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L’inizio dell’estate rappresenta un momento prezioso per preparare quei giovani che intendono proseguire gli studi, al passaggio dalla scuola superiore all’università, una delle fasi più importanti e delicate della crescita.

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Con l’arrivo del primo semestre accademico, infatti, sottolineano i ricercatori, si osserva puntualmente un aumento del consumo eccessivo di alcol, una maggiore pressione sociale e un incremento dei comportamenti potenzialmente dannosi e a rischio.

Molti genitori affrontano questo periodo con preoccupazione, consapevoli che i propri figli si troveranno ad affrontare un ambiente ricco di opportunità ma anche di insidie. Eppure, troppo spesso, studenti e studentesse affrontano questa importante transizione senza ricevere un orientamento adeguato né dalla scuola né dalla famiglia.

Le ricerche scientifiche indicano che l’estate che precede l’ingresso all’università costituisce una finestra temporale fondamentale per preparare i giovani alle sfide sociali ed emotive che li attendono, riducendo il rischio di comportamenti pericolosi ancora prima che inizino la loro nuova esperienza. In questo percorso, genitori e caregiver possono svolgere un ruolo determinante.

Gli studiosi che si occupano di prevenzione ricordano come, fino a pochi decenni fa, fosse diffusa l’idea che i giovani dovessero affrontare da soli il passaggio all’università. A molte famiglie veniva suggerito di fare un passo indietro, lasciando che i figli imparassero autonomamente a cavarsela. Col tempo, tuttavia, è emerso che questa impostazione non sempre favorisce un adattamento sereno e che un sostegno equilibrato può fare una differenza significativa.

Un periodo di grandi cambiamenti

Sebbene al momento dell’ingresso all’università molti studenti siano ormai maggiorenni, spiegano gli studiosi, alcune aree fondamentali del cervello, in particolare quelle coinvolte nel giudizio, nel controllo degli impulsi, nella regolazione delle emozioni e nel processo decisionale, continuano a svilupparsi fino ai venticinque anni circa. Parallelamente, le aree cerebrali legate alla ricerca della gratificazione, alle emozioni e al bisogno di appartenenza al gruppo risultano particolarmente sensibili proprio durante questa fase della vita.

Questa combinazione rende i giovani più inclini a privilegiare le ricompense immediate, l’accettazione da parte dei coetanei e le reazioni emotive rispetto a una valutazione attenta dei rischi, soprattutto in contesti caratterizzati da una maggiore libertà, da minori controlli e da una più facile disponibilità di alcol e altre sostanze.

L’ingresso all’università coincide inoltre con cambiamenti profondi: un maggiore e per molti ragazzi totale distacco dalla famiglia, il desiderio di essere accettati, il senso di solitudine, le inevitabili incertezze e la necessità di costruire una nuova identità insieme a una nuova rete di amicizie. Anche gli eventi positivi, come un trasferimento o l’inizio di un nuovo percorso di studi o di lavoro, possono rappresentare fonti di forte stress.

Per affrontare queste difficoltà, molti studenti ricorrono all’alcol o ad altre sostanze nel tentativo di ridurre ansia e tensione o di sentirsi maggiormente integrati in ambienti nei quali il consumo viene spesso percepito come normale, se non addirittura atteso.

Il problema è che l’uso di alcol e sostanze altera la capacità di giudizio, aumenta l’impulsività e rende più probabili numerosi altri comportamenti rischiosi, con conseguenze che, in alcuni casi, possono protrarsi ben oltre il periodo universitario.

Rischi concreti, ma prevenibili

L’aumento del consumo di alcol e dei comportamenti a rischio durante il passaggio all’università non rappresenta un destino inevitabile. Le evidenze scientifiche mostrano infatti che la presenza e il sostegno degli adulti continuano a influenzare profondamente i giovani anche durante il percorso verso l’età adulta, molto più di quanto si creda.

In particolare, gli studi dimostrano che gli atteggiamenti e le convinzioni dei genitori riguardo all’alcol incidono in modo significativo sul comportamento dei figli sia durante l’adolescenza sia negli anni successivi. Quando i ragazzi percepiscono che i propri genitori sono permissivi nei confronti del consumo di alcol, risultano più propensi a bere e ad abusarne.

Anche iniziative nate con le migliori intenzioni possono produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato. Molti genitori ritengono infatti che permettere ai figli di bere in casa, sotto la loro supervisione, rappresenti una scelta più sicura. Tuttavia, decenni di studi condotti negli Stati Uniti e in altri Paesi dimostrano che questo comportamento trasmette involontariamente il messaggio che bere sia accettabile, favorendo un maggiore consumo di alcol negli anni successivi.

Al contrario, stabilire aspettative chiare e affrontare conversazioni sincere sul tema dell’alcol contribuisce a ridurre i rischi e favorisce decisioni più responsabili. Parlare apertamente di abuso di alcol, pressione dei pari, gestione dello stress e capacità di prendere decisioni permette ai giovani di affrontare con maggiore consapevolezza contesti nei quali il consumo di sostanze è largamente normalizzato.

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Un esempio arriva da uno studio clinico randomizzato, considerato tra i metodi di ricerca più rigorosi. I genitori che avevano utilizzato durante l’estate precedente all’università un manuale dedicato alla comunicazione con i figli, intitolato First Years Away from Home: Letting Go and Staying Connected, hanno visto i propri ragazzi mostrare una probabilità significativamente inferiore di iniziare o aumentare il consumo di sostanze durante il primo semestre universitario.

L’obiettivo di questo strumento, tuttavia, non riguarda soltanto la prevenzione dell’abuso di alcol o droghe. Il manuale propone infatti indicazioni pratiche per aiutare le famiglie a confrontarsi su valori, aspettative, relazioni e responsabilità, favorendo un dialogo aperto e costruttivo.

Accompagnare senza controllare

Molti studenti dichiarano di desiderare che i propri genitori rimangano presenti nella loro vita, purché senza risultare invadenti. Cercano vicinanza emotiva, consigli e sostegno, ma allo stesso tempo desiderano essere considerati persone capaci di costruire gradualmente la propria autonomia.

Per raggiungere questo equilibrio, gli esperti suggeriscono di interpretare il ruolo genitoriale in modo flessibile. In alcuni momenti è importante offrire incoraggiamento e sostegno emotivo; in altri, aiutare i figli a riflettere sui propri valori, ad affrontare i problemi e a prendere decisioni autonome; infine, è fondamentale continuare a stabilire limiti chiari rispetto ai comportamenti potenzialmente pericolosi e mantenere un dialogo costante sul benessere fisico e psicologico.

Nel corso degli anni universitari, situazioni come conflitti con i coinquilini, per chi si trasferisce, difficoltà negli studi o problemi di salute mentale richiederanno inevitabilmente modalità di sostegno diverse rispetto a quelle adottate durante l’adolescenza.

Per questo motivo, il supporto dovrebbe iniziare prima ancora dell’inizio dell’università. Parlare in anticipo di stress, solitudine, bisogno di appartenenza, consumo di alcol e sostanze, relazioni affettive, valori personali, sicurezza e strategie per affrontare gli imprevisti può aiutare i giovani a sentirsi maggiormente preparati.

Il giusto equilibrio tra autonomia e presenza

Anche per i genitori questo periodo può essere fonte di incertezza, chiariscono i ricercatori. Da una parte desiderano offrire il proprio aiuto, dall’altra ricevono spesso messaggi contraddittori da parte dei media e delle stesse università su quanto sia opportuno rimanere coinvolti nella vita dei figli.

Il timore di diventare genitori eccessivamente protettivi, i cosiddetti helicopter parents, può spingere molte famiglie ad allontanarsi più del necessario, rinunciando a fornire orientamento e sostegno proprio nel momento in cui sarebbero più utili.

Le conoscenze scientifiche oggi disponibili raccontano però una realtà diversa. I giovani non smettono di avere bisogno del sostegno dei propri genitori in questa fase di avvicinamento all’età adulta, e accompagnare con affetto il loro percorso verso l’autonomia non significa limitarne l’indipendenza.

Quando studenti e studentesse possono contare su relazioni solide, dialogo, guida e sostegno, il passaggio all’università diventa più sicuro, più sereno e meno travolgente, concludono i ricercatori. E la costruzione di questa rete di supporto dovrebbe iniziare molto prima del primo giorno di lezioni.


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