Qui sine peccato est vestrum, primus lapidem mittat: «chi tra voi è senza peccato scagli la pietra per primo». Vangelo secondo Giovanni 8, 7.
Ogni giorno assistiamo, ascoltiamo, siamo artefici e vittime di violenza nelle parole, nei gesti, nei comportamenti; aggressività in famiglia, fra gli amici, in politica come nei bar; disprezzo dei valori che caratterizzano l’umano.

E i ragazzi? I ragazzi osservano, sentono e pensano con il corpo.
Tante, troppe, le notizie di cronaca che vedono coinvolti gli adolescenti: un uomo picchiato da un gruppo di ragazzi come reazione a un rimprovero; un sedicenne accoltella un compagno in classe; un ragazzo ferisce la professoressa.
E gli adulti?
Gli adulti guardano il dito non la luna! Si reagisce simmetricamente con l’aumento delle forze armate nelle comunità e si demonizzano i social e l’uso dei cellulari. La coscienza è ripulita e si può riprendere a urlare per strada per una precedenza non rispettata, ci si offende in casa per ogni nonnulla, si umiliano colleghi e si colpevolizzano i responsabili.
Nessuna comprensione, nessuna empatia, il nemico è sempre in agguato.
In una situazione sociale, familiare e professionale caratterizzata dalla persecutorietà e dalla affermazione individualistica dei propri bisogni, quale modello viene trasmesso agli adolescenti?
I ragazzi sono il nostro specchio!
I ragazzi, per la fase evolutiva nella quale si trovano caratterizzata da una immaturità neurologica e psicologica, esprimono senza mezze misure, senza filtri, senza mediazioni, con freddezza e a volte brutalità il clima di aggressività che respirano e del quale si nutrono quotidianamente.

Se vogliamo rispetto, "siamo" coerenti.
Se vogliamo gentilezza, "siamo" attenzione.
Se vogliamo confronto, "siamo" in ascolto.
"SIAMO": ESSERE, NON DIRE O FARE, MA ESSERE!
Gli adolescenti chiedono verità, autenticità, coerenza fra ciò che si dice, ciò che si fa e ciò che si è.
«Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra». Matteo 5, 39
Credere e promuovere una cultura del rispetto, del confronto empatico, dell’ascolto, della condivisione è la via per la costruzione di una società, di una comunità civile nella quale è possibile la diversità come risorsa creativa.






