Nel nostro paese il percorso verso l'autonomia economica e abitativa è diventato sempre più lungo e complesso. Secondo i dati più recenti di Eurostat, oltre due terzi dei giovani tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori, una delle percentuali più elevate dell'Unione Europea. L'età media di uscita dalla famiglia d'origine supera i 30 anni, mentre la precarietà lavorativa, il costo crescente degli affitti e l'aumento dei prezzi delle abitazioni rendono difficile costruire un progetto di vita indipendente.

In questo contesto, molti giovani adulti si trovano a navigare una fase prolungata di transizione, caratterizzata da opportunità ma anche da profonde incertezze riguardo al lavoro, alla casa e al futuro.
Questa condizione, che gli psicologi definiscono "età adulta emergente", è oggi influenzata da difficoltà senza precedenti, tra cui le trasformazioni del mercato del lavoro e la crisi climatica.
Cosa significa essere adulti? La risposta a questa domanda, secondo gli esperti, è cambiata profondamente nel corso dell'ultimo mezzo secolo, e la psicologia si è impegnata a capire come supportare i giovani in una fase della vita sempre più complessa e prolungata.
Il concetto moderno di "adultità emergente" si riferisce al periodo che va dai 18 ai 29 anni, è nato in parte come risposta ai mutamenti economici e sociali degli ultimi decenni. È il termine coniato nel 2000 dallo psicologo Jeffrey Jensen Arnett della Clark University di Worcester, nel Massachusetts, che lo ha descritto in questi termini: è emerso uno spazio demografico in cui le persone non dipendono più dai genitori ma non sono ancora entrate nei ruoli stabili della vita adulta, rendendo i vent'anni diversi da come erano in passato. Nonostante la cultura popolare tenda a descrivere questo decennio come il periodo d'oro dell'esistenza, la realtà che molti giovani adulti si trovano ad affrontare oggi è ben diversa.
Il costo elevato delle abitazioni, un mercato del lavoro difficile e un clima generalizzato di incertezza stanno spingendo molti a rimandare le tappe tradizionali dell'età adulta: il matrimonio, l'acquisto di una casa, la vita indipendente.
Gli psicologi stanno cercando di comprendere sia le vulnerabilità sia le opportunità di questa fase della vita, per capire come i giovani si sviluppano, quali transizioni siano da considerarsi sane e come famiglie e istituzioni possano offrire un sostegno migliore.
Una teoria costruita sull'ascolto
Negli anni Novanta, Arnett condusse una serie sistematica di interviste con persone nella ventina. Documentò le loro idee sulla transizione alla vita adulta, che differivano dalla visione prevalente tra gli psicologi dell'epoca. Quei dati gli permisero di elaborare la teoria dell'adultità emergente, che individua cinque caratteristiche tipiche di questa fase: l'esplorazione dell'identità, l'instabilità in amore, nel lavoro e nel luogo di residenza, la centralità del sé, la sensazione di essere "a metà strada" tra l'adolescenza e l'età adulta, e infine un senso di ampie possibilità future.
Questa teoria ha acquisito crescente credito scientifico, al punto che la Society for the Study of Emerging Adulthood (SSEA) oggi conta oltre mille membri in tutto il mondo. La stessa APA ha avviato una partnership con la SSEA per lanciare una nuova rivista, Applied Studies in Emerging Adulthood. Come ha sottolineato Laurence Steinberg, uno degli esperti coinvolti, si tratta di un territorio nuovo e inesplorato: sappiamo che questi cambiamenti stanno avvenendo, ma non sappiamo ancora se e quanto siano significativi per lo sviluppo psicologico.
Salute mentale sotto pressione
Le sfide che i giovani adulti di oggi si trovano ad affrontare sono reali e documentate. Secondo il National Institute of Mental Health, le persone tra i 18 e i 25 anni presentano i tassi più alti di malattia mentale rispetto a qualsiasi altra fascia d'età: il 36,2% contro il 23,1% della popolazione generale. Una meta-analisi condotta su oltre 124.000 giovani adulti ha rilevato che i livelli di solitudine sono aumentati in modo costante nell'arco degli ultimi quarant'anni.
La pandemia ha colpito questa fascia d'età in modo particolarmente duro. Arnett ha spiegato che il lockdown ha interrotto un periodo cruciale di esplorazione dell'identità da cui molti giovani faticano ancora a riprendersi. Un'analisi dei dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) mostra che i 18-29enni hanno registrato i picchi più alti di ansia e depressione durante la pandemia, e non sono ancora tornati ai livelli precedenti. La teoria è che lo sviluppo sia stato profondamente perturbato proprio nel momento in cui i giovani avrebbero dovuto essere fisicamente e socialmente connessi agli altri, come ha sottolineato Carolyn McNamara Barry, professoressa di psicologia e decana del College of Arts and Sciences dell'Università di Scranton in Pennsylvania, nonché presidente della SSEA.
Eppure, nonostante il quadro difficile, molti giovani adulti stanno sviluppando resilienza e consapevolezza di sé. Sono profondamente impegnati a capirsi e a imparare a prosperare nell'incertezza, ed è anche grazie alla riduzione dello stigma intorno alla salute mentale che sempre più giovani esplorano queste domande attraverso la psicoterapia.

Chi accelera e chi rallenta
Non tutti i giovani adulti percorrono questo cammino agli stessi ritmi. Mentre alcuni vivono una transizione prolungata all'età adulta, molti altri subiscono pressioni che la accelerano drasticamente.
Chi vive al di sotto della soglia di povertà, chi assume precocemente ruoli di cura o responsabilità finanziaria, chi subisce traumi, malattie, discriminazioni legate alla razza o a disabilità, spesso non ha né il tempo né lo spazio per esplorare la propria identità e il senso della propria vita. Come ha osservato Elyssa Goldstein, questi giovani mancano spesso delle reti di sicurezza che garantiscono stabilità dopo un periodo di incertezza, rendendo molto più difficile concentrarsi su se stessi o riprendersi velocemente dalle avversità.
Per questa ragione, alcuni psicologi mettono in guardia dal presentare l'adultità emergente come uno stadio di sviluppo universale. La fase di esplorazione identitaria descritta da Arnett è in larga misura un privilegio di chi può permettersi una certa moratoria sociale, ed è necessario tenere presente la varietà delle esperienze concrete.
Identità, significato e spiritualità
L'adultità emergente è anche, tradizionalmente, un tempo di ricerca di senso. Barry ha osservato che i giovani adulti stanno cercando risposte alle domande fondamentali in luoghi sempre nuovi.
Con il declino dell'affiliazione religiosa, questa ricerca si svolge sempre più in contesti laici: dalle aule di filosofia alle associazioni studentesche. Molti si immergono ancora in comunità religiose, ma molti altri si sono allontanati dalla religione: in ogni caso, rimane un momento in cui i giovani si fermano a capire in cosa credono.
Il difficile equilibrio con i genitori
Con un numero crescente di giovani adulti che vivono con i genitori o dipendono da loro economicamente, la relazione genitore-figlio adulto deve spesso essere rinegoziata.
Se i genitori offrono supporto finanziario, devono avere voce in capitolo su come quel denaro viene speso?
Quando un figlio adulto torna a vivere in famiglia, gli si impone un orario di rientro? Ci si aspetta che partecipi ai pasti familiari? È un fenomeno nuovo, per cui nessuno conosce ancora le regole, spiegano gli psicologi che stanno studiando il fenomeno.
A proposito del sostegno economico, il loro consiglio è di stabilire fin dall'inizio un accordo chiaro su quanto, per quanto tempo e per quale scopo. La ricerca dimostra che uno stile genitoriale autorevole, in cui i genitori offrono supporto pur mantenendo confini chiari, funziona bene anche con i figli adulti.
Tuttavia la ricerca non ha stabilito ancora quali possano essere le conseguenze psicologiche a lungo termine del crescente numero di giovani adulti che vivono con i genitori o si affidano a loro economicamente.
Per tutti i contesti in cui si possa trovare oggi i giovani giovane adulti, gli psicologi stanno lavorando per capire meglio come si sviluppano, come possono prosperare e di quale tipo di sostegno hanno bisogno.
Il mondo in cui questi giovani sono cresciuti è complesso, ricordano, e sta diventando ancora più complicato. Comprendere cosa significhi uno sviluppo sano durante in questa fase, e come sostenerlo, rimane una priorità urgente per la ricerca e la pratica psicologica, oltre che per le politiche pubbliche.






