Per preadolescenti e adolescenti, essere popolari o benvoluti è molto importante. Ma anche i giovani adulti attribuiscono un certo peso a come vengono percepiti all’interno del gruppo, con le inevitabili conseguenze in termini di autostima, benessere psicologico e capacità relazionali.

“Se pensi di essere popolare, questo si riflette nel modo in cui ti comporti con gli sconosciuti” spiega la psicologa dello sviluppo Nina Chmielowice-Szymanski, della Radboud University.
La ricercatrice nei suoi studi si è concentrata in particolare sulle interazioni tra giovani adulti dai 18 ai 25 anni all’interno dei cosiddetti “peer group”, cioè gruppi di coetanei che si incontrano, ad esempio, durante un corso di studi o in un club sportivo.
Secondo la Chmielowice-Szymanski, “tra gli scienziati esiste talvolta l’idea che la popolarità non sia più un fattore rilevante in questa fascia d’età”. Molti ricercatori, infatti, si concentrano principalmente sulle amicizie e sulle relazioni sentimentali in riferimento ai giovani adulti.
Tuttavia, lo studio mostra che essere popolari o essere benvoluti resta importante anche per ragazzi che si stann avviando a un'età più matura. La differenza tra le due cose? La popolarità riguarda lo status all’interno del gruppo, mentre essere benvoluti ha a che fare con le relazioni individuali.
“In generale, i giovani adulti affermano che essere benvoluti è più importante che essere popolari,” spiega la ricercatrice. “Ma nel lavoro o nello sport, la popolarità sembra avere un peso maggiore rispetto all’ambito scolastico o alle amicizie. Forse perché in quei contesti si percepisce una maggiore competizione o gerarchia.”
La giovinezza adulta è un periodo caratterizzato da maggiore libertà rispetto all’adolescenza: si lascia la casa dei genitori, si scelgono studi o carriere. In questa fase, sentirsi parte di un gruppo può contribuire ad avere esperienze positive e rafforzare il senso di appartenenza.
Popolari da ragazzi, popolari anche da giovani adulti adulti?
Per la sua ricerca, Chmielowice-Szymanski ha utilizzato i dati del Nijmegen Longitudinal Study, che segue un gruppo di individui dalla prima infanzia per studiarne lo sviluppo. Ha raccolto nuovi dati quando i partecipanti avevano 24 e 25 anni.

Durante sessioni in videochiamata in gruppi di quattro coetanei, i partecipanti hanno giocato a diversi giochi, alcuni basati sulla cooperazione, altri sulla competizione. La psicologa ha osservato i loro comportamenti, valutandoli in base a atteggiamenti positivi, negativi, leadership e dominanza.
Nonostante lo studio non permetta di stabilire un legame causale tra la popolarità adolescenziale e il comportamento sociale nella giovane età adulta, sono emersi degli schemi di comportamento e reazione interessanti.
“Chi era popolare da piccolo tende a comportarsi in modo più prosociale da giovane adulto,” spiega la ricercatrice.
“Questo significa, ad esempio, essere cordiali o coinvolgere attivamente gli altri nelle conversazioni. Chi era popolare da adolescente mostra comportamenti simili, ma anche una certa tendenza a comportamenti coercitivi o aggressivi.”
Secondo Chmielowice-Szymanski, ciò suggerisce che i modelli di comportamento nei gruppi restano abbastanza stabili nel corso della vita. Tuttavia, sarà necessario ulteriore studio per capire quanto questi fattori influenzino il benessere personale.
“Questi risultati invitano altri ricercatori a esaminare più a fondo lo status sociale nei giovani adulti”.
“Come si collega la popolarità all’interno di un gruppo con le altre relazioni sociali, come quelle familiari o amicali? È possibile che una persona senza un migliore amico sia comunque felice, grazie a buone relazioni in ambito lavorativo o scolastico. E anche chi non è particolarmente popolare può comunque essere molto felice” conclude la studiosa.





