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Il sempre più rilevante e invasivo utilizzo dei social media da parte degli adolescenti in tutto il mondo, porta all’urgenza di ricerche che ne definiscano l’impatto in termini di salute mentale e verifichino il possibile collegamento con la crescita dei casi di depressione, ansia e altri disturbi mentali.

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Una nuova revisione della letteratura scientifica, condotta da esperti delle conseguenze sanitarie dei comportamenti e delle pratiche della Texas A&M University School of Public Health, fa luce su queste tendenze — il lato positivo, quello negativo e i possibili legami tra i due — e propone nuove strategie per le politiche pubbliche e la progettazione degli ambienti digitali.

“Sappiamo che le connessioni sociali, anche quelle online, possono rafforzare la salute mentale di alcuni adolescenti, ma c’è ancora molto che non comprendiamo su come queste amicizie e interazioni influenzino il loro benessere complessivo” ha spiegato Tyler Prochnow, professore associato del Dipartimento di Comportamento Sanitario.

Utile o dannoso? Una situazione complessa

Per capire meglio la questione, Prochnow e i suoi colleghi di Texas A&M, insieme a ricercatori dell’Arizona State University, della UCLA e della Obra D. Tompkins High School in Texas, hanno condotto una revisione sistematica della letteratura scientifica nel gennaio 2024.

I risultati, pubblicati sulla rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, hanno preso in esame 3.745 articoli, dei quali solo 23 rispettavano i criteri di analisi, concentrandosi sulla relazione tra connessioni sociali online e salute mentale tra i 10 e i 18 anni.

Le ricerche analizzate riguardavano soprattutto supporto sociale online, confronto sui social media, condivisione con amici virtuali e auto-rivelazione positiva. Gli indicatori di salute mentale osservati erano prevalentemente sintomi di depressione e ansia.

“La ricerca mostra che le connessioni online possono sia aiutare che danneggiare la salute mentale degli adolescenti,” ha sottolineato il professor Prochnow. “Chi interagisce attivamente può ricevere aiuto e sostegno, ma chi resta passivo, limitandosi a scorrere i contenuti, rischia effetti negativi.”

Comprendere le connessioni sociali online

Basandosi sul quadro concettuale del Surgeon General statunitense in materia di connessione sociale, il gruppo di ricercatori ha analizzato tre dimensioni fondamentali: struttura, funzione e qualità.

La struttura riguarda il numero di relazioni online, con chi vengono mantenute (amici, familiari, conoscenti) e la frequenza delle interazioni.

La funzione indica quanto gli adolescenti possono contare su questi contatti per supporto emotivo, informativo o semplice compagnia.

La qualità valuta quanto le relazioni siano positive, utili e soddisfacenti.

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La revisione ha evidenziato che le connessioni online possono costituire una rete di sicurezza per chi si sente vulnerabile, ma che le persone depresse tendono ad avere reti più piccole e minori sensazioni di appartenenza.

Le amicizie virtuali, però, possono rafforzare l’autostima e la fiducia sociale di chi fatica nei rapporti dal vivo.

Condividere informazioni e messaggi online in modo attivo rafforza i legami e aumenta la felicità, ma condividere continuamente preoccupazioni può portare a una spirale di pensieri negativi (co-ruminazione) e a un incremento dei sintomi depressivi.

In alcuni casi, cercare aiuto solo online — senza rivolgersi a persone reali — è stato associato a un rischio più alto di pensieri suicidari.

Infine, sul piano qualitativo, interazioni positive prolungano le emozioni positive, mentre le esperienze negative hanno l’effetto opposto. Il sostegno di amici virtuali può ridurre la depressione, ma il confronto con i post altrui può generare insoddisfazione e peggiorare l’umore.

Costruire fiducia e sicurezza online

A partire dai risultati, i ricercatori hanno sviluppato raccomandazioni basate sui “Sei Pilastri per promuovere la connessione sociale” del Surgeon General degli Stati Uniti, adattandoli al contesto digitale.

  1. Rafforzare le infrastrutture sociali locali: creare spazi digitali che favoriscano appartenenza e scopo comune, come avviene nei videogiochi cooperativi.
  2. Promuovere politiche pubbliche pro-connessione: incoraggiare un uso attivo e consapevole dei social, limitando il “doom scrolling” (l'azione di scorrere compulsivamente e per lungo tempo i feed dei social media o le notizie online alla ricerca di contenuti negativi) e l’uso passivo.
  3. Coinvolgere il settore sanitario: fornire strumenti per riconoscere i rischi e promuovere un uso sano delle piattaforme.
  4. Riformare gli ambienti digitali: dare ai giovani maggior controllo sui propri dati e strumenti di sicurezza più efficaci.
  5. Approfondire la conoscenza: finanziare ricerche e sensibilizzare l’opinione pubblica sul legame tra connessioni online e salute mentale.
  6. Coltivare una cultura della connessione: promuovere gentilezza, rispetto ed empatia per rendere gli spazi digitali più sicuri e ridurre fenomeni come il bullismo.

“In definitiva,” conclude il professor Prochnow, “man mano che le tecnologie digitali evolvono, dobbiamo sviluppare strategie per massimizzare i benefici e ridurre i rischi. Il nostro studio offre una possibile via da seguire.”


Riferimento bibliografico

Tyler Prochnow et alii. Virtual Bonds; Real Emotions: Systematic Review Exploring
Online Social Connections and Adolescent Mental Health.
 
Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking (2025).

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