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Per noi studenti italiani l'abolizione del cellulare a scuola è stato un vero e proprio shock. 

Un anno fa, presso la scuola che frequento, era già in vigore una normativa che vietava l'uso dei cellulari nel contesto scolastico.  

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Inutile dire che tutti hanno letto questa circolare, e nessuno l'ha seguita, o meglio: durante la lezione il cellulare era posto dentro lo zaino, ma nei cambi dell'ora o all'intervallo, noi tutti ragazzi lo utilizzavamo.

Sono d'accordo sul fatto che la mia generazione e, purtroppo, molto probabilmente quelle a seguire, saranno sempre più dipendenti da internet, da tutto ciò che ha una forma rettangolare e sprizza colori sgargianti; sono consapevole che anch'io sono dipendente dalla tecnologia,  soprattutto quando sono a casa da sola e vorrei un po' di compagnia, oppure quando salgo sull'autobus e mi metto le mie cuffiette con la musica ad alto volume per isolarmi dal mondo circostante. 

Sicuramente utilizzare per tanto tempo il cellulare non fa bene, è cento volte meglio leggere un libro, stare all'aria aperta o fare sport: è scientificamente dimostrato che questo oggetto può portare a una dipendenza tanto grave quanto il fumo o l'alcool, ma la dipendenza dalla tecnologia è meno evidente.

Sotto questo punto di vista, io stessa sono contraria all'uso degli smartphone a scuola, tuttavia vorrei provare a guardare la questione da un altro punto di vista.

Secondo il Ministro dell’Istruzione,  il cellulare ci è stato tolto per far sì che noi ragazzi imparassimo a relazionarci col prossimo in modo più semplice e spontaneo, perché "l'inclusione è importante ". 

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Però immaginiamo un ragazzo al primo giorno di scuola della prima superiore,  non conosce nessuno  ed è disorientato

Mi è stato da sempre detto che l'essere umano è predisposto per avere relazioni sociali  e, nella maggior parte dei casi, questo ragazzo appena entrerà in classe, non userà il cellulare per guardare i social ma cercherà di avere una semplice conversazione di circostanza con il suo compagno di banco, cercherà di presentarsi, descrivendo i suoi interessi.

Immaginiamo lo stesso scenario,  ma cambiando il soggetto: il ragazzo è una persona insicura e timida, con problemi nel relazionarsi.

Anche lui vorrebbe instaurare un rapporto con chi ha di fronte, ma farà più fatica e per il suo carattere potrebbe essere rifiutato dai nuovi compagni e in pochi giorni diventerà sempre più solo in una classe in cui per tutti è un ragazzino insignificante.  

In questo caso, avere con sé il cellulare lo salverà: troverà un riparo, si rifugerà per quei pochi minuti necessari per non cadere nel suo abisso

A volte accade di trovarsi in un posto, con persone con le quali ci si sente a disagio, essere costretto a rimanere e sentirsi in un vero e proprio inferno.

La scuola può trasformarsi in un mondo pieno di ansia e di stress e il cellulare può diventare un luogo in cui sentirsi sicuri e protetti.

Camilla Blondi
Camilla Blondi è lo pseudonimo di una studentessa che compirà quest'anno diciassette anni, suoi testi sono stati pubblicati su siti giornalistici sia generalisti sia di divulgazione per i più giovani.

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