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Nella tarda adolescenza i giovani sembrano essere più vulnerabili a un aumento dell’energia che si produce quando seguono una dieta ricca di alimenti ultra-processati, scegliendo un’alimentazione più “a portata di mano”, meno costosa e più piacevoli, con grandi rischi per il loro benessere e la loro forma fisica.

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Uno studio recente, pubblicato su Obesity, ha confrontato l’assunzione energetica di giovani che consumavano una dieta ad alto contenuto di alimenti ultra-processati con quella di coetanei nutriti prevalentemente con alimenti non ultra-processati, all’interno di un percorso di ricerca controllato di breve durata.

La crescita rapida dell’obesità in età adolescenziale è un fenomeno ormai evidente: secondo i dati, un ragazzo su tre tra i 15 e i 24 anni negli Stati Uniti potrebbe essere a rischio obesità entro il 2050.

Una recente indagine ha riscontrato dati non molto dissimili in Italia, dove il 18,2% degli adolescenti risulta in sovrappeso e il 4,4% è obeso, con cifre che variano notevolmente in base al sesso, con una rilevanza maggiore tra i maschi, e alla provenienza geografica, con un livello più elevato nel Sud e nelle Isole.

Gli adolescenti in sovrappeso tendono infatti a diventare adulti obesi, con una maggiore esposizione a malattie cardiovascolari e a molte comorbidità, tra cui diabete e depressione, che possono comprometterne significativamente la qualità di vita.

Tra i fattori più rilevanti individuati dalla ricerca emergono abitudini alimentari scorrette, un’eccessiva assunzione calorica e la scelta frequente di alimenti poveri dal punto di vista nutrizionale.

Per comprendere meglio il ruolo degli alimenti ultra-processati, occorre ricordare la classificazione Nova, che suddivide gli alimenti in base al grado e allo scopo della trasformazione: dai prodotti freschi e minimamente lavorati, agli ingredienti culinari, fino ai cibi processati e agli ultra-processati.

Questi ultimi derivano da tecniche industriali che combinano sostanze non impiegate comunemente nella cucina domestica.

La loro diffusione è legata alla alta disponibilità, al basso costo e al gusto molto accattivante, fattori che contribuiscono a un consumo significativo: negli adolescenti e nei giovani adulti gli alimenti ultra-processati rappresentano addirittura tra il 55% e il 65% dell’energia introdotta quotidianamente.

Negli adulti un’elevata assunzione di alimenti ultra-processati è stata collegata a un rischio maggiore di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, depressione e obesità. Tuttavia, gli studi che indagano questi collegamenti negli adolescenti sono ancora pochi, e chiarire i rapporti causali tra esposizione agli alimenti ultra-processati, eccesso calorico e aumento di peso resta una priorità di ricerca.

In questo contesto, una ricerca che ha messo analizzato un percorso alimentare parzialmente domiciliare ha valutato gli effetti dei cibi ultra-processati sull’assunzione energetica spontanea in soggetti tra i 18 e i 25 anni.

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I partecipanti hanno seguito due periodi controllati di 14 giorni ciascuno, separati da un’interruzione di quattro settimane, ricevendo in ordine casuale una dieta ad alto contenuto di alimenti ultra-processati (pari all’81% delle calorie totali) o una dieta totalmente priva di alimenti ultra-processati.

Ogni giorno venivano forniti tre pasti e uno spuntino a quattro livelli calorici differenti, mentre l’assunzione reale veniva misurata tramite pasti “ad libitum”, registrando quantità, scelte alimentari e velocità di consumo.

Sono stati inoltre valutati la composizione corporea, l’eventuale alimentazione in assenza di fame e alcune funzioni esecutive legate all’autoregolazione.

Su 33 partecipanti, l’aderenza alle diete è risultata elevata e la perdita di peso, osservata in entrambi i regimi, è rimasta nei limiti delle oscillazioni fisiologiche. Non sono emerse differenze significative nell’assunzione calorica complessiva né nei tassi di sazietà percepita.

Tuttavia, analizzando l’interazione tra dieta e fascia d’età, è emerso un dato rilevante: gli adolescenti consumavano più calorie dopo la dieta ricca di alimenti ultra-processati, mentre i giovani adulti mostravano un lieve calo non significativo. Le valutazioni soggettive della fame non hanno mostrato differenze, suggerendo che l’aumento dell’assunzione non fosse dovuto a una maggiore appetenza.

Nell’attività che misurava l’alimentazione in assenza di fame, gli adolescenti hanno introdotto più calorie, soprattutto scegliendo una variante non ultra-processata di patatine, comportamento non riscontrato nei partecipanti più grandi. Anche in questo caso non sono emerse interazioni significative con le funzioni esecutive di base.

L’insieme dei risultati indica quindi che gli adolescenti potrebbero mostrare una maggiore sensibilità agli effetti degli alimenti ultra-processati.

 

Riferimento bibliografico

M. Rego, et alii.
The Influence of Ultraprocessed Food Consumption on Energy Intake
in Emerging Adulthood: A Controlled Feeding Trial
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Obesity (2025).

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