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È stato ampiamente raccontato sui giornali che in Inghilterra, in particolare a Londra, si sta verificando un aumento della violenza di strada, con un numero di crimini per arma da fuoco e da taglio in continuo aumento. 

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Mentre le cause di questi episodi e comportamenti sono complesse e sfaccettate, il dato certo è che le vittime e gli autori di gravi atti di violenza giovanili spesso non hanno una relazione con un adulto di cui si fidino.

Un modo per sostenere le iniziative di riduzione del crimine è quello di utilizzare gli ex detenuti come mentori tra pari.

Coloro che hanno superato le avversità che hanno portato al loro comportamento delinquenziale e hanno smesso di commettere crimini, possono agire come modelli di ruolo positivi per i loro coetanei, in particolare per quegli adolescenti che sono a rischio di commettere reati o di essere coinvolti in attività devianti di gruppo.

Lo afferma Sean Creaney, esperto di analisi psicosociale del comportamento deviante, in un recente intervento.

La mia ricerca da poco pubblicata, spiega Creaney, ha riscontrato che i giovani sottoposti a procedimento giudiziario danno grande valore alla costruzione di relazioni empatiche e collaborative con professionisti che siano stati ex detenuti e che hanno avuto un'esperienza diretta con il sistema della giustizia penale.

Se accuratamente selezionati, forniti di una formazione approfondita e di un supporto personalizzato, i giovani ex detenuti possono risultare straordinariamente preparati per aiutare i loro coetanei che hanno bisogno di sostegno. E possono incoraggiare i giovani sotto processo a impegnarsi con i servizi della giustizia penale, e ad apportare cambiamenti positivi nelle loro vite.


Coetanei positivi

I pari che fungono da mentori possono offrire consigli e sostegno ai giovani che stanno vivendo in difficoltà personali, sociali o emotive, indicando loro il modo in cui possono superare i loro problemi. Ne hanno infatti fatto loro stessi un'esperienza diretta e sanno bene quello che devono affrontare.

Progetti basati su questo presupposto, avviati in tante parti del mondo, offrono la prova che queste attività possono funzionare nella pratica ed avere grande efficacia.

Negli Stati Uniti un approccio a questa modalità di intervento è quello di reclutare ex detenuti come messaggeri credibili che possano generare fiducia e ispirare il cambiamento tra i giovani. Questi mentori, che hanno saputo trasformare le loro vite, sono visti come risorse che possono aiutare a motivare i giovani - che sono spesso emarginati e svantaggiati - a prendere decisioni migliori e a desistere dal crimine.

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Progetti impostati in questo modo hanno dimostrato di ridurre in modo sostanziale la recidiva e di migliorare l'autostima dei giovani.

Il St. Giles Trust ,con sede a Londra, lavora allo stesso modo con i giovani esposti o a rischio di violenza. L'organizzazione recluta con cura gli ex detenuti che dovranno impegnarsi per coinvolgere nelle attività di recupero i giovani autori di reato.

L'efficacia di questo approccio è stata confermata dalla mia ricerca, sostiene Creaney: nel 2016 e nel 2017 ho parlato con 20 giovani e 20 professionisti di un servizio rivolto ai giovani autori di reato in Inghilterra, che lavora con i ragazzi che si mettono nei guai con la legge. Un giovane, intervistato per il mio studio, ha detto: "... a meno che tu non abbia fatto esperienza di questo, non puoi parlare a loro in modo che ti ascoltino davvero... non puoi metterti in relazione sincera con loro. A meno che non sia successo a te, o a qualcuno che conosci, non c'è modo di comprendere appieno come si sentono”.

Gli adolescenti che sono a rischio di commettere reati o di essere coinvolti in attività di gruppi devianti possono essere riluttanti a parlare con le figure che rappresentano l’autorità. Ma se la persona con cui stanno parlando è un ex-detenuto, potrebbero essere più disponibili.

Ad esempio, un altro dei partecipanti alla mia ricerca, continua Creaney, Anthony (di 17 anni), ha parlato con passione di un rapporto di fiducia che aveva costruito con uno dei suoi operatori, il quale aveva esperienza nei sistemi di cura e giustizia penale.

Anthony ha detto che il suo operatore non è stato giudicante ed è stato in grado di entrare con lui in un rapporto empatico, e di offrire una guida quando si trovava in una situazione difficile. Ha descritto come ha contattato il suo operatore, in molte occasioni, in uno stato di panico e, cosa per lui di grande valore, ha ricevuto assistenza emotiva e pratica. Anthony ha descritto il suo operatore come fonte di ispirazione e vuole seguire le sue orme in futuro, assicurandosi un lavoro che coinvolga chi ha bisogno e sia di aiuto agli altri.

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Un altro dei miei partecipanti - Zain, 17 anni - è stato anch’egli stimolato positivamente dal suo mentore: “Mi piacerebbe fare il suo lavoro. Mi ha illuminato. Perché so del suo passato, e lui sa del mio. Ed è molto simile, sai cosa intendo... Cresciuto come me in una brutta situazione, ha fatto uso pesante di droghe, e così via” racconta.


La scelta giusta

Tuttavia all'interno del sistema giudiziario c'è ancora qualche scetticismo sul fatto che gli ex-detenuti possano allontanare i loro pari dal crimine.

Ci sono difficoltà, in effetti: i giovani potrebbero, ad esempio, non avere la capacità di offrire assistenza emotiva e pratica ai loro coetanei che stanno vivendo problemi di salute mentale. Per questo motivo, è fondamentale fornire agli ex detenuti una formazione adeguata e un supporto continuo.

Inoltre, potrebbero non avere risolto i loro stessi traumi, cosa che potrebbe rendere più difficile per loro creare relazioni costruttive sia con i loro pari, sia con gli altri professionisti che lavorano con i ragazzi sottoposti a procedimento giudiziario. Ed è per questo che è importante che le autorità controllino e selezionino le persone giuste.

Tuttavia, il tutoraggio tra pari può essere un antidoto per evitare un processo di giustizia penale scollegato, freddo e tecnocratico. E i giovani che si impegnano nel mentoring possono scoprire di avere talenti e abilità che non sapevano di avere.

Poiché sono visti come modelli di ruolo, piuttosto che figure di autorità, i giovani che sono ex detenuti possono creare legami positivi e significativi con i loro pari, a vantaggio di entrambe le parti. Soprattutto, il mentoring offre ai giovani che hanno superato le proprie difficoltà, una possibilità di aiutare gli altri a fare lo stesso.