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Un trasferimento, l’inizio dell’università o del lavoro, un cambiamento significativo nelle relazioni personali e sociali, sono eventi che modificano la routine quotidiana e costringono a ridefinire abitudini consolidate. Ma questi “momenti di discontinuità” possono anche diventare occasioni per adottare comportamenti più sostenibili nei giovani?

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È la domanda al centro di uno studio pubblicato su PLOS Climate da Kaloyan Mitev e colleghi, che ha indagato come i grandi cambiamenti di vita influenzino le scelte pro-ambientali dei giovani adulti.

L’idea di partenza è nota in psicologia ambientale come ipotesi della discontinuità dell’abitudine: quando il contesto quotidiano si interrompe, le abitudini diventano più fragili, e dunque più facili da modificare.

Gli autori si sono concentrati su due “momenti di cambiamento” molto diversi: uno imposto dall’esterno, la pandemia, e uno più naturale nel percorso biografico, il passaggio dalla scuola superiore all’università. Entrambi rappresentano, a modo loro, rotture con la routine precedente.

Due esperimenti naturali

Per studiare questi effetti, i ricercatori hanno condotto due indagini parallele su giovani britannici di età compresa tra i 16 e i 24 anni.

Nel primo studio, dedicato alla pandemia, ai partecipanti è stato chiesto di ricordare come si comportavano prima del lockdown, e di confrontarlo con le proprie abitudini durante e dopo le restrizioni. Sono stati presi in considerazione comportamenti come l’attivismo ambientale, il consumo etico, il modo di spostarsi, la quantità di cibo sprecato e l’assunzione di prodotti animali.

Il secondo studio ha invece seguito studenti che avevano appena iniziato l’università, chiedendo loro di descrivere le proprie abitudini ecologiche prima e dopo il trasferimento. Anche in questo caso, l’obiettivo era osservare se – e come – il cambiamento di contesto avesse influenzato le scelte quotidiane legate all’ambiente.

Effetti contrastanti: quando il contesto cambia, non tutto cambia allo stesso modo

I risultati mostrano un quadro sfaccettato. Durante la pandemia, molti giovani hanno ridotto lo spreco alimentare e mangiato meno carne e derivati animali. Allo stesso tempo, però, l’attivismo ambientale e gli spostamenti attivi – come andare a piedi o in bicicletta – sono diminuiti, complice la chiusura di scuole, università e luoghi pubblici.

La transizione universitaria ha prodotto effetti in parte diversi. Chi si è trasferito per studiare tendeva a mostrare una maggiore attenzione ai comportamenti sostenibili in casa e, come nel caso della pandemia, a ridurre il consumo di carne. Tuttavia, sono diminuiti sia l’attivismo sia il consumo “etico” (per esempio l’acquisto di prodotti locali o certificati), probabilmente per ragioni pratiche o economiche legate alla vita da studenti.

Insomma, un cambiamento di vita non spinge automaticamente nella direzione “verde”: alcune abitudini migliorano, altre si indeboliscono. Dipende da quanto il nuovo contesto renda facili o difficili certi comportamenti.

Il ruolo dei valori e delle convinzioni

Oltre al comportamento osservabile, i ricercatori hanno indagato cosa spinge i giovani a fare scelte più sostenibili. Si sono concentrati su due dimensioni psicologiche: i valori di auto-trascendenza – cioè l’importanza attribuita al benessere altrui e dell’ambiente – e le attitudini ambientali, ovvero quanto una persona si sente coinvolta e responsabile rispetto ai temi ecologici.

Entrambe le componenti si sono rivelate importanti, ma in modo selettivo. Chi mostrava valori di auto-trascendenza più forti tendeva, in generale, a ridurre maggiormente il consumo di prodotti animali. Nel gruppo universitario, questi stessi valori si collegavano anche a una maggiore cura dei comportamenti domestici sostenibili, come ridurre gli sprechi o gestire meglio l’energia.

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Le attitudini ambientali sembravano agire da ponte: in alcuni casi, soprattutto tra gli studenti, esse mediavano il legame tra valori profondi e comportamenti concreti. In altri casi, come durante la pandemia, il legame era più debole.

Gli autori hanno anche verificato se i “momenti di cambiamento” potessero risvegliare valori ecologici pre-esistenti, un fenomeno definito self-activation. Solo nel caso dell’ingresso all’università questa ipotesi ha trovato un certo riscontro: chi aveva già una sensibilità ambientale più alta ha reagito al cambiamento riducendo più marcatamente il consumo di carne. Nel caso della pandemia, invece, l’effetto non è emerso con chiarezza.

Le abitudini e il contesto: un equilibrio delicato

Nel complesso, lo studio suggerisce che i momenti di svolta nella vita possono davvero rappresentare finestre di opportunità per incoraggiare comportamenti più sostenibili, ma non in modo automatico.

Le abitudini che dipendono fortemente dall’ambiente fisico o sociale – come spostarsi a piedi o partecipare ad azioni collettive – risultano più vulnerabili ai vincoli esterni. Se mancano infrastrutture, tempo o risorse, anche la migliore delle intenzioni fatica a tradursi in pratica. Al contrario, i comportamenti più “domestici” e personali, come la gestione del cibo o la dieta, sembrano più suscettibili a cambiamenti duraturi quando la vita quotidiana si riorganizza.

Implicazioni per chi vuole promuovere la sostenibilità

Da un punto di vista applicativo, la ricerca indica, come sottolineano gli autori, una direzione interessante: intervenire nei momenti di transizione – come l’ingresso all’università, un cambio di lavoro o di città – può essere una strategia efficace per favorire stili di vita più ecologici.

È anche un invito per istituzioni e università a sfruttare questi passaggi per proporre programmi e ambienti che facilitino scelte sostenibili: mense con opzioni vegetali, sistemi di raccolta differenziata chiari, trasporti pubblici accessibili.

Infine, lo studio ricorda che i cambiamenti individuali non nascono nel vuoto. Valori e attitudini sono fondamentali, ma devono incontrare un contesto che li renda praticabili.

Quando questo accade – come nei casi in cui i giovani, trovandosi per la prima volta autonomi, riscoprono il potere delle proprie scelte quotidiane – i “momenti di cambiamento” possono trasformarsi davvero in momenti di svolta anche per il pianeta.

 

Riferimento bibliografico

Mitev K, Whitmarsh L, Gattis M, Nash N.
Shifting horizons: Significant life events and pro-environmental behaviour change in early adulthood.
PLOS Clim (2025).

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