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Esiste un filo invisibile che tiene sempre in contatto genitori e figli, anche se ormai, giovani adulti, questi vivono fuori di casa. Un legame che può essere alimentato indipendentemente dalla distanza fisica che esiste tra loro.

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Oggi, grazie a sms, whatsapp, cellulari, e-mail e così via, la comunicazione non è troppo difficile da mantenere, anche se alcuni di questi adulti “nuovi di zecca”, rispondono alle domande e ai messaggi dei genitori in modo laconico, con poche parole di replica.

Ma di là dalla tecnologia, come può un genitore rimanere non solo “tecnologicamente” in contatto con un figlio lontano, ma anche emotivamente?

Man mano che i giovani adulti crescono e vivono la propria vita, spesso disorientano i genitori non solo per quello che sono diventati, ma anche su come possano fare per riuscire a restare parte della loro vita.


Adeguare il proprio atteggiamento

La prima e più importante cosa da fare, per un genitore, è quella di comprenere e accettare che la sua relazione con il figlio continuerà a evolversi e cambiare, proprio come sta facendo il ragazzo e, molto probabilmente, come accade a lui stesso.

Quando un padre o una madre acquisiscono familiarità, accettandola, con l'evoluzione personale e professionale del proprio figlio giovane adulto e smettono di pensare alla loro progenie come a una propria responsabilità o a qualcuno ancora sotto la loroa “gestione”, sono più che a metà strada per instaurare una relazione migliore.

La prima regola della genitorialità rivolta a dei giovani adulti, infatti, è quella non giudicare.

Anche se si è sicuri di saperne di più su una certa cosa, e lo si sente fino al più profondo del proprio istinto di genitore, bisogna saper aspettare che il proprio "sapere" venga richiesto, prima di offrirlo.

L’esperienza e le teorie educative offrono su questo tema dei buoni consigli. Ad esempio, dicono che i ragazzi devono imparare dai propri errori. Durante una conversazione, è bene ascoltare, non interrompere, inervenendo nel caso per sostenere ciò che deve essere sostenuto e rafforzato.

Non essere troppo critici: lasciare che i ragazzi siano quello che sono.

Tutti i genitori vogliono che i loro figli siano felici, ma i loro figli, di fatto, devono trovare la propria felicità da soli. Ed è sempre bene ricordare che nessuno è perfetto.

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Modificare le proprie aspettative

Sia che il proprio ragazzo viva a tre quartieri oppure a tre stati di distanza, pretendere che passi del tempo con i suoi genitori non funzionerà, mai.

Come genitori, si pensa sempre ai figli come "propri", in un certo senso, ma la realtà è che se si è svolto bene il proprio ruolo genitoriale, i ragazzi se ne andranno nel mondo e creeranno una vita propria, a volte completamente e sorprendentemente diversa da quella del padre e della madre. Un genitore potrebbe pensare che il pranzo o la cena della domenica sia una priorità per tutti, ma un figlio no.

Certo, si può chiedere e invitare, ma restando pronti a modificare i propri “piani” e a essere disposti a scendere a compromessi.

Se il proprio ragazzo vive molto lontano, la pianificazione delle visite deve iniziare con l'accoglienza dei bisogni e dei “confini” personali di tutti.

Si potrebbe disporre, ad esempio, di una bella camera per gli ospiti, ma i propri figli adulti potrebbero preferire soggiornare in un hotel vicino per avere un po' più di privacy. Allo stesso modo, non si è obbligati a stare con i propri figli quando si fa loro visita, soprattutto se ci sono cose del loro stile di vita con cui non ci si sente a proprio agio, dagli animali domestici che possiedono ai partner che amano.

Non esistono comportamenti e "cerimoniali" fissi che tutti debbaono seguire quando si realizzano visite e incontri di famiglia, in particolare con i propri figli. Occorre pensare al meglio che si possa fare nel rispetto della personalità di tutte le persone coinvolte.


Apprezzare chi sono

Nessun genitore vede realizzarsi tutto quello che ha sognato per i propri figli.

Una volta che sono diventati persone adulte, questa impossibilità diventa più chiara che mai. Occorre staccarsi dal pensiero della persona ideale che si è immaginata e accogliere dentro di sé l'individuo che è diventato il proprio figlio.

Questo è un passaggio fondamentale per rimanere in contatto con lui o lei. Forse, per fare esempi semplici, non piacciono i suoi tatuaggi, gli anelli del naso, dove abita, quelli che frequenta o come trascorre il suo tempo libero, ma la dura verità è che non sono più affari dei genitori. Nessuno vuole sentirsi osservato al microscopio, soprattutto nessun giovane vuole sentirsi figlio di genitori ben intenzionati ma troppo coinvolti e invadenti.

In definitiva, un genitore per mantenere un buon rapporto con un figlio ormai adulto, deve accettare che è possibile che non faccia le cose come lui, che la pensi in modo anche molto diverso, che non reagisca agli eventi come farebbe lui, che non seguirà il suo esempio, per quanto si provi a guidarlo. Che non sarà, insomma, quello che ci si aspettava sarebbe stato.

Tuttavia, se si riesce a essere di mentalità aperta, paziente, amorevole e flessibile, si potrà riuscire a tenere i propri figli vicini a sé per il resto della vita. Non è forse questo, quello che conta di più?