Psicologi, antropologi, sociologi e studiosi di discipline umanistiche hanno da sempre cercato di comprendere come gli esseri umani definiscano e stabiliscano le proprie priorità e quali siano gli obiettivi fondamentali che guidano il loro sviluppo e la loro esistenza.

Una delle prospettive più interessanti nasce dalla cosiddetta Life History Theory, una teoria che affonda le sue radici nella scienza evoluzionistica e che analizza il modo in cui gli individui distribuiscono le proprie energie tra sopravvivenza, crescita e riproduzione.
Secondo questa visione, la vita può essere interpretata come un continuo processo competitivo, in cui gli organismi cercano di ottenere energia dall’ambiente e di utilizzarla nel modo più efficace possibile. Un esempio semplice è quello di un cacciatore: acquisisce energia nutrendosi delle proprie prede e decide poi come investirla, ad esempio costruendo un riparo per sopravvivere o dedicandosi alla riproduzione.
Tuttavia, poiché l’energia è limitata, ogni scelta comporta inevitabilmente un compromesso. Investire molte risorse nel presente significa averne meno per il futuro, così come concentrarsi su un’attività implica rinunciare ad altre.
Da un punto di vista evolutivo, la selezione naturale tende a favorire chi riesce a distribuire le proprie energie in modo più efficiente, sviluppando strategie ottimali. Queste strategie, però, non sono universali: variano in base all’età, alla salute e all’ambiente. Un neonato, ad esempio, utilizza le proprie energie in modo molto diverso rispetto a un adolescente; allo stesso modo, chi vive in un contesto stabile adotterà scelte diverse rispetto a chi si trova in un ambiente incerto.
Partendo da questo quadro teorico, uno studio recente condotto nel 2024 da Joyce Benenson dell’Università di Harvard e Henry Markovits dell’Università del Québec ha indagato quali siano oggi gli obiettivi di vita più desiderati dai giovani adulti.
I ricercatori hanno preso in esame sedici obiettivi, tutti collegati, direttamente o indirettamente, alla sopravvivenza e alla riproduzione nei mammiferi, suddividendoli in tre grandi aree: obiettivi riproduttivi, obiettivi individuali legati alla sopravvivenza (come salute, energia, forza fisica, competenze e capacità lavorative) e obiettivi relazionali, cioè legati alla creazione di legami sociali e affettivi.
Allo studio hanno partecipato 851 giovani tra i 18 e i 23 anni, provenienti da undici diverse regioni del mondo e senza figli. A ciascun partecipante è stato chiesto di valutare l’importanza di ogni obiettivo all’interno della propria vita ideale, assegnando un punteggio complessivo di 100. Questo metodo li ha costretti a stabilire delle priorità, rinunciando a dare uguale importanza a tutto.
I risultati hanno mostrato un sorprendente accordo tra i partecipanti. Solo quattro obiettivi sono emersi come chiaramente prioritari rispetto agli altri: trovare un partner affettivo amato, mantenere una buona salute fisica, preservare l’equilibrio emotivo e ottenere risorse economiche sufficienti.
Al contrario, altri obiettivi sono stati considerati meno importanti, tra cui avere figli, essere fisicamente attraenti o forti, sviluppare competenze lavorative specifiche e coltivare relazioni sociali al di fuori della coppia.

In modo particolarmente interessante, affermano i ricercatori, avere molti partner sessuali è risultato l’obiettivo meno rilevante in assoluto, sebbene gli uomini gli attribuiscano mediamente più importanza rispetto alle donne.
Lo studio ha evidenziato anche alcune differenze tra i sessi. Gli uomini tendono a valorizzare maggiormente aspetti come il possesso di talenti extra-lavorativi, la forza fisica, l’attrattività del partner e la possibilità di avere più partner sessuali. Questo dato è coerente con l’interpretazione evoluzionistica secondo cui, per gli uomini, avere più partner fertili può aumentare le probabilità di successo riproduttivo. Tuttavia, su altri aspetti fondamentali—come l’importanza del denaro, dell’attrattività personale o delle relazioni con amici e familiari—non sono emerse differenze significative tra uomini e donne.
Uno degli elementi più sorprendenti riguarda il basso valore attribuito al desiderio di avere figli.
Questo risultato sembra contraddire l’idea evolutiva secondo cui la riproduzione rappresenta una motivazione primaria. I ricercatori ipotizzano che il desiderio di avere figli potrebbe non essere una motivazione diretta e innata, ma piuttosto una conseguenza del bisogno di costruire legami affettivi e sessuali.
In una società come quella attuale, dove la genitorialità può essere separata dalla relazione di coppia, è possibile che i giovani diano priorità al legame affettivo rispetto alla procreazione.
In conclusione, spiegano gli autori, quando sono chiamati a scegliere, i giovani di oggi sembrano privilegiare soprattutto amore, salute e stabilità economica.
Si tratta di obiettivi senza dubbio adattivi e importanti, ma non sufficienti a garantire un benessere completo. Le ricerche più recenti mostrano infatti che la soddisfazione di vita dipende in larga misura anche dal senso di comunità e dalle connessioni sociali, aspetti che dalle risposte in questo studio sono stati sorprendentemente sottovalutati.
In altre parole, osservano i ricercatori, anche quando si ottiene ciò che si desidera, potrebbe comunque mancare qualcosa di essenziale per sentirsi davvero felici.






