Così come le emozioni e l’autostima, anche il senso di scopo degli adolescenti varia di giorno in giorno, diventando uno dei segnali che contraddistinguono la grande mutabilità e umoralità di questo periodo dell’esistenza.

Una nuova ricerca della Cornell University evidenzia tuttavia che non è l’intensità momentanea dello scopo a fare la differenza, ma la sua stabilità nel tempo. Gli adolescenti che riescono a mantenere un senso di direzione costante, in merito alle loro aspirazioni e ai loro obiettivi, sembrano trarne i maggiori benefici.
Lo studio, che analizza per la prima volta questo fenomeno nei giovani, contribuisce a superare l’idea tradizionale secondo cui lo scopo sarebbe una caratteristica fissa, presente o assente. Al contrario, il senso di scopo emerge come un’esperienza dinamica, che cresce e diminuisce in risposta alle sfide quotidiane tipiche dell’adolescenza.
Secondo il ricercatore Anthony Burrow, gli adulti di riferimento – genitori, insegnanti, allenatori e così via – dovrebbero prestare attenzione a queste oscillazioni.
Forti variazioni nel senso di scopo potrebbero infatti indicare una maggiore vulnerabilità nel processo di adattamento dei giovani, mentre una certa continuità sembra associata a un migliore benessere psicologico.
La ricerca sottolinea che finora gli studiosi hanno considerato lo scopo soprattutto come un tratto stabile, trascurando i momenti in cui un giovane può sentirsi più o meno orientato.
Il dottor Burrow invita invece a riflettere sulla capacità di sostenere nel tempo attività significative, oltre che sull’intensità con cui uno scopo viene percepito in un determinato momento.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Research on Adolescence e condotto insieme alla psicologa Kaylin Ratner, ha coinvolto oltre 320 studenti delle scuole superiori impegnati in un progetto educativo di 10 settimane organizzato dalla no-profit GripTape. I partecipanti hanno scelto un argomento di interesse personale da approfondire, monitorando quotidianamente il proprio senso di scopo.

Dai risultati emerge che gli adolescenti con un più alto senso di scopo iniziale tendono a viverlo in modo più costante, pur senza essere immuni alle fluttuazioni quotidiane. Inoltre, chi mostra minori variazioni nel tempo riporta livelli più elevati di benessere e autostima.
Gli autori propongono una metafora efficace per descrivere questo risultato: il senso di scopo funziona come una bussola, capace di mantenere gli adolescenti orientati, anche se non può evitare completamente deviazioni occasionali lungo il percorso.
Questi risultati rafforzano l’idea che lo scopo non sia fisso, ma variabile, e aprono la strada a nuove ricerche per comprendere quali esperienze influenzino i suoi alti e bassi.
Limitare le oscillazioni estreme potrebbe essere una chiave per aiutare i giovani a costruire un senso di direzione più duraturo.
Infine, lo studio suggerisce che offrire agli adolescenti opportunità per guidare il proprio apprendimento, grazie a programmi educativi di associazioni e organizzazioni che li rendono protagonisti di attività sociali e comunitarie, può rafforzare il loro senso di scopo. In particolare, i ragazzi dichiarano di sentirsi più motivati nei giorni in cui interagiscono con un adulto di riferimento.
Come conclude il dottor Burrow, la variabilità del senso di scopo non è un ostacolo, ma un aspetto da osservare con attenzione, per individuare contesti ed esperienze capaci di favorire uno sviluppo positivo e duraturo nei giovani.






