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Negli ultimi anni la medicina sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda. Sempre più spesso il primo contatto con il sistema sanitario non avviene più nello studio del medico, ma sullo schermo di uno smartphone. Piattaforme digitali consentono consulti medici rapidi, spesso in pochi minuti, senza spostarsi da casa.

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Questa evoluzione promette di migliorare l’accessibilità alle cure, ridurre i tempi di attesa e alleggerire la pressione sui servizi sanitari tradizionali. Ma una domanda cruciale rimane aperta: la telemedicina sostituisce davvero le visite tradizionali oppure genera semplicemente nuove richieste di assistenza? Uno studio recente, condotto su un grande gruppo di giovani pazienti in Svezia, prova a rispondere proprio a questa domanda, offrendo uno dei contributi empirici più rigorosi finora disponibili.

La rivoluzione silenziosa delle consultazioni digitali

Negli ultimi anni si è diffusa una nuova forma di assistenza sanitaria: le consultazioni mediche digitali, spesso indicate con l’acronimo DCT (Digital Care Technology). Si tratta di visite effettuate a distanza tramite app o piattaforme online, in cui il paziente descrive i propri sintomi e comunica con un medico attraverso chat o video.

Questa modalità è particolarmente diffusa nei paesi nordici, dove il sistema sanitario ha integrato precocemente strumenti digitali nei servizi di assistenza primaria. In Svezia, per esempio, alcune applicazioni permettono di ricevere una valutazione medica, una prescrizione o un consiglio terapeutico in tempi molto brevi.

I problemi trattati tramite queste piattaforme sono spesso disturbi comuni e relativamente semplici: infezioni respiratorie, problemi dermatologici, infezioni urinarie, disturbi gastrointestinali o richieste di prescrizioni. Analizzando i dati delle diagnosi più frequenti, i ricercatori hanno osservato che circa il 90% delle consultazioni online riguarda quattro grandi categorie cliniche: infezioni respiratorie, patologie dermatologiche, problemi dell’apparato genitale e riproduttivo e un insieme di altri disturbi comuni.

Questo dato suggerisce che la telemedicina tende a concentrarsi su condizioni relativamente semplici, in cui la valutazione clinica può essere basata principalmente sulla descrizione dei sintomi.

Una domanda centrale: sostituzione o aumento della domanda?

L’espansione della telemedicina ha sollevato un dibattito importante tra economisti sanitari, medici e decisori politici, premettono gli studiosi. Da un lato, molti sostengono che le consultazioni digitali possano sostituire una parte delle visite tradizionali, riducendo la pressione sugli ambulatori e migliorando l’efficienza del sistema sanitario.

Dall’altro lato, alcuni temono che la facilità di accesso possa generare una domanda aggiuntiva di assistenza, cioè portare le persone a consultare un medico anche quando, in passato, non lo avrebbero fatto.

Per comprendere quale di queste due dinamiche prevalga, i ricercatori hanno sfruttato una particolare caratteristica del sistema sanitario svedese: fino ai 20 anni di età, i giovani non pagano una tariffa per le consultazioni digitali; dal giorno del ventesimo compleanno, invece, viene applicato un ticket.

Questo cambiamento improvviso di costo rappresenta una sorta di “esperimento naturale”. Se la telemedicina fosse semplicemente una forma alternativa alle visite tradizionali, ci si aspetterebbe che l’introduzione del ticket riduca le consultazioni digitali e faccia aumentare quelle in presenza.

Un enorme database sanitario

Lo studio ha analizzato un dataset di dimensioni straordinarie, comprendente milioni di osservazioni relative ai contatti tra pazienti e sistema sanitario.

I ricercatori hanno osservato il comportamento sanitario di giovani adulti intorno al ventesimo compleanno, confrontando l’utilizzo dei servizi prima e dopo l’introduzione del ticket per le consultazioni digitali.

In questo modo è stato possibile stimare con grande precisione quanto la riduzione delle visite online si traducesse in un aumento delle visite tradizionali.

Il risultato principale: una sostituzione parziale

I risultati dello studio sono molto chiari, affermano gli autori. Quando le consultazioni digitali diventano a pagamento, il loro utilizzo diminuisce in modo significativo. Tuttavia, questa riduzione non si traduce completamente in un aumento delle visite tradizionali.

Le stime mostrano che solo una parte delle consultazioni digitali sostituisce effettivamente visite mediche in presenza. In media, per ogni visita digitale in meno si osserva un aumento di circa 0,46 visite tradizionali, indicando una sostituzione incompleta .

In altre parole, circa metà delle consultazioni online sembra sostituire una visita che altrimenti sarebbe avvenuta in ambulatorio, mentre l’altra metà rappresenta una domanda di assistenza che probabilmente non sarebbe esistita senza la disponibilità della telemedicina.

Questo risultato è particolarmente importante perché dimostra che la telemedicina non è semplicemente un duplicato digitale della medicina tradizionale. Una parte delle consultazioni online rappresenta infatti un accesso a cure che prima non avvenivano affatto.

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Chi usa di più la telemedicina

Lo studio ha inoltre analizzato quali categorie di pazienti utilizzano maggiormente i servizi digitali. I dati indicano che l’uso è più frequente tra: donne; persone che vivono nelle aree urbane; individui con precedenti contatti con il sistema sanitario.

Questi gruppi mostrano sia un livello di utilizzo più elevato sia una maggiore sensibilità al costo delle consultazioni digitali. In generale, emerge che la telemedicina è particolarmente utilizzata da pazienti già relativamente attivi nel sistema sanitario, cioè persone che tendono comunque a consultare un medico quando ne sentono il bisogno.

La qualità delle cure: un punto critico

Un’altra questione centrale riguarda la qualità dell’assistenza fornita tramite consultazioni digitali. Poiché il medico non può effettuare un esame fisico completo, alcuni studiosi hanno espresso il timore che la telemedicina possa portare a un aumento di prescrizioni inappropriate o trattamenti di basso valore clinico.

Per questo motivo i ricercatori hanno analizzato diversi indicatori di qualità, tra cui: prescrizioni potenzialmente inappropriate; nuove diagnosi identificate; eventuali complicazioni successive alla consultazione.

In particolare sono state monitorate alcune categorie di farmaci, come antibiotici prescritti per infezioni respiratorie o dermatologiche, dove le linee guida svedesi raccomandano cautela in assenza di esami clinici diretti .

Queste analisi sono fondamentali perché la vera sfida della telemedicina non riguarda solo l’accesso alle cure, ma anche la sicurezza e l’appropriatezza delle decisioni cliniche.

I costi per il sistema sanitario

Dal punto di vista economico, lo studio offre risultati interessanti. Le consultazioni digitali risultano significativamente meno costose rispetto alle visite tradizionali. Le stime indicano che il costo unitario di una visita digitale può essere tra il 35% e il 52% di quello di una visita in presenza .

Ciò significa che anche se la telemedicina genera una certa domanda aggiuntiva, il costo complessivo per il sistema sanitario potrebbe non aumentare. Anzi, considerando anche il tempo risparmiato dai pazienti — che non devono spostarsi né attendere in ambulatorio — è possibile che la telemedicina produca un risparmio complessivo di risorse per la società.

Una medicina più accessibile

Una delle implicazioni più interessanti dello studio riguarda il concetto di accessibilità.

Molte delle consultazioni digitali che non sostituiscono visite tradizionali rappresentano probabilmente casi in cui il paziente, in passato, avrebbe semplicemente rinunciato a consultare un medico. Questo significa che la telemedicina potrebbe svolgere un ruolo importante nel ridurre le barriere di accesso alle cure, soprattutto per problemi minori ma fastidiosi.

In altri termini, la medicina digitale non sostituisce soltanto il sistema sanitario esistente: in parte lo amplia.

Il futuro della medicina digitale

La telemedicina è ancora in una fase relativamente iniziale della sua evoluzione. Tuttavia, gli studi empirici come questo forniscono indicazioni preziose per comprenderne l’impatto reale, affermano gli autori. Le evidenze suggeriscono che le consultazioni digitali possono contribuire a rendere il sistema sanitario più flessibile, rapido e accessibile, pur senza sostituire completamente le forme tradizionali di assistenza.

Il futuro della medicina probabilmente non sarà né completamente digitale né esclusivamente tradizionale, ma una combinazione intelligente di entrambe.

La sfida per i sistemi sanitari sarà trovare il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica, qualità delle cure e sostenibilità economica, concludono gli studiosi.


Riferimento bibliografico

Lina Maria Ellegård, Gustav Kjellsson, Linn Mattisson.
An App Call a Day Keeps the Patient Away? Substitution of Online
and In-Person Doctor Consultations Among Young Adults
.
The Economic Journal, 2026.

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