Qualità dell’alimentazione e emergenza climatica sono strettamente collegate. I cibi ultra-processati sono dannosi per la salute e il sistema alimentare contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra. Questa doppia crisi – sanitaria e ambientale – solleva una domanda cruciale: è possibile promuovere un’alimentazione più sana facendo leva non solo sulla salute individuale, ma anche sulla sostenibilità ambientale? E, soprattutto, quale tipo di messaggio funziona meglio con i giovani adulti, che sembrano consumare in eccesso alimenti non sani?

Uno studio pubblicato su Preventive Medicine Reports affronta proprio questo interrogativo attraverso un esperimento randomizzato condotto negli Stati Uniti su oltre 1.700 giovani tra i 18 e i 25 anni.
Perché parlare ai giovani in modo diverso
I giovani del nostro paese consumano in eccesso carni rosse, cibi ultra processati, poca verdura e troppi zuccheri, mettendo a rischio il loro benessere fisico. Una dieta poco equilibrata è ancora più diffusa negli Stati Uniti, dove la letteratura scientifica ha già mostrato che la qualità dell’alimentazione è insoddisfacente in tutte le fasce di età, ma particolarmente bassa tra i giovani adulti.
Questa fase della vita è decisiva: si consolidano abitudini che tendono a durare nel tempo e che influenzano il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e altre patologie croniche negli anni successivi.
Tradizionalmente, le campagne di educazione alimentare hanno puntato quasi esclusivamente sui rischi per la salute: obesità, infarto, tumori. Tuttavia, diversi studi suggeriscono che i giovani attribuiscono meno importanza alla salute rispetto alle generazioni più mature. Al contrario, mostrano una forte sensibilità verso i temi ambientali e la crisi climatica.
Da qui nasce l’idea di utilizzare quella che alcuni studiosi definiscono una “stealth intervention”, un intervento “in incognito”: parlare di sostenibilità ambientale per ottenere, indirettamente, un miglioramento della salute. In fondo, molte scelte alimentari che fanno bene al pianeta – come ridurre la carne rossa o le bevande zuccherate – fanno bene anche al corpo.
Un esperimento su quattro tipi di messaggio
Lo studio ha coinvolto 1.732 giovani adulti statunitensi, reclutati online nel 2024. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a uno di quattro gruppi, ciascuno esposto a un diverso tipo di messaggio:
- messaggi centrati sulla sostenibilità ambientale;
- messaggi centrati sulla salute;
- messaggi che combinavano sostenibilità e salute;
- messaggi di controllo, su temi neutri (come la sicurezza informatica), non legati al cibo.
I ricercatori hanno scelto quattro “sostituzioni” alimentari semplici ma strategiche, già note per avere benefici sia sanitari sia ambientali:
- sostituire manzo e maiale con pollo o opzioni vegetariane;
- sostituire il latte vaccino con bevande vegetali;
- sostituire i succhi di frutta con frutta intera;
- sostituire le bevande zuccherate con acqua.
Ogni partecipante ha visualizzato messaggi relativi a queste sostituzioni, formulati secondo l’approccio assegnato (ambiente, salute o entrambi). Dopo ogni messaggio, veniva chiesto quanto lo trovasse efficace nel motivarlo a cambiare comportamento.
È importante sottolineare che l’esito misurato non era il cambiamento reale nella dieta, ma la “perceived message effectiveness”, cioè la percezione di efficacia del messaggio. Questa misura, validata in letteratura, è considerata un buon predittore della probabilità che un messaggio influenzi effettivamente il comportamento.
Cosa funziona davvero?
I risultati, spiegano i ricercatori, sono chiari: tutti i messaggi focalizzati su salute, sostenibilità o su entrambe sono stati percepiti come significativamente più efficaci rispetto ai messaggi neutri di controllo.
In altre parole, parlare di cibo in termini di impatto ambientale o di benefici per la salute funziona meglio che non parlarne affatto.
Ma emergono differenze interessanti a seconda della sostituzione proposta.
Per quanto riguarda la carne rossa e il latte, i tre tipi di messaggio – ambiente, salute, ambiente + salute – hanno mostrato un’efficacia percepita simile. Questo suggerisce che, su questi temi, i giovani adulti sono sensibili sia all’argomento sanitario sia a quello ambientale.

Diverso il caso delle bevande zuccherate e dei succhi di frutta. Per sostituire i succhi con frutta intera, i messaggi combinati (salute + ambiente) sono risultati più efficaci di quelli basati solo sulla sostenibilità. Per sostituire le bevande zuccherate con acqua, i messaggi centrati sulla salute – da soli o combinati con l’ambiente – hanno superato nettamente quelli basati solo sulla sostenibilità.
Questi dati suggeriscono che non tutti gli alimenti evocano la stessa sensibilità ambientale. È plausibile che i giovani percepiscano più chiaramente l’impatto climatico della carne rispetto a quello di una bibita zuccherata. Di conseguenza, l’argomento ambientale da solo potrebbe non essere sufficiente quando si parla di soft drink.
Un messaggio doppio è più forte?
Uno degli aspetti più interessanti dello studio, spiegano gli autori, riguarda l’efficacia dei messaggi combinati. In alcuni casi – come per succhi e bevande zuccherate – l’approccio “salute + ambiente” ha ottenuto risultati superiori rispetto a uno solo dei due argomenti.
Questo conferma l’ipotesi che un messaggio integrato possa rafforzare la motivazione, offrendo più di una ragione per cambiare. Non si tratta solo di proteggere il proprio cuore o di ridurre le emissioni di CO₂, ma di fare entrambe le cose con una singola scelta quotidiana.
Tuttavia, le differenze tra i vari tipi di messaggio non sono state sempre ampie. Per carne e latte, ad esempio, non si sono osservati vantaggi significativi del messaggio combinato rispetto ai messaggi singoli.
Punti di forza e limiti
Lo studio presenta diversi punti di forza: un ampio campione, un disegno randomizzato, un’analisi statistica rigorosa. Inoltre, amplia il campo di indagine oltre la carne, includendo bevande zuccherate e succhi, spesso trascurati negli studi sulla sostenibilità alimentare.
Restano però alcuni limiti. In primo luogo, è stata misurata solo la percezione di efficacia, non il comportamento reale. Sapere che un messaggio “convince” non significa necessariamente che porterà a un cambiamento concreto nel piatto. Serviranno studi longitudinali o interventi sul campo per verificarlo.
Inoltre, i messaggi combinati erano leggermente più lunghi degli altri: non si può escludere che parte della maggiore efficacia dipenda anche da questo fattore. Infine, lo studio non ha analizzato se l’effetto dei messaggi vari in base alle abitudini alimentari preesistenti, come il vegetarianismo.
Cosa si può imparare da questa ricerca statunitense?
Innanzitutto, che la comunicazione alimentare può essere ripensata in chiave integrata, superando la tradizionale dicotomia tra salute e ambiente. In un Paese dove la dieta mediterranea è spesso rappresentata come patrimonio culturale e modello salutare, collegare esplicitamente le scelte alimentari alla sostenibilità potrebbe rafforzare la motivazione dei giovani.
In secondo luogo, i risultati suggeriscono che il messaggio va calibrato con attenzione. Per ridurre il consumo di carne rossa, l’argomento climatico può essere potente. Per limitare le bevande zuccherate, invece, l’accento sui danni alla salute sembra più incisivo.
Infine, emerge un messaggio di fondo: i giovani non sono indifferenti, ma rispondono quando vengono interpellati su valori che sentono propri. La sostenibilità ambientale, per molti di loro, non è un tema astratto ma una questione identitaria.
In un’epoca segnata da crisi interconnesse, anche un semplice gesto – scegliere acqua invece di una bibita zuccherata, legumi invece di carne rossa – può diventare, come spiegano gli studiosi, un atto di cura verso sé stessi e verso il pianeta.






