e da un orientamento verso esperienze più partecipative e digitali.

Eppure la sfida della democratizzazione rimane intatta, affermano esperti di apprendimento e studiosi del fenomeno: la presenza maggioritaria delle fasce sociali più elevate tra i visitatori dei musei resta una realtà persistente.

In materia di educazione artistica e culturale, non si può accettare che una parte della popolazione sia esclusa — o si escluda — da luoghi e pratiche culturali. È questa la convinzione anche degli amministratori pubblici più sensibili.

La partecipazione alle attività culturali riproduce certamente disuguaglianze sociali, come hanno ricordato molti sociologi, ma la missione della scuola è precisamente quella di contestarne le logiche e attenuarne gli effetti.

È in questa prospettiva di democratizzazione delle pratiche culturali e dell'educazione artistica che la ricerca scientifica studia da oltre quindici anni il rapporto scuola-museo e la formazione del visitatore.

Vengono esaminati i dispositivi di visita che permettono ai giovani e agli studenti di appropriarsi dei codici estetici e di funzionamento del museo, di comprendere le opere, di sviluppare la creatività e lo spirito critico, ma anche il senso di sentirsi legittimati a venire, e a tornare, al museo.

Il museo è spesso percepito, dagli insegnanti come dagli studenti, come uno spazio di costrizioni: non correre, non parlare troppo forte, non toccare. Questi codici vanno certamente appresi, ma la posta in gioco va ben oltre i semplici divieti, sottolineano gli esperti.

Si tratta di comprendere cosa sia un museo, le sue missioni di conservazione e patrimonializzazione, la diversità dei suoi statuti per la fruizione e il comportamento.

Si tratta anche di cogliere cosa sia una mostra, le sue diverse forme, la sua logica, per capire che essa costituisce un media attraverso il quale viene raccontata una storia, a cui gli oggetti esposti contribuiscono.

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Tra le diverse competenze da sviluppare per imparare a visitare, saper guardare rappresenta la sfida prima e centrale. Lo sguardo, condizione primaria della ricezione, impegna il corpo, lo spostarsi per vedere meglio; consente la riflessione, riferita al comprendere e interpretare; e permette di sperimentare le emozioni relative alle reazioni e a quello che si sente di fronte all'opera.

Guardare significa imparare a prendersi il tempo necessario per identificare ciò che si vede, perché risulta familiare, richiamare altre conoscenze per illuminare quello che pensa di scorgere nell’opera, metterla in relazione con altre opere e altri media (film, musica, testi letterari) e costruire così progressivamente il senso dell'opera che si sta scoprendo.

Quando una guida è presente, il suo discorso orienta lo sguardo e apporta gli elementi di contestualizzazione e di sapere che permettono di comprendere l'opera nel contesto dell'esposizione. Una fondamentale occasione di apprendimento.

Il senso si costruisce al contempo in cui si strutturano le reazioni a ciò che viene compreso, nell'interazione tra la ricezione dei visitatori, le loro conoscenze e quelle della guida, spiegano gli esperti.

Qualsiasi opera esposta produce un effetto sul visitatore, qualunque esso sia, e percepire tale effetto o sentire l'emozione che l'opera suscita costituisce anch'esso un apprendimento.

La visita al museo permette di imparare in modo informale, soprattutto quando viene fatta in modo più “libero”, ad esempio con le famiglie, per consuetudine. I progetti pedagogici realizzati a scuola dovrebbero integrare questa dimensione di spontaneità, sviluppando una vera consapevolezza di cosa significhi visitare, vedere, leggere, descrivere le opere e, al contempo, il piacere nel farlo.


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