Il rapporto delle nuove generazioni con il proprio futuro sembra segnato da un forte scetticismo. Le indagini demoscopiche più recenti condotte tra il 2025 e il 2026 indicano che più della metà dei giovani italiani ritiene di avere meno opportunità rispetto ai propri genitori, una percezione nettamente più diffusa che nel resto d'Europa, dove la stessa convinzione riguarda una quota molto più contenuta dei loro coetanei.

Circa due giovani su tre, inoltre, si dichiarano poco o per nulla ottimisti riguardo al futuro del Paese. Un quadro di sfiducia diffusa che riguarda anche la percezione di sé come futuri protagonisti della vita pubblica, economica e sociale. Sembra infatti che pochi giovani italiani si vedono, oggi, nei panni di un dirigente, di un amministratore delegato o di una figura di riferimento nella propria comunità.
È in questo contesto che assume particolare interesse una ricerca condotta negli Stati Uniti dalla New York University, la quale suggerisce che questa percezione di distanza dalla leadership non sia affatto immutabile, ma possa essere modificata attraverso interventi educativi mirati.
Come colmare il divario nella leadership del futuro
Negli Stati Uniti, un sondaggio Harris condotto lo scorso anno ha rilevato un diffuso malcontento tra i cittadini rispetto alla qualità della leadership in numerosi ambiti della vita pubblica, dal mondo dell'impresa alla scuola, dalla politica alla sanità. Questo dato ha riportato al centro dell'attenzione una domanda di fondo: come si può incoraggiare le nuove generazioni ad aspirare a ruoli sociali significativi?
Una coppia di studi condotta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia della New York University offre una possibile via per ampliare i potenziali futuri leader. Le due ricerche, condotte su un campione di adolescenti dalla composizione sociale e etnica diversificata, hanno dimostrato che quando ai ragazzi viene insegnato che la leadership non è un tratto innato riservato a pochi eletti, e quando vengono incoraggiati a immaginare come leader anche persone che prima non avrebbero considerato tali, questi diventano significativamente più propensi a percepirsi come persone che hanno un posto legittimo in ruoli di guida.
"La prossima generazione di leader viene plasmata non solo da chi riceve delle opportunità, ma anche da chi i giovani credono possa davvero ricoprire un ruolo di leadership" spiega Emily Balcetis, docente presso il Dipartimento di Psicologia della New York University e autrice senior dello studio, pubblicato sulla rivista Self and Identity. Secondo la ricercatrice, questi risultati suggeriscono che aiutare gli adolescenti a rifiutare l'idea secondo cui la leadership sarebbe una qualità di cui alcuni sono dotati per natura e altri no — ampliando al tempo stesso l'immaginario di chi può diventare un leader — potrebbe rafforzare l'ambizione dei giovani a diventare essi stessi guide per il futuro.
Come i ragazzi vedono i leader, e se stessi
Partendo dalla consapevolezza dell'esistenza di disparità demografiche consolidate nella leadership, in ambiti che vanno dalla pubblica amministrazione alla sanità, il gruppo di ricerca della New York University ha condotto due studi, coinvolgendo complessivamente oltre quattrocento adolescenti americani, in gran parte appartenenti a gruppi non bianchi, riuniti in contesti di workshop pensati sia per comprendere sia per superare le barriere percepite verso la leadership.
Nel primo studio i ricercatori hanno posto ai partecipanti una serie di domande sulla loro visione personale della leadership — ad esempio chiedendo loro quanto si sentissero legittimati a occupare un ruolo di guida — e sulla convinzione che le capacità di leadership siano fisse e innate oppure modificabili nel tempo. I partecipanti, studenti non bianchi delle scuole medie e superiori, hanno poi preso parte a una serie di moduli formativi, tutti orientati a trasmettere l'idea che la capacità di guidare gli altri cresca attraverso l'impegno, la strategia e l'apprendimento, nell'arco di un workshop della durata di due ore. I moduli comprendevano video scientifici sullo sviluppo cerebrale, esempi concreti di giovani provenienti da contesti diversi che avevano assunto ruoli di leadership, ed esercizi pratici per lo sviluppo delle competenze.

Attraverso queste attività, i ragazzi sono stati progressivamente guidati ad abbandonare l'idea che certe qualità siano innate, in favore della convinzione che le proprie capacità possano essere sviluppate con un impegno ben indirizzato e adeguatamente sostenuto — un risultato coerente con la letteratura scientifica già esistente sullo sviluppo della leadership.
Al termine di queste attività, i partecipanti sono stati sottoposti nuovamente al questionario iniziale. Complessivamente, i ragazzi che dopo il workshop avevano maturato una visione della leadership meno legata a un tratto fisso e innato erano anche quelli che mostravano un senso di appartenenza più forte al mondo della leadership, dichiarandosi ad esempio più propensi a sentirsi legittimati a ricoprire un ruolo di guida.
Nel secondo studio, condotto su un nuovo e più ampio gruppo di adolescenti appartenenti agli stessi gruppi demografici, i ricercatori si sono concentrati sulle rappresentazioni mentali che i ragazzi associano ai leader di successo: chi viene loro in mente quando pensano a una figura di guida efficace? Ricerche precedenti avevano già dimostrato che la convinzione di avere un posto legittimo nella leadership è in parte influenzata proprio da queste rappresentazioni mentali — in altre parole, se le persone che si considerano leader somigliano anche a chi le osserva, quest'ultimo sarà più propenso a immaginare anche se stesso in quel ruolo.
Come nel primo studio, ai partecipanti è stato somministrato un questionario sulla loro visione della leadership, seguito da un workshop analogo al precedente. Nel secondo studio, tuttavia, i ricercatori hanno introdotto un elemento aggiuntivo, pensato per comprendere meglio — e successivamente affrontare — l'impatto delle rappresentazioni mentali dei ragazzi sui leader. Per misurare tali rappresentazioni, è stato chiesto ai partecipanti di disegnare come immaginavano fosse fatto un leader. I disegni sono stati poi valutati da un gruppo indipendente di adulti, incaricato di stabilire se l'autore avesse cercato o meno di rappresentare persone appartenenti a più gruppi razziali o etnici. Come nel primo studio, al termine del workshop e dell'esercizio di disegno, i partecipanti sono stati nuovamente interrogati sulla percezione del proprio potenziale di leadership.
Nel complesso, i ragazzi che dopo il workshop mostravano convinzioni più deboli sull'innatezza della leadership, e che al tempo stesso avevano elaborato rappresentazioni mentali più ampie e inclusive — disegnando leader che non fossero soltanto uomini bianchi — erano quelli che facevano registrare i maggiori progressi nel senso di appartenenza personale al mondo della leadership. Questi risultati suggeriscono un legame concreto tra le rappresentazioni mentali della leadership e la percezione che ciascuno ha del proprio potenziale di guida.
"Dimostrando che il senso di appartenenza alla leadership degli adolescenti può cambiare quando sosteniamo la loro convinzione di poter sviluppare le competenze necessarie per guidare gli altri, e quando li aiutiamo ad adottare rappresentazioni mentali dei leader più inclusive, questa ricerca offre uno strumento concreto per ampliare le future opportunità di leadership in tutte le professioni" concludono i ricercatori.






