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Nel corso dell’adolescenza i ragazzi trascorrono più tempo con gli amici, costruendo, anche attraverso il confronto con loro, la propria identità. La cosiddetta “influenza dei pari” diventa un fattore cruciale. Viene spesso viene evocata per spiegare comportamenti problematici o rischiosi ma, in realtà, si tratta di un fenomeno molto più complesso e sfumato.

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Una ricerca recente ha cercato di comprendere meglio chi influenza davvero gli adolescenti e in quali ambiti della loro vita. Il risultato principale dello studio è semplice ma significativo: non tutti i coetanei influenzano gli stessi comportamenti. Gli amici più stretti e i compagni “popolari” esercitano infatti forme di pressione sociale diverse, che si manifestano in modi differenti a seconda delle situazioni.

La crescita dell’influenza dei coetanei

Nel passaggio dalla tarda infanzia all’adolescenza il mondo sociale dei ragazzi cambia profondamente. La supervisione degli adulti diminuisce progressivamente, mentre aumentano il tempo e le attività condivise con i compagni. Questo spostamento dell’attenzione verso il gruppo dei pari crea inevitabilmente nuove dinamiche di influenza reciproca.

Quando i ragazzi si trovano a dover gestire situazioni sociali nuove o ambigue, osservano il comportamento degli altri per capire come comportarsi. L’incertezza diventa quindi terreno fertile per il conformismo: adeguarsi agli altri riduce il rischio di sbagliare e di essere esclusi. A ciò si aggiungono cambiamenti tipici dello sviluppo adolescenziale, la ricerca di sensazioni intense e il desiderio di sperimentare ruoli diversi nella costruzione della propria identità.

L’adolescenza è quindi una fase in cui la pressione dei pari raggiunge probabilmente il suo punto massimo, perché coincide con un momento di forte esplorazione sociale e psicologica. Tuttavia questa influenza non proviene da una fonte unica. I ricercatori distinguono infatti due attori principali: gli amici più stretti e i coetanei popolari.

Amici intimi e compagni “di successo”: due forme diverse di influenza

Le amicizie rappresentano relazioni paritarie, fondate su reciprocità, fiducia e condivisione. I migliori amici trascorrono molto tempo insieme, condividono esperienze personali e costruiscono una forte intimità emotiva. In queste relazioni il legame si mantiene anche grazie alla somiglianza: interessi, atteggiamenti e comportamenti tendono ad avvicinarsi nel tempo.

Conformarsi agli amici più stretti può essere una strategia per proteggere la relazione, perché la somiglianza riduce i conflitti e aumenta le attività condivise. In altre parole, i ragazzi tendono spontaneamente a adattarsi agli amici con cui hanno un rapporto più profondo, proprio per mantenere l’armonia del legame.

Il gruppo dei pari funziona invece secondo logiche diverse. All’interno delle classi o dei gruppi sociali emergono gerarchie implicite: alcuni ragazzi acquisiscono maggiore visibilità, prestigio o popolarità. Diventano così modelli di riferimento, perché il loro comportamento definisce ciò che è considerato desiderabile o accettabile.

I compagni popolari influenzano gli altri soprattutto attraverso norme sociali implicite, cioè aspettative su come ci si dovrebbe comportare per essere accettati. Chi segue queste norme può ottenere approvazione e riconoscimento; chi se ne discosta rischia invece isolamento o esclusione. Per un adolescente, la prospettiva di essere escluso dal gruppo può essere particolarmente dolorosa, e ciò rende le norme sociali molto potenti.

Due “strategie sociali” per orientarsi nel gruppo

Per interpretare queste dinamiche gli autori dello studio fanno riferimento a un modello teorico chiamato “Algorithms of Social Life”. Secondo questa prospettiva, gli esseri umani utilizzano strategie mentali evolute per orientarsi nelle relazioni sociali.

Una di queste strategie è basata sulla reciprocità. Essa guida il comportamento nelle relazioni paritarie, come le amicizie. In questo caso le persone cercano equilibrio tra dare e ricevere, mantenendo nel tempo un rapporto equo e soddisfacente. Adeguarsi al comportamento dell’amico può quindi essere un modo per preservare la relazione.

L’altra strategia riguarda invece la gerarchia sociale. Quando le relazioni sono caratterizzate da differenze di status o potere, gli individui tendono a osservare e imitare chi occupa una posizione più alta nella gerarchia. Nel contesto adolescenziale, i ragazzi popolari rappresentano spesso questa posizione dominante.

In sostanza, dicono gli studiosi, gli adolescenti possono conformarsi agli amici per mantenere l’amicizia oppure ai compagni popolari per mantenere il proprio posto nel gruppo.

Lo studio: osservare l’influenza dei pari nel tempo

Per verificare queste ipotesi i ricercatori hanno studiato oltre cinquecento studenti tra i 10 e i 14 anni, provenienti da tre scuole medie lituane. I partecipanti frequentavano classi stabili, in cui gli stessi compagni trascorrevano insieme la maggior parte delle lezioni. Questo contesto ha permesso di osservare in modo preciso le dinamiche sociali.

I dati sono stati raccolti in due momenti dello stesso anno scolastico, a circa tre mesi di distanza. Gli studenti hanno compilato questionari su diversi aspetti della loro vita emotiva e comportamentale: problemi emotivi, difficoltà a comprendere le proprie emozioni, comportamenti problematici, uso dei social media e preoccupazioni per il peso corporeo.

Parallelamente è stato chiesto ai ragazzi di indicare i loro migliori amici e di nominare i compagni più popolari o quelli che ottenevano i migliori risultati scolastici. Questo metodo ha permesso di ricostruire la rete sociale delle classi e di calcolare le cosiddette “norme basate sullo status”, cioè il comportamento medio dei compagni più popolari.

L’analisi statistica ha quindi confrontato due possibili fonti di influenza: il comportamento del miglior amico e le norme implicite definite dai compagni più popolari.

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Quando contano di più gli amici

I risultati mostrano che gli amici più stretti esercitano un’influenza significativa su alcuni aspetti emotivi e comportamentali. In particolare, gli adolescenti tendono a diventare più simili ai loro migliori amici per quanto riguarda i problemi emotivi, la difficoltà a comprendere le proprie emozioni e i comportamenti problematici.

Questo significa che, nel corso del tempo, se un ragazzo ha un amico che manifesta maggiore ansia, tristezza o difficoltà emotive, è più probabile che sviluppi caratteristiche simili. Lo stesso vale per comportamenti problematici o trasgressivi.

Le amicizie strette sembrano quindi avere un impatto soprattutto sulla sfera emotiva e comportamentale più personale. Questo dato è coerente con la natura intima delle relazioni di amicizia, in cui i ragazzi condividono pensieri, sentimenti e difficoltà.

Un altro risultato interessante riguarda il rendimento scolastico. Tra gli adolescenti più grandi, gli amici più stretti influenzano anche il livello di successo scolastico. Ciò suggerisce che con il crescere dell’età le amicizie possono diventare un contesto importante anche per la motivazione accademica.

Quando contano di più i compagni popolari

L’influenza delle norme sociali legate alla popolarità emerge invece in altri ambiti. Lo studio ha mostrato che l’uso dei social media è particolarmente sensibile al comportamento dei compagni popolari. Se gli studenti più visibili e apprezzati della classe utilizzano molto i social network, anche gli altri ragazzi tendono ad aumentare il proprio coinvolgimento.

Un fenomeno simile riguarda le preoccupazioni per il peso corporeo, soprattutto tra gli adolescenti più grandi. Quando i ragazzi popolari mostrano maggiore attenzione al proprio corpo o alla forma fisica, questa tendenza si diffonde più facilmente tra i compagni.

In questi casi non è l’intimità dell’amicizia a guidare il comportamento, ma la pressione delle norme sociali legate allo status. Gli adolescenti osservano chi è più popolare e cercano di adeguarsi ai modelli che sembrano garantire maggiore accettazione.

Due influenze diverse, entrambe importanti

Il risultato complessivo dello studio è particolarmente interessante perché mette in discussione una visione troppo semplice della pressione dei pari. Spesso si parla genericamente di “influenza degli amici”, ma la realtà è più articolata.

Gli amici più stretti e i compagni popolari rappresentano due canali distinti attraverso cui si diffondono comportamenti e atteggiamenti. I primi influenzano soprattutto la dimensione emotiva e personale, mentre i secondi plasmano comportamenti più visibili e socialmente regolati.

Questa distinzione ha implicazioni importanti anche per chi si occupa di educazione o prevenzione. Interventi rivolti agli adolescenti potrebbero infatti considerare il ruolo delle amicizie nel sostegno emotivo e quello dei leader sociali nel definire norme e modelli di comportamento.

Comprendere meglio il mondo sociale degli adolescenti

La ricerca conferma quanto il mondo sociale degli adolescenti sia complesso e dinamico. Le relazioni tra pari non sono semplicemente contesti di influenza negativa o positiva: sono spazi di apprendimento sociale in cui i ragazzi sperimentano identità, valori e modi di stare insieme.

Capire chi influenza cosa permette di leggere con maggiore precisione i cambiamenti che avvengono in questa fase della vita. Gli amici più intimi possono contribuire alla diffusione di emozioni e comportamenti condivisi, mentre le figure popolari definiscono modelli pubblici di riferimento.

In definitiva, affermano gli autori, la transizione all’adolescenza non è soltanto un processo individuale ma anche profondamente sociale. Ogni ragazzo cresce all’interno di una rete di relazioni che orienta, sostiene e talvolta condiziona le sue scelte.

E proprio per questo motivo, studiare le dinamiche tra pari non significa soltanto capire i giovani: significa anche comprendere come nascono e si diffondono i comportamenti all’interno dei gruppi umani.


Riferimento bibliografico

Leggett-James, M. P., Veenstra, R., Kaniušonytė, G., & Laursen, B..
Different peers influence different behaviors: Conformity to best friends
and status-based norms across the transition into adolescence
.
Development and Psychopathology. Cambridge University Press. (2026).

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