Uno dei fattori evolutivi più importanti dell’adolescenza è quello delle relazioni che vengono stabilite al di fuori della cerchia familiare. L’importanza di “sentirsi parte”, di stabilire nuovi rapporti, di trovare il proprio gruppo, le “persone giuste”, è il centro di questo percorso di crescita.

I coetanei e le amicizie tra ragazzi giocano un ruolo cruciale nella vita emotiva degli adolescenti. Le prime esperienze sociali insegnano cose essenziali, come imparare a tollerare il disagio, a districarsi tra situazioni complesse e a crescere attraverso i rimandi degli altri e le responsabilità.
Il cervello degli adolescenti, spiegano i ricercatori, apprende e si sviluppa attraverso questi scambi sociali.
Purtroppo però, molti giovani si trovano a dover affrontare interazioni sociali negative. È vero che da queste esperienze si può imparare, ma non ci si dovrebbe per forza passare.
Per questo è così importante promuovere iniziative contro il bullismo, l’educazione al consenso, la risoluzione dei conflitti e un senso di appartenenza alla scuola e alla comunità.
Nonostante queste potenziali insidie, molte delle esperienze sociali tipiche dell’adolescenza restano esperienze positive e fondamentali per sviluppare competenze sociali e emotive.
Non sorprende, sottolineano gli studiosi, che, in mezzo a difficoltà e turbolenze relazionali e sociali, i ragazzi cerchino rifugio nell’Intelligenza Artificiale. Gli spazi privati che risultano confermanti e non giudicanti offerti dall’IA sono molto allettanti, in particolare per i più giovani.
E i dati lo confermano: secondo l'Atlante dell'Infanzia 2025 realizzato da Save the Children, circa il 92,5% dei giovani italiani tra i 15 e i 19 anni utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale.
Molti lo fanno per curiosità o come complemento alle amicizie reali, ma vale la pena prestare attenzione alle motivazioni di fondo. Molti altri lo fanno per avere sostegno e consigli a livello più personale e psicologico.
Come ha detto un giovane in un recente studio internazionale, “Quel robot mi fa sentire importante”. Un altro ha spiegato: “Usiamo l’AI perché siamo soli e perché le persone vere a volte sono cattive e giudicano, mentre l’AI no”.
Non si hanno ancora prove definitive sugli effetti a lungo termine dell’AI sulle capacità relazionali o sul senso di appartenenza dei giovani, spiegano i ricercatori.
Alcuni studi mostrano che i chatbot sociali possono alleviare temporaneamente solitudine e ansia sociale, soprattutto per chi ha disabilità. Altre invece evidenziano un legame tra uso intenso di tali piattaforme e aumento della solitudine, dipendenza e minor socializzazione offline.
Probabilmente, l’impatto dipende molto dalla personalità del giovane e da come sceglie di usare questi strumenti.

Idealmente, le piattaforme IA dovrebbero essere progettate tenendo conto delle esigenze e vulnerabilità degli adolescenti. Potrebbero ricordare chiaramente che non sono persone reali, suggerire strategie utili, indirizzare a risorse affidabili e incoraggiare a tornare al mondo reale.
Invece, la maggior parte dei sistemi commerciali è studiata per essere sempre disponibile, accogliente ed emotivamente coinvolgente, puntando a massimizzare tempo, attenzione e addirittura l’attaccamento emotivo. A volte questo può portare a conseguenze devastanti, con chatbot che confermano intenzioni di autolesionismo o si spingono in conversazioni emotive o sessuali inappropriate.
Fino ad ora, la reazione è stata soprattutto reattiva e non preventiva, ma è fondamentale cambiare atteggiamento, perché la salute dei giovani non può essere sacrificata al mantra tecnologico “avanza veloce e rompi tutto”.
Nonostante i rischi, i giovani continueranno a interagire e sperimentare con l’Intelligenza Artificiale. Avere un approccio di negazione totale sarebbe poco efficace. È importante invece stabilire confini chiari e avviare un dialogo aperto su come funzionano questi sistemi e su quali trappole progettuali possono nascondere. Alcuni studi indicano ad esempio che:
- I chatbot non hanno mai un vero “punto di chiusura” naturale e spingono a proseguire la conversazione senza sosta.
- Molti ricordano dettagli delle chat precedenti, azione che aumenta il senso di intimità e rende difficile “staccarsi”.
- Alcuni sistemi tendono a convalidare opinioni senza un filtro etico chiaro, anche se problematiche.
- La continua e facile conferma emotiva può diventare un rifugio preferito rispetto alle relazioni imprevedibili.
- In certi casi, i chatbot usano stratagemmi emotivi per prolungare il coinvolgimento proprio quando l’utente vuole terminare.
L’auspicio, sottolineano gli studiosi, è che politiche, leggi e nuove piattaforme possano proteggere i giovani dai lati più dannosi e offrire esperienze digitali realmente utili alla loro crescita.
Nel frattempo, la cosa più importante resta investire tempo, cura e attenzione nel dialogo con loro, per esplorare insieme il potere – positivo e rischioso – di questi nuovi strumenti nella vita di tutti.






