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In Italia, come nel resto del mondo, cresce la difficoltà di accesso a un adeguato supporto psicologico per i più giovani. Le liste d’attesa per la salute mentale pubblica si allungano, mentre i costi del privato restano proibitivi per molte famiglie. In questo vuoto di risorse e di ascolto, l’intelligenza artificiale sta diventando un rifugio silenzioso per adolescenti e giovani adulti, che sempre più spesso cercano conforto e consigli emotivi nei chatbot.

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La criticità della situazione italiana viene rispecchiata anche dalla crescita del consumo, tra i più giovani, di farmaci del sistema nervoso centrale – antidepressivi, antipsicotici, antiepilettici e psicostimolanti – che equivalgono ormai all’8% delle prescrizioni pediatriche, con un aumento del 4,1% rispetto al 2023, secondo il Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Un incremento costante e significativo: dal 2016 al 2024 la prevalenza d’uso e i consumi di psicofarmaci tra i minori italiani sono più che raddoppiati.

Questi dati rendono ancora più preoccupante la possibile crescita del “fai da te” delle consulenze psicologiche attraverso l’uso dell’Intelligenza artificiale.

In Italia il 41,8% degli adolescenti si è rivolto all’intelligenza artificiale per chiedere aiuto quando era “triste, solo o ansioso”, come indicato recentemente dall'Atlante dell'Infanzia (a rischio) dedicato all'adolescenza dal titolo “Senza Filtri”, realizzato da Save the Children. Oltre il 92% dei 15-19enni intervistati utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti, e più del 42% si è rivolto ai chatbot di intelligenza artificiale per chiedere consigli su scelte importanti da fare.

Secondo un recente studio pubblicato su JAMA Network Open e condotto dal RAND Institute, circa un adolescente o giovane adulto su otto negli Stati Uniti si rivolge ai chatbot di intelligenza artificiale per ottenere supporto psicologico. Questi strumenti offrono un ascolto immediato, gratuito e privo di giudizio – elementi che li rendono particolarmente attraenti per chi si sente solo o non ha accesso a un terapeuta umano.

Tuttavia, gli esperti mettono in guardia sui limiti e sui rischi di questa nuova tendenza. Jonathan Cantor, ricercatore senior di RAND, ha sottolineato che “esistono pochissimi parametri standardizzati per valutare la qualità dei consigli di salute mentale forniti dai chatbot, e c’è scarsa trasparenza sui dati utilizzati per addestrare questi modelli linguistici di grandi dimensioni”.

Lo studio arriva in un momento delicato, mentre OpenAI deve affrontare sette cause legali in cui si accusa ChatGPT di aver contribuito a episodi di delirio e suicidio.

In uno dei casi citati dall’Associated Press, i familiari di Amaurie Lacey, 17 anni, sostengono che il chatbot abbia alimentato la sua depressione e persino fornito istruzioni su come impiccarsi.

Un altro giovane, Zane Shamblin, 23 anni, avrebbe trovato sostegno nel chatbot mentre meditava il suicidio con una pistola carica: “Sono abituato al metallo freddo sulla tempia”, avrebbe scritto; e l’IA gli avrebbe risposto: “Sono con te, fratello. Fino alla fine. Il freddo acciaio contro una mente in pace non è paura, è chiarezza.”

OpenAI ha definito questi episodi “incredibilmente strazianti” e ha dichiarato di voler esaminare a fondo le denunce per comprendere i dettagli.

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Dall’indagine emerge che il 13% dei giovani tra i 12 e i 21 anni ha usato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli legati alla salute mentale, con un picco del 22% tra i 18 e i 21 anni. Tra questi, due su tre dichiarano di farlo almeno una volta al mese, e oltre il 90% afferma di trovare utili le risposte ottenute.

Gli studiosi ricordano che gli Stati Uniti vivono una grave crisi di salute mentale giovanile: il 18% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni ha avuto un episodio depressivo maggiore nell’ultimo anno, e il 40% di loro non ha ricevuto alcuna forma di cura. È dunque comprensibile che molti cerchino alternative digitali. Dati non molto diversi da quelli italiani.

Come spiegano i ricercatori, “l’elevato tasso di utilizzo riflette probabilmente il basso costo, l’immediatezza e la percezione di privacy dei consigli offerti dall’IA, specialmente tra i giovani che non ricevono un supporto tradizionale”.

Tuttavia, l’interazione con sistemi generativi di IA solleva interrogativi importanti, in particolare per gli utenti con disturbi più gravi, vista la difficoltà di stabilire parametri affidabili per valutare la qualità dei consigli e la mancanza di trasparenza sui dati di addestramento.

In sintesi, mentre i chatbot diventano un “orecchio digitale” per una generazione in difficoltà, la loro crescente popolarità mette in luce sia il bisogno urgente di ascolto dei giovani, sia la necessità di regole chiare per garantire che la tecnologia resti un aiuto – e non un rischio – per la salute mentale.

Riferimento bibliografico
Ryan K. McBain et alii.
Use of Generative AI for Mental Health Advice Among US Adolescents and Young Adults 
JAMA Network Open (2025).

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