Info: info@ubiminor.org  |  Segnalazioni: notizie@ubiminor.org  |  Proposte: redazione@ubiminor.org

 facebook iconinstagram iconyoutube icon

In Italia, i livelli di sedentarietà tra i giovani rimangono elevati, pur mostrando un calo negli ultimi anni. Riguarda due giovani fino ai 24 anni su dieci. Il drop-out sportivo, inoltre, è significativo: circa uno su quattro, crescendo, ha interrotto gli allenamenti e la partecipazione a attività sportive.

20260304 mindcr 1

Molti adolescenti italiani si muovono meno di quanto raccomandato, trascorrono molte ore seduti e presentano livelli di forma fisica inferiori rispetto ai coetanei del Nord Europa. Allo stesso tempo, aumentano i segnali di disagio psicologico, dall’ansia alla scarsa autostima.

In questo scenario, analizzare e comprendere come si influenzano reciprocamente corpo e mente non è un esercizio accademico, ma una priorità allo stesso tempo educativa e sanitaria.

Uno studio recente condotto in Spagna offre spunti preziosi anche per il nostro Paese: suggerisce che la forma fisica e la fiducia nelle proprie capacità si alimentano reciprocamente durante l’adolescenza.

Lo studio, intitolato “Mutual associations between self-efficacy and physical fitness in Spanish adolescents: The EHDLA study”, è stato pubblicato sulla rivista Pediatric Investigation e coordinato da José Francisco López-Gil insieme a un gruppo internazionale di ricercatori. L’indagine si inserisce nel progetto Eating Habits and Daily Living Activities Study (EHDLA), che analizza abitudini alimentari e stili di vita degli adolescenti nella regione di Murcia.

Perché la forma fisica conta più di si pensi

Quando si parla di forma fisica non ci si riferisce solo all’aspetto estetico o alla performance sportiva. La letteratura scientifica considera la fitness un vero e proprio indicatore di salute globale, capace di riflettere il funzionamento integrato di sistemi fondamentali: cardiovascolare, respiratorio, muscolare, metabolico e perfino neuropsicologico. In età evolutiva, livelli adeguati di resistenza cardiorespiratoria e forza muscolare sono associati a un minor rischio futuro di malattie croniche come diabete di tipo 2, ipertensione e patologie cardiovascolari.

Eppure, negli ultimi decenni si è osservato un declino progressivo di alcune componenti della fitness nei bambini e negli adolescenti europei. In Spagna, come in Italia, i livelli medi risultano inferiori rispetto ai parametri di riferimento dei Paesi nordici. Questo non è solo un dato sportivo: è un segnale di vulnerabilità sanitaria a lungo termine.

L’altra metà dell’equazione: l’autoefficacia

Accanto alla dimensione fisica, lo studio si concentra su un costrutto psicologico chiave: l’autoefficacia. Il concetto, introdotto da Albert Bandura negli anni Settanta, indica la convinzione di essere in grado di affrontare con successo situazioni impegnative e di raggiungere gli obiettivi prefissati. Non è semplice ottimismo: è una percezione concreta di competenza personale, sottolineano i ricercatori.

Durante l’adolescenza, fase di ridefinizione dell’identità e delle relazioni sociali, l’autoefficacia assume un ruolo cruciale. Influenza le scelte, la perseveranza, la gestione dello stress, la capacità di resistere alle pressioni negative. Numerosi studi hanno mostrato che adolescenti con elevata autoefficacia tendono ad adottare più facilmente comportamenti salutari, dall’attività fisica a un’alimentazione equilibrata.

La domanda alla base della ricerca spagnola è semplice ma ambiziosa: è la buona forma fisica a rafforzare la fiducia in sé, oppure è la fiducia in sé a favorire migliori prestazioni fisiche?

Lo studio: chi sono i ragazzi coinvolti

La ricerca ha coinvolto 618 adolescenti tra i 12 e i 17 anni, iscritti a tre scuole secondarie della Valle de Ricote, nella regione di Murcia. Il campione comprendeva il 43,5% di ragazzi e il 56,5% di ragazze.

La forma fisica è stata valutata con una batteria di test standardizzati (ALPHA-FIT), che misurano diverse componenti: flessibilità (sit-and-reach), velocità-agilità (navetta 4x10 metri), resistenza cardiorespiratoria (test navetta sui 20 metri), forza muscolare degli arti superiori (handgrip) e inferiori (salto in lungo da fermo). L’autoefficacia è stata invece rilevata tramite la versione spagnola della General Self-Efficacy Scale, adattata su scala da 1 a 10 per ciascuna delle dieci affermazioni.

I ricercatori hanno tenuto conto anche di numerosi fattori potenzialmente influenti: età, sesso, livello socioeconomico familiare, indice di massa corporea, attività fisica settimanale, comportamenti sedentari, durata del sonno ed energia introdotta con l’alimentazione. Questo approccio, spiegano gli autori, rafforza la solidità dei risultati.

20260304 mindcr 3

Un legame bidirezionale, anche se non forte

I risultati mostrano associazioni statisticamente significative – seppur di entità modesta – tra autoefficacia e diverse componenti della fitness, in particolare la resistenza cardiorespiratoria, la forza degli arti inferiori e la velocità-agilità. In altre parole, gli adolescenti più resistenti, più potenti nel salto e più rapidi nei cambi di direzione tendono a percepirsi anche come più capaci di affrontare le sfide della vita.

Ma il dato più interessante emerge quando si analizza la relazione nella direzione opposta. Gli stessi modelli statistici mostrano che livelli più elevati di autoefficacia predicono a loro volta migliori prestazioni nelle medesime prove fisiche. È qui che prende forma l’idea centrale dello studio: mente e corpo si rafforzano a vicenda in un circolo virtuoso.

Non tutte le dimensioni, però, mostrano lo stesso andamento. La forza della presa manuale e la flessibilità non risultano significativamente associate all’autoefficacia globale. Questo potrebbe dipendere dal fatto che alcune prove, come l’handgrip, sono meno visibili o meno centrali nell’esperienza motoria quotidiana degli adolescenti, e quindi meno collegate alla percezione generale di competenza.

Perché succede? Le possibili spiegazioni

Le interpretazioni proposte dagli autori si rifanno in parte alla teoria socio-cognitiva di Bandura. Secondo questo modello, l’autoefficacia si costruisce attraverso quattro fonti principali: le esperienze di successo, l’osservazione di modelli simili a sé, l’incoraggiamento sociale e la percezione dei propri stati fisici ed emotivi.

Un adolescente che migliora nella corsa o nel salto accumula esperienze di padronanza: sente che l’impegno produce risultati. Questo rafforza la fiducia nelle proprie capacità non solo sportive ma più in generale. Al contrario, chi si percepisce competente è più incline a impegnarsi, a perseverare di fronte alla fatica e a interpretare lo sforzo fisico non come una minaccia ma come una sfida gestibile.

Anche il contesto sociale gioca un ruolo. In adolescenza il gruppo dei pari, il sostegno degli insegnanti di educazione fisica e il clima familiare possono amplificare o indebolire il legame tra percezione di sé e comportamento motorio. La dimensione relazionale può trasformare un semplice esercizio in un’esperienza di crescita personale.

Implicazioni per la scuola e per la salute pubblica

Pur trattandosi di uno studio trasversale – che quindi non consente di stabilire un nesso causale definitivo – i risultati a detta degli studiosi suggeriscono una direzione chiara per le politiche educative. Non basta aumentare le ore di attività fisica se non si lavora anche sulla dimensione psicologica. Allo stesso modo, interventi mirati solo all’autostima rischiano di essere meno efficaci se non trovano un riscontro concreto nell’esperienza corporea.

Per la scuola italiana, spesso alle prese con tagli di orario e carenza di spazi adeguati, questo messaggio può essere forte: l’educazione fisica non è un lusso né una pausa ricreativa, ma un laboratorio integrato di salute fisica e mentale. Programmi che combinino esercizi progressivi di resistenza e forza con strategie di definizione degli obiettivi, feedback costruttivi e valorizzazione dei piccoli successi potrebbero generare benefici doppi.

Sul piano della prevenzione, investire precocemente su fitness e autoefficacia significa gettare le basi per uno stile di vita attivo in età adulta. L’adolescenza rappresenta una finestra critica: abitudini e convinzioni maturate in questi anni tendono a stabilizzarsi nel tempo.

Per i giovani italiani, spesso intrappolati tra sedentarietà digitale e pressioni performative, il messaggio è incoraggiante. Non si tratta di diventare atleti, ma di sperimentare il proprio corpo come fonte di competenza e non di giudizio. Ogni miglioramento, anche piccolo, può tradursi in maggiore fiducia in sé; ogni incremento di fiducia può spingere a mettersi in gioco ancora.

In un’epoca in cui la salute mentale degli adolescenti è al centro dell’attenzione pubblica, ricordare che il corpo è parte della soluzione, e non solo del problema, concludono gli autori, può cambiare la prospettiva educativa. La vera sfida non è scegliere tra mente e muscoli, ma riconoscere che crescono insieme.

Riferimento bibliografico

Montenegro-Espinosa JA, Galan-Lopez P, Yañéz-Sepúlveda R, et alii.
Mutual associations between self-efficacy and physical
fitness in Spanish adolescents:  The EHDLA study
.
Pediatric Investigation (2026).

Accetto i Termini e condizioni