È sempre più diffusa tra i giovani una sensibilità ambientale che arriva a investire e modificare le abitudini e i comportamenti quotidiani, non ultimi quelli relativi all’alimentazione. Il vegetarianesimo e anche il veganesino stanno trovando sempre più spazio, tanto che le filiere di produzione e distribuzione di cibo stanno supportando sempre di più queste scelte, offrendo in grande quantità cibi alternativi, i quali erano prima erano appannaggio solo di piccole realtà del mercato.

In Italia circa l’8‑8,3% dei giovani tra 18 e 24 anni segue una dieta vegetariana, ben al di sopra della media nazionale, intorno al 4‑7%. Fra i 18‑24 anni è anche più alta la quota di chi adotta una dieta completamente vegetale (vegana). Un’indagine recente riporta che l’82% dei giovani tra 17 e 35 anni ha adottato o intende adottare una dieta “principalmente vegetale”, riducendo ma non eliminando completamente le proteine animali.
Non è solo una scelta etica ma anche, e soprattutto, per molti, una decisione legata a uno stile di vita più sano, suggerito e supportato a livello di letteratura scientifica.
Mangiare carne e altri prodotti animali può infatti avere effetti negativi sulla salute, sull’ambiente e sul benessere degli animali. La ricerca mostra che una dieta più vegetale, ricca di alimenti integrali, potrebbe prevenire il 27% dei decessi umani a livello mondiale, secondo la Commissione EAT–Lancet sui sistemi alimentari sani, sostenibili e giusti.
Oltre a migliorare la salute umana, una dieta del genere potrebbe salvare la vita a oltre 80 miliardi di animali ogni anno e ridurre del 75% l’impatto ambientale.
Alcuni governi europei, come quello della Danimarca, stanno introducendo leggi per incentivare i cittadini a scegliere alimenti vegetali, ma i progressi restano lenti, in parte perché è difficile cambiare le abitudini alimentari degli adulti. Tuttavia, un nuovo studio rivela che i giovani potrebbero essere più propensi a rinunciare alla carne di quanto si pensasse.
Lo studio ha coinvolto oltre 1.000 giovani adulti nel Regno Unito, con un’età media di 23 anni, chiedendo loro se avessero mai pensato di smettere di mangiare carne durante il periodo scolastico.
Quasi la metà dei partecipanti (48,5%) aveva considerato questa possibilità e, sorprendentemente, più della metà di loro (50,4%) ha effettivamente smesso di mangiare carne per un certo periodo. Questo risultato apre numerose possibilità per promuovere e sostenere scelte alimentari più sostenibili.
Se l’infanzia e l’adolescenza rappresentano una finestra in cui molte persone già mettono in discussione le proprie abitudini alimentari, è fondamentale capire come scuole, comuni e gruppi di pari possano supportare quei giovani che desiderano adottare diete più salutari, etiche e sostenibili.
La ricerca ha mostrato che, tra coloro che avevano pensato di smettere di mangiare carne, metà ha effettivamente interrotto il consumo per periodi che andavano da giorni a mesi, anni o in alcuni casi in modo permanente.
Un sondaggio di follow-up con 461 giovani adulti ha approfondito le motivazioni alla base di questa scelta.

Alcuni hanno parlato di disgusto verso la carne, altri di una vera e propria “epifania della carne”, cioè la presa di coscienza dell’origine del prodotto animale. È emerso che il supporto dei genitori era determinante, più rilevante di altri fattori psicologici come l’atteggiamento verso gli animali o il disgusto verso la carne stessa.
Nonostante ciò, la maggior parte dei giovani che aveva smesso di mangiare carne durante gli anni scolastici è tornata a consumarla in seguito (89,5%), per motivi legati alla salute, alla mancanza del gusto della carne o per non creare disagi in famiglia. Gli amici, la scuola e i genitori erano infatti più favorevoli quando i giovani decidevano di riprendere il consumo di carne rispetto a quando avevano cercato di smettere.
Questi risultati indicano che molti giovani sono già inclini a ridurre il consumo di carne, ma hanno bisogno di supporto da parte di genitori e scuole per mantenere scelte alimentari sostenibili. L’esperienza dei partecipanti ha dimostrato che una dieta alternativa può rappresentare un inconveniente per la famiglia, suggerendo che un possibile ambito di intervento sia proprio la casa. Insegnare alle famiglie a preparare pasti facilmente adattabili alle esigenze nutrizionali dei giovani, senza costi eccessivi, potrebbe fare una grande differenza.
Il costo è un’altra preoccupazione rilevante: sebbene alcuni prodotti vegetali imitativi della carne possano essere più cari dei corrispettivi animali, la spesa media per un carrello di alimenti integrali vegetali risulta inferiore rispetto a quella per un carrello di prodotti animali.
Alcuni genitori temono inoltre che le diete vegetali non siano salutari per bambini e adolescenti, ma studi mostrano che una dieta vegetale pianificata con attenzione può supportare una vita sana a ogni età e fornire fibre essenziali per la salute intestinale. Una revisione di dieci studi su più di 1.500 bambini ha evidenziato come la crescita e la nutrizione dei bambini vegani siano comparabili a quelle dei bambini onnivori.
Tuttavia, esperti nutrizionisti ricordano che nutrienti chiave come ferro, vitamina B12, vitamina D e calcio sono naturalmente più scarsi nelle fonti vegetali; quindi, è importante monitorare le diete dei giovani sotto la supervisione di professionisti sanitari. Nonostante ciò, passare da una dieta occidentale tipica a una più vegetale e ricca di alimenti integrali già a partire dai 20 anni potrebbe aggiungere fino a un decennio all’aspettativa di vita.
Una limitazione dello studio, evidenziano gli autori, è legata alla natura retrospettiva della ricerca: chiedere agli adulti giovani di ricordare le proprie scelte alimentari infantili può introdurre errori di memoria. Un passo successivo sarà quindi indagare direttamente le opinioni di bambini e adolescenti contemporanei.
Nonostante questa limitazione, i risultati offrono un’opportunità promettente per chiunque voglia supportare i giovani nel difendere la propria salute, il pianeta e gli animali, indicando che il periodo dell’infanzia e adolescenza è cruciale per promuovere abitudini alimentari più etiche e sostenibili.






